Al termine di una estenuante battaglia sia sul piano fisico che su quello mentale, i Warriors riescono a chiudere la serie in casa sul 4-1 staccando il biglietto per una finale che nella Baia aspettavano da 40 anni!

Il pubblico come sempre alla Oracle è molto caldo, ma questa volta la tensione è palpabile: gara 4 a Houston ha lasciato degli strascichi sia nel fisico (leggi Curry) sia nel morale, e l’inizio non è rassicurante per il popolo gialloblu: i Rockets appaiono prontissimi sul piano fisico-atletico, con Howard e Smith a presidiare l’area, Terry appiccicato a Curry e supportato da raddoppi e flottaggi continui dei suoi compagni.

L’MVP sembra ancora non al 100%, in particolare al tiro, ma la sua presenza in campo si nota soprattutto in difesa, dove fra palle recuperate e rimbalzi è sempre il più lesto dei suoi.

Nonostante questo, il primo quarto per i Warriors è molto difficile offensivamente: 6/27 dal campo, di cui 1/8 da 3, con 2/7 di Curry e 1/7 di Green. I Rockets però non riescono a bissare l’exploit offensivo di Gara4: Harden recupera qualche fallo e Howard qualche pallone sotto canestro, ma non c’è molto altro. I ragazzi di McHale chiudono la prima frazione avanti 22-17.

Nel secondo quarto, la musica cambia: sale in cattedra Klay Thompson con 3 triple che ridanno fiducia a pubblico e compagni e che conducono ad un secondo quarto da 35 punti con 5/10 da 3.
Dall’altra parte Houston, totalmente concentrata sulla fase difensiva, pare essersi dimenticata come si fa canestro, perdendo valanghe di palloni in particolare con Harden: 8 perse all’intervallo, 12 complessive per il nuovo record (negativo) dei playoffs.

Ad inizio terzo quarto la faccenda si complica per i padroni di casa: l’uomo più caldo della serata, Thompson, commette quarto e quinto fallo in un amen e si va a sedere. Rientra prima del tempo Curry, sempre inseguito dalla muta dei cani dei Rockets, ma nessuno sembra essere in grande serata offensiva per i padroni di casa: in difesa però Iguodala, Green ed Ezeli fanno buona guardia, portando a buone soluzioni in transizione.

Nell’ultimo periodo rientra Thompson, ma per poco: Ariza cade su una sua finta, salta in avanti col ginocchio alto e lo colpisce secco all’orecchio destro: il rischio commozione cerebrale è evidente, e il giocatore riprende la via degli spogliatoi. Ritornerà poco dopo, per poi subito tornarci a seguito di una perdita di sangue dall’orecchio.

I Warriors non si scompongono, e risolvono la partita ad inizio quarto periodo: i protagonisti sono ancora Iguodala, Ezeli ma soprattutto Barnes, con una prestazione di grande personalità e 9 punti chiave nell’ultimo periodo (24 complessivi) mixando tiri da 3, schiacciate in transizione e una memorabile schiacciata a difesa schierata.

I Rockets non ne hanno più: Iguodala sbaglia 4 liberi consecutivi, Curry perde qualche pallone di troppo ma Houston non ne approfitta, col solo Brewer ad avere ancora benzina e con Terry che da vecchio volpone è l’ultimo ad arrendersi.

Finisce 104-90, coi Warriors limitati al 40% al tiro ma i Rockets fermi ad un desolante 35%: 2 squadre praticamente stremate, una partita giocata sui nervi, con 20 palle perse dei texani ed un differenziale di +20 a rimbalzo per i padroni di casa, teoricamente più deboli sotto i tabelloni.

E’ tripudio alla Oracle Arena, dove fra una settimana arriverà Lebron James a provare il sesto assalto al titolo della sua carriera contro una squadra con zero partite di Finale giocate complessivamente a roster, ma non in panchina…

Post By Max Giordan (965 Posts)

Max Giordan segue l'NBA dal 1989, naviga in Internet dal 1996. Play.it USA nasce dalla voglia di unire le 2 passioni e riunire in un'unico luogo "virtuale" i tanti appassionati di Sport Americani in Italia. Email: giordan@playitusa.com

Connect

3 thoughts on “I Warriors alle Finals dopo 40 anni!

  1. Sono commosso….ho finito di guardare la partita adesso e mai come prima ho sofferto….( mi sono estraniato dal resto del monfo fino ad oggi alle 14 quando la partita era in differita su SKY).
    Grandi Warriors hanno lottato e sofferto con una squadra che li ha messi in difficoltà.
    Sono anche contento perche’ Howard , anche se ha offerto per lunghi tratti una ottima partita, ha toppato in alcuni momenti chiave e come al solito ha fatto cose che un vero campione non farebbe mai….( gomitata in faccia a Iggy ).
    Questo giocatore per me e’ un fake….ha fallito a Los Angeles anche e sopratutto perche’ crede troppo nei suoi mezzi…ma in realtà non e’ un vero leader.

    Spero che il titolo torni nella baia, anche se devo dire che LBJ e’ uno dei miei giocatori preferiti.
    buone finali a tutti…

  2. E dopo questa frase detta da Howard
    “Non importa come finisce la stagione, sono sempre un campione”
    dopo la partita posso ancora dire di piu’ che e’ stato un bene che non sia andato ai Warriors.
    Un giocatore perdente

Commenta

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.