Il titolo dei Mavs ha avuto un grande significato per tanti giocatori spesso sottovalutati...

Togliersi di dosso l’etichetta di “perdente” nello sport pro americano è difficile quanto se non più di vincere. Il pianto di un frastornato Nowitzki che si dirige negli spogliatoi immediatamente dopo la sirena finale di gara 6 ci fa capire da quale peso si sia liberato.

Basta una vittoria per far cambiare idea ai detrattori?
Jason Kidd era un ottimo playmaker, destinato comunque alla Hall of Fame, ma con la reputazione di eterno incompiuto. A nulla era servito aver portato a due Finals consecutive i New Jersey Nets, mai più ripresisi dal suo addio che lo ha riportato in Texas. Non bastavano nemmeno le medaglie d’oro con la nazionale USA, con record immacolato annesso.

Con la conquista dell’anello Nowitzki è passato da giocatore incapace di essere decisivo nei momenti che contano ad essere una delle migliori “ali grandi” di sempre. Non erano bastati un MVP stagionale e numerosissime convocazioni all’All Star Game.

Dallas quindi squadra del destino, ricca di storie di giocatori considerati finiti che hanno trovato una chimica vincente nonostante moltissime difficoltà lungo il cammino.

Un’analisi attenta della stagione dei Mavs ci permette di focalizzare l’infortunio di Nowitzki come uno dei punti cruciali della stagione. Senza il tedesco Dallas ha inanellato una serie di sconfitte inaspettate che sono costate sicuramente il secondo posto ad Ovest se non forse il primo.

Più solida di quello che diceva la classifica, Dallas però era data dai più come possibile sorpresa negativa già al primo turno con Portland. Due stelle considerate, per motivi differenti, incompiute e una serie di giocatori di ruolo talentuosi ma mai capaci di fare l’ultimo salto di qualità decisivo per vincere. L’arrivo alle Finals ha poi sorpreso molti ma la squadra del Texas aveva dato segni di grande solidità per tutta la stagione.

Terry, Marion, Chandler, Stojakovic, Barea, Haywood, Stevenson ma anche Mainmhi, Cardinal e Brewer, all’appello mancano solo Beaubois e Butler, inattivi per problemi fisici.

Se Cardinal, Brewer e Mainmhi hanno svolto il ruolo di comparse utili alla causa per piccoli spezzoni di partita, per gli altri la vittoria nelle Finals è la rivincita di un’intera carriera.

Primo tra tutti Jason Terry, superstite con Nowitkzi del disastro del 2006.
Dopo aver stupito tutti durante i primi turni di play-off sembrava aver perso l’ispirazione proprio nel momento decisivo, un ripetersi di quello già visto cinque anni prima.

Invece “The Jet” ha reagito ed ha risposto all’appello del suo capitano che chiedeva maggior aiuto offensivo contro una difesa asfissiante come quella di Miami. Terry si è risvegliato quando la serie si è spostata a Dallas con un crescendo impressionante per concretezza e continuità.

Con un ego secondo a nessuno, il Jet ha finalmente risposto sul campo e non solo a parole alle critiche che lo hanno accompagnato negli anni. Ha supportato Nowitkzi nelle partite in cui il tedesco non era in serata, senza però voler eccedere in protagonismo, riconoscendo nel tedesco il compagno a cui affidarsi nei finali.

Terry ha trovato la sua dimensione, quella di un campione disposto per la squadra a rinunciare a minuti e al quintetto base, ma proprio per questo molto più incisivo, guidando l’attacco del secondo quintetto Mavs.

Dallas più forte degli infortuni di Butler e Beaubois.
Coach Carlisle ha orchestrato una serie di mosse che hanno riequilibrato la squadra adattandola ogni volta al tipo di avversario. La mina vagante a disposizione dell’allenatore dai Mavs è stato JJ Barea.

Mai selezionato al draft è passato anche dalla Lega di sviluppo prima di accasarsi ai Mavs. L’infortunio di Beaubois affidava al solo Barea il ruolo di cambio di Kidd. JJ ha portato imprevedibilità al gioco offensivo di Dallas, altrimenti troppo Nowitzki-Terry dipendente.

Alto meno di 180 cm, normolineo e nemmeno troppo veloce, è però uno dei migliori interpreti attuali del pick and roll.

I Lakers prima e Miami dopo hanno sofferto le sue giocate aggressive al ferro costringendo i lunghi avversari a giocare in difesa in zone del campo a loro poco consone. La frustrazione di Bynum con il fallo da espulsione descrive perfettamente l’impatto del portoricano e l’impotenza degli avversari nel cercare di limitarlo.

In finale la sua entrata in quintetto ha dato nuova linfa ai Mavs, troppo succubi delle partenze Heat. Barea ha avuto il merito di alzare il ritmo della gara senza però commettere troppi turnover. Con questo nuovo schieramento Kidd è stato dirottato in difesa su Wade o James con risultati più che sorprendenti.

Se Butler non si fosse fatto male avremmo visto la stessa evoluzione del gioco di Dallas? Probabilmente no. Butler non avrebbe permesso l’utilizzo di Kidd come guardia e molto difficilmente avremmo visto il doppio playmaker in campo.

Altro giocatore di ruolo che ha trovato minutaggio grazie all’assenza di Butler è DeShawn Stevenson. Il duello personale con James dura dai tempi di Washington. Bravo a farsi trovare pronto in attacco col piazzato da tre, in difesa si è sacrificato su Wade e James senza demeritare troppo. Anche lui come Terry non risparmia opinioni su nessuno ma in campo non fa mai un passo indietro.

Altro protagonista che si è preso una discreta rivincita è stato Tyson Chandler.
Dato per finito a causa di problemi fisici, è stato scambiato da Charlotte destinazione Thunder che hanno preferito scaricarlo e puntare su altri più giovani. I Dallas, da anni alla ricerca di un centro affidabile hanno colto l’occasione al volo e Tyson ha ottenuto la sua piccola vendetta sui Thunder quest’anno in finale di Conference.

Chandler ha dato solidità alla difesa texana affiancando e supportando Nowitkzi, togliendoli molte responsabilità difensive e a rimbalzo. Decisivo il suo apporto in fase offensiva soprattutto a rimbalzo ma ha rappresentato anche un’ottima variante di Nowitkzi sul pick and roll. Ha alzato il livello d’intensità quando Haywood è uscito dalla serie per l’infortunio alla caviglia, restando sul terreno di gioco più del normale senza limitazioni per i falli.

Coach Phil Jackson disse ad un giovane Bynum alle prime prove NBA che il suo modello doveva essere Tyson Chandler e oggi quelle parole prendono ancora più valore.

Haywood, limitato da problemi fisici nelle Finals, è stato però utilissimo nelle serie precedenti, sia contro l’atletismo dei lunghi Thunder sia contro la fisicità dei lunghi Lakers. Dallas è stata costruita negli anni con il preciso scopo di accoppiarsi con i Lakers e nell’unica occasione in cui le 2 squadre si sono effettivamente sfidate, Dallas è riuscita nell’impresa di eliminare i campioni.

Altra pedina sullo scacchiere di coach Carlisle arrivato in Texas per vincere l’anello e disposto a sacrificare minuti e cifre è stato Peja Stojakovic.

La rivincita personale contro i Lakers l’ha assaporata al secondo turno quando con Terry ha rappresentato un rebus irrisolvibile per la difesa giallo-viola. Finalmente il suo “air ball” contro i Lakers quando vestiva la maglia dei Kings era diventato solo un brutto ricordo. Anche lui sacrificato per motivi tattici ha visto le Finals da spettatore non pagante.

In fine “The Matrix”. Da sempre considerato un ibrido tra le posizioni 3 e 4, troppo poco fisico per il gioco in area, troppo ondivago al tiro per il gioco perimetrale.

Shawn Marion ha invece sfruttato come non mai le sue doti ed ha aggiunto una presenza difensiva insospettabile. Contropiede e rimbalzi come sempre ma anche isolamenti in post-basso e molta difesa. Un vero all-around che non è specializzato in nessun aspetto del gioco e proprio per questo è in grado di fare tutto. Durante tutti i play-off ha mantenuto un rendimento costante, mai troppo appariscente ma le cifre sono a suo favore.

Aveva lasciato Phoenix perché voleva essere più protagonista, abbandonando un sistema di gioco ideale per le sue caratteristiche. A Miami prima e Toronto poi non hanno creduto in lui. A Dallas ha trovato finalmente la maturità e la consacrazione.

La stagione si è chiusa trionfalmente e le basi per far bene anche la prossima ci sono a patto di riconfermare il nucleo della squadra.

Infatti alcuni dei protagonisti inattesi di questi play-off saranno in scadenza a breve. Barea, Chandler e Butler sono assolutamente da trattenere e se accetteranno ruoli da comprimari nella speranza di bissare il titolo anche Stojakovic e Stevenson possono rimanere e difendere il titolo vinto contro il pronostico di tutti.

Post By bianco20 (73 Posts)

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17 thoughts on “Non solo Dirk

  1. titolo strameritato ma io credo che a Dallas sia girato tutto storto. Una smentita di quanto scrivo arriverebbe solo se i Maveriks arrivassero, il porssimo anno almeno alle finali di conference. Io non credo ma sono pronto ad essere smentito.

    • credo intendessi che gli è andato tutto bene XD
      Per vincere un anello comunque, in linea di massima DEVE andare tutto per il verso giusto. E’ un pò la champions, non vince sempre “il più forte”…

      Bell’articolo. Tutti i nominati si meritavano o si sono meritati quest’anello. Il futuro sarà sicuramente degli heat, ma il presente è tutto biancazzurro. chapeau.

      • infatti. non credo fossero la squadra più forte quest’anno e per me non lo saranno il prossimo. ma hanno strameritato il titolo, giocando al loro meglio. la sensazione che ho avuto è che in alcuni frangenti più che vincerle loro le partite le hanno perse gli avversari.
        in ogni caso chapeau.

  2. Mi dispiace darvi una brutta notizia ma a basket di solito vince la squadra più forte visto che si gioca alla meglio delle 7.
    Più forte non vuol dire con più talento ma quella più in forma, organizzata meglio, con gli equilibri giusti e con la giusta mentalità.
    Il basket è uno sport di squadra organizzato e alla fine vince la squadra non vincono i singoli.

    • Sono d’accordo con te e se stanno calmi e umili anche l’anno prossimo potranno bissare, Thunder permettendo…

  3. complimenti a te x l’articolo , a dallas x il titolo e a dirk , il mio giocatore preferito da sempre , x la sua bella stagione e x dei playoff grandiosi

  4. @ Ricio: grazie per la saggezza che ci doni.
    Permettimi: nello sport talvolta vince la squadra o il singolo capace di cogliere le opportunità.
    Che può voler dire quello che scrivi tu oppure può voler dire che per una serie di circostanze, che vanno oltre i tuoi meriti, l’avversario gioca al di sotto delle sue possibilità. E tu che vinci sei stato semplicmente più bravo. Io credo che i Mavs abbiano fatto questo, siano stati bravi a giocare, bravi/fortunati a farsi trovare più in forma degli avversari che di volta in volta hanno sconfitto, ma a meno di un repeat niente mi convince che abbia vinto al suqadra più forte. Di conseguenza lo ritengo un caso, diciamo così fortuito. Dovessero arrivare, come ho scritto in finale di conference il prossimo anno, sarei disposto a rivedere il giudizio su quest’anno, che per adesso non cambia. I più bravi, ma gli è girato tutto giusto.

  5. Il basket è uno sport di sqaudra e se non c’è un’organizzazione di squadra non si vince, si può avere tutto il talento che si vuole. Con tanto talento non si è la squadra più forte me si hanno i singoli più forti che è diverso…
    Cmq arrivare in forma è merito della squadra visto che si programma nella stagione con gli allenamenti giusti.
    E sul fatto che gli sia girato tutto bene non sono proprio convinto visto che se andiamo a vedere era a loro che mancava il secondo realizzatore di squadra (Butler) e il cambio del play…quindi 2 che avrebbero giocato non gli ultimi dei panchinari…se fosse successo a qualsiasi altra squadra si parlerebbe di sfiga e di impresa perchè hanno vinto senza 2 pedine importanti; invece visto che sono i Mavs hanno avuto culo perchè erano più scarsi e gli altri l’hanno persa…
    Ci vuole coerenza non bisogna sostenere i propri idoli sempre e comunque.

    PS: Io non tifo Mavs…

    • Non ho visto moltissime partite quest’anno… quindi perdonate la caxxata…
      Però come lunghi i Mavs sono quelli che mi hanno più impressionato, specie la coppia 4-5 WDirk e Chandler.

  6. Bianco20, bell’articolo, soprattutto sei riuscito a non cadere nell’articolo strappalacrime, che in questi casi può capitare. Se mi posso però permettere una critica, hai speso troppe poche parole per Kidd. Questo ragazzo alla tenera età 38 anni (!) ha giocato IMHO in maniera impressionante da entrambi i lati del campo in tutte le ultime 3 serie (non ho visto quella con Portland). In attacco raramente ha sbagliato passaggi o perso palloni, e nei momenti chiave da 3 è stato una sentenza. In difesa spesso si è preso l’avversario più pericoloso, soprattutto nel 4/4: Kobe, Durant o Westbrook, Wade e anche James, ed è sempre riuscito a limitarlo commettendo raramente fallo (vabbè, eccetto la frustata non vista sulle mani di Durant). Dico limitare, perchè certi giocatori non si possono annullare, ma se vuoi vincere devi renderli inefficienti. Ed infatti è sempre riuscito a portare il suo avversario a fare la scelta peggiore. C’è un’azione emblematica in gara 4 in cui Wade è isolato in post basso contro Kidd. Wade prova a liberarsi, ed alla fine salta in aria scoordinato per far saltare Kidd e cercare di prendere fallo. Kidd però non abbocca, lo lascia saltare e tirare fuori equilibrio, perchè sa che il massimo che poteva concedergli era quel tiro (e perchè sa anche che è inutile che salti, tanto non lo stopperà mai nemmeno a Nbalive, ma quante volte vediamo un play saltare per la stoppata su giocatori più alti, Rose ne fa almeno una partita!). Esito: tIro corto e rimbalzo MAvs.
    C’è un’intera generazione di point guard (Rose, Westbrook, Evans, Wall, ma volendo anche DWill) che dovrebbe guardarsi tutte le partite di questa post season di Kidd per capire come si gioca a basket in quel ruolo! Ripeto, 38 anni, e nei finali cruciali era sempre lucido e non aveva mai il fiatone, a differenza di molti suoi avversari più giovani ed atletici.
    Ciao, Bandini

  7. @ Rocio: concordo con tutto quello che hai scritto. Tanto per chiarire io odio gli heat e gli tifavo contro. Detto questo secondo me, il prossimo anno se i MAvs incontrano Thunder o Lakers escono. Se ne eliminassero una delle 2 e perdessero in finale con l’altra per me sarebbe un successoe confermerebbe la stagione eccezionale di quest’anno.
    Dove ritengo i MAvs fortunati è perchè, a torto o a ragione e mi pare di capire che pensi a torto, io credo che i Lakers e gli heat 2 partite le abbiano buttate, più che vinte i Mavs. In particolare alle finals gara 2 e gara 4 gli heat le hanno prese e ficcate nel cesso. In questi frangenti i Mavs hanno fatto tutto quello che dovevano fare, il che non èè affatto ovvio, ma ritengo che bastava propio pocop xkè le 2 squadre che ti ho citato le portassero a casa.
    tanto per essere più chiaro, se agli heat gira tutto bene (le prime 4 partite hanno avuto uno scarto inferiore ai 3 punti se non meno) vincono 4-0.
    Quindi x Me i MAvs hanno vinto con grandi meriti e sono felice di ciò ma i demeriti di heat e lakers, sopratutto questi ultimi sono secondo me maggiori. Per demerito intendo non aver espresso tutto il proprio potenziale. Se lo fai e perdi onore al vincitore, se non lo fai diventa difficile capire quanto è da attribuire alla bravura dell’avversario e quanto invece sia proprio demerito tuo.
    Scusa la lunghezza del post

  8. Il titolo NBA è sempre andato alla squadra più forte. Non è come nel Superball dove puoi vincere per un mix di fortuna/bravura/culo e errori degli avversari. Nel basket devi giocare almeno 20 gare di PO per vincere una finale salvo quando la superiorità è palese e ti limiti a 17 gare (Lakers 2001).

    I Mavs erano forti solo che l’etichetta di perdenti li faceva vedere sotto una luce diversa. Ma nonostante ciò se non fosse stato per l’infortunio di Dirk loro potevano arrivare secondi se non primi ad ovest. Il tutto senza Butler. Ma l’opinione diffusa era: vedrete che ai PO imploderanno perchè sono i Mavs e perchè Nowiztki steccherà.

    Quello che si sottostimava era che la finale persa e le eliminazioni assurde erano frutto di incompetenza del coach (paperino), di un rendimento non altissimo del duo Dirk/Jason (specie nei finali di gara alle Finals), di un roster che si affidava ad Howard e di centri scarsi Dampier/Diop non all’altezza di reggere un confronto con un O’Neil non stratosferico.
    Insomma con un coach esperto e un centro vero questi Mavs qualche altro viaggetto alle Finals potevano farsele. Hanno dovuto aspettare il 2011 per battere i Lakers 4-0, gli Heat 4-2 e i Thunder 4-1 dopo aver preso una scoppola da Roy.

    Se poi vogliamo parlare di talento facciamolo, ma indubbiamente i Mavs hanno mostrato un bel mix di talento, organizzazione, palle e capacità di salire di livello quando contava. Perchè se una squadra gioca male o si fa rimontare nei finali di gara non è sempre per colpe proprie ma anche per la forza dell’avversario.

    Cosa faranno l’anno prossimo? Dipende da chi terranno, da chi prenderanno e dal rendimento dei singoli. L’età gioca a loro sfavore ma la convinzione/testa è un loro punto di forza per cui vederli in finale NBA o di Conference non lo vedo impossibile. A me sembrano i Celtics, dati per vecchi e finiti che un paio di annate ad alto livello condite da un’altra finale NBA l’hanno fatta.

  9. Pienamente d’accordo con alert70.
    Anche la mentalità, la voglia e le palle contano per misurare la forza di una squadra e i Mavs hanno dimostrato di averne più degli Heat e dei Lakers.
    Se LAL e MIA hanno perso 4-0 e 4-2 e sono crollati mentalmente è merito di Dallas che ha fatto cadere tutte le loro certezze e le loro sicurezze; se una squadra non regge mentalmente è più scarsa.

  10. alert per una volta tanto non concordo con te. Boston è avanti anni luce rispetto questi Mavs, e se l’anno scorso erano dati per finiti – non da me – era solo per una RS molto sotto tono.
    Facendo fantabasket e chiacchiere da bar, io credo che i lakers degli ultimi 2 titoli e boston dell’anno scorso li avrebbe schiantati. Oggi io considero in potenza, i lakers nettamente più forti.
    Quando parlo di prossima stagione lo faccio considerando i mavs con il rooster attuale senza ipotizzare eventuali cessioni che spero non accadano.
    Ricordo che tutti consideravano sul 2-2 gli heat più forti dei mavs e quindi naturalmente favoriti.
    Ovviamente su questi temi potremmo scervellarci fino a ora di cena, io spero solo di essermi spiegato bene.

    • Che i Celtics fossero forti lo abbiamo capito ai PO. La RS scialba aveva indotto molti, me compreso, a sottovalutarli. Però non sapremo mai se in un confronto diretto contro i Mavs avrebbero avuto la meglio quindi come dici te e concordo sono chiacchiere da bar.

      I Lakers. Strano, li davamo tutti per vincenti sui Mavs e poi sono collassati. Ovviamente è stata una versione vergognosa ma non sono certo che al loro meglio avrebbero superato i Mavs.

      Poi il bello dello sport è questo. Vince chi presenta il miglior pacchetto. Quest’anno è toccato ai texani mentre gli altri per vari motivi devono fare il mea culpa.

  11. a me spiace aver dato il via a questa querelle. ingenerosa verso i mavs, che ho amato dalla prima all’ultima partita di post season (anche quelle 4 in cui ci hanno sculacciato).
    il mio paragone con la champions league era assolutamente generale e non necessariamente riferito a questa stagione.
    Se avessi voluto fare l’avvocato delle cause perse avrei potuto tirare in ballo mille argomenti (già la separazione dei PO NBA limita quel tutti contro tutti che dovrebbe essere basilare per giudicare la squadra “migliore”), ma non è questo il caso.
    Se notate ho messo delle doverose virgolette.
    Doverose perchè il concetto di forza e di squadra migliore è qualcosa di tanto “inutile” quanto opinabile e, imho, soggettivo.
    Anche perchè non credo si possa decidere oggettivamente su qualcosa di non rilevabile, se ne può dare ovviamente una propria opinione (che poi sarà condivisa o meno).
    Questo papiro per riba-dire che secondo me i Mavs hanno strameritato questo titolo (e non cito gli infortuni perchè è impensabile valutare se abbiano influito positivamente o negativamente, basti pensare allo spazio dato a JJ e Deshawn, e perchè fanno parte del gioco, altrimenti andrebbero in 5 al palazzetto) ma sempre secondo il sottoscritto, come succede ogni santo anno (lo tengo a specificare), tutto è andato nel verso giusto. (cito a memoria negli ultimi 2 anni layup errato di Lee, layup di artest e gasol,ecc..ecc..).
    Alla fine ha ragione chi vince.
    (Stiamo discutendo di virgole, ma spero d’esser stato chiaro..XD)

  12. raga non abbiamo un cazzo fa vedere e commentare.. per cui ogni scusa è buona… come detto sono chiacchiere da bar… e meno male che ci sono… :)

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