Orlando Magic @ Miami Heat 98–112

Pilota automatico per LeBron e soci, che fanno loro il derby della Florida e continuano a rimanere ad un’incollatura dalla vetta della Eastern Conference. Orlando prova a giocarsela alla “Triple A”, con le doppie doppie di Vucevic e O’Quinn e i 20 punti di Harris. Miami, però, allunga nel terzo quarto grazie alle grandi prove dei suoi tre alfieri: è un Wade versione vintage il migliore dei suoi, con 24 punti e sprazzi del Dwyane che fu che ormai non sono una novità nell’ultima striscia vincente degli uomini di South Beach. James, con maschera trasparente per volere dei piani alti della lega, aggiunge 20 punti, 9 rimbalzi e 7 assist; i 17 punti in 18 minuti di Bosh completano il quadro di un successo in scioltezza, per la settima vittoria consecutiva degli Heat.

Washington Wizards @ Philadelphia 76ers 122–103

Continua la marcia della squadra della capitale, che col sesto successo consecutivo mette sempre più nel mirino le zone nobili della costa Est. È una serata speciale per i Sixers e, almeno per oggi, non è la tredicesima sconfitta consecutiva a fare notizia: è la notte di Allen Iverson, che diventa l’ottavo giocatore della franchigia ad avere il proprio numero di maglia appeso al soffitto del Wells Fargo Center. Washington però non è in vena di celebrazioni, e con 41 punti nel solo primo quarto mette bene in chiaro l’antifona della serata. Il grande protagonista dell’incontro è Trevor Ariza: l’ex Lakers piazza il quarantello, con 8 triple segnate su 12 tentativi che distruggono la difesa di casa, fatta a fette anche da un John Wall ecumenico che chiude con 17 punti e 16 assist. Phila, dal canto suo, si gode la festa per The Answer, aspettando tempi migliori.

Detroit Pistons @ Houston Rockets 110–118

Houston rischia un amaro dejà-vu, addormentandosi dopo un primo tempo meraviglioso ma riuscendo comunque a tenere a bada il ritorno dei Pistons. I texani partono a mille, sfoderando una prestazione offensiva coi fiocchi che frutta loro 69 punti all’intervallo (41 nel solo primo quarto). Harden segna e fa segnare (chiuderà con 20 punti e 12 assist) e Howard si diverte tra schiacciate indisturbate e si improvvisa assist man con un alley-oop improvvisato per Jones (top scorer dei suoi a quota 22). I Rockets, però, si adagiano sugli allori, e permettono agli ospiti di sognare una clamorosa rimonta: Stuckey è elettrico coi soiu 23 punti dalla panchina, Monroe e Drummond sfruttano la sonnolnza dei padroni di casa e chiudono entrambi in doppia doppia, e con un parziale di 14-4 si riportano sotto di 10. Houston, però, si rimette in carreggiata e chiude inserendo il pilota automatico, mantenendosi in piena corsa per il podio della Western Conference.

Indiana Pacers @ Boston Celtics 102–97

I Pacers vincono a Boston al termine di una partita molto intensa ed equilibrata, trovandosi di fronte dei Celtics mai domi che rendono durissima la vita alla squadra col miglior record della lega. In un match dal ritmo e dal punteggio molto alti, gli ospiti provano a scappare due volte: i tentativi di allungo in chiusura di primo tempo e in avvio di terzo periodo vengono però vanificati dai biancoverdi, che con pazienza, orgoglio e la carta a sorpresa Humphries si portano addirittura in vantaggio all’ultimo intervallo. C’è troppa Indiana alla distanza, però: la panchina e un George all’altezza della sua fama (25 punti e 8 rimbalzi) vanificano i 27 punti di Green e la quasi tripla doppia di Rondo (12 punti, 11 assist e 7 rimbalzi), mantenendo i Pacers in vetta alla Eastern Conference.

Brooklyn Nets @ Milwaukee Bucks 107–98

Operazione 50% quasi compiuta per i Nets, che col successo al Bradley Center si portano ad un solo successo dal pareggio col totale della colonna delle sconfitte. I Bucks, però, si rivelano un avversario più ostico del previsto: i padroni di casa, fanalino di coda della lega con le loro 11 vittorie stagionali, restano aggrappati alla partita dall’inizio alla fine, complicando la vita agli uomini di coach Kidd. Il contributo decisivo per i men in black arriva dalla panchina: Blatche costruisce una sontuosa doppia doppia da 19 punti e 13 rimbalzi (aggiungendo anche tre rubate), e Marcus Thornton si prende la copertina del match con i 25 punti (8-13 al tiro) che scavano il solco decisivo e regalano il successo in trasferta ai Nets.

Cleveland Cavaliers @ Memphis Grizzlies 96–110

I Grizzlies tirano fuori gli artigli nella ripresa e devono far ricorso a tutte le proprie risorse per avere la meglio dei Cavaliers che si esaltano lontano dalle mura amiche. Gli ospiti, trascinati da un Kyrie Irving che cresce di partita in partita e finisce da top scorer dell’incontro con i suoi 28 punti, segnano addirittura 65 punti in metà gara, andando all’intervallo in vantaggio di 11 lunghezze. Memphis però sistema le cose con un eccellente terzo periodo, con un parziale di +18 che li rimette avanti nel punteggio e in controllo del match. La prova di squadra dei padroni di casa è davvero ottima, con ben cinque giocatori che chiudono con almeno 16 punti all’attivo: Randolph guida la rimonta segnando 17 dei suoi 23 punti nella ripresa e aggiungendo anche 14 rimbalzi, Gasol ne mette 22 con 8 carambole e 6 assist. Tocca poi a Concley (22 punti e 7 assist) e Lee (19) chiudere i conti, con le triple della staffa che tengono Memphis ad una sola partita di distanza dall’ottava piazza della Western Conference.

Denver Nuggets @ Portland Trail Blazers 96–102

Portland non si ferma neppure di fronte ai combattivi Nuggets e all’aria rarefatta del Pepsi Center, portando a casa un importante successo esterno che le permette di rimanere agganciata alla coppia di testa della Western Conference. Sono proprio i Blazers a partire forte, costruendo un tesoretto di 8 punti di margine nel primo quarto che si riveleranno decisivi per la vittoria finale. Gli ospiti si portano in doppia cifra di vantaggio nel terzo periodo, grazie ad un Batum a tutto tondo (9 punti, 16 rimbalzi e 6 assist per il francese) e ai soliti Lillard e Aldridge (autori rispettivamente di 17 e 16 punti). Denver prova a crederci nel quarto periodo, grazie a Arthur, Fournier e alla doppia doppia da 16 punti e 10 rimbalzi di Faried. Portland però ha il sangue freddo per chiudere i conti, con Aldridge che dalla lunetta sigilla il successo dei suoi.

Minnesota Timberwolves @ Sacramento Kings 108–97

Love e soci non sbagliano, e riescono a riportarsi a quota 50% di vittorie grazie al successo esterno sul parquet di Sacramento. Sono i Kings a partire meglio, grazie alla vena balistica del trio Cousins-Thomas-Gay che permette ai padroni di casa di andare al riposo in vantaggio di tre lunghezze. Il terzo periodo è però terreno di conquista per i Timberwolves: coach Adelman sguinzaglia il suo trio delle meraviglie, con il solito Love (22 punti, 10 rimbalzi e 7 assist) seguito a ruota da Pekovic (20 punti) e Martin (26) che scavano un break di +17 che indirizza il match sulla strada di Minneapolis. Sacto riesce a rimontare grazie ai soliti noti, ma è proprio Love a chiudere la contesa con esecuzioni glaciali dalla linea della carità.

New Orleans Pelicans @ Los Angeles Clippers 76–108

Doveva essere il dulcis in fundo della nottata, ma la gara sul parquet dello Staples Center praticamente non inizia nemmeno. I Clippers infatti si impongono in maniera schiacciante ai danni dei Pelicans, andando avanti in doppia cifra già dopo i primi dodici minuti di gioco e continuando a premere il piede sull’acceleratore fino alla sirena finale. Gli ospiti vivono una serata da incubo al tiro, chiudendo con un orribile 33% dal campo con i soli Evans (22 punti) e cuore di papà Austin Rivers (19 punti) a salvarsi nelle difficoltà generali. Ai Clippers basta il minimo sindacale, con Paul e Griffin in escursione sopra i 20 punti in mezz’ora scarsa di utilizzo. Gli uomini di coach Rivers restano così in scia al terzetto di testa a Ovest, in attesa di inserire a pieno regime Big Baby Davis (5 punti e 3 rimbalzi al debutto) e Granger nelle rotazioni.

Post By Filippo Ferraioli (96 Posts)

Studente in giurisprudenza, amo ogni genere di sport e il suo lato più romantico. Seguace di Federico Buffa, l'Avvocato per eccellenza, perché se non vi piacciono le finali NBA non voglio nemmeno conoscervi. "Ricordati di osare sempre".

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