E’ stata una serata piena di partite, ben 9, e le sorprese non sono certo mancate! Passiamo subito al recap completo della nottata.

Pacers 82 – Grizzlies 81

Al FedExForum di Memphis va in scena la partita tra i Top 2 Defensive Teams della Lega, e già questa si dimostra un’ottima premessa alla gara.

La partita è in effetti sempre in bilico, tanto che il massimo distacco al termine di un periodo di gioco è di 5 punti (17-12 per Indiana nel 2 quarto), e nel corso della partita si totalizzano ben 19 sorpassi.

I protagonisti per le due contendenti sono sempre i soliti, infatti un ottimo Paul George ha sfiorato la tripla doppia totalizzando 12 punti, 10 rimbalzi e 9 assist, e insieme a George Hill (13 punti, 4 rimbalzi, 4 assist) ha trascinato la squadra alla sudata vittoria. Top scorer per Indiana è David West con 14 punti.

I Grizzlies dal canto loro avanzano con la coppia Gay-Randolph, che mettono a referto 27 punti, 15 rimbalzi e 4 assist (la serata non delle migliori per Rudy che totalizza un deplorevole 7/22 dal campo). Un discreto Wayne Ellington con 17 punti (7/9 di cui 3/3 da 3 punti), è il Top scorer per Memphis; peccato sia stato ottimo al tiro ma nullo nel resto (0 assist e rimbalzi). La serata non proprio brillante di Rudy Gay consegna quindi la vittoria a Indiana, che ringrazia anche se con fatica e si porta sul 26-16, portando a 2 vittorie la striscia positiva.

Kings 105 – Hornets 114

La seconda partita della serata va in scena in Louisiana, esattamente a New Orleans, dove si sfidano la penultima e la terzultima franchigie della Western Conference.

Alla New Orleans Arena si mettono in cattedra i padroni di casa (non certo una squadra da invidia), che con una prestazione non eccelsa della giovane prima scelta assoluta Anthony Davis (11 punti, 6 rimbalzi) mandano in onda il Ryan Anderson Show mettendo sotto i Kings, in balia delle decisioni dei proprietari, convinti a vendere e mandare tutti i problemi a Seattle, per un possibile ritorno dei Supersonics.

Il sorprendente Anderson lancia alla grande gli Hornets, e con 5 triple a segno nel solo secondo quarto porta i padroni di casa avanti di 25 a metà gara, e un parziale di 37-23 nel terzo tempo non basta ai Kings, guidati dal solito Cousins, a rientrare in partita.

I numeri per i Calabroni ricordano che la squadra finalmente gira (ottime le 7 vittorie sulle ultime 9 partite), infatti Aminu va in doppia doppia (14 punti, 11 rimbalzi), Gordon ne fa 16, e lentamente torna a buoni livelli dopo i problemi e gli infortuni della prima metà del campionato, Vasquez insegna con 19 punti, 11 assist e 7 rimbalzi, e Anderson stupisce dall’arco totalizzando 27 punti.

Sacramento invece entra sempre più in un tunnel senza fine, e l’unico lume acceso nella notte è quello del giovane DeMarcus Cousins che mette a referto 29 punti, 13 rimbalzi e 3 assist, togliendo ogni dubbio (nel caso ce ne fossero ancora) sul suo grande potenziale. Tyreke Evans segna timidamente 16 punti, che per un giocatore giovane con una buona esperienza e un ottima qualità, sono ancora pochi, mentre si rende un po’ più protagonista Thomas, con 20 punti.

Chissà che il passaggio da Sacramento a Seattle non possa giovare ad una squadra in piena crisi.

 Rockets 100 – Bobcats 94

Ieri sera a Charlotte abbiamo visto una partita più combattuta di quanto ci si sarebbe potuto aspettare.

I Bobcats infatti, con un misero 24,4 % di vittorie in stagione, hanno insidiato una squadra come Houston, che in questa stagione non ha convinto ma certo non ha un organico da sottovalutare. Infatti Harden, Lin e compagni sono ora 22-21 in stagione.

La partita si apre con un inaspettato primo quarto in cui i Bobcats staccano gli avversari già di 8 lunghezze (22-30). Durante i successivi due quarti c’è un bilanciamento della partita, mentre nell’ultimo quarto, i Rockets accendono i razzi e lasciano a Charlotte solo 13 punti, segnandone ben il doppio (26) e andando così a vincere.

La nota più spettacolare della serata è sicuramente il career high di Kemba Walker. La Point Guard newyorkese spara una tripla dopo l’altra (6/7 a fine partita), segnando al termine dell’incontro ben 35 punti. E’ curiosamente anche l’unico giocatore della squadra ad aver messo a segno una tripla in serata. Discrete anche le prove di Session e Warrick (19 e 10 punti) che servono però a poco. Il piccolo gioiello Michael Kidd-Gilchrist continua a fare fatica e racimola “solamente” 9 punti 4 rimbalzi e 1 assist.

Dall’altra parte sono ben 5 i giocatori ad andare in doppia cifra: Harden ne fa 29 (con 7 rimbalzi e 7 assist), concludendo comunque con un deludente 5/20 dal campo, seguito da Morris con 21 punti. Delfino, Parsons e Beverley totalizzano rispettivamente 16, 14 e 10 punti. Deludente prova di Jeremy Lin che termina con 4 punti, 2 rimbalzi e 3 assist.

I Bobcats sprecano così 3 occasioni negli ultimi 50 secondi di gara, chiudendo il quarto quarto con 4/18 dal campo, dunque Houston passa in North Carolina, ma torna a casa con una vittoria non convincente.

 Timberwolves 96 – Hawks 104

Alla Philips Arena di Atlanta gli Hawks recuperano un inizio pessimo (31-18 primo quarto), spinti da un ottimo Al Horford, e concludono con un finale scoppiettante (19-34), davanti ad un avversario abulico e forse poco motivato, deluso anche dalla sequenza di infortuni subiti durante la stagione (ricordiamo soprattutto Ricky Rubio, che ancora non è al top, e la frattura alla mano di Kevin Love per ben due volte).

Horford trascina i padroni di casa con una bella doppia doppia (28 punti e 10 rimbalzi), insieme alle buone prestazioni di Korver (14 punti), Pargo (16 punti), Scott (11 punti), e un deludente Josh Smith da 10 punti. Buona prova anche per Teague con 9 punti e 10 assist.

Per i T-Wolves invece, il giocatore più significativo della serata è stato JJ Barea con 14 punti 7 assist e 3 rimbalzi, accompagnato dai soliti Kirilenko (13 punti, 5 assist, 6 rimbalzi) e Williams (17 punti, 4 rimbalzi). Buoni 12 punti di Ridnour, segnati però da un misero 5/13 al tiro, 11 punti e 5 rimbalzi per Stiemsma, e 13 punti per Cunningham.

Nets 88 – Knicks 85

Eccoci alla partita più attesa della serata, forse il derby più sentito in NBA, quando nella Grande Mela si sfidano due squadre rivoluzionate e rinate in questo campionato, che stanno vincendo e convincendo.
Al Madison Square Garden giocano infatti Brooklyn e New York.

Durante la prima metà di gara nella capitale non si respira. Colpi su colpi e i Nets sembrano avere qualcosa in più (47-41 all’intervallo), fino a quando, all’inizio della seconda metà di gioco i blu-arancio cominciano a spingere, passando in vantaggio per la prima volta nel corso della partita e registrando un parziale di 10-0 tra il 7° e il 10° minuto di gioco, terminando il quarto con un ottimo 18-27 (65-68 totale).

Brooklyn comincia così a mettere in mostra i propri valori; nonostante sia la squadra “meno dotata” tecnicamente, usa a pieno l’intesa mostrata nella partita di stasera, mentre le varie stelle come Melo, Kidd, e Stoudemire, sembrano essersi un po’ persi.

Melo a fine partita fa registrare 29 punti, 7 assist e 3 rimbalzi, ma una prestazione comunque deludente per uno come lui, viste le statistiche di tiro (11/29). Tyson Chandler sempre prorompente prende 11 rimbalzi ma si limita a 7 punti, mentre Kidd, JR Smith e Stoudemire raccolgono insieme 42 punti. Knicks quindi non belli e non efficaci, e sicuramente non ai soliti ritmi.

I Nets al contrario si mostrano uniti e meritano la vittoria, guidati da un implacabile Joe Johnson che segna 25 punti, e da ben 3 doppie doppie di D.Williams (14 punti, 12 assist), Kris Humpries (11 punti, 13 rimbalzi), e un convincente Brook Lopez (14 punti, 11 rimbalzi, e 4 splendide stoppate!).

Nonostante le buone prestazioni individuali New York spreca tanto nell’ultimo frangente, e Deron e compagni si aggiudicano il derby di New York City.

Clippers 99 -Warriors 106

All’Oracle Arena di Oakland si disputa un’altra bellissima partita della serata, con due delle squadre più in forma del momento. Così Blake Griffin e CP3 incontrano Steph Curry, che non sarà nel line up dell’All Star Game 2013, ma sa farsi valere, ed è uno dei migliori tiratori della Lega.

Il primo quarto è di fuoco. Finisce infatti 33-33 con entrambe le squadre con il 72% di tiro, e la partita si fa davvero interessante. Nel secondo quarto i Clippers cadono a -10 con l’uscita di Paul e Griffin, ma tornano sotto in poco con il rientro delle due stelle, chiudendo il conto a 52-53.

Alla ripresa sembra essere arrivata la svolta: Los Angeles infatti inizia a volare e il risultato cambia a loro favore, facendo terminare il terzo tempo 80-73.
Ma la vera svolta arriva all’ultimo quarto, quando fino a quel momento, un timoroso Curry con 4 falli e un duro Lee con 5, cominciano a fare sul serio, per essere portati in trionfo nella loro città. Curry inanella una tripla dietro l’altra (alla fine saranno 6/8), con uno splendido 4/4 del 4 quarto.

Dall’altra parte Chris Paul è fuori dalla partita, e non mette in mostra le qualità per cui è stato scelto per Houston 2013. I suoi soli 4 punti ne sono la prova, anche se conditi con 9 assist.

Il finale è impensabile, e i Warriors mettono la grinta che definisce il loro nome nella partita, al termine della quale Curry (spolveratosi nell’ultimo periodo) sottoscrive la vittoria con 28 punti, aiutato dai compagni Lee (12 punti, 11 rimbalzi, 6 assist), Klay Thompson (18 punti), e Jerret Jack (18 punti, 10 assist).

La città degli angeli si accontenta solo del volo di Blake a 26 punti, 13 rimbalzi e 8 assist, e delle spintarelle di Butler con 19 punti e Crawford con 24, mentre tutti gli altri si perdono guardando Curry infilare la tripla della fine.

I Clippers vengono quindi sorpresi da una squadra che si è svegliata solo nell’ultimo periodo, con la quale potevano e dovevano chiudere i conti nella prima metà gara, e non possono opporsi alla lezione di tiro di Golden State (52% nei tiri dal campo e 54.5% nei tiri da 3).

 Spurs 90 – 76ers 85

San Antonio vola a Philly credendo di aver già conquistato il Wells Fargo Center, e di fatto così sembra, tanto che i primi due parziali terminano con un chiaro messaggio: “We came, we saw, we conquered!”

Philadelphia crolla infatti sotto i colpi di sperone e all’Halftime si trova sotto 49-35. Vista la differenza dei record in Regular Season (Spurs 32-11, 76ers 17-23), sembra tutto chiuso, ma nello sport come nella vita, basta un attimo.

Nel terzo quarto i Sixers mangiano punti ai texani che ci impiegano un po’ per riprendersi, ma alla fine del terzo quarto chiudono ancora sopra 71-64. Nell’ultima fase della partita le squadre si affrontano a viso aperto, con un doppio cambio di “programma” che illude i padroni di casa sul +7, ma riporta poi San Antonio alla concentrazione, e grazie alla freddezza ed esperienza del team della Western Conference, e al solo punto realizzato da Phila negli ultimi 13 possessi, a 21.3 dal termine glu Spurs avevano appena concluso una serie di 11-1 che chiudeva il conto.

Colonne portanti dei texani come sempre Timmy e TP9 che con 24 e 20 punti salvano il team da una brutta scivolata. A fine partita Duncan avrà anche 17 rimbalzi e 5 assist, mentre Parker segna 8 passaggi vincenti.
Altre belle notizie di serata sono la prestazione di Kawhi Leonard con 16 punti e 7 rimbalzi, e la doppia doppia di Thiago Splitter con 10 punti e 12 rimbalzi.

Per Philly buona prova di Turner con 18 punti e 12 rimbalzi, il solito Holiday (15 punti e 8 assist), 14 punti per Thaddeus Young e 16 per Hawes, e una menzione particolare per il non più giovanissimo ma Young, Nick, che con 12 punti ha ribaltato il risultato, anche se ha solo dato l’illusione a 76ers.

San Antonio incrementa quindi la serie di vittorie a 5 e sale sempre più verso la vetta!

 Lakers 83 – Bulls 95

Di scena un’altra bella partita a Chicago, dove arrivano i “soliti” Lakers, che in questa stagione non son altro che l’ombra dei grandi gialloviola del passato, nonostante gli innesti da All Star di Dwight Howard e Steve Nash.

Il team infatti non ha ancora ingranato, e lo dimostra stasera, perdendo da una squadra sicuramente in forma, ma che sulla carta non ha il potenziale tecnico degli angeli (specialmente senza Loul Deng e Derrick Rose, fuori entrambe per infortunio), portando così il loro record stagionale a 17-24 con un pessimo 2-8 nelle ultime 10 gare disputate.

Questa notte allo United Center, nonostante la sconfitta, si vede un po’ più di Nash, ma un po’ meno Kobe, che portano comunque 5 giocatori in doppia cifra nel tabellone dei punti, ma continuano a dimostrare la mancanza di una seconda linea.

Già nel primo quarto si respira aria di rosso quando i Bulls chiudono avanti di 7 (20-27). E così rimane fino alla fine della prima parte di gioco (20-20 il parziale nel secondo quarto), mente dopo la pausa i Lakers sembrano scossi, e rientrano in partita superando per in brevissimo periodo i Tori di Chicago per poi arrivare al pari alla chiusura del quarto (29-22 il parziale). Ma nell’ultimo periodo torna il dominio dei padroni di casa che mettono sotto i losangelini fino al -12 finale, grazie ad un’ottima prova di Jimmy Butler (10 punti, 8 rimbalzi, 4 assist) e Marco Belinelli (15 punti con 3/3 da 3 punti).

Sempre buone le prove di Boozer (14 punti, 6 rimbalzi, 2 assist), che quest’anno si è prodigato in ottime prestazioni, Noah che continua con una media di 10,7 rimbalzi a partita, prendendone 13 solo in serata, con però 6 piccoli punti, Hamilton da 13 punti e Nate Robinson da 11. L’uomo che più si è mostrato attivo nella competizione è Kirk Hinrich con 9/11 al tiro totalizza 22 punti, 7 rimbalzi e 8 assist.

Per i Lakers buona presentazione di un Nash non ancora a livelli altissimo con 18 punti, 4 rimbalzi e 6 assist. Bryant ne fa solo 16 con un disastroso 7/22 dal campo, accompagnato da un discreto Pau Gasol, rientrato da poco dall’infortunio, che va in doppia doppia con 16 punti e 12 rimbalzi, mentre Metta World Peace e Earl Clark fanno 12 punti e 8 rimbalzi a testa, nascondendo quelle che sono le sempre più dubbie prestazioni di un Howard lontano dallo stato ottimale di forma e che racimola 9 buoni rimbalzi ma solamente 8 punti.

I Lakers continuano a dare segnali di cedimento e la squadra non sembra voler iniziare a lavorare nel modo giusto, mentre dall’altra parte Chicago non smette di far vedere belle partite, facendo pesare poco l’assenza della Point Guard di spicco nella franchigia, che dovrebbe tornare ormai a breve, Derrick Rose.

 Wizards 98 – Trail Blazers 95

A Portland scendono in campo due squadre che hanno entrambe bisogno di una rinascita, e la sfida è stata infatti molto accanita. Grazie ad un tiro di Jordan Crawford che regala 3 punti a Washington al buzzer beater, i Wizard vincono questa dura partita, e confermano di essere in rinascita dal rientro del loro top player John Wall, mentre i Trail Blazers vanno sempre più a fondo, e collezionano la sesta sconfitta consecutiva, dovuta forse e in parte ad un calo nelle prestazioni del rookie Damian Lillard, resosi protagonista e trascinatore della squadra da inizio campionato, ma che è pur sempre un rookie, e non può ogni partita mettere a referto 30 punti.

Partita tirata dall’inizio alla fine (34-31, 16-20, 19-13, 29-31 i parziali nei quarti), che è caratterizzata dall’ennesima tripla doppia di Nicolas Batum con 12 punti, 10 rimbalzi e 11 assist, e un ritorno sulla scena di un significante Nenè che con 24 punti 9 rimbalzi e 5 assist torna a far vedere alti livelli.

Da segnalare i 24 punti di Webster, i 13 punti e 13 rimbalzi di Okafor, e i 13 di Jordan Crawford. Non un John Wall eccezionale ma sicuramente il suo rientro fa morale per la squadra. Dall’altra parte oltre a Batum registriamo i 17 punti e 12 rimbalzi di Aldridge, i 16 punti di JJ Hickson, e in 17 di Wesley Matthews. Come accennato in precedenza, nonostante i 18 punti, non è esaltante (come ci aveva abituato nel corso della stagione) la prestazione di Lillard, con un 7/17 dal campo.

Washington che cerca sempre di convincere un po’ di più, risalendo una brutto record di stagione che quasi inevitabilmente ha già compromesso la squadra in Regular Season, mentre Portland va sempre più a fondo, e dovrà lottare per restare tra le prime 8 ed entrare ai Playoffs.

Post By elix (8 Posts)

Classe ’91, ho iniziato a seguire il basket nel 2004 con Vince Carter sulla copertina di un gioco, e mi sono innamorato di Vincredible e The Answer.

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