Non basta la cattiveria di Artest, Kevin Durant vola troppo alto

Come avevamo anticipato sul finale del recap di gara 1, la serie tra Thunder e Lakers non poteva proseguire sulla falsa riga di quello che si era visto due giorni.

E così, infatti, è stato. Se lunedì avevamo assistito a 48′ di Thunder Basketball, stanotte il copione si è ribaltato: gara sporca, dura, percentuali basse, lotta su ogni pallone. Insomma, Lakers Basketball. Con un piccolo appunto, però: lo è stato per soli 46′.

Gli ultimi due, invece, sono bastati a Durant e compagni per ritrovare se stessi e mettere le giocate decisive, vincendo la gara la gara. O forse sono bastati ai Lakers per perdersi, potenzialmente  in maniera irrimediabile.

Difficile, in effetti, capire cosa sia cambiato in quegli ultimi 120″ in cui Los Angeles sembrava aver fatto tutto il necessario per portare la serie in California sul punteggio di 1-1.

Avanti di sette punti, con il controllo difensivo della gara, Oklahoma in bambola più totale (3/12 dal campo nel quarto periodo fino a quel momento) e anche il pubblico più silenzioso del solito, iniziando a temere sul serio la sconfitta.

Poi arriva un time out di disperazione di Scott Brooks, si torna in camppo e Harden segna in penetrazione. Pochi secondi dopo Durant ruba un passaggio pigro a Bryant (20 punti con 9/25 al tiro) e schiaccia in contropiede.

I Lakers non fanno in tempo a ritornare in attacco che arriva un’altra persa. Harden e KD sbagliano in attacco, ma Los Angeles, dall’altra parte si affida a un pessino isolamento di Kobe, ora marcato dallo stesso Durant. Harden dice -1, Kobe sbaglia ancora e Durant, puntuale come un orologio svizzero, firma il sorpasso con 18” da giocare. 8-0 di parziale in un minuto e cinquanta secondi.

Ultima chance per i Lakers. Rimessa in attacco di World Peace. Il gioco è disegnato per Bryant, ma Westbrook si perde Blake in angolo. MWP lo serve, per un tiro aperto ampiamente nelle sue corde, che però va lungo, sancendo il raddoppio Thunder.

Un abotta psicologica non indifferente per i gialloviola che perdono la gara sul terreno, quello dei finali punto a punto, dove, in teoria, dovrebbero avere un leggero vantaggio, se non altro per l’esperienza della squadra, oltre che per la presenza di Bryant. Ma, a questo punto, l’ennesima vittoria in volata, in una situazione semi impossibile, comincia a far venire il sospetto che le vittorie all’ultio respiro nella serie contro i Mavs non siano poi state una casualità per Oklahoma City.

Tornando alla partita, come detto, i Lakers hanno rimesso assieme i cocci di gara 1 molto bene, imponendo il proprio marchio sulla partita iniziando dalla metà campo difensiva: migliore difesa sui pick’n’roll, area sempre piena, Metta World Peace decisamente più efficace su Durant. Oklahoma, così, non ha potuto giocare il proprio basket, e, di conseguenza, Los Angeles ha comandato le operazioni anche in attacco, cercando Bynum e Gasol o, comunque, la vorando col cronometro.

Thunder battuti a rimbalzo (41-36) e tenuti a soli 32 punti in area contro i 48 del primo episodio. Le percentuali scadenti (38% dal campo, 2/15 da 3 punti), però, hanno impedito a Kobe e compagnia di scappare.

E sul campo dei Thunder è un errore che rischi di pagare a caro prezzo. Anche in una giornata in cui Russell Westbrook ha visto gli stessi tiri che lunedì entravano con percentuali irreali uscire con identiche medie (15 punti con 5/17), Kevin Durant ha subito la difesa aggressiva di World Peace, che il più delle volte gli ha proprio impedito di ricevere palla (solo 15 tiri) e pure James Harden è parso meno in palla di altre volte, OKC ha trovato la forza di andare a prendere la partita per i capelli. Più di istinto che con la testa.

Rischiando su qualche anticipo in difesa, ma trovando la forza per rimettersi in partita e spaventare a tal punto i Lakers da rendergli il canestro più piccolo di una cruna d’ago, anche grazie al contributo di un Ibaka da 7 stoppate.

MVP

Premio da condividere tra i due giocatori che hanno lanciato i due minuti di fuoco dei Thunder: Kevin Durant (22 punti, 7 rimbalzi e5 assists) e James Harden. Quattro punti a testa nell’8-0 che ha girato la partita.

Il canestro della vittoria per il primo, il canestro che ha lanciato il parziale e quello del -1 per Il Barba. Nei 46′ precedenti non avevano certo giocato la loro miglior partita ma, come detto, questo si è rivelato un dettaglio di poco conto…

LE CHIAVI DELLA PARTITA

Detto di una partita che è stata quasi sempre in mano agli uomini di Mike Brown (con qualche responsabilità negli ultimi due minuti in cui non h amai fermato il gioco con un time out), la prima cosa che balza agli occhi è come Los Angeles abbia tenuto bassi i ritmi: 84 possessi per LA, 82, addirittura, per Thunder (che in media viaggiano a quasi 96).

In questo modo, anche grazie a un naturale aggiustamento verso il basso della percentuali tenute in gara 1 dai Thunder, i losangeleni hanno evitato di mettere la gara sul piano atletico, fecendo leva, invece, sui chili di Bynum (20 con 19 tiri) e Gasol (14 con 11).

Lì però, ancora una volta sono stati penalizzanti gli altri giocatori: Blake, Sessions e Barnes hanno “fatturato” appena 7 punti con 2/9 dal campo. L’ex playmaker dei Cavs sta diventando un vero e proprio problema.

Appare sfiduciato partita dopo partita e sempre più fuori dal contesto di gioco della squadra. Occorre recuperarlo in fretta, anche perchè alle spalle, come visto, c’è il solo Blake che fisicamente fa davvero fatica a giocare questa serie.

VERSO GARA 3

Il finale di gara 2 rischia di avere pesanti ripercussioni su tutto il resto della serie. Los Angeles sembrava avere già in mano il pareggio, importante più che mai per mettere pressione su di una squadra che, al momento, è ancora imbattuta nei playoffs.

Ancor più se si conta che le prossime due partite verrano giocate in un inedito back to back: in campo venerdì e sabato, infatti. E di sicuro ha meno problemi a recuperare le nergie una squadra come Oklahoma, piuttosto che i Lakers.

Come detto, Mike Brown spera che lo Staples ripeta i propri effetti benefici sulle seconde linee, ridonando la mira a Steve Blake, un pò di verve a Ramon Sessions e facendo scomarire il fantasma di Matt Barnes. Stanotte LA ha avuto la dimostrazione pratica che solo tre giocatori non possono bastare per avere la meglio dei Thunder.

I quali, però, dal canto loro, devono evitare di concedere due vittorie agli avversari, per tornare a casa almeno su un comodo 3-1. Considerando il fattore campo importante, sarebbe meglio cercaro subito il terzo punto, per non obbligarsi a una gara 4 da vincere quasi obbligatoriamente.

Molto, come sempre, passerà dalle mani di Westbrook, caduto nella sua prima pessima serata di questa post season. Lui è il giocatore che i Lakers soffrono di più, perchè per fermarlo devono farlo muovendo tutta la difesa, non avendo un difensore adeguato in uno contro uno.

Da valutare anche l’impatto degli specialisti difensivi: Metta World su Durant e Sefolosha su Bryant.

 

Post By nikfiumi (61 Posts)

Cestista, baskettaro, appassionato della palla a spicchi, fedele adepto del parquet.
Nato a pane e Danilovic, cresciuto a tarallucci e Ginobili, ho sviluppato col tempo un’insana passione per il basket a stelle e striscie e i Denver Nuggets, aggiungendo poi con calma interesse vivo per Football Americano (San Francisco 49ers) e Baseball (San Francisco Giants). Scrivo per diletto. Parlo a volte, a sproposito, su Radio Playit.

Connect

2 thoughts on “Con le unghie e con i denti Oklahoma City si porta sul 2-0

  1. Con la nuova NBA league pass puoi svegliare tua madre nel cuore della notte con una bestemmia epocale quando Blake sbaglia la tripla del +2 a 1” dalla fine. Tutto questo è NBA League pass… non perderti nemmeno una smadonnata!

Commenta