dwi23La decisione pseudo-lebroniana di Dwight Howard di portare il suo talento nel Texas , a dar man forte a James Harden riportando i Rockets ai piani più alti della NBA, è arrivata prima del paventato 10 luglio e ha catapultato i Lakers in una dimensione che non si vedeva da anni: ricostruire senza le fondamenta, un futuro a dir poco nebuloso con lo spettro di una -o forse più d’una- stagione all’insegna della mediocrità.

Fino all’ultimo giorno si è sperato che Howard potesse rinnovare, gli era stato offerto un sontuoso quinquennale da 118 milioni, l’offerta di gran lunga più ricca, eppure il centro ex Orlando ha preferito andarsene a Houston rinunciando a 30 milioni e facendo pesare maggiormente il contesto tecnico-tattico a lui più congeniale, dopo un’annata drammatica nella città degli angeli.

La stagione appena conclusa per i Lakers è stata un fallimento totale e il grave infortunio di Kobe alla vigilia dei playoff ha dipinto un quadro ancora più grottesco. Il mercato della scorsa estate aveva portato in California proprio quel Dwight Howard che ha appena fatto le valige, il centro All Star che avrebbe dovuto dominare le plance giallo-viola per diversi anni ripetendo le performances mai dimenticate del grande Shaq.

Tuttavia non era stato l’unico esaltante colpo di mercato: era arrivato pure Steve Nash, un altro All Star dalle mani sopraffine all’ultima occasione per raggiungere l’anello, e a completare il cerchio era giunto Antawn Jamison a dare qualità alla panchina.

Il quintetto recitava: Nash, Bryant, Metta, Gasol, Howard. Una squadra di stelle, data da -quasi- tutti come una delle principali pretendenti al titolo, i primi rivali di Heat e Thunder. Purtroppo però, pur trovandosi ad Hollywood, il film 2012-2013 non è stato degno di una pellicola sbanca-botteghino, è stato un horror di bassa qualità e, quel che è peggio, deve ancora mandare i titoli di coda.

Ad oggi, 7 luglio 2013, il quintetto recita: Nash, Meeks/Blake, Metta, Gasol, Hill. Uno scenario imbarazzante, per nulla mitigato dalla fresca notizia di un accordo per un cavallo di ritorno dal sapore agrodolce: Lamar Odom tornerà in casacca giallo-viola, e chissà che proprio la casacca più amata non lo faccia tornare ad essere un giocatore di basket a tutti gli effetti (ai Mavs e ai Clippers è stato a dir poco ridicolo, tenuto conto del suo smisurato talento sempre inversamente proporzionale alla sua mentalità).

Kobe è infortunato e starà fuori ancora per diversi mesi, molti addirittura si domandano se tornerà davvero su un campo di basket, se tornerà effettivamente il fuoriclasse di sempre oppure se ci si dovrà rassegnare ad un trentacinquenne alle prese con la riabilitazione da un gravissimo infortunio e senza stimoli dato lo stato deprimente in cui si ritrova la sua squadra.

La risposta riguardo a Kobe è molto semplice in verità: tornerà, eccome se tornerà, probabilmente non più forte di prima come la vana retorica richiederebbe (gli anni passano pure per un marziano come lui), ma sarà lo stesso il trascinatore ed il miglior giocatore dei Lakers, l’ago della bilancia, come lo è sempre stato, del resto.

Le vere domande da porsi sono altre: quali Lakers troverà al suo rientro? Come fargli accettare un team senza ambizioni o senza un progetto tecnico che consenta di aspirare all’anello in una delle prossime due o al massimo tre stagioni, presumibilmente le ultime della sua leggendaria carriera?
A quale allenatore affidare il compito di far rinascere la franchigia dalle sue ceneri?

L’allenatore è un ulteriore tasto dolente: l’anno passato dopo la falsa partenza e la cacciata inevitabile di Brown è stato scelto D’Antoni (sperando di ricreare l’alchimia dei magnifici Suns di Nash), il quale ha addirittura firmato un quadriennale, un segnale forte da parte della dirigenza che aveva dimostrato di credere molto nell’ex coach dei Knicks.

Tuttavia la sinfonia non è cambiata poi molto: i problemi di convivenza dei due lunghi titolari sono stati enfatizzati (Gasol è stato più volte ad un passo dall’addio), l’ego di Kobe, nonostante molte encomiabili partite in versione play tuttofare, non è mai stato digerito dal bambinone Howard, che, a sua volta, ha reso molto al di sotto delle aspettative; ed ultimo, ma non meno importante, Nash è sembrato invecchiare dieci anni di colpo: relegato spesso al ruolo di tiratore sugli scarichi di Bryant con il quale la convivenza non si è rivelata semplice, ed incapace, per tanti motivi di divenire il regista del gioco che forse D’Antoni immaginava.

Ora, quali prospettive per il futuro prossimo e per quello a medio termine?
Questi Lakers, senza Kobe, attualmente, ad Ovest non valgono la griglia playoff: Spurs, Thunder, Rockets, Clippers, Grizzlies, Warriors e Nuggets sono innegabilmente superiori e, sulla carta, per l’ultimo posto i Timberwolves con Love nel motore, i rinnovatissimi e giovanissimi Pelicans, i Mavs del vecchio leone Dirk paiono più attrezzati e con un progetto più concreto.

Una stagione nella mediocrità generale può apparire avvilente per i tifosi Lakers, ma è il prezzo minimo da pagare dopo una serie di scelte a dir poco scellerate della dirigenza: dopo anni di colpi di genio (vedesi alla voce trade-Gasol), di sistemi di gioco collaudati e vincenti (il triangolo magico dello Zen) e di ambizioni quasi sempre massime, è giunto il momento di ricostruire per tornare ai vertici nel minor tempo possibile, anche perché è impensabile che i Los Angeles Lakers rimangano a lungo nel limbo dell’incompiutezza o nel fango dei piani bassi della lega.

Ciò che si è risparmiato “grazie” alla decisione di Howard apre delle prospettive comunque interessanti per il mercato della prossima estate (in cui anche Kobe andrà a scadenza e quello sarà un altro spinoso problema…): nel luglio 2014 saranno free agents niente meno che Carmelo Anthony e Lebron James, il mercato di Los Angeles sponda Lakers è uno dei più appetiti d’America per i top fa, e riuscire ad affiancare a Kobe (rinnovo a cifre umane permettendo, ma un Bryant lontano da LA è difficile da immaginare) uno dei due sopra-citati riporterebbe immediatamente la città e la squadra nell’Olimpo che le storia le assegna di diritto.

Chiaramente gran parte del parco giocatori sarà comunque da rinnovare prima e dopo aver messo le mani sul nuovo “top player”: Nash forse è arrivato davvero alla canna del gas, il destino di Gasol tra dodici mesi sarà incerto (ma può darsi che si rilanci alla grande durante la prossima stagione, dopotutto ha “solo” trentatre anni), l’utilissimo Clark se n’è già andato ai Cavs, e tutto il parco gregari sarà da rifondare.

Però con Kobe e uno tra Carmelo e Lebron sognare sarebbe tutt’altro che impossibile, tutto riassumerebbe connotati decisamente più hollywoodiani, i titoli di coda del recente horror made in LA sarebbero spazzati via in un batter d’occhio e allo Staples potrebbe essere proiettato il nuovo blockbuster della NBA.

Non sarà semplice, rinascere dalle proprie ceneri non lo è mai, ma Jerry Buss da lassù si starà già sfregando le mani.

Post By Marco (20 Posts)

Connect

14 thoughts on “I Lakers e il Dwightmare: cronaca di un disastro

  1. Bella analisi, devo ammettere che tra tutti i siti ed articoli NBA italiani, in questo sito trovo sempre i più interessanti e piacevoli da leggere.

  2. Bella analisi, che non fa sperare molto di buono per l’anno prossimo, ma condivido in toto… però alla fine, un giocatore con poco carisma e mentalità non vincente come Howard non è meglio perderlo che trovarlo?

  3. rimango che convinto che la non-rifirma di Howard sia un grandissimo colpo dei Lakers che finalmente hanno spazio per prendere qualcuno che davvero possa ereditare la squadra da Kobe..Howard è un pagliaccio sopravvalutato, chiaramente un fattore fisicamente ma mai nella vita impronterei un progetto tecnico su di lui.

  4. se firmi Howard oggi sei legato x i prossimi 5 anni e hai un contesto tecnico penoso..kobe e Gasol garantiscono comunque i playoff nel 2014…e per il 2015 puoi prendere Lebron…io la definirei una sitiazione tutt’altro che tragica….un piccolo appunto…il quintetto citato ha giocato 9 partite, vero le hanno perse ma se no avessero giocate 40? non lo sapremo mai…come mi piacerebbe ricgicare le Finals con Detroit con Malone sano…quella squadra prima delle citate fineli faceva onde…

  5. cronaca di un disastro?????????

    cronaca di una botta di culo dei Lakers per essersi levati dai piedi quel demente apallico, monco ai liberi e certamente NON uomo-franchigia su cui puntare per vincere…buona fortuna Houston! (avrete un problema)

  6. seee la storia della volpe e dell’uva…
    benvenuti sulla terra lacustri, i prossimi 3 anni sarete da lottery e cercherete di costruire qualcosa, come ha fatto Boston e non vedo perchè loro si e voi no !! anzi i Lkers sono messi molto peggio con tutti quegli anziani ancora in squadra

  7. non sono daccordo…ripeto…non e’ un giocatore con cui costruire qualcosa e avrebbe bloccato tutto x anni…i Lakers non saranno da lottery…sicuro non da Finals…forse da secondo turno…l’ NBA e’ una ruota che gira…ma qui hanno i soldi x farla girare piu’ in fretta che a Boston…

  8. AI Lakers ci vorrebbe una stagione come quella degli Spurs pre Duncan. Stagione terrificante per via dell’infortunio a David Robinson che fece si che al successivo draft i San Antonio pescassero nientepopodimeno che Tim Duncan. Ecco nel prossimo draft ci sarebbe nientepopodimeno che Wiggins. Per chi ancora non lo conosca consiglio di dare un occhiata….Wiggins, l’ultimo canto del cigno Bryant e uno tra Melo e James….per due annii si chiuderebbe la NBA con un lucchetto gialloviola.

  9. Intanto a Metta è stato il ben servito, amnesty e tanti saluti…all’ormai nuovo arrivato Chris Kaman che avrà il compito di sostituire Howard in un organigramma che diventa ancora più arcigno visto il modo di giocare non propriamente d’antoniano dell’anglo-tedesco. Siamo finiti un limbo che non si sa per quanto durerà, un anno di sicuro.

  10. Ah, dimenticavo. Cosa da dire su Lamar. Si sapeva che sarebbe tornato dalla parte giusta di L.A. quando al Media Day dello scorso anno disse di giocare per i Lakers e non per i Clippers. Khloe mi dispiace, ma questo è vero amore.

  11. Con il draft del prossimo anno, una stagione da lottery potrebbe anche essere utile. Firmi un fa forte la prossima estate (o magari due), con un po’ di fortuna e un bel po’ di L in stagione si può sperare in una scelta alta al draft…e poi per il resto ci sono le trade…per liberare spazio salariale in questa stagione molti faranno carte false e di potrebbero fare ottimi affari. Secondo me è una situazione tutt’altro che da buttare…

Commenta