Eccoci arrivati all’ultimo atto di questa stagione collegiale, chiusa come ogni anno con le Final Four che quest’anno saranno disputate al Mercedes-Benz Superdome di New Orleans.

Dopo le due settimane di partite le quattro squadre finaliste rimaste sono Louisville, Kentucky, Ohio State e Kansas. Andiamo ad analizzare più specificatamente.

 

LOUISVILLE CARDINALS

Come sono arrivati alle F4: Hanno buttato fuori la #1 del tabellone West, Michigan State, nella vittoria più tranquilla del loro cammino. Prima di loro hanno sofferto ma battuto Davidson e New Mexico e poi hanno effettutao la grande rimonta del secondo tempo contro Florida. Quest’anno hanno vinto anche il Torneo della Big East.

La stella: La forza di Louisville è il gruppo, visto che ognuno può essere fondamentale in ogni momento della partita, come dimostrato finora. Ma se proprio bisogna elevare qualcuno più degli altri, allora bisogna farlo con Peyton Siva, playmaker e guida dei Cards in attacco. Non è insostituibile e gli ultimi minuti della partita con i Gators ne sono la miglior prova, ma quando lui è in campo la pericolosità offensiva della squadra è decisamente maggiore.

L’uomo chiave: Se da una parte Siva è il giocatore più determinante in attacco, nella parte difensiva questo ruolo è senza dubbio di Gorgui Dieng, settepiedi senegalese che sotto il proprio canestro permette pochi canestri facili. Non solo, il centrone ora è diventato un fattore anche in attacco, dove ha iniziato a punire con continuità chi gli lascia troppo spazio dal gomito o dalla lunetta.

Il punto di forza: E’ facile da dire, ma questa squadra è centimetro per centimetro una creatura di Rick Pitino, il quale senza talenti di primissimo livello riesce sempre creare un gruppo dove tutti portano il loro mattoncino e nessuno è indispensabile. E’ il coach italoamericano con i suoi continui aggiustamenti e motivazioni il punto di forza dei Cardinals

Il punto debole: Florida nel turno precedente li aveva tenuto in scacco grazie al tiro da fuori, ma hanno ripreso terreno cambiando difesa e passando sad uomo. Contro Kentucky gli elementi di Louisville non si accoppiano bene difensivamente ad uomo, quindi un buon uso del gioco perimetrale potrebbe essere il modo migliore per attaccare i Pitino-boys.

 

KENTUCKY WILDCATS

Come sono arrivati alle F4: Agevolmente, dove i distacchi dicono tanto ma non tutto sul dominio incontrastato effettuato dai ragazzi di Calipari. +15 contro Western Kentucky, +16 contro Iowa State, +12 contro Indiana e Baylor. Il tutto senza mai scendere dagli 80 punti.

La stella: Il vero problema (per gli altri) è che non ce n’è una sola e nel quintetto iniziale potrebbero esserlo tutti. Tra di loro però emerge un leader inatteso, ovvero quel Michael Kidd-Gilchrist che nonostante la giovane età è il vero trascinatore dei Wildcats dentro e fuori dal campo.

L’uomo chiave: Ovviamente ed inconfutabilmente Anthony Davis. Il suo apporto difensivo è quanto di più determinante si possa chiedere ad un solo giocatore, cambiando completamente le parabole degli avversari e risultando fondamentale anche nella difesa ad uomo ed in aiuto sul pick and roll. Una difesa tale che ad un certo punto venne il sospetto che alcuni elementi della squadra (Terrence Jones in primis) si risparmiassero nella propria metà campo sapendo che c’era lui dietro. Inoltre anche in attacco sta iniziando a concludere con molta fiducia dalla media e lunga distanza oltre al solito contributo dal lato debole. D’altronde se non era così forte non era neanche l’unico candidato credibile alla primissima scelta nel prossimo draft.

Il punto di forza: La squadra è veramente talentuosa, come ogni squadra di Calipari, ma stavolta rispetto agli anni precedenti, l’ex-coach di Memphis ha in mano una squadra coesa, ben distribuita, che gioca per vincere e non per dimostrare il proprio valore in vista della Nba.

Il punto debole: Al momento è molto difficile trovare un difetto a questa squadra perché sono forti, affiatati ed in un gran periodo di forma. Potrebbero però incappare in qualche rogna nel caso in cui Davis incontrasse problemi di falli, cosa successa pochissime volte quest’anno. Ecco, forse a questa evenienza i Wildcats non sono preparati a dovere.

 

OHIO STATE BUCKEYES

Come sono arrivati alle F4: Nelle Elite Eight hanno battuto Syracuse spezzando la bella reazione degli Orangemen ai problemi off-court, e prima di loro hanno superato Cincinnati, Gonzaga e Loyola (MD) sempre con grandi riprese nel momento più difficile.

La stella: Non può che essere Jared Sullinger, il miglior giocatore di post basso di tutta la nazione e appena nominato nel primo quintetto All American per il secondo anno consecutivo. Probabilmente non ha bisogno di presentazioni, il suo apporto per Ohio State e fondamentale e non solo a livello realizzativo ma anche a rimbalzo e per l’attenzione che hanno le difese avversarie su di lui.

L’uomo chiave: La pericolosità di Sullinger infatti apre il campo per l’arma (non tanto) segreta dei Buckeyes, ovvero DeShaun Thomas, che sfrutta sempre a pieno questa libertà concessa per essere una spina del fianco fastidiosa in ogni parte della metà campo avversaria. Quasi 22 punti di media nel Torneo. Tutti senza mai alzare la voce.

Il punto di forza: Quando puoi contare su un difensore sulla palla come Aaron Craft, il lato difensivo parte già in discesa. Ma quello che fa veramente la differenza nel gioco di Matta è la capacità di passarsi il pallone, sempre fatto con i giusti tempi e le giuste scelte che procura tanti buoni tiri e tante occasioni.

Il punto debole: Sono tremendamente corti. Thad Matta ha una rotazione effettiva di 6 giocatori 6, e qualora ci fossero dei problemi di falli la situazione si fa complicata. Anche se contro Syracuse è stato importantissimo l’apporto di Amir Williams nel momento in cui Sullinger era fuori con due falli dopo pochi minuti. E occhio anche alle serate di Buford…

 

KANSAS JAYHAWKS

Come sono arrivati alle F4: Soffrendo. A parte la sfida al primo turno contro Detroit, Kansas ha sempre trovato delle sfide impegnative, come quella con Purdue risolta con rimonta finale, con North Carolina State respingendo gli attacchi finali degli Wolfpack, e contro North Carolina finita sul +13 ma sempre in bilico a 3 minuti dalla fine.

La stella: C’è un giocatore in missione, e a veder giocare Kansas si capisce subito chi è. Thomas Robinson in poco più di un anno ha visto morire tutta la sua famiglia (nonni e madre) rimanendo solo con la sorellina di 9 anni. Voleva lasciare il college lo scorso anno ma Bill Self l’ha convinto a rimanere anche in questa stagione, e non poteva fare scelta migliore. Un animale in campo che lotta su ogni possesso e dà l’anima sul parquet, tanto che risulta difficile non tifare per lui.

L’uomo chiave: TyShawn Taylor ha fatto un grande step in questa stagione lasciando da parte i suoi problemi fuori dal campo per concentrarsi a pieno sul lavoro in campo. Ma il giocatore che sposta gli equilibri per i Jayhawks, soprattutto difensivamente, è Jeff Withey, ex-pallavolista perfetto per marcare i bigmen presenti in quest’ultimo atto di stagione.

Il punto di forza: In attacco puntano sul gioco in transizione e sulla facilità degli esterni di arrivare fino al ferro, trovando sempre lunghi dinamici pronti a ricevere il pallone o a buttarsi a rimbalzo offensivo. Sono una squadra che porta il livello dell’intensità sempre molto in alto.

Il punto debole: Ovviamente una squadra che è a suo agio correndo potrebbe essere messa in grossa difficoltà tentando di fermarla a metà campo, abbassando i ritmi e cercando la fisicità per fermare le sortite degli esterni.

Post By Lorenzo Neri (45 Posts)

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15 thoughts on “NCAA Final Four 2012 – Le protagoniste

  1. Non hai fatto i doverosi pronostici… Secondo me in finale ci vanno Kentucky e Kansas, poi in finale vincono i Wildcats. Proprio come il mio Bracket!

    • E me ne guardo bene!
      Scherzi a parte, in partite del genere win or go home, i pronostici sull’esito e l’andamento delle partite possono essere molteplici, quindi ho preferito presentare le squadre e lasciare le considerazioni finali al campo :)

  2. Veramente un’ottima presentazione!
    Delle Final Four veramente interessanti dove ci sono 3 squadre guidate dal talento e poi c’è la creatura di Pitino….A me Ohio State non convince proprio a pieno ma se Sullinger rimane lontano dai falli, può diventare il vero dominatore….

  3. Grazie mille per la presentazione. Condivido in particolare il giudizio sui Wildcats, in cui, per quanto visto sino ad ora, il vero leader emotivo e tecnico è stato Kidd-Gilchrist (giocatore destinato a grandi cose nel suo futuro in NBA). Sulla carta dico Wildcats tutta la vita, a livello di talento non c’è paragone con le altre finaliste, ma occhio a Pitino.

  4. Tra i punti deboli di Kentucky io aggiungerei anche la panchina cortissima.
    Ottima analisi comunque!

    P.s. Io spero invece possa vincere Kansas di Robinson…se lo meriterebbe davvero!

  5. Io spero in una finale KU-UK, dopo quella merdata dello scorso anno, ho bisogno di vedere un minimo di talento…

    • Stessa speranza…ma, come dicevo nel mio post precedente, temo che Pitino possa rovinare i nostri piani.

  6. Ho visto poco ma non sottovaluterei affatto Ohio State… ero rimasto impressionato da Syracuse e li hanno battuti…

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