E’ finita. O per lo meno, sembra finita.

I Cavaliers sembrano essere entrati sottopelle ai giocatori dei Warriors, che non sono più tranquilli neanche nel fare un palleggio a metà campo, figurarsi a far girare la palla e mettere in mostra la loro pallacanestro “cute”, così bella e anche così efficace durante la regular season.

Dopo Gara 3 sembra che stia vincendo, anzi stra-vincendo la pallacanestro “grind” di Cleveland, abrasiva come le spallate di Lebron e i gomiti di Dellavedova che sta succhiando l’anima come un vampiro all’MVP, che da sempre dà il meglio di sé quando si diverte, quando entra in ritmo e tutto diventa facile e il canestro sembra una vasca da bagno.

steph-curryIn tutta la stagione non si era mai visto un Curry così serio, così spento, così schiacciato dalla responsabilità e dal confronto col Prescelto, una macchina da pallacanestro indistruttibile che neanche gli alieni di Space Jam…

E adesso? In Gara 4 che succederà?

Qui Golden State

I Warriors devono guardare in faccia alla realtà: contro una squadra decimata dagli infortuni e dal talento complessivo decisamente inferiore hanno vinto Gara1 ai supplementari, dopo aver inseguito per gran parte della partita, perso Gara 2 ai supplementari, raggiunti sempre in rimonta, e perso malamente Gara 3 tentando una rimonta finale ma senza successo.

Qualcosa, è ovvio, va cambiato, va tentato. Altrimenti si va dritti filati a fare la fine dei Thunder 2012, che vinsero l’opener in casa per perderne 4 in fila schiacciati dalla propria paura di perdere e dalla debordante personalità dei Big3, che una finale l’avevano appena persa l’anno precedente, e le ossa se le erano fatte…

Il problema è, ovviamente l’attacco. Nonostante i Cavs appaiano in questo momento la squadra più forte dell’universo, i Warriors li stanno tenendo al 39% al tiro, quindi la difesa, bene o male, sta continuando a fare il suo lavoro, come lo ha sempre fatto per tutti i playoffs.

Ma in attacco i Warriors stanno tirando male (41%), poco (93 possessi per partita contro gli oltre 100 della stagione regolare) e con poca fiducia.

Le partite in genere iniziano tutte allo stesso modo: i Warriors vogliono tenere il ritmo alto, affrettano i tiri, li sbagliano, Cleveland poco alla volta passa in vantaggio, e a quel punto Golden State perde fiducia e abbassa il ritmo, cercando un gioco ragionato che non è nelle sue corde, finendo per schiantarsi regolarmente contro la difesa aggressiva e intimidatoria dei Cavs.

Che fare allora?

– Più Lee, meno Green

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“Ma ci voleva tanto a ricordarsi di me?”

In Gara 3 ad un certo punto Steve Kerr, probabilmente preso dalla disperazione, si è ricordato che in fondo alla panchina aveva un ex All Star, uno che tante cose non le ha mai sapute fare e mai le farà, ma che se si tratta di segnare, quello non è mai stato un problema: David Lee.

Certo, fare entrare un giocatore con la nomea di essere soft in una serie in cui stai subendo fisicamente potrebbe non sembrare una grande idea, ma come si è visto in quei pochi minuti in cui è stato in campo, in attacco occupa bene quelle zone che Cleveland concede a Green, il midrange e il post-up.

Da lì Green è inefficace, e sostanzialmente in confusione un po’ in tutto, ma Lee invece in quelle zone di campo è bravo ed è nella sua situazione ideale, può attaccare velocemente e senza dover pensare.

Cleveland sta facendo pensare tantissimo i Warriors, mettendo molta pressione sulla palla che loro patiscono, e avere uno come Lee che può attaccare quella difesa d’istinto e da zone inaspettate potrebbe aiutare. Anche perché tanto in attacco Lebron segna come vuole e quando vuole, e Thompson domina a rimbalzo sempre e comunque, quindi non è che cambi molto avere in difesa un Green in confusione o un Lee.

Golden State deve alzare il punteggio, e con Lee lo può fare: i Cavs non hanno tantissimi punti nelle mani…

– Più trattatori di palla, meno paracarri

Si Bogut, mi sto riferendo a te: finchè si tratta di riempire l’area e di difendere su Mozgov, ok, ma quando il russo esce la priorità è avere quanti più trattatori di palla possibili per aiutare Curry: Barbosa e Livingston non hanno entusiasmato finora, ma sanno mettere la palla per terra, sanno farla viaggiare, dovrebbero essere maggiormente coinvolti e disporre di un maggiore minutaggio, anche perchè bisognerebbe…

– … sfruttare il vantaggio della panchina

Se i titolari fanno fatica a trovare ritmo, è proprio necessario spremerli per 40 minuti così che arrivano più o meno stanchi come i loro avversari? Qualche minuto in meno per Curry e Thompson potrebbe non essere una brutta idea, per provare ad attaccare la tentacolare difesa Cavs con maggiore lucidità.

– Gentry dove sei?

Alvin, trovami uno schema per togliermi quel piccoletto dalle...

“Alvin, trovami uno schema per togliermi quel piccoletto dalle…”

Kerr e Gentry in Gara 4 devono uscire con qualche adattamento in attacco per Curry, che è sempre inseguito da 2 difensori minimo, e non si può accontentare di passare la palla a Bogut o Green, che non sanno che fare. Deve provare dei giochi a 2 con un altro attaccante credibile, che sia Thompson, che sia Lee, e avere un gioco sicuro in cui rifugiarsi quando gli altri non segnano.

Perché la realtà è che in attacco Golden State ha sempre vinto col gioco di squadra, ma di attaccanti veri e forti ha solo l’MVP e Klay, gli altri 3 del quintetto sono ottimi difensori che vivono di scarichi, ma se questi scarichi non arrivano o se non segnano neanche i buoni tiri l’offense dei Warriors ritorna normale, e loro non sono in grado di costruirsi quasi mai un buon tiro da soli.

Qui Cleveland

Cosa migliorare ancora in una squadra che sta interpretando queste Finals in una maniera sostanzialmente perfetta sia dal punto di vista tattico che di atteggiamento e di effort?

Il lavoro maggiore adesso non è più di Blatt ma dei trainer che si ritrovano con Lebron che vive ormai immerso nel ghiaccio, Dellavedova appena dimesso dall’ospedale e Shumpert con una spalla malconcia.

A proposito di Blatt, è un esordiente molto sui generis:

Ma quante ne so...

“Ma quante ne so…”

in Europa ha vinto ben 17 titoli dal 2002 al 2014 fra campionati, coppe nazionali, coppe europee, un campionato europeo con la Russia e proprio l’anno scorso anche l’Eurolega con una squadra di totali underdog. Blatt è già stato qui, più e più volte, e sa come gestire lo stress di allenare Lebron e una squadra che parte sfavorita.

I Cavs devono continuare a tenere il ritmo basso, a presidiare i tabelloni, a rientrare in difesa per evitare la transizione dei Warriors, a buttarsi su ogni pallone. Tutte cose che anche un Dellavedova, se vuole, può fare, anche senza avere il talento di un Curry. Basta volerlo.

I 2 ex newyorchesi finora non hanno ancora tirato fuori la loro classica seratona al tiro, ma già il fatto di applicarsi in difesa dopo gli anni di “villeggiatura” a New York li promuove a pieni voti.

Lebron ovviamente è l’altro che qui c’è già passato, ha già perso più e più volte, da underdog e da favorito: quest’anno, a differenza dall’anno scorso quando alle Finals cadde vittima dei crampi, sembra in forma smagliante e finisce le partite “fresco come una rosa”, compatibilmente con lo sforzo sovrumano a cui si sottopone.

E se è vero che le Finals prima di vincerle bisogna perderle (a meno che non ti chiami Michael Jordan), ecco che il suo tributo alla sconfitta e alla sfortuna il Prescelto l’ha già pagato abbondantemente, Curry invece no.

Ci sarebbe poi il “problema Lebron” che “però tiene troppo ferma la palla” (ma dai?) e “tira solo col 40% dal campo” e “non è tanto lucido nei finali di partita” (strano…).

Ora, ragazzi, mettiamoci d’accordo: criticare questo Lebron qua (41+12+8 giocando da solo) è come criticare Bar Rafaeli perché, sarà anche la donna più bella del mondo ma con l’abito da sera non si mettono le scarpe da ginnastica. Se proprio ci tenete, andategliele dire voi queste cose, a questi 2. Io non vengo…

Una foto pubblicata da Valentina Micchetti (@valemicchetti) in data:

Post By Max Giordan (965 Posts)

Max Giordan segue l'NBA dal 1989, naviga in Internet dal 1996. Play.it USA nasce dalla voglia di unire le 2 passioni e riunire in un'unico luogo "virtuale" i tanti appassionati di Sport Americani in Italia. Email: giordan@playitusa.com

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3 thoughts on “Dopo Gara 3: la serie è finita, andate in pace?

  1. Per me mettere l’abito da sera con le scarpe da ginnastica, se sei Bar Rafaeli, va benissimo.

  2. E poi con quel nome….Bar …. il sogno di ogni uomo ( o lameno di quelli che vivono in montagna solo per andare al bar a giocare a carte e bere 1000 bicchieri ).
    Dai Warriors svegliatevi!

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