"Allora, ce lo facciamo questo viaggetto in Europa?"

Da quando e’ diventata ufficiale la firma di Deron Williams con il Besiktas, e’ partita la caccia alla star americana, e di conseguenza si e’ incominciato a sognare Kobe all’ombra del Colosseo, Howard sotto la Madunina, Nash chissa’ dove… ma scherzi a parte, qual’è la verità, a partire dal contratto firmato dal play ex-Jazz?

A che gioco stanno veramente giocando i giocatori NBA, nella loro partita a scacchi con i proprietari delle squadre?

In una lettera spedita ai giocatori NBA, e pubblicata dal New York Times, il gran capo dell’associazione giocatori, Billy Hunter, consiglia vivamente ai giocatori di andare oltreoceano durante il lockout.

Un cambiamento di rotta netto rispetto al 1998, precedente lockout NBA, una strategia evidente per mettere pressione sui proprietari, con contorni legali poco chiari.

Facciamo l’esempio proprio di Williams, stella sotto contratto per i Nets: puo’ effettivamente giocare in Turchia, pur con una clausola opt-out che gli permetterebbe il ritorno in America finito il lockout, essendo sotto contratto negli USA?

In verita’ per i giocatori non free-agent, ci vorrebbe come minimo una letter of clearance dall’NBA, una sorta di permesso da parte del club di appartenenza che copra tutte le eventuali complicazioni legali. E mettiamo che un giocatore si rompa giocando oltreoceano, in mancanza di un’assicurazione NBA, sospesa come tutto il resto causa lockout, cosa capita?

E’ probabile che i giocatori interessati a giocare in altre leghe stipuleranno a loro volta una assicurazione; detto questo, per Deron Williams e la sua scelta “turca”, intervengono due fattori: personalita’ piu’ propensa alle novita’ rispetto a molti giocatori, e la volonta’ di provocare una rottura con New Jersey per firmare dove vuole nel 2012.

I dubbi su quanti giocatori NBA possano venire in Europa per inizio ottobre sono anche umano-caratteriali: gli NBA players sono, soprattutto ai massimi livelli, giocatori viziati e coccolati, oltre che molto ricchi.

Ovviamente non parliamo dei peones come Vujacic o Armstrong, gia’ arrivati in Europa, ma naturalmente delle massime firme, giocatori abituati a vivere e allenarsi in condizioni di eccezionale benessere; del resto bisogna ricordare cosa disse Josh Childress sulla sua esperienza greca, concetto ribadito in questi giorni “Non c’e’ sicurezza di essere pagati se la squadra magari va male o tu tradisci le loro attese, e’ un esperienza che non rifarei.”

Ecco quindi un breve elenco dei giocatori piu’ nominati in questi giorni, con le loro reali intenzioni di giocare “overseas”: attenzione che tra le destinazioni c’e’ anche la Cina!

Kobe Bryant: tenendo conto che il campionato cinese parte a fine gennaio, e permetterebbe l’approdo ai giocatori NBA nella soluzione peggiore, ovvero la cancellazione del campionato, erano partite indiscrezioni riguardanti il miglior ambasciatore della pallacanestro a stelle e strisce, e un suo arrivo in Cina.

A prescindere da questioni di stipendio e benefits, Kobe e’ andato in Cina per l’annuale tour promozionale, ma altre voci hanno poco fondamento. Vedere la stella dei Lakers fuori da Los Angeles, e tutto quel che vuol dire come mondanita’, e’ abbastanza fuori luogo. Soprattutto, come ha detto qualcuno, vedere Ms. Bryant lontana da Beverly Hills…

Dwayne Wade: qualcuno ha detto, “ma se Wade non e’ sicuro di esserci alle olimpiadi 2011 a Londra perche’ dovrebbe lasciare i suoi affari per due settimane, com’e’ possibile vederlo in Cina per un lungo periodo?”.

Amare Stoudemire: caso curioso quello di Amare. Avrebbe dichiarato tramite il suo agente, “di essere aperto a ogni possibilità purche’ venga assicurato”. Spieghiamo subito che gli stessi Knicks hanno messo sotto contratto “Stat” la scorsa estate, pur non potendo assicurarlo causa pregressi problemi alla retina e al ginocchio. In verita’, da buon furbetto, Amare avrebbe piu’ volte dichiarato sia fedelta’ ai Knicks, sia interesse a esperienze oltreoceano…

Steve Nash: se non fosse per l’eta’ su Steve ci scommetteremmo, magari una permanenza europea in una citta’ ad alta intensita’ calcistica per tenere d’occhio l’altra sua passione… Anche qui il suo agente ha parlato di Cina, ma sembra piu’ fumo negli occhi che altro…

Dwight Howard: “Per diventare un atleta conosciuto a livello mondiale, dovrei farmi conoscere all’estero”. O magari, Dwight, vincere con i Magic o con gli Usa nel 2012. Nel suo gioco al gatto e al topo con Orlando, con cui difficilmente rifirmera’, Howard ha incominciato ad aggiungerci dichiarazioni esterofile. Poco plausibili, in verità, ma tant’è…

Saltando per una volta Lebron James, stranamente silenzioso al riguardo, e altri giocatori giovani e meno toccati dall’argomento come Kevin Durant e Derrick Rose, o così improbabili da vederli all’estero (Carmelo Anthony), difficilmente le star NBA affronteranno i rischi vari di una avventura oltreoceano.

Esclusi gli europei come Nowitzki e Parker che almeno tornerebbero a giocare in casa, gli americani avrebbero piu’ da perdere che da guadagnare dall’esperienza. Ma in fondo, cosa c’e’ di male a sognare di vedere qualche grande campione sotto l’ombra del cupolone o a spasso per le ramblas, anche solo per qualche mese?

Post By Alberto Cavalasca (138 Posts)

appassionato della cultura americana, dagli sport alla letteratura al cinema della grande nazione statunitense... per qualunque curiosita' scrivetemi a: albix73@hotmail.it

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10 thoughts on “Lockout NBA: il grande bluff dei giocatori

  1. Realisticamente ci potrebbe essere la grande delusione di vedere queste star giocare all’interno di un sistema europeo.
    A parte wunderkrukko, particolarmente adatto ai sistemi di attacco adottati in europa, mi chiedo quali attriti ci possano essere tra un Kobe Bryant (abituato a gestire la palla alla sua maniera, Phil Jackson permettendo) e un qualsiasi coach europeo (abituato ad avere il “joypad” in mano per tutta la stagione).
    Oltretutto, continuiamo a non vedere l’incidenza che le dimensioni del campo possono avere sul gioco, i campi NBA sono sensibilmente più grandi e costringono a correre anche in difesa, è il motivo per cui pochissimi giocatori europei che hanno attraversato l’oceano si sono rivelati dei buoni difensori, i campi europei lasciano meno spazi e si formano aree congestionate, il motivo per cui gli americani si trovano meno a loro agio in fase offensiva quando non sono a casa loro.
    Non è una differenza da poco, chiunque abbia calcato un campo da basket sà che la differenza tra successo ed insuccesso (sia in attacco che in difesa) è questione di pochi centimetri, figuriamoci se la differenza si calcola in metri!
    Tutte queste cose potrebbero rendere opache le prestazioni delle stars americane, e tutto sommato credo che i giocatori stessi ne siano consapevoli (sbruffoni a parte).
    Mi ostino a dire che a mio avviso NBA e Pallacanestro Europea, nonostante tutto, siano ancora degli sport estremamente diversi tra loro, per certi versi incompatibili.

    • In Europa/Resto del mondo il campo è 28×15, nella NBA è 28.65×15.24.

      24 cm di larghezza non li noti anche perchè i giocatori NBA sono mediamente più grossi occupando più spazio. Inoltre le aree intasate o meno sono frutto del modo in cui giochi.

      La vera differenza è nelle regole e nell’accettazione dei passi in partenza che in America è molto tollerata. Non di rado vedi partenze “sospette” e quarti tempi “spettacolari”.

  2. Nell’nba le dimensione del campo sono 94×50 piedi non cambia moltissimo, ma nel basket mezzo metro fa la differenza e come…

  3. A quali giocatori europei ti riferisci?
    Chi era un ” mastino” in Europa e poi in Nba faceva fatica a difendere?

  4. No, mezzo metro nn fa differenza, nn ci inventiamo cose strane…nn sono quei 50 cm che fanno la differenza una transizione difensiva o offensiva, che ti permettono di effettuare un raddoppio o uno schema di attacco con chissà quale aggiustamento…

    La differenza la potrebbe fare la linea da 3 (rendendo tiratori costanti anche gente che sporadicamente usa quest’arma, vedo Stat), l’area dei 3 secondi leggermente diversa, il metro arbitrale, ma se sai giocare sai giocare, e ti adatti

    Credo che di stelle l’europa ne vedrà poche, ma al di là dei fattori pratici, assicurazioni e contratti, c’è anche un fattore culturale, che rende gli americani (mediamente), molto, ma molto più ignoranti e “fifoni” dei loro colleghi europei, i quali senza problemi passano da nazione a nazione, se non addirittura cambiando continente…

    Se andiamo a vedere la maggior parte degli atleti che possiamo definire “modello” (nel senso che portano in campo un certo tipo di atteggiamento, rispetto, calma, e sono delle anti-star al di fuori dal campo), ci rendiamo conto che sono in grandissima parte o stranieri (Dirk, Nash, Manu, Gasol, Yao, etc), o figli di situazioni geografiche particolari (Duncan). Con le lodevoli eccezioni di gente come Kidd, Allen, Durant, Rose…

    Ma non credo di scandalizzare nessuno nel dire che l’atteggiamento e la cultura media imperanti tra le superstar NBA di matrice USA (Melo, LBJ, Stat, Dwight, KG, etc) denota un bel fardello di ignoranza e tracotanza molto meno meno presente nei loro omologhi europei

    Per certa gente, il tempo è ancora fermo ai tempi di Rocky 4 e Top Gun, gli USA spaccano il culo, gli altri o sono cattivi, o sono ammaestrabili…ma di certo sono inferiori

  5. 24 cm di larghezza non sono nulla. Ho giochicchiato anche su un campo di dimensioni NBA preparato per l’occasione ed io nella mia profonda scarsezza non ho notato niente di diverso. La linea da tre si perchè tirare dai 7.20 non è poca cosa.

    Andare all’estero.

    Per gli americani provenienti da ghetti, mezzi se non completi gangsta, andare all’estero è come andare su Marte. Sono notoriamente chiusi/imbecilli. Arrivano al punto di pensare che in Europa non esiste internet o che non ci siano quelle porcherie di fast food. Metteteci le lingue per mandarli in tilt.

    La colpa è della “natura”.
    Gli Usa sono un continente grande 33 volte l’Italia al punto che Madrid sarebbe LA e Mosca NY. Le nazioni confinanti sono due: Canada e Messico. Per un americano medio che a fatica esce dal proprio stato pensare di spostarsi in Europa ed accettare lingue e culture diverse è difficile. Per noi europei è facile semplicemente perchè in un’ora di volo vai in Germania e in Francia, in poco più di due vai in Inghilterra, in Spagna, o in Romania, Ungheria chi più ne ha più ne mette. Per farla breve siamo abituati.
    Gli americani no per cui per loro, che sono anche straviziati, lasciare le loro gang, le megaville, gli eccessi, i macchinoni, il fast food e amenità connesse è difficile. Inoltre può sembrare strano ma odiano gli spazi piccoli. Per loro una casa di 100 mq è una topaia.

    Quindi immaginate uno sciroccato come KG andare in Spagna a giocare. O Stat in Turchia. Si da ridere.

    Questi non vogliono giocare a Toronto, che è molto americana, figuriamoci in Italia, Francia, Spagna…

  6. Non vi sembra di essere un po’ semplicistici e generalizzare un pochetto?

    Lo stereotipo del professionista NBA gretto ed ignorante e’ un po’ sorpassato ormai, poi ci sono enormi differenze a livello di mentalita’ all’interno degli USA, di poco inferiori a quelle che ci sono all’interno dell’Europa.

    Gli spostamenti di alcune ore di volo sono molto piu’ frequenti negli USA che non in Europa.

    Ci sta il discorso del tipo “chi glielo fa fare”, una superstar come Kobe, perche’ dovrebbe rischiare di non fare la differenza in Europa? Per pochi milioni di euro? Sotto il profilo culturale i giocatori NBA sono gia’ dei globetrotter, venendo a giocare in europa oltretutto si porterebbero il loro codazzo a seguito, gli hotel Hilton e simili ci sono anche in Europa ed hanno le stesse identiche politiche e servizi in tutto il mondo…

  7. Mah… Io resto dell’idea che un giocatore dell’ Nba non possa andare a giocare in un campo europeo.. Gli spazi sono diversi; il tiro da 3.. che in Europa è 7.25, in America è 7.50 quindi ci sarebbero delle mattonate terribili sui tabelloni da parte dei giocatori americani, abituati a tirare da più distante… Inoltre il campo dell’ Nba è piu lungo e più largo… e i giocatori abituati a giocare in uno spazio più largo.. è difficile abituarsi a giocare in uno spazio più piccolo…

  8. Oltre ai problemi di spazio… c’è anche il problema della difesa.. in America si può dire che nn difendono molto… Basta guardare i punteggi.. In tutte o quasi tutte le partite finiscono con i punteggi oltre il 100.. In europa invece non succede tantissime volte… poi non si può far giocare i giocatori dell’Nba con tattiche. inoltre le strutture dei canestri sono diverse… Infatti quando Michael Jordan è venuto a Trieste a fare un amichevole contro Caserta.. non per nulla ha mandato in frantumi il tabellone con una schiacciata.

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