Drew vs Wittman: non è facile impostare la difesa per una rimessa dal fondo...

Drew vs Wittman: non è facile impostare la difesa per una rimessa dal fondo…

Menù per tutti i gusti in questo episodio.

Da sagaci geometrie tattiche all’importanza dei fondamentali, gli ultimi minuti dell’Nba sono sempre prodighi di ghiotte lezioni.

WAS@ATL (21-11-11)

 

Difendere sulle rimesse dal fondo è uno dei banchi di prova più impegnativi anche per gli specialisti difensivi: sia perché si verificano piuttosto di rado, ma soprattutto perché la triangolazione attaccante-palla-canestro assume una forma insolita ed ogni attimo di distrazione può risultare fatale, sfociando in un rapido appoggio al ferro.

In questo caso, dopo che il difensore del playmaker è rimasto vittima di un buon blocco di Horford, il lungo si è trovato a difendere su due uomini in avvicinamento sia al ferro che alla palla (coincidenza di posizione che si verifica solo nelle rimesse dal fondo), e, fidandosi anche della copertura del difensore che ostacolava la rimessa, ha scelto salomonicamente di restare fra i due taglianti, non considerando come uno dei due, Al, fosse più pericoloso dell’altro.

Da non sottovalutare l’esecuzione del rimettitore, Stevenson, che ha sbilanciato con una finta il difensore che gli faceva da schermo ed ha poi pescato puntualmente con il bounce pass Horford.

Ecco la trama di base:

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TOR@CHA (21-11-12)

 

Altra situazione di rimessa dal fondo, stavolta con esito sul lato, caratterizzata dal mismatch di partenza fra Bargnani (7-0) e Kidd-Gilchrist (6-7), magistralmente capitalizzato usando un semplice blocco, sufficiente per creare lo spazio per il catch n’ shoot dall’angolo, un mezzo rigore per Andrea (come noto, l’Nba ammetterà in seguito che il fallo era stato commesso…).

Astuta l’idea di far rimettere il playmaker: in caso di ricezione nei pressi della rimessa, se il difensore del rimettitore decide di aiutare sul lungo tiratore, c’è comunque una buona discrepanza d’altezza (a differenza del caso precedente, in cui Horford, centro sottodimensionato, si è trovato chiuso a “sandwich” fra due giocatori dall’altezza simile alla sua).

CHI@HOU (21-11-12)

 

Rimessa che, a giudicare dalla comoda ricezione in un momento delicato del match, sembrerebbe frutto di un colpo di genio… ma in verità, l’uso del lungo per ricevere la rimessa è una prassi consolidata e per quanto riguarda lo spazio enorme guadagnato da Noah, è da imputare ad un cortocircuito delle rotazioni difensive dei Rockets: Asik aveva in mente lo switch difensivo, un classico in quella situazione, mentre Patterson credeva di dover restare sul proprio uomo mentre Asik passava sopra il blocco  inseguendo Noah.

Per sua fortuna, il turco ha poi usato la sua notevole rapidità di piedi per recuperare sul francese e rigettare il tiro, anche se stavolta Noah meriterebbe di finire dietro la lavagna in punizione: il terzo tempo a sinistra dovrebbe essere nel suo repertorio, e decidere di concludere con la mano “interna”, senza proteggersi con il corpo, sarebbe sensato in caso di schiacciata, ma per un appoggio a canestro rischia di essere un invito a farsi stoppare (per la serie: l’importanza dei semplici fondamentali…).

LAC@OKC (21-11-12)

 

Westbrook, con Durant preso in custodia da Griffin a dieci metri dal ferro, opta per un’istintiva aggressione al ferro in solitaria  e, nonostante si imbatta in un raddoppio, sale impavido in sospensione (senza nemmeno buttarsi in avanti sperando nel fischio arbitrale).

Forse ha scelto la conclusione rapida nel tentativo di lasciare più di 24 secondi sul cronometro, in modo da concedere a Okc l’ultimo tiro, anche se, con il punteggio in parità e la palla in mano, un’altra scuola di pensiero ambirebbe alla costruzione di un buon tiro o almeno ad una soluzione a più alta percentuale di successo…

TOR@DET (23-11-12)

Un’alternativa alla scelta di Westbrook ce la fornisce il giovane Knight che, pur con un assolo esplosivo alla Russell, si ricorda di essere un playmaker e di poter quindi “convocare” i compagni per un blocco:

 

Nel secondo replay, si vede chiaramente come Brandon prima chiami il blocco di Monroe e poi indichi a Prince di allargarsi in angolo (per allontanare il difensore), dopodiché punisce l’hedge di Amir Johnson incrociando il palleggio e si butta infine verso il ferro per concludere con la mano esterna: play-making.

 

Post By Fraccu (121 Posts)

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2 thoughts on “Last minute – Episode 6

  1. Grande Fraccu, mi attacco sempre ben volentieri a queste analisi! E nella successione che hai fornito, hai fatto fare la figura del pollo (meritatissima) a Westbrook nei confronti di Knight…

  2. Felice di interessarti, Mavio… Harden era un giocatore che fungeva da aiuto-playmaker ed era molto autonomo nel realizzare (solo 50% dei canestri su assist); Martin invece non gestisce la palla e segna spesso su assist (70% delle volte); il risultato del nuovo scenario è quindi che Russell è costretto a fare il playmaker “full time”, e se, da un lato, è potuto così tornare agli 8 assist a partita (come quando Harden giocava meno e con meno palloni), dall’altro, in situazioni critiche è costretto a “snaturarsi” in playmaker-organizzatore, ruolo che poco si addice alla sua istintività…

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