Le sensazioni all’ombra dell’Alamo sono contrastanti dopo gara 1. Sicuro c’è la soddisfazione per aver portato a casa la vittoria, ma contemporaneamente c’è la consapevolezza di averlo fatto in una partita profondamente segnata dall’uscita dal campo prematura di LeBron James. Pertanto il livello di guardia in casa Spurs resta elevatissimo in vista del secondo atto delle Finals.

COSA HA FUNZIONATO

–          L’attacco di Popovich  ha tirato fuori un’altra delle sue prestazioni casalinghe di altissimo livello. Sebbene i 110 punti finali siano stati favoriti anche dal crollo Heat negli ultimi 120 secondi, è innegabile come San Antonio abbia ancora una volta fatto sfoggio di tutta la pericolosità del suo attacco: 110 punti, col 59% al tiro, 13/25 da tre punti e 30 assists su 40 canestri complessivi dal campo. L’ultimo quarto, chiaramente è stata la ciliegina sulla torta, con quel 14/16 dal campo e 6/6 da tre punti che non ha lasciato scampo agli uomini di Erik Spoelstra. Segnali importanti di una squadra pronta al palcoscenico (non che ci fossero particolari dubbi a riguardo) in tutti i suoi componenti (5 in doppia cifra, due giocatori a quota 9);

spurs

L ultimo quarto degli Spurs

–          Diaw e Ginobili hanno confezionato un’altra gara da consegnare agli annali, con giocate chiave uscendo dalla panchina. Il francese è stato l’MVP silenzioso della gara nonostante i soli due punti a referto. La sua presenza in campo è fondamentale per rispondere ai quintetti con stretch four di Miami e per dare equilibrio all’attacco e gara 1 ne è stata una conferma. In più, come al solito, ci ha messo la sua visione di gioco e la sua intelligenza che spesso ha liberato tiri aperti o linee di penetrazione importanti per i compagni, dando pure una sostanziosa mano a rimbalzo. L’argentino, invece, ha dato la solita dose di adrenalina e, soprattutto, di cambio di ritmo alla squadra. Quando in campo c’è lui gli Spurs cambiano modo di giocare, affidandosi maggiormente al pick’n’roll che l’uomo da Bahia Blanca ha gestito perfettamente, mettendo in croce costantemente la difesa Heat, che pure non l’ha difesa male. Ma le sue intuizioni i suoi passaggi in spazi impensabili hanno giocato d’anticipo, creando tanti tiri punti specialmente per i lunghi in taglio. Poi, lui pure, ha partecipato alla gara del tiro da tre punti, inaugurandola con quel 3/3 appena entrato in campo che è stato importante per dare carica ala squadra. Ah, giusto per mettere lì due cifre: il net rating di Diaw è stato di +44.9 e per Ginobili di +35.5…

–          Tiago Splitter ha risposto alla grande in questa prima partita. Dopo una serie non sua contro i Thunder il brasiliano ha risposto presente nell’opener delle Finali con una gara solida, impreziosita da quei 5 minuti tra terzo e ultimo quarto in cui Miami aveva preso il controllo della partita e 9 suoi punti consecutivi (che molto hanno a che faro col pick’n’roll di Ginobili di cui sopra) le hanno impedito di fuggire, permettendo a San Antonio di rientrare e andare a vincere nell’ultima frazione. Chiaramente ha ancora problemi quando si tratta, in difesa, di andare a prendere Bosh lontano da canestro (e infatti l’ex Raptors ha segnato con continuità proprio col tiro da fuori), ma se può compensare in attacco in questo modo per Popovich sono ottime notizie;

–          Non abbiamo parlato fin qui di Tim Duncan perché ormai ci stiamo abituando a darlo per scontato, ma è giusto citare, almeno, che ennesima partita pazzesca abbia fatto. Lunga vita all’uomo da Wake Forest.

COSA NON HA FUNZIONATO

–          L’aria condizionata… Ok, era inevitabile questa.

–          Venendo a cose serie. Ovviamente quello che non ha funzionato assolutamente è stata la gestione della palla. 23 perse sono state frutto di una di quelle partite che ogni tanto capitano a San Antonio che ha buttato via un gran numero di possessi, spesso perdendo palloni non forzati dalla difesa. E sono proprio questi gli errori che Duncan e compagni non si possono permettere, perché questa volta è andata bene, ma non sarà sempre così. Anche perché da quei palloni spesso Miami ha trovato la strada per il contropiede (19 punti subiti, altra cifra negativa, seppur compensato dai 20 segnati) e all’attacco degli Heat non vuoi regalare punti facili;

–          La difesa ha giocato complessivamente una buona partita, ma con alcune pecche che, per fortuna di San Antonio, non sono state pagate. In particolare per quello che riguarda il tiro da tre, dove anche gli Heat hanno segnato parecchio, prima di sbagliare una serie di conclusioni aperte che sarebbero state molto importanti sull’economia della gara. Specialmente Ray Allen è stato perso colpevolmente in almeno 3/4  occasioni e, solo per un caso, non ha mai punito. Ecco, dopo gara 1, se c’è un particolare su cui gli Spurs devono migliorare è proprio quello della difesa sulle uscite dell’ex Celtics, che non continuerà di sicuro a graziare gli avversari;

–          Resta, comunque, nella testa di San Antonio che la vittoria di gara 1 sia tanto importante quanto da prendere con le molle. Certo, gli Spurs hanno ora il vantaggio nella serie, ma tutta la questione dell’aria condizionata e della situazione particolare in cui si è giocata la partita la rende assolutamente non affidabile come metro di paragone per il prosieguo della serie. Il break decisivo (31-9, grande cinismo da parte degli Spurs, cosa che può tranquillamente andare tra quelle che hanno funzionato) si è definitivamente sviluppato con l’uscita di LeBron e Miami che ha perso il filo della partita proprio nel momento più importante. Che porterà a una gara 2 dove Wade e soci saranno più che mai vogliosi di rivincita e dove, molto probabilmente, James vorrà giocare uno statement game, anche per tacciare le solite voci che si sono scatenate su di lui dopo l’uscita dal campo. E in più, mettiamoci pure la statistica per cui Miami (con i Big Three) non ha mai perso una serie dove è finita sotto 1-0. Insomma, in Texas sono avvisati: per non sbagliare gara 2 bisognerà arrivare preparati al meglio.

Post By nikfiumi (61 Posts)

Cestista, baskettaro, appassionato della palla a spicchi, fedele adepto del parquet.
Nato a pane e Danilovic, cresciuto a tarallucci e Ginobili, ho sviluppato col tempo un’insana passione per il basket a stelle e striscie e i Denver Nuggets, aggiungendo poi con calma interesse vivo per Football Americano (San Francisco 49ers) e Baseball (San Francisco Giants). Scrivo per diletto. Parlo a volte, a sproposito, su Radio Playit.

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