wash76762 Maggio 2008. Dopo la scottante dichiarazione dell’irriverente De Shawn Stevenson, ma prima dell‘affaire Crittenton-Arenas.

Per tre stagioni consecutive i Wizards escono in un matchup tra seed #4 e #5 ai danni dei Cavs, capitanati da un giovane LeBron. In quel giorno primaverile la franchigia della Capitale figura per l’ultima volta in una partita di Playoff.

Sono passati 5 anni da allora. I Big Three se ne sono andati. Jamison si è trasferito prima nell’odiata città dell’Ohio e ora bazzica sul fondo del pino dai Lakers. Caron Butler ha figurato nella Dallas vincitrice del 2011. Titolare fisso salvo poi infortunarsi e acclamare il Larry O’Brien in borghese.

Pure Stevenson militava in quell’edizione dei Mavs. Ha avuto la sua rivincita su LeBron ma, senza nulla toglierti De Shawn, ora il #6 non mi pare decisamente sopravvalutato. E Gilbert? Ehh Gilbert… questa la lasciamo ad un’altra volta magari.

Sinceramente riesce difficile fare una summa dell’ultimo lustro nella Capitale. Problemi comportamentali e allenatori usa e getta. Una società che si è mossa senza una meta e che ora ne paga le conseguenze
.
In questo 2013 con il restyling del logo e delle divise si sperava di dare nuovo corso a un team giovane e di belle speranze. John Wall ad Agosto si dichiarava certo del valore della squadra. In una intervista col famoso sportsman Jim Rome puntava sicuro ai Playoff: “Abbiamo aggiunto Nenè lo scorso anno come presenza in post basso che può segnare e passare. Con una trade abbiamo preso Ariza ed Okafor, uno ha vinto un titolo e l’altro è un veterano con esperienza di post season, aggiungendo un ottimo tiratore come Bradley Beal.”

Tutti (o quasi) vero. Salvo che poi è stato proprio il #2 ad “abbandonare” la sua nave alla deriva. A settembre inoltrato un infortunio da stress al ginocchio sinistro.

Diagnosi? All’inizio un mese, due poi la situazione è sfuggita di mano.. per questo genere di fastidio difficilmente può essere pronosticato un tempo di recupero, persino per gli staff medici NBA.
Parte l’anno con un terrificante e sporca dozzina. 0-12. Tenuti a 76 punti dai Bobcats che ci hanno fatto sognare per 3 settimane. Da lì in poi non molto meglio.

Volendo semplificare la questione il problema principale dei Wizards sono le gerarchie. A Washington un nome semi-sconosciuto appare, gioca divinamente per una striscia di partite e poi sparisce nel nulla, inspiegabilmente.

I lunghi d’esperienza, Nenè ed Okafor, sono sembrati oggetti fuori dal radar per buona parte della stagione. Il brasiliano non è più esplosivo come un tempo. I suoi ottimi tempi di giocatore da pick-n-roll sembrano fotografie impolverate nascoste in soffitta. Ad Okafor si chiedeva difesa e, a grandi linee, è arrivata. Tuttavia il grosso problema rimane l’attacco.

Trentesimi per punti a partita. Se uno come Jordan Crawford, con tutto il rispetto che posso dare a uno che schiacciò in faccia a LeBron, riesce ad essere la tua prima scelta in attacco qualcosa che non va ci deve essere.

Garrett Temple, Price, Mack sono i proverbiali conigli tirati occasionalmente fuori dal cilindro. Una sorta di grande sperimentazione di massa, quasi un gioco in cerca di alchimie di coach Wittman posto di fronte a una stagione già segnata in partenza e così malaugurata.

Infatti non possiamo di certo negare che la sorte avversa ci abbia messo del suo. Oltre al sopracitato problema alla Star della franchigia tante, troppe avversità.

Leandrinho Barbosa appena arrivato, è già indisponibile a causa dell’ennesimo maledetto torn ACL che affligge la nostra lega preferita come una peste nera. Proprio ora che la strada inizia a viaggiare (10-9 dal ritorno di Wall,  7-3 in casa) si procura una distorsione alla caviglia. Non grave, certo ma se aggiunta al contesto generale getta ombre inquietanti nella capitale.

Questi Wizards hanno sepolto un grande talento e con il prodotto di Kentucky in regia avrebbero potuto fare ottime cose, probabilmente soffiando il posto nei playoff ai Bucks.

Per le prossime stagioni fermare il declino e ripulire il roster sono gli unici due imput all’ordine del giorno.

Ottimi giocatori come Seraphin, visto alle Olimpiadi quest’estate, vanno decisamente valorizzati. Vesely deve acquistare continuità, mettere su massa muscolare e può diventare un buon lungo.

Beal ormai è una certezza, futura Star della Lega. Solido (questa è la qualità che si deve imporre a una squadra giovane) tiratore da 3 si è affermato come la shooting guard più promettente dello scorso draft, insieme a Waiters. Deve sviluppare un tiro dalla media rispettabile ma mostra già i primi segni di un certo carattere che in NBA non tutti hanno.

Le percentuali sono ancora basse (41% dal campo, 38% da 3) in penetrazione non è un carro armato ma ha molta forza e buona fisicità (54%). Sopratutto sa tenere la palla in mano (un quinto delle giocate sono per lui) e non ha paura di prendersi possessi importanti con l’orologio che si avvicina allo zero.

L’ex Blazer Webster è sempre mortifero con i piedi dietro l’arco (44%) ma il carattere difficile non lo rende un buon team-player. La trade che ha portato lontano Nick Young e Javale McGee tutto sommato la si può definire azzeccata. Due potenziali devastanti, in particolare il secondo, destinati a soccombere nella melma dell’inesperienza e dell’anarchia capitolina.
Trevor Booker si presenta come interessante fenomeno atletico la cui crescita va monitorata.

Come avrete compreso da questa rapida carrellata ci può essere ottimismo per il futuro… come ce n’era per questa stagione d’altronde. Sperando in una maturazione di Wall a livello di scorer e considerato il basso livello generale della Eastern Conference i Wizards si presenteranno al draft 2013 con moderato rimpianto e belle speranze.

Presumibilmente avranno una buona scelta e a mio parere necessitano assolutamente di un tiratore perimetrale con buone attitudini difensive. Otto Porter è il prospetto più vicino a questa descrizione, con Victor Oladipo secondo indiziato.

C’è motivo per i Maghi per rincuorarsi di un tiepido ottimismo. Se sapranno muoversi coerentemente in off-season questa, finalmente, potrà essere l’inizio di una rinascita dalle polveri (da sparo) di quella terribile sera di Vigilia natalizia del 2009..

Post By BlazerPone (5 Posts)

Studente cesenate, adepto del gioco da campetto. Ho scoperto il basket tardi e non ho rimediato all’autolesionismo innamorandomi a prima vista di Brandon Roy e dei Blazers. Credo nel Rasheedesmo come unica religione e in Buffa come maestro di vita. Passione sfrenata per la March Madness, che mi toglie ore di sonno e di vita ma mi dona l’essenza vera di questo sport. Izzoboy per fulminazione.

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