jwb43La corsa al 3° titolo consecutivo, che nella storia NBA è successo solo 5 volte, riparte dal vecchio adagio che recita “squadra che vince non si cambia”.

I Miami Heat infatti si affacciano alla nuova stagione confermando 12 dei 15 giocatori con cui a luglio hanno coronato il sogno dei Repeat con James Jones e Rashard Lewis che hanno sfruttato a loro favore la clausola per allungare di un anno i propri contratti e con la conferma di Chris Andersen a una cifra stracciata (1.7 milioni per 1 anno) in relazione all’impatto e alla fonte di interminabile energia che mette quando scende in campo per cambiare il volto degli Heat con la second unit.

E’ confermata quindi anche la strutturazione tattica che privilegia le spaziature, riassunta nel termine “position-less”, prediligendo quindi un gioco senza un centro di ruolo e giocatori vincolati a una posizione standard ma utilizzando Chris Bosh da 5 tattico per aprire il campo il tutto ovviamente reso possibile dalla capacità di essere determinante in ogni ruolo di LeBron James che è il fulcro attorno a cui Erik Spoelstra ha modellato i Miami Heat.

Ma se da una parte allenare il 4 volte MVP della stagione regolare e 2 volte MVP delle Finals è un enorme vantaggio, riuscire a limitarne i minuti senza perdere tutto il suo impatto per non farlo arrivare a fine stagione esausto è la grossa sfida che si propone quest’anno Erik Spoelstra.

LeBron James negli ultimi due anni ha saltato 10 partite in tutto ma il suo gioco è molto dispendioso da un punto di vista dell’energia e due anni fa contro i Thunder in gara 5 delle Finali NBA uscì nel finale a causa di crampi che gli provocavano dolori lancinanti e negli scorsi Playoff, dopo aver affrontato squadre fisiche che ne avevano prosciugato le forze come i Chicago Bulls e gli Indiana Pacers ha affrontato la prime partite della serie finale contro gli Spurs con poca lucidità.

Da un punto di vista fisico James nel corso della sua carriera non ha mai avuti infortuni rilevanti perchè ha sempre curato il suo corpo in modo maniacale, ma preservarlo è una delle priorità dello staff tecnico come anche è gestire gli sforzi di Dwyane Wade che da ormai qualche anno combatte con problemi cronici alle ginocchia.

Subito dopo le finali contro gli Spurs il capitano aveva annunciato che si sarebbe preso un’ estate di riposo per mettersi a posto fisicamente ma sono due anni che arriva ai playoff ed ha bisogno di infiltrazioni e speciali ginocchiere per andare in campo.

Non è più il Wade di una volta, che punta il canestro a piacimento e conclude al ferro con potenza e eleganza ma soprattutto precisione. Rimane ancora un giocatore che in certi momenti può spendere 10/15 minuti del suo basket ma che ha bisogno di gestirsi nell’arco della partita e della stagione.

Ecco perchè per allungare le rotazioni degli esterni, ora che manca anche Miller, era stato avvicinato a Miami il nome di Mo Williams, poi accasatosi a Portland, per dare agli Heat un giocatore in grado di creare dal palleggio e non far scendere la pericolosità al tiro da fuori.

Spoelstra vorrebbe ampliare il bagaglio tecnico della squadra cercando nuovi modi di utilizzare il potenziale di cui dispone a partire da un maggiore coinvolgimento di Chris Bosh che nel corso degli anni ha smesso i panni della star per cucirsi un ruolo di gregariato, extra lusso, ma pure sempre gregariato.

E visto che elementi chiave della squadra come Shane Battier, Ray Allen e Udonis Haslem hanno un anno in più e conseguentemente una “stamina” minore il loro minutaggio dovrà essere dosato e lo staff tecnico degli Heat si aspetta che Mario Chalmers e Norris Cole colmino il loro vuoto dando ulteriori alternative e opzioni da sfruttare.

Anche perchè Miami quest’estate sul mercato non si è potuta muovere molto come dimostrano gli unici movimenti in uscita e in entrata che sono stati il taglio, usando l’amnesty provision, di Mike Miller e la firma di Greg Oden.

Mike Miller è stato tagliato essenzialmente per motivi salariali, perchè il suo contratto garantito per altri due anni avrebbe fatto sborsare al proprietario Micky Arison quasi 17 milioni di tasse dato che gli Heat sono quasi 7 milioni sopra il livello della luxory tax ma con l’ex Florida ancora a roster avrebbero pagato 2.5 dollari di tassa per ogni dollaro oltre il limite.

La sua dipartita è stata dolorosa per tutti a partire da Pat Riley e lo stesso Arison che sono stati costretti a premere il grilletto ma hanno sempre apprezzato nel corso degli anni le doti tecniche e soprattutto umane di Miller, che in tre anni con la canotta di Miami è stato vittima di ripetuti infortuni e guai fisici che ne hanno limitato il rendimento in stagione regolare. Ma nei playoff il suo contributo è stato spesso prezioso e determinante, con le sua proverbiali scariche di triple che hanno messo in ginocchio Thunder e Spurs nelle ultime due finali NBA.

Un po’ a sorpresa è stata invece la firma di Greg Oden, centro ex prima scelta assoluta nel 2007 (il draft di Kevin Durant ndr) per i Portland Trail Blazer – fermo ai box a seguito di 3 interventi chirurgici dal 2009, con all’attivo la miseria di 82 partite disputate nell’arco di 4 anni e tanti dubbi sulla sua tenuta fisica – che ha preferito giocare nella squadra di James e Wade al minimo salariale piuttosto che guadagnare di più altrove (Pelicans e Kings erano pronte a offrire all’ex Ohio State pluriennali a partire da 4 milioni annui) per avere chances di vincere un titolo.

Oden ha scelto Miami perchè ha avuto assicurazioni da coach Spoelstra e da Riley che per i primi mesi di regular season potrà avere tutto il tempo necessario di tornare in una forma accettabile seguito dallo staff medico degli Heat, tra i migliori della lega, e lavorando con Alonzo Mourning sul condizionamento fisico.

Per Miami la scommessa fatta su Oden ha tutta l’aria di essere una win-win situation perchè se Oden non è un grado di dare un contributo tangibile Miami ha la possibilità di assorbire l’investimento fatto ma se tutto fila per il verso giusto possono aver trovato l’ancora a centro area che li completa, ed a un prezzo ridicolo.

Gli Heat infine hanno da definire alcune situazioni inerenti Jarvis Varnado e il rookie James Ennis.

L’ex Pistoia e Roma del nostro campionato, ha un contratto parzialmente garantito che lo diventa interamente se il 28 ottobre sarà ancora a roster con la squadra per l’esordio contro i Chicago Bulls, ma l’arrivo di Greg Oden, la conferma di Chris Andersen e la presenza a roster di Joel Anthony lascia intendere che verrà tagliato, mentre su Ennis lo staff tecnico punta parecchio ed è compiaciuto del potenziale dell’ex Long Beach ma ha preferito mandarlo in Australia a farsi le ossa, anche se il campionato aussie non è certamente il più competitivo per sgrezzarlo.

Questo è l’ultimo anno per questo gruppo perchè a luglio 2014 andranno in scadenza tutti eccezion fatta per Norris Cole mentre i Big Three con l’aggiunta di Haslem e Anthony possono uscire dai relativi contratti per ridiscutere i proprio stipendi.

Con molta probabilità sfrutterà questa opzione Lebron James, ambìto da tutta la lega ma propenso a rimanere in maglia Heat come uomo franchigia al massimo contrattuale, mentre saranno da capire le intenzioni di Dwyane Wade, Chris Bosh e gli altri 2 giocatori che hanno la player option da poter esercitare per uscire dal contratto in essere.

La forza degli Heat nel corso di questi ultimi anni è stata la capacità, di far fronte all’avversario che si presentava davanti disponendo di un impianto di gioco atipico in grado di generare mismacht e una difesa aggressiva e fisica tale da rompere le armonie offensive altrui. Ma soprattutto la mentalità, la determinazione e la coesione per andare oltre i propri limiti.

Ma in un est in evoluzione e in netta crescita, con Pacers e Knicks ambiziosi, i rinnovati Nets e i Chicago Bulls che riabbracciano Derrick Rose occorrerà veramente l’ennesima dimostrazione di tutte queste caratteristiche, per l’ultimo ballo di questi Miami Heat prima dell’infuocata estate 2014.

Post By David Breschi (19 Posts)

Segue la NBA dal 1995, quando venne folgorato da Harold Miner durante la gara della schiacciate e divenne tifoso Heat.
Scrive e dirige assieme agli amici Jasone e Scrumble il sito wewantheat.playitusa.com.
Gli articoli che trovate su playitusa potete leggerli anche nel suo blog personale, cosedibasket.wordpress.com!
Seguilo anche su twitter (@Ciombe82)

Connect

3 thoughts on “Miami Heat a caccia del Three Peat

  1. Oden può avere a disposizione tutta la r.s. per rientrare in forma visto che entrano ai p.o. anche senza il suo apporto….se riesce a star lontano dagli infortuni e dare un 20/25 minuti allora la scelta di rinunciare ai soldi per il titolo ha tutto per avverarsi.

Commenta