Nonostante la bruciante sconfitta nel supplementare del Championship, i 49ers possono archiviare con soddisfazione questa stagione...

A 7:10 dalla fine del supplementare della finale della NFC si interrompe bruscamente il sogno dei giocatori e dei tifosi dei San Francisco 49ers. Il calcio da 3 punti di Tynes manda i New York Giants al Super Bowl e la squadra di San Francisco a guardare la tv.

L’amaro in bocca per l’occasione mancata davvero per un pelo (o per un fumble) rimane, e’ indubbio… la delusione per cio’ che poteva essere e non e’ stato rimarra’ nella mente e nel cuore di tifosi, giocatori e allenatori per molto tempo. Il brusco finale non puo’ cancellare pero’ quanto di buono e’ successo durante tutta la stagione.

Ricordo che poco piu’ di un anno fa, la squadra californiana partiva da zero per la quarta volta in nove anni, cambiando completamente coaching staff. L’arrivo di Jim Harbaugh, Vic Fangio, Greg Roman e Bread Seely era visto come un’ottima mossa da parte di tutto l’ambiente NFL, ma la mancanza dell’offseason per installare i nuovi sistemi offensivo e difensivo, oltre alla scarsa fiducia in un gruppo di giocatori che aveva vinto solo 6 partite nel 2010, non faceva presagire niente di buono.

E invece la “cura Harbaugh” ha quasi fatto il miracolo, mettendo in evidenza quanto conti un allenatore (o un intero coaching staff nel caso del football americano) nello sport professionistico .

L’ex capo allenatore di Stanford ha innanzitutto cambiato la mentalita’ dei 49ers, ha infuso in tutti la consapevolezza dei propri mezzi e ha puntato tutto sulla squadra, sul gruppo, sul “noi” come unico mezzo per avere successo. E’ un concetto che vale per tutti gli sport di squadra ma nel football vale ancora di piu’: per vincere una partita le tre fasi (attacco, difesa, special team) devono tutte essere competitive e in ogni azione gli 11 in campo devono muoversi all’unisono come un unico organismo.

I 49ers di quest’anno sono partiti con molto scetticismo dagli addetti ai lavori ma con grossa fiducia in se’ stessi e nel proprio allenatore. Le prime partite hanno portato discreti risultati (vittoria su Seattle e Cincinnati, sconfitta in overtime con Dallas) ma fondati dubbi sul vero valore della squadra, impacciata e macchinosa soprattutto in attacco. La fiducia riposta nella “minestra riscaldata” Alex Smith sembrava un errore o il male minore per mancanza di alternative.

Poi la grande vittoria in rimonta contro Philadelphia e quella all’ultimo gioco della partita a Detroit mettono in chiaro che la squadra, e con essa il suo QB, ha delle potenzialita’, riesce a reagire alle difficolta’ invece di abbattersi come un fuscello al primo vento contrario come era abituata a fare in passato.

Il resto della regular season, con tante W e qualche brutta sconfitta (soprattutto quella contro i Cardinals),  conferma che i 49ers sono finalmente una squadra capace di giocarsela con tutti, di vincere anche qualche partita che conta, di quelle in trasferta o contro chi ha speranze concrete di essere in campo per lo meno fino alla fine di gennaio. Il record di 13-3 e il secondo seed della NFC vengono comunque visti ancora con sospetto: giocano nella NFC West, division debole se ce n’e’ una, hanno avuto un calendario facile e le loro vittorie sono arrivate sempre in maniera sofferta.

Per i tifosi, essere arrivati ai playoff dopo 9 anni e’ gia’ un grosso successo e la sfida contro i Saints sembra di quelle veramente proibitive: la squadra di Brees e’ tra le piu’ in forma del campionato, ha un attacco praticamente inarrestabile ed e’ piena di giocatori con esperienza pluriennale di playoff, oltre che con un anello al dito, mentre i 49ers sono giovani, senza esperienza e non abituati a gestire la pressione di una partita importante con gli occhi di tutta la nazione addosso.

Ne viene fuori invece una delle piu’ grandi vittorie della gloriosa storia della squadra californiana, non solo per il modo in cui e’ arrivata (due drive vincenti negli ultimi 4 minuti e mezzo, battendo quindi i Saints nel gioco a chi segna di piu’) ma per l’ulteriore gradino di maturazione dimostrato dal gruppo.

Arrivare ai playoff non e’ facile nella NFL, ma vincere alla prima occasione senza l’abitudine ad affrontare sfide del genere lo e’ ancora di piu’. E questi ragazzi hanno fatto anche questo. Certo, nel championship hanno ceduto, ma hanno lottato fino alla fine, alla pari contro un’ottima squadra in grande forma, sopperendo ai limiti del reparto offensivo con una prestazione difensiva di livello assoluto.

Alla fine della stagione il bilancio e’ quindi piu’ che positivo e fa ben sperare per il futuro. Tanti giocatori importanti per il successo del 2011 sono in scadenza di contratto ma l’attrattiva di giocare in un gruppo affiatato in cui ci si assumono le proprie responsabilita’, evitando per esempio di “sparare addosso” al facile capro espiatorio Kyle Williams,  e’ grande.

Lo stesso dicasi per la possibilita’ di essere allenati da Harbaugh, un coach che oltre  a conoscere molto bene le X e le O, dimostra fiducia nei propri giocatori, non criticandoli mai in pubblico, ma dando loro la possibilita’ di migliorare dello 0,1% ogni giorno.

Ripartire quindi da una grande difesa in cui e’ difficile trovare un nome che spicca perche’ tutti hanno giocato a livelli stratosferici, cercando di trattenere il CB Carlos Rogers, la safety Dashon Goldson e l’outside linebacker Ahmad Brooks, letteralemente sbocciato sotto la guida di Fangio dopo anni di anonimato.

In attacco il need principale da colmare sara’ quello nella posizione di WR, anche se dovrebbe tornare Joshua Morgan, ottimo numero 2 infortunatosi a inizio stagione; Vernon Davis, un TE,  non puo’ essere il solo ricevitore affidabile. Alex Smith dovrebbe essere vicino al quarto contratto con i 49ers: e’ giusto confermarlo e dargli ancora fiducia visti i progressi fatti, concedendogli un anno intero e una offseason normale per entrare sempre meglio nei meccanismi dell’attacco di Harbaugh.

Sicuramente ci saranno da fare innesti, anche importanti, in tutte le posizioni, non solo dal draft ma anche dalla free agency: il GM dell’anno Trent Baalke ha dimostrato di riuscire a trovare i giocatori giusti anche senza spendere troppo per nomi “di grido” che poi magari non rendono secondo le aspettative.

Gli ingredienti per continuare da dove si e’ lasciato ci sono tutti quindi: dirigenza oculata, ottimo coaching staff, buon talento cui aggiungere i “pezzi mancanti” e mentalita’ vincente.

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Appassionato NFL dai tempi di Bagatta la domenica mattina su Canale 5 (per i piu' giovani specifico che parlo di meta' anni 80 del secolo scorso), tifo per i San Francisco 49ers

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One thought on “La stagione dei 49ers

  1. i niners hanno fatto una stagione fantastica decisamente sopra ogni possibile aspettativa, se non ricordo male i pronostici di sport illustrated quest’estate li davano ultimi di division con un pronostico del tipo 4-12, quindi…
    evidentemente harbaugh ha fatto un grande lavoro e la partita con i saints lo ha dimostrato appieno; oltre ad essere uno dei match più belli degli ultimi anni, un vero spot per il football, ha dimostrato la maturità della squadra regalando anche l’immagine più bella di questa stagione con il pianto liberatorio di davis che corre ad abbracciare il coach dopo il td della vittoria.
    in quella partita la squadra ha dimostrato di essere compatta e mentalmente adeguata a competere con team decisamente più quotati; il confronto con i giants dice che ny ha vinto in funzione della propria maggiore esperienza, classe di alcuni uomini e attitudine a fare la cosa giusta al momento giusto (come nei po 2008…).
    anche in funzione di una division tutto sommato abbordabile, la meno combattuta della nfc, credo che sulle basi poste quest’anno e con alcuni innesti mirati, la squadra della baia possa dire la sua ancora per diverso tempo.

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