Irving ha in mano le chiavi dei Cavs

Ormai rinominati nella lega come “quelli che hanno gufato a vuoto”, i Cavs, dopo aver visto il loro ex beniamino alzare l’agognato anello, hanno come buona parte del mondo NBA dovuto abbassare gli occhi e ingoiare a denti stretti il boccone amaro.

Alla franchigia, e alla città intera, non resta ora che tentare di tornare in tempi brevi a regalare qualcosa di decente ai propri tifosi. Perlomeno qualcosa di più dei 3 incontri stagionali di fuoco contro gli Heat (regolarmente persi).

Dall’addio di Lebron se dovessimo stilare una lista dei movimenti fatti, i “meno” sarebbero leggermente superiori ai “più”. Per dare un’idea, come i tifosi degli Hawks quando giocano in casa contro i Knicks. Il paragone è volutamente singolare poiché è realmente difficile valutare i Cavs del post-Decision.

Dichiarazioni d’odio verso il “Prescelto” (tutto sommato comprensibili) a parte, alla mente saltano immediatamente le 26 L consecutive dell’annata 2010/11 che neanche i Bobcats di quest’anno sono riusciti a battere.

Nello specifico, la semi-sciagurata cessione di Mo Williams (e del suo contratto ingombrante) e Jamario Moon ai Clippers per il Barone (e i suoi milioni poi amnistiati) si trasformò solo casualmente da brutto anatroccolo a cigno quando la scelta acquisita proprio dagli angelini (e il misero 2.8% che valeva) fu la prima ad uscire nella lotteria pre-draft.

Una first piovuta dal cielo e spesa splendidamente, almeno per quello che il campo ha mostrato, con Kyrie Irving. Bene, anche perché sembrava essere l’unica “safe” in un draft povero tecnicamente e ricco di incertezze, nonostante il ragazzo di Duke avesse giocato solo 11 gare al College.

La quarta, sempre destinata ai Cavs, ne fu infatti la testimonianza: andati Williams e Kanter, tuttora works in progress, i Cavs ripiegarono a sorpresa su Tristan Thompson, snobbando Valanciunas e la miriade di combo guard presenti nel draft (da Freddette a Thompson, passando per Kemba Walker).

L’anno passato è stato comprensibilmente di transizione ma ha permesso di ammirare il talento ed il carisma del poi nominato ROY ed i buoni margini di miglioramento del lungo da Texas University (anche se probabilmente il momento più emozionante della stagione è stato l’arrivo di mister TPO Luke Walton nella trade con cui i Lakers si appropriarono di Sessions).

Ed arriviamo ai giorni nostri, costretti ancor di più a dare una visione personale di quanto sta accadendo.

Di oggettivo infatti nel draft recente c’era solo un alto concentrato di talento, vicino ai livelli del 2008 o, potenzialmente per le prime pick, del 2003, che permetteva di trovare ottimi prospetti anche nelle scelte medio-alte.

Destinati per il secondo anno consecutivo alla #4 e “andati” Davis, MKG e Beal come prevedibile, i Cavs avevano ancora svariate possibilità: la più sicura, andare con Thomas Robinson, significava di fatto “bruciare” Thompson. Optare per il QI cestistico di Lillard appariva come un lusso visto il talento di Irving.  Si sarebbe potuto scegliere l’ipotetico “best player avalaible” e/o mettere la propria scelta sul mercato e vedere cosa ne sarebbe venuto fuori.

La scelta di Waiters, così come accadde per TT, ha fatto storcere il naso a diversi (sottoscritto compreso). Se le qualità nella metà campo avversaria dell’ex orange sono tutto sommato indiscutibili, non sembra altrettanto comprensibile pescare questo tipo di undersized quando il draft ti permette di “rischiare” un Harrison Barnes.

Di difficile valutazione è la trade che ha spedito le tre scelte (24-33-34) a Dallas per la numero 17, poi spesa per il solido ma non entusiasmante Zeller (viene da chiedersi perché, a quel punto, non cedere la 4 e provare un’accoppiata Lamb-Drummond)

Il dato di fatto che salta agli occhi, elucubrazioni post-draft a parte, è il lavoro fatto sul monte salari.
Fatta eccezione per il contratto di Varejao (un 27×3 con team option che, visti i tempi di Kwamoni e Javaloni, non è esattamente da buttare) e per i free agent che verranno eventualmente adescati quest’estate, dal 2013 il monte ingaggi dei Cavs annovererà solo le 4 scelte sopracitate.

Gilbert&co. sembrano entrati in un regime  di “fairplay finanziario”, termine ormai abusato da questa parte dell’oceano ma poco conosciuto in NBA viste le cifre recenti,  dato che, a parte le prevedibili illazioni su un aiuto ai Nets per l’affaire Howard (poi rivelatesi infondate) pur di fermare l’ascesa del trio di Miami, in questo mercato FA non si è ancora sentito parlare effettivamente di Cleveland.

Difficile ipotizzare obiettivi a breve termine, ma la squadra necessita comunque di qualche piccolo accorgimento, come ad esempio un back-up d’esperienza per il giovane Irving (si erano fatte insistenti le voci di un arrivo del venerabile maestro Fisher). Se invece Waiters avrà fin da subito la fiducia di coach Scott, facile credere che l’ormai non più entusiasmante Boobie Gibson dovrà reinventarsi specialista dal perimetro per cercare di avere spazio in questo progetto.

Nello spot #3 c’è affollamento, con il trio Gee-Casspi-Azubuike a cercare spazio: presumibile tocchi al primo non far rimpiangere l’addio di Parker visto il buon finale di stagione e considerate la discontinuità dell’israeliano e i dubbi sulle condizioni fisiche dell’ex Warriors.

Thompson dovrebbe finalmente guadagnare ulteriore spazio visto l’addio certo di Jamison, formando con Zeller e Varejao un reparto lunghi ben assortito per tecnica e presenza fisica, in attesa di capire quale sarà la decisione su Erden.

Manca qualcosa. Manca molto. Ma probabilmente come detto l’idea è di non spendere inutilmente per una stagione che sarà dedicata in linea di massima alla crescita di Irving e Thompson (rispettivamente dal punto di vista difensivo e realizzativo), dei rookie e ad un semi-tanking per il draft futuro (anche se i Cavs hanno numerose scelte protette di dubbia utilità visto che la classe 2013 si presenta al momento non profondissima).

Se questi siano i giusti presupposti per trasformare il lago della morte in una delle più grandi rivincite della storia dello sport, solo il tempo potrà dirlo.

Per adesso, Traditore 1 – Traditi 0. And counting…

Post By Niccolò Coveri (44 Posts)

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9 thoughts on “Cleveland Cavs: la lenta rinascita degli abbandonati

  1. Gran bel pezzo! Io sono con i Cavs per simpatica e le basi per ricostruire ci sono. Solo che ogni volta mi chiedo: ma alla quarta scelta non si poteva andare su Barnes per dare al 3 un finalizzatore con i fiocchi? ma anche l’anno scorso mi sorpresero ed ora stiamo a guardare!

  2. 2 quarti picks usati per 2 medi giocatori… Quando si parla di Cavs, a me resta sempre la sensazione che dovevano fare meglio. Stiamo a guardare…

  3. Possiamo scrivere di tutto su quanto è accaduto… ma una cosa è certa: i Cavs, in 6/7 anni non sono riusciti a costruire una squadra da titolo intorno a James… Pat Riley, dopo un anno era già in finale, ed alla seconda occasione ha centrato l’obiettivo!

    Certo la Decision ha fatto quel che ha fatto, ed i Cavs sono stati vittime di alto tradimento… certo però che anche loro, non si sono fatti voler bene da “The King”… insomma, mai un acquisto all’altezza, mai nessuno che gli abbia spiegato come comportarsi, mai nessuno che gli abbia permesso di fare quello che in due anni a Miami è successo!

    Detto questo… ora Cleveland ha capito dov’è stato l’errore? Ha capito come coccolarsi le proprie stelle e cosa deve cercare per arrivare all’agognato anello?
    Questo è quello che conta… progetti a lungo termine che paghino le scelte fatte!

    • in 6-7 anni Danny Ferry ha fatto l’impossibile per dare a LBJ giocatori funzionali ad un progetto incentrato solo ed esclusivamente su di lui, e non mi pare che abbia fatto malissimo, anzi…se non sono arrivati al titolo non è di certo perché l’ambiente non s’è coccolato a dovere James (boiata delle boiate).

      • Mi spiace che tu la pensi così… anch’io sono un forte estimatore di Danny Ferry, ma dimmi quali sono i giocatori funzionali… Mo Williams? Parker? Questi sono giocatori da titolo? Shaq a fine carriera?

        Forse ho usato un termine errato… coccolato è stato fin troppo coccolato. Ho sbagliato termine. Volevo dire che non l’hanno fatto innamorare della franchigia !!!

        Questo devono fare…

        • Mo Williams al primo anno ai Cavs è finito all’All-Star Game, seppur come “ripescato”…non ho parlato di giocatori da titolo, bensì di giocatori funzionali ad un progetto incentrato solo ed esclusivamente su LeBron, com’era naturale che fosse visti i danni fatti in passato dalla dirigenza Cavs e visto quanto vuole avere la palla in mano LBJ…Ferry gli ha dato una manica di buoni tiratori, da Williams al tanto osannato Boobie Gibson che poi si è perso per strada, fino a Jamison, Parker e West che scarsi non lo sono mai stati…tolto Shaq pesantemente fuori forma e fuori voglia, il frontcourt non mi sembra fosse esattamente malaccio, Varejao era all’epoca uno dei migliori lunghi difensivi della Lega, Ilga era agli sgoccioli già 3 anni fa ma una ventina di minuti semi-decenti li dava ancora ogni tanto, il già citato Jamison non è mai stato e mai sarà una stella di prima grandezza ma assolutamente un buon mestierante, e non dimentichiamoci che Leon Powe nel 2008 aveva avuto un impatto fondamentale nei Celtics titolati…ci aggiungi due atletoni a dare energia dalla panca come Jamario Moon e JJ Hickson e quel decerebrato di Bassy Telfair, che comunque il suo lo ha sempre fatto, e il roster è pronto…ora, è un roster che io ritengo da titolo? no, ma è un roster costruito a puntino per il gioco di LeBron. E’ semplice: LeBron ha sempre la palla in mano? Bam, molli ogni singolo play puro che ti capita tra le mani e cerchi di accaparrarti pg con punti nelle mani e capaci di segnare sugli scarichi….fatto! E così via per gli altri ruoli…poi è chiaro che una città chiamata “The Mistake on the Lake” non può avere chissà quale appeal per i pezzi da novanta del mercato, ma in quest’ottica mi sembra proprio che Ferry abbia massimizzato tutto ciò che poteva…al massimo lo criticherei per la scelta di Mike Brown, che avrei preferito in un ruolo da assistente come il Thib di Boston, ma si è visto che pure quest’anno gli Heat con un demente sulla panca hanno vinto senza uno straccio di gioco offensivo, quindi…e non mi pare che un Mario Chalmers sia così superiore a Delonte West o Mo Williams, né che lo siano Joel Anthony/Eddy Curry/Haslem/Turiaf rispetto ai Varejao/Jamison/Ilga/Shaq/Hickson di 3 anni fa…la differenza l’hanno fatta un LeBron molto più maturo, qualche infortunio a Est che ha abbassato il livello e il numero delle contenders (occhio che non è hating eh, mi sembra chiaro che i Magic anche con Howard non sarebbero andati da nessuna parte, ma i Bulls qualcosa da dire con Rose ce l’avevano eccome), e le altre due stelle a roster degli Heat (e se vogliamo pure un Battier fenomenale e Mike Miller che fa la partita della vita).
          Ma davvero, non penso che si possa buttare m***a su Danny Ferry per i roster che ha confezionato, la città fa schifo, le luci erano puntate sempre e solo su LBJ e poi ci sono altre 29 squadre, non sono tutti fessi come Timberwolves, Sonics e Grizzlies che si mettono a regalare superstar…

          • Mi Piace la tua lettura degli ultimi anni n casa cavs StopSnitchin, ma non mi puoi mettere alla pari Rio e tutta la sua folle Personalità con Delonte o Mo Williams!!!! Cioè Rio è la reale 3° punta offensiva degli heat,e Christina B. la 4°, ma nettamente. Chalmers sarà l’uomo franchigia quando Il n°3 e il n°6 non ci saranno più.

  4. ahahahah, beh ma se parliamo di “folle personalità” penso che il caro Delonte sia secondo solo a gente del calibro di World Peace nell’NBA attuale :D concordo sul fatto che sia la reale terza opzione in attacco, però personalmente non mi piace tantissimo, Mo Will mi pare leggermente più completo (com’è normale che sia considerando le rispettive età eh) e sopratutto meno discontinuo…anche se c’è da dire che ha giocato delle buonissime Finals!

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