Trey Junkin, il protagonista in negativo dell'ultima sfida tra 49ers e Giants nei playoffs.

Il nome di Trey Junkin potrebbe ricordarvi poco o nulla. Junkin, un long snapper che per 19 lunghi anni calcò i campi della Nfl, viene purtroppo ricordato maggiormente per un singolo episodio che non per la sua onorata carriera in un ruolo che richiede continuamente una precisione ed un tempismo chirurgici, un episodio che, guarda caso, accadde durante l’ultima partecipazione ai playoffs da parte dei San Francisco 49ers, che domenica sera incontreranno proprio quei New York Giants con cui Junkin, nel gennaio del 2003, disputò al Candlestick Park una delle partite più pazzesche nella storia dei playoffs, entrando nei libri dei ricordi storici dal lato negativo della questione.

Erano i 49ers di Garcia ed Owens, che si giocavano un’importante partita casalinga iniziata nel peggiore dei modi. I Giants erano andati in vantaggio molto presto ed avevano accumulato punti su punti, sfruttando al massimo due turnovers dei padroni di casa ed un quarto down da loro non convertito alla mano. Sul 38-14, con poco più di un quarto da giocare, sembrava davvero finita.

In un amen la difesa dei Niners alzò drasticamente il ritmo, e l’attacco, grazie a Garcia ed Owens, riuscì a divorare il campo più volte in pochi minuti, segnando due mete convertendo entrambi i tentativi da due punti, riducendo drasticamente lo svantaggio in un quarto periodo entusiasmante, nel quale i Giants sbagliarono un field goal importante, che avrebbe potuto decretare la fine della rimonta. A quell’errore Garcia rispose con un Td pass per Tai Streets, che dopo aver visto fallire la conversione da due punti portò la gara sul 39-38 a favore di San Francisco.

Con un solo minuto rimasto sul cronometro la rimonta perfetta dei 49ers rischiò di crollare nuovamente, in quanto un buon ritorno di kickoff e l’abilità di muovere le catene portarono la palla sulla linea delle 23 yards con soli 6 secondi rimasti da giocare, il che equivaleva ad un field goal non certo impossibile per Matt Bryant.

Junkin eseguì il peggior snap della sua carriera, la palla venne raccolta dall’holder che tentò un passaggio improvvisato e molto debole, che finì a terra dopo che Rich Seubert, uomo di linea offensiva dichiarato eleggibile, venne ostruito da un difensore, creando una serie infinita di polemiche che avrebbero caratterizzato i giorni successivi, quando pure la Nfl ammise che l’azione sarebbe dovuta essere sanzionata e ripetuta. C’era difatti una penalità anche a carico di New York, in quanto un altro componente della linea era illegalmente downfield, e le due penalità si sarebbero dovute reciprocamente annullare con la ripetizione del down. La partita, invece, venne dichiarata conclusa con la vittoria dei Niners.

Junkin, tuttavia, schivò quelle polemiche e si fece carico di ogni responsabilità in merito. Quell’azione negativa di cui si rese protagonista, fu anche l’ultima giocata in una post season al Candlestick Park fino a sabato scorso (San Francisco uscì nella gara successiva a quella vinta con i Giants, contro Tampa Bay, per poi non fare più ritorno alla postseason), quando gli uomini di coach Harbaugh hanno affrontato e battuto i New Orleans Saints.

Jim Harbaugh ha rivoluzionato i 49ers a livello mentale, e sono arrivate 13 vittorie.

49ers e Giants sarà dunque la ripetizione di uno dei match più belli e controversi mai giocati, ed una riedizione delle classiche sfide passate inscenate dalle due franchigie, nei tempi in cui ambedue erano potenze della Nfc. In quello che per i nostalgici sarà un romantico tuffo nelle atmosfere di un quarto di secolo fa, il Candlestick Park, il suo terreno umido, e la cornice della baia saranno nuovamente le protagoniste indiscusse del football che conta, ed i tifosi torneranno a dare il proprio sostegno ad una franchigia che tenterà di ripetere le imprese dei tempi d’oro e fare quindi ritorno al Super Bowl.

San Francisco arriva da una sorprendente cavalcata condotta da un head coach al primo anno, Jim Harbaugh, che ha letteralmente cambiato la cultura dello spogliatoio portandovi carisma, determinazione e disciplina, fondando il suo credo su una difesa tosta e precisa nei placcaggi, sul funzionamento del gioco di corse, e su un sistema aereo fatto di tanta precisione. La voglia di vincere giunta nella baia si è tramutata in 13 successi in regular season, roba che non si vedeva dai tempi di Montana, Rice e Young.

Contro i Saints, San Francisco si è nuovamente iscritta da protagonista di una gara dal finale memorabile – proprio come nella Wild Card descritta in introduzione – che nonostante il 36-32 finale ha dato modo di provare che la difesa è sempre una componente imprescindibile per qualsiasi squadra voglia vincere in postseason.

E proprio questo reparto sarà decisivo su due aspetti fondamentali, in quanto le chiavi della gara poggiano sul limitare un già debole gioco di corse dei Giants rendendoli da subito mono-dimensionali, cercando nel contempo di mettere la museruola ad Hakeem Nicks e Victor Cruz, due armi che si sono dimostrate letali per qualsiasi avversario affrontato da New York, in particolar modo negli ultimi due mesi. Da questo punto di vista saranno importanti le prestazioni di una linea che ha visto l’instancabile Justin Smith presenziare in ogni singolo snap difensivo (e qualcuno pure offensivo), e che ha potuto contare sulla puntualità di Isaac Sopoaga nel battere il suo uomo per penetrare e fermare le corse di New Orleans, senza contare che il mezzo potrà essere intasato dalle giocate di Navorro Bowman e di un Patrick Willis non ancora al top della forma.

Un dato importante: in regular season il gioco di corse dei Giants è stato l’ultimo per yards prodotte a partita, e New York tende a vincere quasi solo se la coppia Bradshaw/Jacobs riesce a mettere su numeri in tripla cifra.

Eli Manning ha disputato una stagione straordinaria.

Una delle acquisizioni più redditizie della scorsa offseason, Carlos Rogers, dovrà invece tenere a bada i pericolosi ricevitori avversari ed impedire loro i big plays che hanno portato i Giants fino a qui. Dashon Goldson, rifirmato prima della partenza del campionato, ha giocato una gara di grande istinto contro i Saints, rimediando un intercetto e fornendo una prestazione genericamente caratterizzata da buonissime decisioni prese sul campo, responsabilità di non poco conto quando si è l’ultima linea di difesa. Una delle letture più efficaci nel fermare un attacco che sta producendo yards e punti in grosse quantità è quella di rompere i ritmi offensivi di Eli Manning, cosa che i Green Bay Packers non hanno colpevolmente fatto.Indurre il quarterback all’errore, è parte di ciò che ha fatto vincere San Francisco lo scontro di regular season, finito 27-20 in favore dei Niners.

Il quarterback dei Big Blue ha convertito parecchie situazioni di terzo e lungo già nel primo quarto della gara di Divisional al Lambeau Field, e la pass rush è stata pressochè inesistente. Per rendere frustrante la giornata di Eli e compagni i Niners si affideranno alle qualità di Aldon Smith, rookie delle meraviglie che ha giocato un campionato di grande sostanza: la matricola avrà un compitodelicato, in quanto San Francisco non utilizza un numero elevato di blitz. Inoltre, distanziare abbastanza il punteggio giungendo al quarto periodo renderebbe inefficace la propensione del giovane Manning a risaltare quando la gara sta per decidersi, qualità in cui quest’anno è risultato eccellente.

Di capitale importanza sarà la prestazione della linea offensiva di New York, che si è allineata su standard eccellenti dopo aver dovuto rimpiazzare alcuni infortunati. David Baas, il centro, sarà l’ex di turno, mentre sono sempre andate migliorando le prestazioni del veterano Chris Snee e del giovane Kevin Booth.

Alex Smith è rinato sotto le direttive di Harbaugh, ed è stato grande protagonista contro i Saints.

L’attacco di precisione di Harbaugh vedrà ancora protagonista un Alex Smith reduce da una stagione regolare con soli 5 intercetti a carico, e fresco protagonista di un’elettrizzante quarto periodo dove ha segnato una meta su corsa di 28 yards, e quindi centrato le mani di Vernon Davis per la meta decisiva in uno spazio millimetrico, un segno di maturazione tattica a livello di lettura pre-snap di non poco conto. Il reparto offensivo dei 49ers, tra i due, è quello più bilanciato, in quanto può incidere con le corse del tosto Frank Gore (4.3 yards a portata di media in regular season) e con le saltuarie apparizioni del produttivo Kendall Hunter, ma anche con ricevitori del livello di Michael Crabtree, che ha bisogno di maggiore continuità. Il rebus vero e proprio sarà caratterizzato però dalla marcatura di Vernon Davis, reduce da 180 yards e 2 TD contro i Saints, che ha abilità da wide receiver incastrate in un fisico difficilmente sovrastabile, motivo per cui tutti gli occhi del mondo saranno puntati su colui che avrà il difficile compito di marcarlo, il safety Antrell Rolle.

Tom Coughlin ha dimostrato le sue grandi doti tattiche riuscendo a far produrre una difesa risultata penultima in Nfl per yards concesse su passaggio, eseguendo gli aggiustamenti necessari per bloccare i Falcons, il cui attacco è rimasto all’asciutto, e nientemeno che la macchina chiamata Green Bay.

Victor Cruz è puntuale come un orologio svizzero se c'è da risolvere una partita...

Una delle grandi forze dei Giants è stata la pass rush, che ha fortemente inciso sulla striscia positiva attualmente in corso. Jason Pierre-Paul, prima scelta 2010, si è rivelato essere una vera e propria forza della natura mettendo assieme 16.5 sacks ed un gioco completo, efficace in ambedue le fasi della difesa, quindi sia che ci fosse da atterrare il quarterback e sia che ci fosse da limitare un running back. Due aggiunte preziose sono state date dal pieno ritorno in forma di due veterani come Justin Tuck ed Osi Umenyora. Sul primo erano piovute critiche ad inizio anno perchè pareva non desse tutto se stesso, ma la piena ripresa dagli acciacchi l’ha fatto tornare ai livelli di un tempo, ovvero un terrore in pass rush che può essere schierato sia da end che da tackle. Il secondo, dopo una offseason turbolenta passata a chiedere una trade, è stato recuperato nel momento più opportuno del campionato ed è tornato ad incidere fortemente, come dimostrano i due sacks ed il fumble strappato ai danni di Aaron Rodgers domenica scorsa.

Una statistica molto interessante vede San Francisco quale migliore squadra Nfl in termini di posizione di partenza media dei drive offensivi, segno di uno special team allenato davvero egregiamente. Questo si traduce in una percorso medio inferiore da compiere per avvicinare almeno il kicker ai pali, caratteristica di non poco conto se si pensa che David Akers ha giocato una stagione straordinaria, e che mettere un field goal di oltre 50 yards per lui spesso non è un problema. Akers ha segnato tanto (record di punti di franchigia in singola stagione) soprattutto perchè nelle ultime 20 yards i Niners non sono stati sempre impeccabili, anche se proprio da quella posizione è nato il touchdown decisivo di Davis. San Francisco può inoltre contare su uno special team allenato a placcare precisamente e duramente – come la difesa d’altro canto – e può altresì contare su un punter, Andy Lee, che può essere determinante per schiacciare i Giants costantemente dentro le proprie 20 yards.

Le previsioni sono molto difficili da fare, in quanto le due squadre sulla carta sembrano equivalersi, e la posta in gioco è così alta che ci sarà molta attenzione a non commettere errori costosi, il che potrebbe voler dire, in situazioni come queste, non aprire immediatamente il playbook giocando una prima fase di gara abbastanza conservativa. San Francisco ha la possibilità di gestire il cronometro grazie a corse e gioco aereo ad alta precisione, mentre i Giants possono piazzare la giocata spettacolare in qualsiasi momento, ed un placcaggio errato può trasformarsi in una meta a lunga gittata.

Qualcosa ci dice che le difese diranno ancora una volta la loro, in quella che ha le potenzialità per diventare una bellissima battaglia che andrà ad assegnare ad una di due tra le squadre con maggior tradizione della Nfl l’accesso al Super Bowl di Indianapolis. Segno che, visto il ricambio continuo che si vive in Nfl, il passato è sempre destinato a ritornare prima o dopo.

Post By davelavarra (279 Posts)

Davide Lavarra, o Dave e basta se preferite, appassionato di Nfl ed Nba dal 1992, praticamente ossessionato dal football americano, che ho cominciato a seguire anche a livello di college dal 2005. Tifoso di Washington Redskins, Houston Rockets e Florida State Seminoles. Ho la fortuna di scrivere per questo bellissimo sito dal 2004.

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11 thoughts on “NFC Championship Preview: ritorno al passato

  1. E’ una grande “fascinosa” sfida tra due delle squadre tra le più tifate qui, quindi sarà uno spettacolo per tutti i fan… x me…. Go Giants!!!

  2. Stupendo articolo, davvero esauriente, complimenti !! Spero soprattutto in una partita spettacolare, non per forza dal punteggio stratosferico. Penso che la differenza la farà un fumble o un intercetto al momento “giusto” (o “sbagliato, a seconda…). Dico Niners. Augh!

  3. Gran bel articolo! Sarà una sfida con un fascino particolare, un Po come vedere i lakers e i celtics sfidarsi nelle finals NBA.
    Da tifoso Giants non posso non sperare che Eli M. sia decisivo ancora una volta e vinca il confronto con il loro quaterback.
    Il vero duello credo sarà tra le difese..comunque andrà sarà un spettacolo di partita!!

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