Quest'anno per il WVP si va sul sicuro...

Siamo a fine stagione e con l’odore flagrante dei Playoff che c’è nell’aria è anche il momento in cui vengono assegnati i premi individuali ai migliori nelle varie categorie, tra cui il più ambito, quello di MVP della stagione regolare (con la sfortuna che ne consegue a chi lo vince, dal 2003…).

Questo articolo invece non tratta dei migliori, ma vuole essere una sorta di Razzie Award della NBA, inerente la statuetta del peggior giocatore dell’anno… o meglio… il WORST VALUABLE PLAYER 2012.

Premessa

Come il premio MVP contraddistingue il giocatore che più di tutti ha fatto la differenza, rapportato a parametri oggettivi e analitici come il record di squadra, le medie stagionali, e l’impatto statistico e non, anche questo tiene in considerazione fattori analitici simili.

Indi per cui non verranno menzionati tra queste righe giocatori da squadre di vertice, come Carlos Boozer (delusione, ma che gioca nella franchigia con il miglior record della NBA), Dwyane Wade (che in stagione regolare ha tenuto cifre comunque alte a discapito di un impatto sottodimensionato per i suoi standard) o pippe colossali come i migliori scaldapanchine NBA, mestieranti senza talento o senza tecnica, albatross dal contratto inamovibile, come Charlie Villanueva, Channing Frye, Richard Jefferson, Jermaine O’Neal per dirne alcuni (in)degni di menzione.

Noi vogliamo “premiare” i giocatori che nonostante stagioni di successo nel passato recente hanno giocato obiettivamente male o giocatori il cui potenziale, talento, numeri e impatto è fine a se stesso, non riuscendo a incidere o far fare il salto di qualità alle proprie squadre.

Gli esclusi

E’ doveroso perlomeno citarli, anche se non hanno possiedono i paramentri per entrare nella nostra lista:

Stephen Jackson a Milwaukee è stata una piaga che rischiava di mandare in cancrena lo spogliatoio dei cerbiatti prima che venisse ceduto, ed oggi agli Spurs è un elemento “affidabile”, ma soprattutto sotto controllo, nelle rotazioni di coach Popovich.

Dwight Howard ha giocato una prima parte di stagione da pretendente al titolo di MVP, in cui i Magic avevano sorpreso e giocato bene. Poi però la sua diatriba nata con Stan Van Gundy e prima ancora i rumors che lo davano sicuro partente salvo poi pentirsi e promettere amore alla città di Orlando lo avevano reso di colpo uno dei possibili papabili all’ WVP. Facendo una secca media ci siamo sentiti di escluderlo.

Elton Brand è un giocatore quasi finito, i cui ultimi scapoli di carriera non smuovono nulla, Metta World Peace era partito malissimo, complice una condizione fisica inaccettabile, ma prima del fattaccio con James Harden era tornato sui suoi standard.

Avessimo redatto questa lista meno di 2 mesi fa, ogni componente dei Boston Celtics poteva benissimo entrarne a far parte.

Stesso dicasi di Carmelo Anthony, il cui rendimento nella seconda parte di stagione è stato di altissimo livello, ma come vedremo più avanti, non privo di vittime.

TOP 5

In rigoroso ordine alfabetico.

Danny Granger

Stagione 10/11 – 20,5 punti – 5,4 rimbalzi – 2,6 assist – 35 minuti.

Stagione 11/12 – 18,7 punti – 5 rimbalzi – 1,8 assist – 33,3 minuti.

L’unico caso di giocatore facente parte di un top team nella rispettiva conference, tra l’altro in forte ascesa.

Ma il suo contributo negli ultimi anni è andato in netto calando, coincidendo appunto con i risultati in crescendo della propria squadra.

Un dato che passerebbe inosservato se non fosse che Granger è, per scelta tecnica, per background, per esperienza e per fedeltà, il leader dei Pacers, che sono ad un passo dal definitivo salto di qualità.

In estate si sono rinforzati molto con David West e George Hill, passando anche per la crescita di Roy Hibbert e Paul George.

Da Granger ci si aspettava di più, per dare affidabilità a una squadra che pecca proprio di un punto fermo a cui affidare gli esiti delle partite o in grado di alzare l’asticella personale e farla alzare ai compagni, nei momenti che contano.

Probabilmente la sua dimensione non è quella del leader, e Indiana rischia di pagarlo ai playoff avendo già avuto qualche piccola avvisaglia durante la regular season in cui Granger è sparito nei frangenti in cui gli si chiedeva qualcosa in più.

A tutto questo aggiunge una selezione di tiri orrida, come sta a testimoniare il 41% con cui tira dal campo, minimo in carriera.

Attualmente è detentore di una particolare caratteristica: essere l’uomo con i 20 punti più inutili della lega.

 

Lamar Odom

Stagione 10/11 – 14,4 punti – 8,7 rimbalzi – 3,0 assist – 53% dal campo.

Stagione 11/12 – 6,6 punti – 4,2 rimbalzi – 3,0 assist – 35% dal campo.

Qui caliamo l’asso, perché onestamente non c’è stato nessun giocatore quest’anno ad aver avuto una caduta peggiore della sua.

E’ passato nel giro di 1 anno e mezzo dall’essere un elemento imprescindibile, forse determinante, in una squadra da titolo, ad essere un autentico cancro.

Il suo flop è in parte spiegato dalla sua emotività, dalla psicologia fragile del personaggio che già nella sua carriera aveva limitato il suo sviluppo in quel che si pensava potesse essere l’erede di Magic Johnson, un 207 cm in grado di giocare senza differenza e con profitto in ogni posizione del campo.

Si era “riciclato” in sesto uomo extra lusso nei Lakers dei due titolo post-O’Neal.

E’ stato forse una delle cause della debacle degli scorsi playoff che hanno reso oltremodo facile il passaggio dei Mavericks in finale di conference con un’eloquente spazzata.

La dirigenza già sentiva la puzza che emanava il suo cadavere e lo ha prontamente ceduto proprio ai Mavericks che altresì con la partenza di Tyson Chandler verso i soldi della grande mela avevano bisogno di riempirne il vuoto per onorare la stagione successiva al loro primo titolo NBA.

Sulla carte poteva essere un acquisto ideale, visto la natura in scadenza del suo contratto e in vantaggi che un simile giocatore sembrava promettere, ma in realtà si è tradotto nell’ingaggio più sbagliato dell’anno.

Non solo le sue cifre sono drasticamente calate ai minimi storici, ma per uno che faceva dell’impatto e degli intangiblies il suo pane, è mancato del tutto l’impatto, anzi, è stato addirittura dannoso.

A parte una lunga sfilza di aneddoti, tra cui l’espulsione alla prima gara contro gli Heat, il suo litigio con Cuban che ne ha decretato il definitivo allentamento, i siparietti con la “Kardashian obesa”, è stato un Odom orribile, tragico, che ha reso i Mavericks una squadra difettosa, che rischiava anche di non fare i playoff, quando meno che pochi mesi prima sembravano la macchina perfetta, e che adesso, in contumacia al suo allentamento, ha avuto l’opportuna risalita trovando il modo di salvare la stagione.

 

Amar’e Stoudemire

Stagione 10/11 – 25,3 punti – 8,2 rimbalzi – 2,6 assist – 7,7 liberi tentati a sera.

Stagione 11/12 – 17,5 punti – 7,8 rimbalzi – 1,1 assist – 5,2 liberi tentati a sera.

Parli di Amar’è e in questa stagione pensi ai suoi problemi fisici che lo hanno fortemente debilitato, ma vedi anche i suoi regressi, da quando quasi due anni venne preso (e pagato) come uno dei top players dell’intera lega.

New York è una realtà che fa capitolare teste e fa passare mode con una frequenza senza eguali.

Stoudemire è stata la vittima principale, nella querelle Dolan-D’Antoni-Anthony, perché prima dell’arrivo di Melo era il giocatore faro di una squadra che girava grazie al suo talento e la sua interconnessione con il sistema D’Antoni.

Arrivato Melo la sua stella ha smesso di brillare, il legame tecnico con il coach reciso e la simbiosi tattica con il nuovo arrivato non è mai avvenuta.

Oggi Stoudemire è considerato come una patata bollente a New York, perché ha smesso di funzionare, e al momento l’unica cosa che risalta non è il suo talento incompreso, ma i suoi limiti, come la difesa, come essere produttivo con pochi possessi e senza l’attacco che gira in sua funzione.

E’ innegabile che con Melo a decidere della vita di quasi ogni possesso non sia in grado di incidere e nemmeno riciclarsi in specialista, perchè Chandler, fresco di nomina del premio di Difensore dell’Anno in questo ruolo è più opportuno.

Il suo infortunio rimediato a gara 2 finita contro gli Heat non ha fatto altro che sugellare la sua stagione da dimenticare, malignamente parlando, dando qualche grattacapo in meno a Woodson che non sapeva proprio come gestirle e candidandolo fortemente sul podio del “WVP 2012”.

 

John Wall

Stagione 10/11 – 16,3 punti – 8,3 assist – 1,8 recuperi – 29% da tre.

Stagione 11/12 – 16 punti – 8 assist – 1,3 recuperi – 7% da tre.

E’ uno dei giocatori più chiaccherati della lega e non solo per essere stato tra gli ultimi giocatori scelti in sede di draft per la partita farsa ideata della lega a sostituzione del rookie game all’All Star Game di Orlando.

Ma quell’episodio non fa altro che corroborare la tesi che vede John Wall come uno dei nostri possibili candidati.

Prima scelta dello scorso draft, surclassato dell’animale Blake Griffin nella corsa al ROY 2011, e già con una folta schiera di detrattori a decantarne le infamie.

Potenziale di prima categoria, talento, ma un enorme punto interrogativo dovuto al fatto che in due anni non ha compiuto un singolo miglioramento alle lacune preesistenti.

Il fatto di giocare a Washington, una delle squadre più nel marasma della lega, indubbiamente ha inciso e per questo le sue chances di successo nell’WVP 2012 scendono, anche perchè non abbiamo alla mano una controriprova del fatto in altri ambienti potesse avere un impatto differente.

Anche l’età sta dalla sua parte, visto che è appena un secondo anno e poco più che 20enne.

Ma su di lui si scriveva e diceva di tutto, tipo che potesse cambiare quasi da subito il ruolo di point-guard, capostipite lui di un nuova concezione di playmaker.

E’ un animale da campo aperto, autore di tonanti accelerazioni verso il ferro, ma non in grado di giocare ad altre velocità che non la sua, di non avere il playmaking nel sangue, di essere un po scapestrato.

Ha dimostrato tutto questo in due anni e se nel primo di questi si diceva che nel secondo sarebbe progredito, nel secondo appunto ha lasciato sempre più insistente il dubbio che non sia poi quel crack che tutti si attendevano, per buona pace dei Wizards che su di lui hanno fondato la ricostruzione.

Al tempo il compito di dare la sua valutazione definitiva, ma un’ altro anno del genere e gli alibi inizieranno a diventare più flebili.

 

Deron Williams

Stagione 10/11 – 20,1 punti – 10,3 assist – 3,5 palle perse – 44% al tiro.

Stagione 11/12 – 21 punti – 8,7 assist – 4 palle perse – 40% al tiro.

E’ in parte una provocazione e in parte un dato di fatto: Deron Williams ha visibilmente giocato alla meno quest’anno, quasi a tenere più sott’occhio cosa combinavano i Nets e metterli alla prova per decidere se legarsi con loro a fine stagione.

Nonostante qualche picco, vedi il 50ello in Europa e contro i Bobcats, la sua stagione è stata molto al di sotto dei suoi standard.

E questo trend è in atto non solo da questa stagione ma dalla scorsa, quando i suoi bisticci con Jerry Sloan convinsero i Jazz premere il bottone rosso con il loro storico coach ma anche a estirpare l’erbaccia che era cresciuta in casa, e in spogliatoio recidendo ogni legame con il passato recente e cogliendo l’occasione per ricostruire da capo o quasi.

Fino a due stagioni fa era considerato l’alternativa più valida al ruolo di miglior playmaker della lega di Chris Paul.

Un giocatore in grado di emozionare con il suo talento e la capacità di sciorinare basket, punti, canestri, assist.

Non ha spostato nulla, non che avesse poi qualcosa da spostare in questi Nets, e senza lo stimolo di avere tre la mani una squadra da playoff ha mollato mentalmente la stagione, la squadra e i compagni molto in fretta.

In questi casi poi accorrono in aiuto infortuni e fastidi muscolari a metterti fuorigioco e Deron non se li è fatti mancare.

Sarà una calda estate a Brooklyn, perchè Deron ha già strizzato l’occhio ai Mavericks e sembra propenso a partire lasciando in braghe di tela i Nets.

Di certo, inchiostrarlo al massimo salariale, per poi averlo in queste condizioni, qualora non riuscissero a mettere le mani su Dwight Howard, sarebbe un grosso errore.

 

Il nostro podio

3 – Danny Granger

2 – Amar’e Stoudemire

1 – Lamar Odom

 

Noi li abbiamo buttati lì… a voi i commenti!!!

Post By David Breschi (19 Posts)

Segue la NBA dal 1995, quando venne folgorato da Harold Miner durante la gara della schiacciate e divenne tifoso Heat.
Scrive e dirige assieme agli amici Jasone e Scrumble il sito wewantheat.playitusa.com.
Gli articoli che trovate su playitusa potete leggerli anche nel suo blog personale, cosedibasket.wordpress.com!
Seguilo anche su twitter (@Ciombe82)

Connect

10 thoughts on “Road to the… “Worst Valuable Player 2012”

  1. Lamar odom assolutamente. Io aggiungerei anche iguodala.

    Non ricordo altri giocatori che, nel fiore degli anni e senza aver subito infortuni, abbiano avuto un calo così terrificante:

    2004-05 9pts
    2005-06 12.3pts
    2006-07 18.2pts
    2007-08 19.9pts
    2008-09 18.8pts
    2009-10 17.1pts
    2010-11 14.1pts
    2011-12 12.4pts

    Guardare anche le sue% ai liberi che dopo un picco dell’82% negli anni sono scese in modo imbarazzante fino al 61% dell’ultima stagione.

  2. Cioè…John Wall ha tirato 3-42 da tre??? Non lo sapevo!
    Cazzo che manina infuocata!!

  3. Sono d’accordo su tutti..tranne che su Deron Williams.
    Non e’ il mio play preferito. Pero’ come play “puro” e’ tra i top 3 della lega.

    Quest’anno attorno aveva dei compagni da serie B2 italiana. E anche le motivazioni per aumentare il livello del gioco, di conseguenza, calavamo molto.

    Non ha giocato cosi’ male, considerando la squadra in cui e’ e le ambizioni che hanno!

  4. se dici Granger vuoi dire che non hai mai visto giocare Indiana quest’anno.
    Ha avuto sicuramente una annata orrida al tiro, ma nell’ultimo mese ha aggiustato parecchio la mira e ha incrementato anche le stats a più di 20pt a partita, così facendo Indiana nel mese di Aprile ha avuto un record migliore di Chicago (mi sembra)
    questo aggiunto al fatto che la squadra ha vinto più partite in una stagione di 66 che lo scorso anno in una stagione di 82 ti fa arrivare al dato che ha avuto una stagione flop???
    a me tutto il contrario, preferisco un Granger con queste stat e la squadra che fa un aprile da prima in classifica giocando benissimo che un Granger con 25 pt a partita e la squadra che arriva 3 slot dietro i po

  5. Granger? Ma in che pianeta? Unico parere condivisibile Odom. Anche Stat ha delle scuse valide.

    P.S. c’è un errore nella prima frase degli esclusi ;)

  6. Sono solo in parte d’accordo.

    Non ci piove che il WVP dell’anno sia Lamar Odom, nonostante debba però precisarsi che i Lakers a dicembre non hanno sentito la “puzza del suo cadavere” (???) ma l’avevano scambiato per arrivare a Paul, salvo poi doverselo riprendere in casa ad affare sfumato. Quello è stato il motivo che ha spinto il giocatore a forzare una trade.

    Rispondendo al commento di Maicol, le statistiche di Odom vanno lette: fino al 2008/09 ai Lakers toccava molti palloni in più, via via diminuiti con l’arrivo di Gasol e l’emergere di Bynum. A mio parere è stato proprio l’ultimo biennio il migliore di Lamarvelous, dove ha mostrato tutto il suo valore a prescindere dai meri punti segnati.

    Tutto ciò rende ancora più evidente il suo straniamento totale dall’ambiente Mavs.

    Per quanto riguarda gli altri nomi, mi trovi d’accordo solo su Stoudemire. John Wall gioca a Washington, terra di nessuno. Sarà vero che non ha mostrato miglioramenti nel gioco ma si è comunque confermato ai livelli dello scorso anno, e questo non può farne il peggiore giocatore dell’anno. Per Deron Williams vale lo stesso discorso. Non si può pensare di includere in questa classifica uno dei cinque playmaker dell’NBA odierna, con numeri di prim’ordine, solo perchè avrebbe giocato senza mai innestare la terza.
    Da ultimo Granger…. i “20 punti più inutili dell’NBA”? Con i Pacers a lottare nei playoffs? Si, sicuramente ha avuto un anno al tiro travagliato, ma i suoi li ha sempre messi e alla fine se togli proprio quel ventello non so dove sarebbero arrivati i Pacers. Hibbert, West, Hill e compagnia sono bravi ma la particolarità di Indiana è il gruppo e, volenti o nolenti, leader ne è Granger.

  7. Granger ed Iguodala sono giocatori molto simili, sanno fare tutto, ma non eccellono in niente

  8. Condivido su Odom. Molto meno su STAT (a NYC è un concorso di colpe, e STAT forse è quasi più una vittima delle circostanze) ed ancor meno su Granger (è il top-player della squadra ma continua ad avere una mentalità da gregario…ed Indiana è arrivata terza ad Est, l’avesse anche Melo questa mentalità, i Knicks avrebbero impensierito Miami).

    A voler citare un secondo ed un terzo avrei detto Felton (Blazers) e Stuckey (Pistons)….

  9. Come si fa a mettere tra i peggiori giocatori il leader e miglior realizzatore di una squadra che ha disputato un anno stratosferico, andando oltre li più rosee aspettative e che come ha detto qualcuno ha vinto più partite quest’anno con la stagione ridotta che lo scorso anno con la stagione intera?

Commenta