Assistere dagli spalti di Wembley ad una partita della “propria” squadra è sempre un’esperienza emozionante ed intensa, al di là dell’esito finale del match. Fu così nel 2009, quando i Patriots stravinsero contro i Bucs per 35-7 ed è stato così anche questa volta, con i Tampa Bay Buccaneers superati per 24-18 dai Chicago Bears; ecco, diciamo che se poi i Bucs iniziassero anche a vincerle, le partite disputate a Londra, noi tifosi in Pewter & Red avremmo anche la classica ciliegina su una torta che, già di suo, è comunque assai appetitosa.

Rispetto alla precedente esibizione di Tampa Bay a Londra nel 2009, il menù di “contorno” alla partita questa volta è stato ricco ed abbondante.

Si è iniziato venerdì sera, con la visione a Trafalgar Square del film “Jerry McGuire”, impreziosita dalla presenza sul palco, ad introdurre la pellicola, dell’attore Cuba Gooding jr., vincitore del premio Oscar proprio per la sua interpretazione in questo film.

Parecchia la gente presente in piazza, anche se non proprio gremitissima; nell’intervallo del film, esibizione delle cheerleaders dei Bucs e intervento di Marshall Faulk. A Trafalgar Square, per questo “NFL Friday Night Lights”, era già presente ed operativo l’NFL shop dove si potevano acquistare vari gadgets, sia relativi al match (mug, portachiavi, sciarpa, il programma ufficiale, ecc) che delle due squadre impegnate (jersey, t-shirt, felpe, cappellini).

Ai bordi della piazza, presenti anche un galeone dei Bucanieri (incluso di comparse abbigliate da pirati e piratesse!) e un mega orso di plastica con i colori e la maglia dei Bears. In funzione anche un ticket office in cui erano in vendita i biglietti per assistere alla partita oltre a vari chioschi in cui si vendevano cibo (hot-dog, hamburgers, fish & chips) e bevande.

Sabato, sempre a Trafalgar Square, ha avuto luogo il “Fan Rally”, la festa dei tifosi alla vigilia della partita. Clima primaverile e insolito tiepido sole per la Londra di fine ottobre, con giocatori, del presente e del passato, ad alternarsi sul palco, oltre ad un intervento del commissioner Roger Goodell.

Il tutto, inframmezzato da intervalli musicali e con un nuovo, assai gradito, intervento delle cheerleaders dei Bucs. I chioschi per bere e mangiare, e quelli per i gadgets erano gli stessi della sera prima, mentre era possibile visitare una piccola “mostra” in cui venivano esibiti il Vince Lombardi Trophy e gli anelli di Bears e Bucs vinti nei rispettivi Super Bowl.

Per chi voleva imitare Freeman o Cutler, si potevano provare dei lanci verso sagome di cartone, così come era possibile calarsi nei panni di un long snapper o di un kicker. Esperienza più che godibile, con i tanti tifosi presenti, ciascuno dei quali vestito con la maglia della propria squadra; da segnalare anche la presenza delle jersey in cui è più difficile imbattersi, come ad esempio quelle di Jaguars o Chiefs.

Infine, eccoci a Domenica 23 ottobre, il giorno della partita. In mattinata, a Trafalgar Square, non c’era già più alcuna traccia di NFL. Orso in formato gigante e galeone pirata erano stati trasferiti nottetempo al “tailgate party” di Wembley. Rispetto al 2009, quando girando tra Buckingham Palace e Trafalgar Square, la domenica mattina, avevo incrociato parecchi tifosi con le rispettive jersey d’ordinanza, quest’anno replicando il medesimo giro mi sono sembrate un po’ meno numerose le maglie NFL in giro per Londra.

Arrivati a Wembley Central, si ritirano i biglietti al box office; next stop: tailgate party. L’area era molto grande, ed oltre ai soliti chioschi per bere e mangiare, c’era un mini-campo da football, comprensivo di tribune, in cui si esibivano cantanti o intervenivano vecchie glorie del passato (Bettis, Faulk, gli ex Bucs Brad Johnson e Jimmie Giles).

Da segnalare l’affollatissimo NFL-shop, mega esposizione con materiale di tutte le 32 squadre NFL. Infine, sosta obbligata ai due stand più interessanti: in uno erano presenti vari “memorabilia” e, oltre al Vince Lombardi trophy, erano in mostra tutti gli anelli dei Super Bowl sin qui disputati. Per ultimo, lo stand imperdibile, almeno per i tifosi delle squadre impegnate nella partita: “Bears zone – Bucs zone”, con gigantografie, vecchie divise, elmetti, insomma una specie di piccolo museo dei due team impegnati nella partita.

Entrando a Wembley, si notano alcuni settori interamente coperti da teloni, segno evidente che il tutto esaurito di altri match disputati dall’NFL a Wembley è ben lontano dall’essere raggiunto. Lo stadio lentamente si riempie, anche se è evidente come ci sia meno gente rispetto al precedente incontro disputato nel 2009 dai Bucs.

A mio avviso la scelta di riproporre la stessa squadra – Tampa Bay – per due volte in tre anni non ha premiato in termini di biglietti venduti. Non a caso i tifosi Bears, alla prima partita a Wembley, erano decisamente più numerosi di quelli dei Bucs, molti dei quali avevano visto la loro squadra solo due anni prima e non tutti hanno potuto/voluto replicare la trasferta a Wembley a distanza di così poco tempo.

Pare che l’NFL voglia invece insistere su questa strada proponendo sempre la stessa squadra come Home Team in una delle (probabili) due partite che dall’anno prossimo e sino al 2016 si disputeranno a Londra. E sembra proprio che la franchigia destinata a giocare in Inghilterra una partita come Home Team, siano proprio i Tampa Bay Buccaneers, i cui proprietari sono evidentemente tra i pochi (o forse  gli unici) ad essere disposti di buon grado a rinunciare ad una partita casalinga, dato che quella di Wembley si disputa praticamente in campo neutro.

Tornando al match, l’“iter” che conduce al kick-off è quello classico di una partita NFL, che sarà sempre uguale a se stesso ma che è sempre molto coinvolgente: 30 minuti prima dell’inizio fanno il loro ingresso le acclamatissime cheerleaders dei Bucs, a seguire esibizione del gruppo americano “Goo Goo Dolls” (che suonano un paio di canzoni, tra cui la celebre “Iris”) e poi gli inni nazionali, prima l’americano e poi l’inglese, le coreografie di rito con i tanti cartoni colorati che compongono le bandiere, l’ingresso delle squadre in campo, il sorteggio con i capitani onorari e poi, finalmente, è tempo di kick-off. Si comincia!

Proprio ad inizio match, nell’area col logo dei Buccaneers spunta uno scoiattolo, che corre indisturbato per un paio di minuti nei pressi dell’endzone, mentre tutto lo stadio intona “squirrel, squirrel”, il che – se non altro – fa capire come si dica scoiattolo, in inglese!

La partita inizia male per Tampa Bay, che già priva di importanti giocatori quali McCoy, Faine e soprattutto LeGarrette Blount, perde quasi subito il RB Earnest Graham, con conseguente azzeramento del gioco di corsa, visto il rendimento quasi nullo dell’unico RB rimasto a disposizione di Morris, ossia Kregg Lumpkin.

Chicago va avanti nel punteggio, i Bucs restano in scia con una safety di Barber, ma il QB Josh Freeman che gioca con tutta la pressione addosso – non potendo più contare sul supporto del gioco di corsa – non è quello dei giorni migliori, e tra intercetti e imprecisioni si arriva all’halftime sul punteggio di 14-5 per i Bears. Tra l’altro, i Bucs perdono per infortunio un altro giocatore importante, il DB Tanard Jackson, autore di un entusiasmante intercetto ai danni di Cutler.

Nel terzo quarto Tampa Bay non riesce a ricucire lo strappo, e i Bears sembrano in controllo della partita, nonostante alcuni errori gravi (un FG facile sbagliato da Gould) gli impediscano di metterla in ghiaccio.

Nell’ultimo quarto, come spesso accaduto negli ultimi tempi, i Bucs sembrano avviati verso la rimonta: due TD pass di Freeman riportano i Bucs a tre punti di distanza, con ancora parecchio tempo sul cronometro.

I Bears, grazie anche a una sanguinosa penalità di Talib, bruciano molti secondi e segnano tre punti, portandosi sul 24-18. Ci sono però ancora due minuti, e con un TD trasformato sarebbe vittoria per Tampa Bay. Ma, evidentemente, non è serata per Josh Freeman, che sparacchia il quarto intercetto della giornata consentendo a Chicago di inginocchiarsi e chiudere così la partita.

Partita forse non bella, con molti errori da entrambe le parti, ma comunque in bilico sino alla fine, e con parecchie giocate emozionanti anche per i neofiti: sack, intercetti, addirittura una safety, e comunque match deciso solamente negli ultimi secondi.

Tutta un’altra cosa rispetto alla precedente partita inglese di Tampa Bay, quando nel 2009 i Patriots vinsero in assoluta scioltezza sui Bucs per 35-7, con partita già chiusa nel primo quarto. Da segnalare, nell’ultimo quarto, la classica irruzione in campo da parte di uno ”streaker”, che ha corso parecchi metri evitando anche un goffo tentativo di placcaggio da parte del personale (un po’ attempato…) della sicurezza, prima di essere placcato e portato fuori dal campo di gioco.

In conclusione, credo che queste “international series” che si disputano a Wembley siano una esperienza da consigliare a tutti gli appassionati di football NFL. Ed è chiaro che diventano poi degli eventi assolutamente imperdibili se a scendere in campo è proprio la “nostra” squadra del cuore, quella per cui ogni domenica sera soffriamo e trepidiamo davanti al Game Pass….ecco, vederle in diretta sul PC ogni domenica è già bello e coinvolgente ma, vi assicuro, dal vivo è proprio tutta un’altra cosa…

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2 thoughts on “Wembley, il fascino della Nfl in Europa

  1. sono stato a Wembley l’anno scorso per vedere i “miei” 49ers contro i Broncos.
    lo stadio era pieno, l’entusiasmo palpabile.

    • Anch’io ero a vedere i mitici 49ers! Esperienza davvero indimenticabile e che consiglierei a tutti gli appassionati NFL :-)

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