"Basta essere il numero 2" dice KD alzando un dito al cielo, peccato che adesso il "suo" numero 2 sia out per tutti i playoff

“Basta essere il numero 2” dice KD alzando un dito al cielo, peccato che adesso il “suo” numero 2 sia out per tutti i playoff

La serie tra Thunder e Rockets sbarca a Houston con un assente illustre. Russell Westbrook resterà ai box per tutta la post season a causa dell’infortunio al ginocchio destro occorsogli nel secondo quarto di gara2. L’infortunio non aveva impedito al playmaker di giocare tutto il secondo tempo ma gli accertamenti hanno evidenziato una situazione da risolvere chirurgicamente.

L’attenzione di questa terza gara della serie è focalizzata ora sulla reazione dei Thunder alla mancanza di uno dei due punti di riferimento offensivi. Di fronte la squadra di Brooks si trova un’avversaria capace di reggere botta in gara 2 e di sfiorare la vittoria.

Jackson prende il posto di Wesybrook in quintetto ma i minuti da ridistribuire saranno spartiti anche con Fisher, Sefolosha, Martin ma chi non uscirà praticamente mai è Durant.

Partenza fulminea di Houston che piazza un parziale di 7-1. Il quintetto è lo stesso di gara 2 con Beverly in regia e Harden in marcatura su Ibaka.

Oklahoma però si risveglia subito e condotta da un Durant da 17 punti nel primo quarto chiude immediatamente il divario e allunga prepotentemente. Houston, forse con l’intento di togliere la palla a Durant e di responsabilizzare gli altri Thunder spesso si schiera a zona, mossa infelice che lascia ampi spazi ai vari Jackson, Sefolosha e Ibaka bravi a farsi trovare pronti e a segnare.

Infilando canestro dopo canestro aumenta la fiducia e il solo canestro di Houston su nove tentativi da tre punti aiuta ad ampliare il solco di venti punti che chiude il primo tempo. Lin fatica più che mai in questa serie e deve arrendersi ai fastidi alla spalla destra, fasciata vistosamente in panchina, che gli impedice di rientrare nel finale di partita.

Houston sembra anestetizzata, fatica a trovare i punti in contropiede e si rifugia troppo spesso nelle doti di uno contro uno di Harden che comunque non riesce a trovare spazi tra le maglie della difesa ospite. I primi 25 minuti danno l’idea di come sarebbero i Thunder e Durant senza Westbrook.

Mancano le sfuriante del numero “zero” che alzano il ritmo della gara e che evitano d’impelagarsi nell’attacco a difesa schierata ma Durant esplode in tutto il suo potenziale, gioca ogni possesso, spesso da “point forward” e  si prende quasi tutte le responsabilità offensive.

La partita sembra scorrere verso la conclusione senza grosse sorprese quando a metà del terzo quarto l’attacco di Oklahoma s’inceppa, Houston prende fiducia con qualche contropiede e finalmente anche il tiro da fuori funziona.

Forse per disperazione coach McHale manda sulle tracce di Durant Garcia che ha il merito almeno d’infastidire il numero 35 avversario e di obbligarlo a tiri sempre più difficile. Il distacco viene rosicato pian piano e grazie alle triple di Delfino, Parsons e dello stesso Garcia Houston si porta anche in vantaggio.

A poco meno di quattro minuti dalla fine è una bomba dell’argentino Delfino a dare il primo vantaggio a Houston dal primo quarto. La partita continua ormai in equilibrio, un canestro di Ibaka con un tiro rovesciato quasi sulla sirena dei 24 secondi tiene in vita Oklahoma.

Sul 99-97 per Houston a circa 40 secondi dalla fine Durant trova un canestro da  tre punti che ridà il vantaggio ai Thunder. Un tiro senza ritmo, preso dopo il primo passaggio dell’azione da otto metri che però è talmente morbido che dopo essersi impennato ricade danzando sul ferro per poi entrare come una piuma.

Houston prova subito la reazione ma è tradita dal suo uomo di riferimento. Harden, autore di 30 punti, perde una palla sanguinosa in penetrazione. Fisher e Jackson sono bravissimi a chiudere la gara con i liberi e non serve l’ultimo tentativo da tre di Delfino che si spegne corto.

L’inerzia di una partita può cambiare su un singolo episodio, così la pensa Harden a riguardo della tripla di Durant nel finale: “Ha segnato un tiro fortunato. Era una buona difesa. Quando è entrato però ci ha tolto un po’ d’energia”.

La serie anche senza Westbrook sembra avere il destino segnato anche perché Houston è spesso in difficoltà se non trova energia dalla difesa e se  il tiro perimetrale non entra. “Dobbiamo trovare il modo di vincere queste partite” commenta coach McHale “Dobbiamo avere quel tipo d’energia dall’inizio alla fine. Dobbiamo essere continui per 48 minuti”.

Entrambe la squadre possono già pensare al futuro anche se la serie non è ancora finita ma difficilemnte Oklahoma non posserà il turno. Houston ha fatto esperienza e da questa serie deve capire che se vuole migliorare deve affiancare un altro giocatore di livello assoluto ad Harden per togliergli pressione a trovare più soluzioni in attacco a difesa schierata.

Per Oklahoma l’orizzonte è molto più vicino, l’assenza di Westbrook è un problema che non si può risolvere e la rincorsa all’anello oggi sembra più difficile che mai.

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