TOP 3

Houston 1

Per la prima volta Houston ai playoff!

Houston Texans

Usando un po’ di retorica possiamo dire che i Texans hanno sconfitto non solo gli avversari, ma anche la sfortuna e la storia per ottenere per la prima volta nella loro esistenza il titolo della NFC South.

L’ufficialità è arrivata in questa giornata, con la vittoria per 20-19 contro i Bengals, approfittando della sconfitta degli ultimi rivali ancora in gioco, i Titans, contro i lanciatissimi Saints. Titans che, per ironia della sorte, sono la prosecuzione degli Houston Oilers, precedente franchigia della città texana.

Il titolo è prima di tutto un successo per Gary Kubiak, l’head coach che gestisce i destini della franchigia dal 2006 e che finalmente riesce a trovare un successo che da molto tempo gli mancava. Ma è anche un successo contro la sfiga che abbiamo già analizzato nelle scorse settimane (http://www.playitusa.com/nfl/2011/12/15320/nfl-week-12-top-worst/) e che ha in fine dovuto soccombere. I playoff, ora: con le restanti tre partite contro Panthers, Colts e Titans, si può arrivare in carrozza a 12 vittorie almeno. Probabilmente i Texans non conquisteranno il bye, ma sin dalla prima partita saranno pronti a continuare la loro avventura.

Maurice-Jones Drew

Grande partita del runningback dei Jaaguars, i quali dominano i Buccaneers per 41-14 e conquistano la quarta vittoria stagionale: per lui due TD su corsa (per un totale di yards con 27 portate) e due su ricezione (con 51 yards in 6 REC), ed il merito di aver segnato tutti i TD realizzati dall’attacco Jaguars, in quanto gli altri due sono stati realizzati recuperando due fumbles dello sbadato attacco dei Bucs. Tutto questo utilizzo di Jones-Drew da parte dei tecnici e di Gabbert può essere visto sotto due ottiche: da una parte è buono avere un atleta così dominante e che tanto può offrire alla sua franchigia.

L’altro lato della medaglia è però meno lucente: il puntare su Jones-Drew anche nelle situazioni di passaggio, cosa non certo inusuale negli anni passati, non può significare forse che non ci siano altri ricevitori affidabili a cui consegnare la palla? E che partendo da una posizione nel backfield possa ricevere palloni più facili e che di conseguenza le responsabilità siano minori per QB non proprio eccelsi? Personalmente propendo per la seconda ipotesi così come sono convinto che un QB buono ora ci sia (Gabbert) e che con un buon WR magari in arrivo al draft la base non sia male.

New York Giants

Vittoria di grande prestigio ottenuta al Cowboys Stadium nel Monday Night, conquistata seppur a fatica ed in rimonta, essendo a 5 minuti dalla fine i Giants sotto nel punteggio di dodici punti, per 34-22. Ma il TD di Jake Ballard e la successiva corsa di Brandon Jacobs convertita da due punti da D.J. Ware ha permesso alla franchigia di New York un’insperata vittoria, per come si erano messe le cose. Diversi sono gli artefici del successo, da Manning, di nuovo a 400 yards, a Brandon Jacobs, che ha superato le 100 yards corse, fino a Jason Pierre-Paul, capace di ergersi a grandissimo baluardo difensivo e leader del reparto della squadra.

Ma il giocatore che più ha spaccato la partita indirizzandola verso New York è stato a mio avviso Hakeem Nicks, autore di 8 ricezioni per 163 yards, anche se non terminate in TD, ma che sono corrisposte a grandi giocate che hanno regalato ottime posizioni di campo ai compagni. Nella lotta con Dallas per la vittoria della division, i Giants prima dello scontro diretto dell’ultima giornata, affronteranno Redskins e Jets, menre i Cowboys avranno Buccaneers ed Eagles: la strada sembra più in discesa per la franchigia texana, considerando il derby di New York, ma i Giants sembrano in forma e pronti a battagliare fino in fondo.

MENZIONE D’ONORE

Tony Romo

I Cowboys perdono la partita contro i Giants e la leadership solitaria della NFC East, ma nulla si può imputare a Romo, che ha mantenuto in corsa la sua squadra fino alla fine, giocando una splendida partita (21/31, 321 yards, 4 TD e 0 INT) purtroppo vanificata dalla difesa non esattamente impeccabile messa in campo da Dallas. A livello di rating questa è la miglior stagione di Romo, ancora lontano dai TD del 2007 (36 contro 26) ma molto meno impreciso e con molti meno intercetti lanciati finora. La presenza o meno dei Cowboys in postseason passa inevitabilmente per le mani del suo QB.

Matt Prater

In questo periodo di gloria per i Broncos tutti sono presi ad esaltare (anche a ragione) le imprese di Tim Tebow, capace di recuperare e vincere l’ennesima partita. Ma nessuno si sta filando il kicker dei Broncos, che nell’ultima partita ha infilato due FG da più di 50 yards, uno a tre secondi dalla fine del quarto quarto e l’altro da 59 yards per la vittoria in overtime. Ma anche con Minnesota, con San Diego e con Miami Prater è stato decisivo, realizzando i FG che sono valsi i punti decisivi: si può tranquillamente sostenere che la mano di Tebow nulla sarebbe stata senza il piede del suo kicker.

FLOP 3

Carson Palmer

I Packers sono una squadra fantastica, sicuramente la migliore dell’NFL in questa stagione e penso che pochi possano negare il fatto che Green Bay sia la principale favorita per la stagione. Di conseguenza non è propriamente il caso di aiutarli a vincere le partite, cosa che è riuscita perfettamente al QB dei Raiders, che ha chiuso con 24/42, 1 TD e 4 INT lanciati. Unendo questa brutta prestazione a quella della scorsa settimana, non è un bel periodo per Palmer, che sta esaurendo l’entusiasmo derivante dall’arrivo in quel di Oakland e dalle prime buone prestazioni.

La situazione Raiders in ottica playoff si sta complicando, e non poco: questa sconfitta, comunque ampiamente prevedibile, unita alla vittoria di Denver contro i Bears, fa si che proprio la franchigia del Colorado prenda la vetta solitaria della AFC West e che anche i Chargers riescano ancora ad essere in lotta per la postseason. Saranno le restanti partite a decidere: I Raiders giocheranno contro Lions, Chiefs e proprio Chargers, mentre i Broncos affronteranno Patriots, Bills e Chiefs. Previsioni difficili da fare, e chissà come può andare a finire.

San Francisco 49ers

Sconfitta sanguinosissima quella rimediata dai Niners contro i Cardinals, un 21-19 che si può vedere sotto diversi punti di vista. Prima di tutto il record dei Niners (10-3) è raggiunto da quello dei Saints, e l’importante settimana di bye derivante dal seed #2 ritorna palesemente incerta. Al momento i 49ers sono ancora in vantaggio sui Saints per via del miglior record di conference e per via del miglior differenziale contro la rivali in comune (fonte Crazytuna), ma si sono mangiati una delle due possibilità di passo falso (supponendo che NO vinca sempre) contro una squadra decisamente alla portata.

Ma la cosa forse più preoccupante è la prestazione che si evince da questa partita, preoccupante perchè sintesi delle difficoltà palesate in alcune delle partite precedenti: per una volta che difesa e/o special teams non hanno risolto la partita (quanto manca Willis…), l’attacco non è stato in grado di superare i suoi limiti e non ha trovato il modo di superare una difesa, quella di Arizona, che è apparsa tutt’altro che insuperabile. Ma la cronica difficoltà di Smith e compagni in redzone è stata per l’ennesima volta confermata, anche a causa di una porosa OL, ed in postseason si dovrà migliorare per fare srada.

Tampa Bay Buccaneers

Autori di una delle più brutte prestazioni degli ultimi tempi, e con una classifica sempre più deprimente con la settima sconfitta consecutiva, i Bucs entrano di diritto tra i flop della settimana per la bruttissima sconfitta ottenuta in quel di Jacksonville, come già detto per 41-14. Prestazione che non si capisce fino in fondo, in quanto dopo 16 minuti di partita i Bucs erano avanti 14-0, e si immaginava che i giocatori avessero tenuto la parola della vigilia, giocando a tutta per dimostrare il loro attaccamento all’head coach Raheem Morris, aspramente criticato dalla stampa e sempre più in bilico.

Da lì in avanti la luce si è improvvisamente spenta e i Jaguars hanno disposto a loro piacimento di Tampa Bay, umiliandoli con 41 punti. Coach Morris è sempre più graticola, con i tifosi che non vedono l’ora che venga cacciato e lo ritengono, probabilmente a ragione, uno dei principali motivi della fallimentare stagione della franchigia della Florida. Ma in generale, il progetto della squadra giovane ed intrigante, ostica con chiunque e pronta a dar battaglia, sta fallendo sia a causa del coaching staff sia perchè alcuni dei migliori giocatori più brillanti delle scorse due stagioni (Freeman su tutti) non stanno riuscendo a riconfermarsi.

DAMNATIO MEMORIAE

Tony Sparano e Todd Haley

Nel lunedì nero dei coach, sono in due a salutare le rispettive panchine: uno è Tony Sparano, ex head coach dei Dolphins, che paga la sconfitta 26-10 contro gli Eagles, l’altro è Todd Haley, dei Chiefs, per il quale la goccia che fa traboccare il vaso è stata la figuraccia fatta contro i Jets, con relativa sconfitta 37-10. Ma più che le due partite singole, ovviamente i due coach pagano stagioni non all’altezza delle aspettative e, in particolare nel caso di Sparano, si è arrivati ad un cambiamento che i tifosi da tempo richiedevano. Al loro posto, entrambi ad interim, Todd Bowles (ex coach delle secondarie dei Dolphins) e Romeo Crennel (DC dei Chiefs).

New England Patriots

I Patriots hanno vinto, nessun dubbio su questo. Ma il vantaggio assai risicato alla fine della partita contro i Redskins, squadra assolutamente non alla pari degli uomini di Belichick, lancia inquietanti ombre sul futuro, che che già iniziava a non essere propriamente roseo anche nelle settimane precedenti. Il reparto più problematico è ancora una volta quello delle secondarie, sforacchiato a piacimento da Grossman (avessi detto Favre) e, in seconda battuta, anche dal TD di Banks. Anche la linea ha faticato molto contro le corse di Helu e Royster, che hanno chiuso con 170 e più yards. Chiaramente di contro c’è un attacco che segna tanti punti e che può vantare talenti enormi come Brady, Welker e Gronkowski, per citarne alcuni. Ma anche il nervosismo mostrato dal QB dei Pats sulla sideline fa capire che qualcosa non va tra i bostoniani: la postseason è a un passo, ma per farla bene si deve migliorare.

Post By Cern (112 Posts)

Andrea Cornaglia, classe '86, profonda provincia cuneese, si interessa al football dal 2006, prendendo poi un'imbarcata per il mondo dei college dal 2010: da lì in poi è un crescendo di attrazione, inversamente proporzionale al numero di ore dormite al sabato notte

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2 thoughts on “NFL week 14 – Top & Worst

  1. Ottimo articolo come sempre e come tutti i vostri articoli di NFL. Una piccolissima pecca però: Dallas- new york nn era monday night, ma nn importa. Mia personale menzione d’onore va al TE di New England, take Rob Gronkowski, per il record di td per un TE e perché più volte è lui il bersaglio numero uno per Brady nelle yards che contano.

  2. Mi pare un po’ ingeneroso nei confronti di Palmer, che è subentrato a stagione iniziata e nonostante questo ha sempre il coraggio di tentare i lanci. Troppo facile valutare sugli intercetti, almeno 1 (o due) dovuti ad interferenze sul lancio e non ad errori veri suoi.

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