Joe Johnson vs Carmelo Anthony: la sfida della Grande Mela è lanciata!

Se Martin Scorsese potesse tornare indietro, racconterebbe una storia diversa rispetto a quella raccontata in “Gangs of New York” film del 2002 con Leonardo Di Caprio, Daniel Day-Lewis e Cameron Diaz.

Sì, perché le vere Gangs le troviamo più che altro nel glorioso sport professionistico della “Grande Mela”. Vi dicono qualcosa i nomi di Dodgers e Yankees? Le due squadre, prima di trovarsi ai poli opposti della nazione, davano vita ad una sfida cittadina davvero entusiasmante, che per sette volte in quindici anni, è stata protagonista di scintillanti World Series.

Brooklyn, New York, sessant’anni dopo. Il balzo temporale è notevole, ma il principio non è cambiato e qualcosa potrebbe far ritornare nella memoria dei più anziani, una rivalità immortale tanto da risuscitare i nomi di Babe Ruth, Joe Di Maggio, Roy Campanella e Jackie Robinson. Ma questa volta non si parla di baseball, bensì di basket e per la precisione del ritorno dei Nets “In da City”.

Dopo anni di rinvii, ripensamenti e incomprensioni, Jay-Z e soci ce l’hanno fatta. Il Barclays Center ha aperto i battenti e Brooklyn ha accolto la franchigia con grande clamore.

Ma la rivalità tra loro e i Knicks sarà ai livelli di quelle che hanno fomentato il passato sportivo newyorchese? Possono diventare, le due compagini, le nuove Gangs of New York?

Beh, solo il tempo potrà dircelo e intanto, la prima attesissima sfida è stata rinviata per questioni climatiche, visto il passaggio di un nemico ben più temibile, come l’uragano Sandy che ha deciso di rimandare solo di qualche tempo l’inizio delle ostilità.

Sarà lunedì 26 novembre la data da segnarsi sul calendario. Broadway si sposterà a Brooklyn e i Knicks faranno visita ai Nets per aprire un nuovo scenario e una nuova attrazione che raccoglierà migliaia di persone. Ma, in proiezione futura, quale squadra avrà più peso dell’altra?

E’ difficile rispondere ora, ma i Knicks hanno di sicuro una marcia in più, non perché siano più titolati o perché giochino nel celeberrimo Madison Square Garden, ma esclusivamente perché sono la squadra storica di New York. Certo, anche i Nets vi hanno militato, per quasi dieci anni, per poi spostarsi nel New Jersey, ma l’esilio di questi quarant’anni non ha fatto altro che collocare tifosi, merchandising e soldi altrove.

I Knicks sono diventati l’orgoglio della città, un po’ come lo è la Roma nel calcio, mentre i Nets hanno fatto la fine della Lazio, squadra che rappresenta una regione, più precisamente uno stato in questo caso, che ha sostenitori sparsi per tutto il territorio, senza un nucleo ben preciso e portante.

Su questo si è basata la decisione della società di tornare in una Metropoli. Il progetto è costato parecchio, ma ha già dato i suoi frutti. L’interesse per il basket è tornato vivo, non solo perché gli altri, quelli in arancio-blu, sono diventati una Squadra (con la “s” maiuscola) a tutti gli effetti, ma anche perché i Nets sono riusciti a portare entusiasmo e attenzione verso uno sport che stava passando in secondo piano, negli ultimi anni.

Al suono di “Hello Brooklyn!” uno dei five neighborhoods ha accolto Deron Williams e compagni un giorno d’estate e da quel momento in poi è impazzita la Netsmania, tanto che la lega ha deciso di dedicare a loro la terza edizione di The Association, lo speciale che racconta tutta la stagione di una squadra NBA.

Tributo più che doveroso per una franchigia che riparte da zero, ma che vuole subito ottenere cento e per questo è stato provato a prendere Dwight Howard, senza successo. Così, il 2 luglio, ci si è dovuti “accontentare” dell’arrivo di Joe Johnson, ormai stufo di restare ad Atlanta e in cerca di nuove emozioni.

Per arrivare alla guardia sei volte all-star, il GM Billy King si è dovuto privare di Anthony Morrow, Jordan Farmar, DeShawn Stevenson, Jordan Williams, Johan Petro e di una scelta protetta al prossimo draft, che nel caso dovesse essere nella lottery, tornerebbe di diritto al mittente.

Nonostante queste privazioni, gli addetti ai lavori hanno subito abbracciato la scelta della società che ha immediatamente rifirmato Deron Williams e Gerald Wallace per avere i primi tre spot coperti.

Sfumato il rischio di trasferirsi ad Orlando, per l’affare Howard, anche Brook Lopez e Kris Humphries sono stati confermati, completando così il quintetto titolare. Per la panchina, sono arrivati il bosniaco Teletovic, il veterano Jerry Stackhouse, C.J. Watson, Andray Blatche e Josh Childress, senza dimenticare i rookie Tyshawn Taylor e Tornike Shengelia, che potrebbero dare un significativo contributo, nel caso ce ne fosse bisogno. Dai Raptors è poi giunto Reggie Evans ad infoltire il reparto lunghi.

Una off-season molto movimentata, quindi, che ha lasciato qualche amaro in bocca, ma che per il resto è stata tutto sommato positiva. Ora non rimaneva che attendere l’inizio della regular season, mentre si dava un’occhiata alle nuove leve e ai rinnovati colori (un bianco-nero, non propriamente il massimo del glamour).

Il debutto al Barclays Center è avvenuto il 15 ottobre, nella seconda gara di preseason, di fronte a più di 14000 persone, non il pienone, ma quasi. La vittoria contro i Wizards è stata qualcosa di superfluo, perché si sarebbe fatta comunque festa per un avvenimento storico.

Il 24 ottobre, per l’ultima gara pre-stagionale, si sono affrontate le due squadre newyorchesi, nell’antipasto di quello che sarà il futuro. Campo neutro (Nassau Coliseum), ma battaglia vera, tanto che si è dovuti ricorrere ai tempi supplementari per decretare il vincitore e alla fine sono stati i Knicks a spuntarla per 97-95.

Knicks che non hanno avuto un estate facile. Un po’ oscurati dall’arrivo dei nuovi coinquilini e un po’ perché ci si aspettava decisamente di più dal loro mercato, si sono fatti letteralmente da parte, mettendo a segno solo qualche colpo “Over 30”.

Sì perché sono arrivati giocatori ormai a fine carriera come Jason Kidd, Pablo Prigioni, Rasheed Wallace, Kurt Thomas e Marcus Camby, quest’ultimi due al loro ritorno nella Grande Mela, così come Raymond Felton.

Gli addii  a Jeremy Lin e Landry Fields sicuramente bruciano ancora, ma la dirigenza ha fatto il possibile per tenere la squadra competitiva e i risultati stanno venendo a galla in queste prime partite di stagione, in cui sono ancora imbattuti e nella prima gara hanno battuto nientepopodimeno che i campioni in carica dei Miami Heat. Chissà quanto durerà questo exploit, ma i Knicks vogliono dimostrare che ci sono anche loro e che il vento non è cambiato sotto la Statua della Libertà.

La prima vera sfida è vicina, la prima di una lunga serie che vedrà di fronte Kidd contro Williams, Johnson contro Anthony e tanti altri.

A New York l’adrenalina sta crescendo, ma anche qualcosa di nuovo sta nascendo. Qualcosa che potrebbe superare qualsiasi altra rivalità cittadina. Qualcosa che non riguarda solo il basket, ma un’intera comunità.

Post By Nicholas Lippolis (112 Posts)

Scrive per playitusa dal 2012. Esperto di NBA, NHL ed MLB.

https://twitter.com/NikLippolis

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3 thoughts on “The New Gangs of New York

  1. Knicks = Roma,Nets = Lazio.
    Mi pare un paragone “leggermente” forzato,con il falso storico che “Roma tifa Roma”,semplicemente la Roma ha più tifosi in generale…a Roma e fuori Roma,ma se andiamo a vedere le % di tifo dentro e fuori,sono pressoche identiche.
    Allora si poteva tranquillamente scrivere Knicks = Lazio e Nets = Roma anche per la semplice data di nascita.
    Non bisogna sempre fare paragoni con il calcio perchè siamo in Italia ;)

    • Certo Manuel, ma era per far capire meglio il concetto e sinceramente non mi veniva in mente paragone migliore. Se dovessimo fare un sondaggio magari è come dici tu, ma io non volevo parlare di tifo, bensì di storia e territorio. La Roma rappresenta l’immagine della città, mentre la Lazio più quella della regione in cui è situata Roma, così come lo è il New Jersey. Comunque, era un semplice esempio, passo e chiudo.

      • Prima di scrivere inesattezze (knicks=roma nets=lazio) bisognerebbe informarsi, la Lazio è nata ben prima della roma e non ha mai giocato fuori da Roma…potrei continuare spiegandoti anche come la roma non rappresenti la città, ma si sia solo impossessata del nome della stessa, ad ogni modo non mi sembra il luogo e il momento…peace

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