L'importanza tattica di Marc Gasol va ben oltre la qualità dei suoi numeri...

Il destino dei giocatori dallo stile tanto sobrio quanto efficace è spesso di non essere apprezzati per quello che valgono realmente, finendo penalizzati, agli occhi dell’opinione pubblica, per mancanza di highlights o di numeri eclatanti.

Ad esempio, nel plebiscito per l’All Star Game, Marc Gasol si è classificato terzo fra i centri ad Ovest, dopo Bynum ed a più di 35.000 voti sotto a DeAndre Jordan… per fortuna, i coach Nba hanno provvidenzialmente scongiurato la blasfemia cestistica, chiamando Marc e non DeAndre.

Senza dubbio, lo spirito goliardico da week-end si addice più ad un membro della spumeggiante Lob Angeles che ad un serafico ispanico da Memphis, ma, alla fine dei conti, che DeAndre Jordan possa esordire fra le stelle mentre un Gasol (scegliete voi quale) se ne sta in tribuna, è fuori da ogni buon senso sportivo.

Soprattutto se il Gasol in questione sta disputando una stagione provvidenziale per la sua squadra e una delle migliori fra i centri in circolazione.

IDENTIKIT

Altezza: 7-1 (circa 216 cm)

Peso: 265 (circa 120 kg)

Età: 27 (29/01/1985)


Statistiche peculiari

– Difesa: il Blk% di Marc (13esimo in Nba con 4,4%) si è stabilizzato ai livelli dell’anno scorso (4,3%), mentre è migliorato il Trb% (14,9% contro il 13,1%), pur rimanendo comunque solo 38esimo nella lega, posizione che andrebbe decisamente sorpassata, anche dato che il compagno di reparto, Speights (prima del recente ritorno di Zach), è, si, un buon rimbalzista, ma tocca(va) il campo soltanto per circa 23 minuti…

A favore di Marc, depone comunque il fattore affidabilità: in 44 partite, 34 volte ha preso almeno 8 rimbalzi e se si considera che la media rimbalzi è “solo” 9,8, questo è un chiaro indice di una costanza ragguardevole.

– Attacco: L’Ast% è cresciuto di stagione in stagione sino ad arrivare all’ottimo 13,5% attuale, tuttavia per Orb% siamo invece al minimo in carriera (6,2%; Gay è a quota 5,9%…) e non è da escludere che i due aspetti siano correlati: non essendo già di natura un rimbalzista iperattivo, più Marc deve collaborare ai passaggi (spesso lontano dal ferro), più risulta inefficace come produttore di seconde opportunità.

La sua “vena altruistica” è evidenziata anche dall’Usg%: nei due campionati precedenti (con Gay e Randolph in campo) era stato di 16,9%; nei playoff scorsi, senza Rudy, l’Usg% lievitò timidamente sino al 17,5%, e quest’anno, prima del ritorno di Zach, è salito soltanto fino al di 19%. In entrambi i casi, Marc non ne ha approfittato per appropriarsi dei tiri lasciati a disposizione dai compagni infortunati e, ancor più significativo, Gasol risulta ad oggi solo ottavo per tiri al minuto ai Grizzlies (sotto Tony Allen…).

Nel complesso, i numeri della sua produzione offensiva ci parlano di 15,8 punti a partita con il 49,2% dal campo, cifre buone per qualunque centro, eppure, considerando il suo potenziale, è davvero il caso di dire che Marc “potrebbe fare molto di più”; tuttavia, finché la squadra non lo richiede, Gasol non sembra smanioso di mettersi in mostra e si rende utile in tutti gli altri aspetti che esulano dal bottino personale di punti; atteggiamento esemplare, eppure…

Contesto di squadra: eppure, l’apporto offensivo di Marc è imprescindibile per Memphis: nelle gare vinte Gasol tira con il 51,2% dal campo, nelle perse con il 46,8%… se a questo aggiungiamo che è sesto in Nba per minuti giocati, circa 38 (d’un soffio sopra a Gay, molti in più rispetto ai neanche 32 della stagione scorsa), è evidente che i Grizzlies dipendono molto dal rendimento di Marc, e forse un po’ più d’agonismo (e d’ardire) offensivo non guasterebbe alla causa della squadra.

Chiaramente, ora che Randolph è tornato sul parquet e che è stato inserito nel roster Arenas, Marc avrà meno palloni da giocare in autonomia, ma più possibilità di dilettarsi nel passing e nell’approfittare delle attenzioni rivolte dalle difese ai compagni meno titubanti al tiro; sta a lui (e al coaching staff) riuscire a non mortificare troppo il suo pontenziale offensivo ed a rendere l’attacco dei Grizzlies bilanciato e poco prevedibile.

SCOUTING

La “parsimoniosa” offensiva di Marc (season high di soli 28 punti) ha principalmente due costanti: il 40% dei tiri sono da post up e il 18,7% da pick n’ roll; le altre situazioni offensive sono più discontinue e variano in base all’avversario o all’andamento tattico della partita.

La buona efficienza che Gasol mostra nel gioco spalle a canestro (29esimo assoluto per PPP, Punto Per Possesso; Howard e 44esimo…) ha tuttavia come limite la sua spiccata “unilateralità”: palleggia ed attacca quasi esclusivamente con la mano destra dal post basso sinistro (come confermato dalla shotchart), prevedibilità che giustifica solo in parte il suo limitato uso come perno offensivo, poiché comunque può vantare un buon ventaglio di movimenti pronti per l’uso.

Un aspetto caratteristico è il movimento del tiro: viene eseguito quasi con i piedi per terra e senza muovere il busto, soltanto le braccia, il che rende il tiro rapido ed imprevedibile; quando Marc tiene la palla alta sopra la testa può passare o tirare con un “colpo di braccia” in un batter d’occhio (il suo 45% da oltre i quattro metri e mezzo ed il suo 45,6% da tre a quattro metri e mezzo, sono fra le migliori prestazioni tra i centri).

Vediamolo ora in azione:

 

 

PASSING MODE: ON

Iniziamo con un aneddoto: nella partita “scrutinata” contro gli Hornets, i primi 4 canestri di squadra (in neanche 2 minuti e mezzo) sono stati tutti su suo assist ed ogni volta in situazioni differenti: passaggio sulla linea di fondo al tagliante, lob al ferro per l’altro lungo, scarico in punta dopo aver ricevuto in pick n’ roll e passaggio dal post alto all’angolo del lato debole per il jumper

Già l’anno scorso, anche per lasciare il pitturato a disposizione di Randolph, veniva impiegato con frequenza per la circolazione esterna alla paint (spesso dopo pick n’ pop), evidenziando doti di ottimo passatore, soprattutto in letture rapide di giocate highlow (come mostra questo video),

Quest’anno, finché è stato orfano del “compagno di paint” Zach, Marc, fra i giocatori usati con regolarità a Memphis, è risultato terzo, dopo Conley e Mayo, per il maggior numero di assist/minuto (in 44 partite, 11 volte ha superato i 5 assist) e, nella lega, dopo Noah e Perkins, è il centro che ha il miglior rapporto fra assist e possessi personali (tiro o palla persa), con un Assist Rating di 15,4%.

Come vedremo, il repertorio di Marc, ci mostra tutte le nuances di passaggio per un centro, oltre all’utilità tattica di avere un lungo che, da un lato, lascia il pitturato sgombero, non solo della sua presenza, ma anche quella del suo difensore (rendendo la paint zona fruibile per tagli e movimenti) e, dall’altro, favorisce un attacco spesso in 5 vs 4, poiché mentre il suo uomo non difende attivamente né lui né il  pitturato, Marc può o tirare, se ha spazio, o imbeccare i compagni in movimento; il tutto, aspetto da non sottovalutare, sgravando il play dal monopolio della palla, soprattutto se questi si trova di fronte un difensore ostico o una difesa che mira ad impedirgli di impostare il gioco.

Osserviamolo condividere la sfera:


 

Se l’ultimo lob al ferro per Rudy v’è piaciuto, sarete lieti di sapere che non è una rarità, come dimostrano questo , questo, questo (se invece preferite il passaggio schiacciato sul back-door eccone uno niente male…).

 

Capitolo tiri liberi: giunto sulla linea, Marc pianta accuratamente il piede destro avanti, gambe tenute larghe (almeno quanto le  spalle), un bel respiro, due palleggi, palla in grembo, poi, quasi senza movimento di spalle o schiena (solo la testa si abbassa e si alza), la palla viene sollevata ben alta sopra il capo, ma senza spostarsi troppo indietro (“carica” tipo Rashard Lewis per intenderci), infine, parte la frustata che, senza spinta di gambe o schiena, e considerata l’altezza, produce un  tiro un po’ piatto ma affidabile, almeno nel 75,2% dei casi.

 

 

FOCUS: una pagina dal playbook

Le suddette doti di passatore di Marc, vengono valorizzate da situazioni pianificate che prevedono il pallone nelle sue mani e differenti opzioni da poter innescare, affidandosi alla sua abilità nel decision making.

L’azione seguente ne è un esempio: come vedremo, dopo l’entry pass per Gasol (fra l’ala e il gomito sinistro), il lungo può scegliere fra  numerose soluzioni di passaggio che si susseguono; diamo un’occhiata:

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Questa è lo schema eseguito in campo, in due delle opzioni possibili:

 

 

P.S. Se avete ancora “fame”, ecco una ghiotta playlist su di lui…

 

PUNTATE PRECEDENTI

Focus: palla al centro? (Part I)

Focus: palla al centro? (Part II)

Focus: palla al centro? (Part III)

Palla al centro: Andrew Bogut

Palla al centro: Brook Lopez

Palla al centro: Andrew Bynum

Palla al centro: Roy Hibbert


 

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2 thoughts on “Palla al centro: Marc Gasol

  1. ottimo articolo, come i precedenti. mi mancava questa rubrica…

    è sbagliato ritenere M.Gasol il miglior centro della lega, visto il connubio di doti fisiche e tecniche
    che ha?

  2. Onestamente, non riesco a vederlo come il migliore, ma di sicuro è uno dei migliori… in difesa, è ancora carente, come rimbalzista e come tenancia; in attacco, è quanto di meglio si possa trovare come seconda opzione (o visto, il passing, anche terza), similmente al ruolo che svolge Pau ai Lakers. Non è certamente di quelli su cui puoi fondare una franchigia, nè è di natura un go-to-guy, ma come presenza versatile al servizio della squadra, è enormemente utile (insomma, se non è costretto a scollinare il ventello tutte le sere, vale tanto oro quanto pesa…).

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