Dopo aver inaspettatamente collezionato 48 vittorie nella stagione appena terminata ed aver addirittura sfiorato i Playoffs, nonostante ad inizio annata fossero i candidati numero uno ad occupare l’ultimo posto della Western Conference, i Phoenix Suns sono entrati da qualche settimana nell’Offseason più importante della loro storia recente.

Il processo di rebuilding avviato solo 12 mesi fa, infatti, ha subìto un’imprevista ma gradita accelerata dopo che la franchigia dell’Arizona ha saltato a piè pari quella lunga fase in cui le squadre in fase di ricostruzione accumulano record negativi una stagione dopo l’altra prima di riprendere a vincere, ed ora sta al GM Ryan McDonough far sì che la tendenza positiva continui e che i Suns possano compiere quel passo in più utile a diventare una presenza costante nelle Post-Season dei prossimi anni.

Armata di tre First-Round picks per il Draft 2014, altre tre (potenziali) per il Draft 2015 da poter eventualmente inserire in qualche trade, un enorme spazio libero nel salary cap ed una squadra giovane dall’alto potenziale, Phoenix si è affacciata all’estate in una posizione che nessun’altra squadra della lega può eguagliare, con McDonough pronto ad inseguire persino i Free Agents da massimo salariale (James, Anthony & co.) e dotato di un tale numero di assets da poter proporre trade di alto livello a gran parte delle altre franchigie.

Ma, prima di analizzare le prospettive e le possibilità effettive del mercato Suns, facciamo un passo indietro per soppesare quanto accaduto nella serata del 26 giugno 2014, quando a Brooklyn si è tenuto uno dei Draft più interessanti degli ultimi anni.

DRAFT

Come sottolineato in precedenza, McDonough si è presentato al Barclays Center di Brooklyn dotato di ben tre first-round picks (ed una second-round) da sfruttare in uno dei Draft più profondi della storia recente, pronto ad aggiungere ulteriore upside ad una squadra che già ne annoverava parecchio: vediamo com’è andata, scelta per scelta.

#14 – T.J. Warren – SF/PF – North Carolina State
Selezione anticipata da numerosi insiders già diversi giorni prima del Draft, dopo che Hornacek e McDonough avevano lasciato intendere che il giocatore più impressionante visionato durante i workout fosse proprio il prodotto di NC State.

Considerato uno dei migliori scorer nel pitturato dell’intero lotto, Warren è dotato di un floater letale e a dir poco raro tra i pari-ruolo, oltre ad un completo arsenale di mosse offensive che gli permettono di creare canestri con grande facilità in area, mentre perde un po’ di efficacia man mano che il suo raggio d’azione si allarga (solo 27% di conversione dall’arco).

Ottimo rimbalzista (7.1 di media, di cui 3.2 in attacco), Warren vanta anche una più che discreta abilità negli intercetti (1.8 rubate a partita) ma in fase difensiva paga la scarsa velocità negli scivolamenti laterali.

Non ha un ruolo definito, visto che gli manca un po’ di atletismo per giocare da Small Forward e qualche centimetro per sfidare i Power Forward di livello NBA, ma stando alle dichiarazioni post-Draft di Hornacek dovrebbe essere utilizzato quasi esclusivamente come ala piccola: da lui i Suns si aspettano un contributo immediato, specialmente in fase offensiva.

#18 – Tyler Ennis – PG – Syracuse
Classificato da molti addetti ai lavori come il miglior playmaker puro dell’intero Draft, Ennis eccelle nel facilitare il gioco dei suoi compagni grazie all’ottima gestione del pallone (solamente 1.7 palle perse ogni 36 minuti) e alla sua brillante visione di gioco.

Nella particolare difesa a zona di Syracuse ha messo in mostra anche una grande abilità nel forzare turnovers (2.1 rubate a partita), ma rimane da vedere se sarà in grado di mantenere questa attitudine nella difesa a uomo che si adotta in NBA.

Gli manca un po’ di atletismo per reggere il confronto diretto con alcune delle Point Guard moderne e non è un finisher di primo livello in area (42% di conversione), ma il suo atteggiamento positivo e la capacità di assimilare in fretta le direttive degli allenatori gli dovrebbero permettere di migliorare molto velocemente sotto ogni punto di vista: nel roster di Phoenix andrà con ogni probabilità ad occupare il posto di principale back-up delle guardie titolari, già a partire dalla prossima stagione.

#27 – Bogdan Bogdanovic – SG – Serbia
Attualmente sotto contratto con il Partizan Belgrado (ma vicino ai turchi del Fenerbahce, con cui dovrebbe rimanere ancora una o due stagioni prima di passare in NBA), la guardia serba classe 1992 ha appena portato a termine una stagione davvero esplosiva in cui è stato nominato Rising Star dell’Eurolega 2013-2014 (precedendo il nostro Alessandro Gentile) e in cui ha trascinato il suo club alla vittoria del tredicesimo titolo nazionale consecutivo, grazie ad un’incredibile serie finale da 30 punti + 5 rimbalzi + 4 assist di media che gli sono valsi anche il titolo di MVP delle Finals.

Dotato di un buon jumper sia dalla media che dalla lunga distanza, Bogdanovic è molto efficace nelle penetrazioni grazie ad un ottimo controllo del corpo che gli permette di resistere ai contatti in aria, mentre l’infortunio della Point Guard titolare Westermann ha anche messo in mostra le buone qualità di playmaking del giocatore serbo.

La sua struttura fisica (198cm x 93kg) gli permette di difendere anche sulle ali piccole, ma al tempo stesso la sua relativa lentezza negli scivolamenti laterali potrebbe creargli problemi contro le guardie più agili. A livello NBA ha il potenziale per diventare un buon giocatore da rotazione, in grado di aggiungere centimetri e potenziale offensivo al già ottimo back-court di Phoenix.

#50 – Alec Brown – PF/C – Wisconsin-Green Bay
McDonough ha chiuso la sua lunga serata selezionando Alec Brown, lungo classe 1992 in uscita da Wisconsin-Green Bay. Con i suoi 216cm è uno dei giocatori più alti del Draft, ma ciò che ha convinto i Suns ad investire su di lui è la sua grande capacità nel concludere dall’arco (44% di conversione nella sua stagione da Senior) che ne fa uno dei migliori tiratori da 3 dell’intero lotto, come confermato anche dai risultati ottenuti alla Combine di Chicago in cui ha messo tutti in fila con un ottimo 18/25 nelle triple.

Per tutto il resto, però, c’è ancora molto da lavorare: difensivamente paga la scarsa forza fisica e la tendenza ad evitare i contatti, mancanze che potrebbero creargli molte difficoltà nel marcare e competere a rimbalzo con i centri di livello NBA.

I limiti di natura fisica complicano la vita di Brown anche in fase offensiva, dove fatica a crearsi il tiro sia fronte a canestro che in post: con ogni probabilità Hornacek lo utilizzerà come “Stretch 4” per sfruttare il suo potenziale nel Pick and Pop (sostituendo idealmente e con le dovute proporzioni Frye, diventato Free Agent da pochi giorni), ma solo al termine di 1 o 2 stagioni in Europa a farsi le ossa.

In sostanza, con queste selezioni McDonough ha portato a casa un po’ di tutto: Ennis e Warren (che con ogni probabilità entreranno a far parte del roster di Phoenix già dalla prossima stagione) vanno a coprire due buchi piuttosto evidenti dei Suns versione 2013-2014, ovvero la mancanza di una riserva di valore del playmaker titolare (nella passata stagione il ruolo è spettato a Ish Smith) e soprattutto l’assenza di un’ala in grado di fornire un costante contributo di punti in area.

La scelta di investire su Bogdanovic, che come detto non sbarcherà in Arizona prima di un paio di stagioni, appare altrettanto azzeccata: McDonough ha cercato in tutti i modi di cedere una delle 3 first-round picks nei giorni precedenti al Draft per non sovraccaricare il proprio roster di giovani (in squadra ci sono già anche Len e Goodwin, selezionati nel 2013), ma dopo non esserci riuscito ha giustamente pensato di fare da sé, scegliendo un giocatore dall’ottimo potenziale e che allo stesso tempo non ha bisogno di essere immediatamente collocato in NBA o in D-League per maturare.

Infine Alec Brown è sostanzialmente la classica scommessa a basso costo, ma sicuramente intrigante visto che i lunghi tiratori possono diventare un’importante arma tattica nella NBA moderna. Naturalmente il vero valore di queste selezioni sarà chiaro solo tra qualche stagione, ma almeno sulla carta le scelte di McDonough appaiono sicuramente coscienziose.

MERCATO

Lasciato il Draft alle spalle, McDonough si è gettato anima e corpo nel mercato vero e proprio con una priorità ben precisa: trattenere ad ogni costo Eric Bledsoe, divenuto Restricted Free Agent dopo aver rifiutato il rinnovo di contratto alle cifre proposte dal Front Office dei Suns dopo qualche settimana dall’inizio della Regular Season.

Per chi non fosse pratico della questione, un Restricted Free Agent ha la facoltà di sondare il mercato ed eventualmente accettare l’offerta di un’altra franchigia, ma la squadra per cui ha giocato l’ultima stagione ha il diritto di pareggiare tale offerta e trattenere quindi il giocatore (anche contro la sua volontà, in pura linea teorica).

Ed è chiaro che, se Phoenix vuole continuare il suo percorso di crescita, diventa fondamentale trattenere un elemento come Bledsoe, che insieme a Dragic ha formato forse il più elettrizzante back-court della lega e che è stato fondamentale nel trascinare la squadra ad un record ampiamente positivo, nonostante un problema al ginocchio destro l’abbia costretto a rimanere fuori dal parquet per diverse settimane.

E McDonough sembra essere dello stesso parere, visto che ha dichiarato a più riprese che Phoenix è pronta a pareggiare qualsiasi offerta per l’ex back-up di CP3, anche al massimo salariale (circa 14 milioni l’anno). Un altro giocatore nella medesima situazione è PJ Tucker, arcigno mestierante che con la sua difesa si è rivelato determinante nei successi dei Suns nella stagione appena terminata, e che a sua volta ha incassato la volontà da parte del GM di essere trattenuto in Arizona (a cifre ovviamente più basse rispetto a Bledsoe).

Infine Channing Frye, uno dei pochi veterani rimasti a Phoenix, ha deciso di non esercitare l’opzione per il rinnovo automatico e sta attualmente esplorando il mercato come Unrestricted Free Agent, ma anche nel suo caso (nonostante i Suns non abbiano il diritto di pareggiare offerte) non è da escludere un ritorno in maglia arancio.

Per quanto riguarda gli altri Free Agents disponibili, gli oltre 30 milioni disponibili nel salary cap permettono a McDonough di inseguire praticamente chiunque, tanto che stando ai report di diversi addetti ai lavori la franchigia dell’Arizona avrebbe preso contatti persino con l’agente di LeBron James, promettendogli di fare coppia in maglia Suns con un altro Free Agent di primissimo livello (anche se per fare ciò servirebbe liberare ancora un po’ di spazio salariale).

Difficile ipotizzare che il miglior giocatore della lega scelga di giocare in un mercato medio-piccolo come quello di Phoenix, seppur a livello puramente sportivo “The King” sarebbe un fit perfetto per gli attuali Suns, ma già il fatto che la franchigia dell’Arizona stia effettivamente inseguendo i pesci grossi dell’NBA fa capire quanto la mentalità sia cambiata dopo le 48 vittorie della scorsa stagione.

Più realisticamente, è ipotizzabile che le mire di McDonough si spostino su Free Agents leggermente meno quotati, ma più economici ed altrettanto utili nel sistema di gioco di Hornacek, con particolare attenzione al reparto dei lunghi che ad oggi è forse quello meno coperto nel roster di Phoenix: difficile però fare nomi, anche perché ne spuntano fuori di nuovi praticamente ogni giorno.

Per quanto riguarda le trades, è altrettanto complicato ipotizzare quello che potrebbe succedere: ad esempio ad oggi Kevin Love è ancora sul mercato e secondo diversi insiders i Suns non sono tagliati fuori dal discorso, ma per il momento altre squadre (Golden State in particolare) sembrano più avanti nella trattativa.

Insomma, vista la volatilità dei rumors e la velocità con cui si evolve il mercato NBA è praticamente impossibile prevedere con esattezza ciò che accadrà nelle prossime settimane, ma di sicuro i Phoenix Suns sono tra le squadre da tenere maggiormente d’occhio in questo mercato e, se dovessero verificarsi le condizioni favorevoli, non è nemmeno da escludere qualche colpo ad effetto.

Post By Ivan De Bernardi (14 Posts)

Cresciuto a pane e calcio, nei primi anni 2000 inizia a seguire il basket NBA e nel 2005-06 si innamora del "7 Seconds or Less" dei Suns di D'Antoni: tifoso Phoenix da allora, nutre un'infinita ammirazione per Steve Nash.

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