Ultimo treno per l'anello per Dirk Nowitzki?

Quante volte avete sentito la frase “Certi treni passano solo una volta nella vita“?

Non so se questo modo di dire esiste anche in Germania, quello che è certo è che pareva che per uno dei migliori giocatori di basket contemporaneo l’occasione di giocare una Finale NBA e di provare a vincere l’anello fosse passata in una tarda primavera del 2006 e non fosse più raggiungibile.

Invece è accaduto quello che in pochi ormai si aspettavano, e il 25 maggio i Dallas Mavericks si sono assicurati la possibilità di giocare la loro seconda Finale NBA. Con loro, ovviamente, la stella della squadra, il giocatore che più di ogni altro sta elevando il suo rendimento e sta guidando i suoi in questi playoff.

Stiamo ovviamente parlando di Dirk Nowitzki. Il tedesto da Wurzburg è infatti il principale artefice di questa cavalcata trionfale dei Mavs, che hanno eliminato in rapida successione i Blazers 4 a 2, i Lakers con uno sweep e i giovani Thunder 4 a 1.

Paiono davvero lontani i tempi in cui i Mavs, e di riflesso il loro giocatore franchigia Nowitzki erano soliti sciogliersi come neve al sole non appena si arrivava in primavera e iniziavano i playoff, pagando lo scotto della delusione più cocente, quella sconfitta in Finale nel 2006 contro i Miami Heat.

Eppure qualcosa è cambiato, Dallas gioca con una sicurezza nuova e soprattutto il tedesco ha innalzato il livello del suo gioco e sta portando sulle sue spalle tutta la squadra e la sta trascinando con prestazioni che in questi playoff sono anche superiori a quelle che nella stagione regolare 2006/2007 gli hanno permesso di vincere il premio di MVP.

Il suo gioco per la verità non è variato di molto, quello che probabilmente è cambiato è l’aspettativa che tutti avevano su di lui. Se ripercorriamo quello che è stato il suo processo di maturazione, ci rendiamo infatti conto che nel 2006, dopo aver raggiunto la finale ed essere stato in vantaggio per 2 a 0, la sconfitta per 4 a 2 ha fatto pendere su di lui parecchi dubbi sulla sua clutchness, ovvero la capacità di essere decisivo nei momenti che contano.

Su di lui hanno iniziato a pesare infatti un paio di palle perse di troppo e un tiro libero sbagliato nei momenti finali di Gara 3 di quella serie, in una partita che pareva già vinta. Dubbi che parevano fugati l’anno successivo, quando dopo una Regular Season trionfale vinse l’MVP portando i Mavs al miglior record della lega. Ai playoff però accadde l’irreparabile, con i Mavs fuori al primo turno, sconfitti in sei gare dai sorprendenti Golden State Warriors.

Da quel momento, chi aveva dubbi sulla capacità di Nowitzki di poter portare la sua squadra ad alti livelli ha avuto a disposizione anche una tesi valida, suffragata poi dalle successive stagioni, che hanno sempre visto i suoi Mavs fermarsi al massimo al secondo turno.

Le accuse che si muovevano al tedesco erano le più disparate, dalla mancanza assoluta di difesa, alla incapacità di prendere per mano la squadra nei momenti caldi delle gare.

Fino a oggi.

Perchè in questi playoff stiamo invece assistendo a una delle più efficaci prestazioni fornite da un singolo giocatore. Dirk infatti non solo sta tenendo una media di 28.4 punti, 7.5 rimbalzi e 2.7 assist a partita in questi playoff, tirando con il 51% abbondante sia dal campo che da tre e il 92.9% ai liberi, ma sta soprattutto giocando da MVP gli ultimi quarti, dove con una media di 10 punti riesce sempre a portare i suoi alla vittoria, anche rimontando gare che paiono ormai perse.

Per la verità i freddi numeri ci dicono poco, perchè sono assolutamente in linea con quelli delle passate stagioni, e addirittura inferiori a quello dello scorso anno, tranne alla voce punti, dove lo scorso anno il tedesco aveva comunque una media di 26.8, quando i Mavs sono stati eliminati al primo turno. Eppure a veder giocare il tedesco quest’anno si ha molto più l’idea di immarcabilità rispetto al passato e anche in difesa pare meno dannoso che nelle scorse stagioni.

Allora cosa è cambiato? In lui forse poco se non probabilmente il fatto di giocare con la mente libera di chi non ha i fari puntati addosso, nella squadra pare esser stato fondamentale l’arrivo di Tyson Chandler, che ha aumentato l’efficacia difensiva e ha dato una dimensione sotto le plance che prima latitava.

Se il rendimento di Nowitzki pare quindi essere costante e l’unica variante è stata l’arrivo di un nuovo centro titolare, allora viene da pensare che tanti critici che addossavano la colpa delle sconfitte al tedesco e non lo ritenevano uno dei migliori giocatori di sempre della lega sbagliassero di grosso, e che solo il contesto non permetteva a Dirk di rendere al meglio.

Ecco, qui parte il mea culpa di chi scrive.

Sì, perchè io, come altri, ho sempre ritenuto il tedesco leggermente sopravvalutato, che le cifre raccolte e l’MVP vinto fossero frutto di un gioco offensivo di altissimo livello, ma molto incentrato su di lui e che fosse quasi obbligato, con il suo talento, a mettere su certi numeri, ma che poi, alla resa dei conti, il suo tipo di gioco non fosse un gioco vincente.

Ora posso dire di essermi sbagliato e posso farmi la tessera numero 1 del partito “Pentiti per Nowitzki“.

Intendiamoci, ancora ritengo sia un gradino sotto a Malone, Barkley e ad alcuni mostri sacri del ruolo, forse perchè innamorato di un basket, quello degli anni ’80, diverso da quello attuale. Però, con quello che sta facendo vedere in questa post season ritengo che il gap sia decisamente diminuito e quanto sta facendo vedere in questo finale di stagione non potrà essere messo in dubbio nemmeno in caso di sconfitta in Finale.

Comunque vada, Dirk ha fatto ricredere molti, ora gli tocca fare l’ultimo step per essere tra i grandissimi e per farlo ha l’occasione di prendersi la rivincita proprio contro quegli Heat che hanno insinuato i primi dubbi sul suo gioco.

Il treno è ripassato, ora tocca a lui salire e andarlo a guidare verso la vittoria.

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One thought on “WunderDirk riprova l’assalto all’anello

  1. è da un pò che seguo questo forum ma non lo avevo mai fatto in maniera “attiva”. Colgo l’occasione per presentarmi, dire che mi sono avvicinato al basket made in USA da non più di 4-5 anni e quindi non ne sono certo un grande esperto.
    gran bell’articolo comunque e speriamo sia la volta buona per il tedescone

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