nfc-eastPassano gli anni, ma la Nfc East non si smentisce mai. Si arriva sempre lì, a non sapere chi vince rendendo decisivo l’ultimo mese di gioco con due o tre protagoniste ancora in gioco per quello che spesso è diventato un posto solo per i playoffs, quello spettante alla vincitrice divisionale.

Ci sono tutti gli ingredienti per rivedere una battaglia che durerà fino all’ultima partita, come nel 2012, con Washington presa a difendere il primo titolo di division conseguito dal 1999 ad oggi con il recupero di RGIII che ha tenuto banco per tutta la stagione inattiva, New York che presenterà una delle sue tante versioni spesso contraddittorie, o vincente o deludente, Dallas che desidera lasciarsi alle spalle anni deludenti cercando di capire se sia ancora Romo il quarterback giusto per i progetti di Jerry Jones, e Philadelphia che comincia un nuovo ciclo sotto le direttive di un grande innovatore come Chip Kelly.

DALLAS COWBOYS

A Dallas si è consumato un altro anno uguale al precedente, ovvero carico di promesse poi puntualmente non mantenute con la conseguenza che la pazienza di Jerry Jones, lontano dalla vittoria del suo ultimo Super Bowl di oramai 17 anni, continua a calare stagione dopo stagione. I Cowboys danno sempre l’impressione di potercela fare, ma continuano a cadere dinanzi alla linea del traguardo.

La storia tende pericolosamente a ripetersi, ogni anno si parla di come Dallas non regga il mese di dicembre e si procuri delle ferite non più rimarginabili sotto forma di mancate partecipazioni ai playoffs che pervengono dopo una regular season solitamente molto incoraggiante e consistente nella sua prima parte, nonché della statistica che ogni anno pesa di più, quella che vede la squadra vincitrice di una sola gara di postseason – successo per 34-14 contro gli Eagles nel 2009 – dal 1997 ai giorni nostri, numeri che per un owner ambizioso come Jones e per un seguito di fans tra i più passionali di tutta la lega, sono assolutamente inaccettabili.

Dallas arriva dall’ennesimo copione scritto allo stesso modo, che li ha visti nella possibilità di vincere la Nfc East nello scontro finale della 17ma giornata di campionato contro Washington, una sorta di playoff anticipato. Il risultato? 28-18 per gli arci-rivali, Redskins qualificati per continuare a giocare a gennaio, e l’head coach Jason Garrett che ora si gioca l’ultima possibilità di riportare una tradizione vincente a Dallas.

Tony Romo

Tony Romo

Tony Romo è il quarterback che divide tutti. C’è chi lo ama per la sua tenacia nel restare in campo quando infortunato, per la sua indiscutibile  determinazione nel contribuire anche nelle peggiori condizioni fisiche, per la sua capacità di incidere su tante partite e reggere la pressione accettando le responsabilità per le sconfitte anche quando queste non sono riconducibili a lui.

E’ uno dei registi numericamente più consistenti della Nfl dell’ultimo quinquennio, ma irrita molti suoi tifosi per quel dannato intercetto che arriva quando tutto sembra andare per il meglio, ed i suoi grandi numeri di regular season contano poco se paragonati al record in postseason, 1-3.

I Cowboys pensano che Tony, 33 anni, porti alla squadra molti più aspetti positivi che negativi, altrimenti non si spiegherebbe la scelta di elargirgli un nuovo contratto di sei anni per un valore complessivo di 108 milioni di dollari, somma che lo ha reso il sesto giocatore più pagato di tutta la lega, è reduce da un massimo in carriera  di 4.903 yards lanciate con il 65% di completi e 28 passaggi vincenti, ma con 19 intercetti, cifra un po’ troppo alta.

A sua parziale discolpa, ci sono da registrare in passivo 36 sack per il secondo anno consecutivo, alcuni dei quali hanno fatto terminare delle potenziali rimonte. Durante la offseason Romo è stato coinvolto anche nella stesura del piano partita, ed ha avuto la possibilità di dire la sua in merito, altro segno di grande fiducia da parte del coaching staff, anche se Garrett dovrà presto decidere se lasciare il compito di chiamare i giochi personalmente, magari affidandolo all’offensive coordinator Bill Callahan.

Dopo lunghe ricerche potrebbe essere DeMarco Murray la soluzione a lungo termine per l’attacco a terra di Dallas, a patto che l’ex running back di Oklahoma sappia dimostrare di poter restare lontano dagli infortuni e giocare un’intera stagione regolare di 16 partite, cosa che non è mai accaduta nei suoi due anni di Nfl.

Difatti, se estesi ad un campionato completo, i suoi numeri possono addirittura diventare eccellenti come raccontano le 1.560 yards raccolte in sole 23 partite e le 4.8 yards a portata di media nella seppur breve carriera. I Cowboys hanno fatto una scelta precisa per il loro backfield, il 31mo della lega, lasciando definitivamente andare il deludente Felix Jones, il quale una volta investito del ruolo di starter ha fatto un netto passo indietro rispetto al giocatore duttile ed esplosivo che era quando entrava in campo per dare un’alternativa a Marion Barber III.

Di conseguenza si sono rivolti al Draft per risolvere il loro problema e per dare profondità al ruolo visto che Murray tende ad infortunarsi spesso, prendendo un altro Cowboy, l’ex Oklahoma State Joseph Randle, un giocatore di potenza che ama correre dritto e forte e che al college è stato molto produttivo. Il roster vede la presenza di Philip Tanner e Lance Dunbar, ma ambedue devono dimostrare di più per meritarsi un ruolo prominente in questo attacco. Un netto miglioramento dell’attacco a terra servirà sicuramente a togliere Romo dall’eccessiva pressione cui è stato sottoposto, ed un maggiore equilibrio potrebbe rappresentare quel salto di qualità che Garrett conta di trovare per salvarsi il posto.

Il reparto wide receivers conta su un Dez Bryant che ha lavorato molto sodo e che ha giocato una seconda parte dello scorso campionato degno di un ricevitore sostanzialmente immarcabile. Il 24enne ricevitore da Oklahoma State ha migliorato ogni anno le proprie statistiche scrivendo i suoi massimi di carriera proprio nel 2012 con 1.382 yards ricevute, 12 touchdown ed 86 yards prodotte a partita, giocando le ultime gare con un dito indice rotto, e con la presenza di Miles Austin Dallas può schierare due ricevitori capaci di raggiungere le 1.000 yards nella stessa stagione, sempre che quest’ultimo riesca a risolvere i problemi al quadricipite che lo hanno assillato negli ultimi tempi.

Ma il bersaglio con cui Romo può trovarsi anche ad occhi chiusi è senza dubbio il tight end Jason Witten, preziosissima valvola di sfogo dalle grandi mani che ha raccolto 110 palloni per 1.039 yards con 3 mete, giunto alla terza stagione da 1.000 yards delle ultime quattro. Dietro alle sicurezze date da questi tre giocatori i Cowboys stanno cercando di sviluppare molti giovani, tra cui Danny Coale, la cui prima annata è stata rovinata dagli infortuni, e Dwayne Harris, il quale ha sfruttato bene le occasioni ricevute. Dal Draft si sono aggiunti due pezzi potenzialmente importanti, ovvero il wide receiver Terrance Williams, ragazzo da affinare tecnicamente che potrebbe ritagliarsi presto un ruolo prominente dato l’ottimo mix tra fisico e velocità, e Gavin Escobar, tight end con eccellenti doti in ricezione e dotato della velocità necessaria per creare il mis-match ideale contro i defensive back, fattore che può indurre Dallas a schierarsi spesso con il doppio giocatore di quel ruolo.

La linea offensiva ha causato parecchi problemi in fase di protezione del quarterback, e Romo è andato per terra quasi quaranta volte in stagione, senza nemmeno avere il tempo per pensare. Uno degli aspetti più preoccupanti è stata l’involuzione di Doug Free, che avrebbe dovuto rappresentare il tackle sinistro del futuro, le cui prestazioni sono state così poco convincenti da comportarne lo spostamento a destra in favore del rookie Tyron Smith, che se non altro ha protetto meglio il quarterback dal lato cieco.

Dallas ha corso molto meglio a sinistra piuttosto che a destra, e qui il merito va sicuramente a Nate Livings, preso dai Bengals nella offseason del 2012, perché ha giocato una stagione molto consistente terminandola come uno dei migliori uomini di linea di squadra. Altrettanto non si può sostenere per Mackenzie Bernardeau, che ha lasciato passare abnormi quantità di pressione, mentre nella posizione di centro si sono alternati il vecchio titolare Phil Costa e Ryan Cook, con quest’ultimo chiamato in azione in ben 14 partite su 16, ma qui la competizione al camp è aperta data la presenza del rookie Travis Frederick, scelto al primo giro 2013 in provenienza da Wisconsin, un’ottima scuola tecnica per gli offensive linemen.

DeMarcus Ware

DeMarcus Ware

La pessima prestazione difensiva fatta vedere nella 17ma settimana contro Washington ha contribuito al licenziamento di Rob Ryan e alla ricerca di un cambiamento schematico dopo anni di 3-4. Per dare nuovo corso al reparto i Cowboys hanno scelto un grande stratega, Monte Kiffin, responsabile del grande successo del sistema Tampa-2 ai Buccaneers ai tempi di Tony Dungy.

Kiffin, energico 73enne, ritorna in Nfl dopo le stagioni a seguito del figlio Lane al college, prima a Tennessee e quindi a Usc, e dovrà ripristinare una 4-3 che vedrà diversi veterani impegnati a giocare un nuovo ruolo per la prima volta in carriera. E’ il caso di DeMarcus Ware ed Anthony Spencer, finora sempre utilizzati da outside linebacker con compiti di pass rush, e che a partire da questa annata dovranno schierarsi da defensive end tradizionali: Spencer arriva da una stagione particolarmente prolifica fatta di 11 sacks, 95 placcaggi, un ottimale rendimento contro le corse ed in copertura, mentre Ware è da anni uno dei migliori pass rusher della lega ed ha collezionato un’altro anno con sack in doppia cifra, 11.5, numero che potrebbe anche aumentare qualora quel fastidio alla spalla che lo ha tormentato l’anno passato, sistemato con un’operazione chirurgica, non si ripresentasse più.

Jason Hatcher verrà schierato in una delle due posizioni di tackle sfruttando la sua capacità di portare pressione interna e difendere molto bene le corse, qualità che fino ad un paio di stagioni fa erano fiore all’occhiello per Jay Ratliff, in fase nettamente calante per età e problemi fisici. Ratliff e Spencer stanno recuperando dagli infortuni e sperano di presenziare alla prima settimana di gioco, mentre per il secondo anno Tyrone Crawford, su cui Dallas poggiava buone speranze, c’è stata la rottura del tendine d’Achille.

Il nuovo reparto linebacker vedrà impiegata una coppia di grande affidabilità, che potrebbe fissare il ruolo per i prossimi anni. Sean Lee, dal suo ingresso della lega, si è distinto come uno dei linebacker più completi in circolazione e manterrà la sua posizione nel mezzo della difesa chiamando gli schemi, mentre Bruce Carter resterà al suo fianco spostandosi all’esterno nella posizione weakside. Il terzo spot, con il buon Victor Butler trasferitosi a New Orleans, sarà occupato da uno tra il veterano Justin Durant ed il più giovane Alex Albright.

Del repulisti difensivo hanno fatto parte anche le secondarie, ed è giunta al termine l’esperienza di Mike Jenskins, ex promettente prima scelta, in maglia Cowboys. Jenkins non era già più titolare dallo scorso anno, quand’era stato retrocesso in nickel, la coppia di starter del 2012 è stata integralmente riconfermata e sarà formata da Brandon Carr, il pezzo più importante della free agency texana di un anno fa, e dal secondo anno Morris Claiborne, che ha giocato un primo anno molto buono seppur passibile di miglioramenti. Orlando Scandrick rimane il nickel corner più forte a disposizione, ed alla rotazione si aggiungeranno pure l’ex Patriots Sterling Moore ed il rookie B.W. Webb, pescato al quarto giro da William & Mary.

Per il ruolo di safety Dallas ha pensato a Will Allen, arrivato da Pittsburgh, dove ha sempre giocato da riserva salvo infortuni ai titolari, e confermato Barry Church, finito in injured reserve dopo sole 3 partite, ma nella rotazione potrebbero inserirsi anche Matt Johnson, secondo anno che non ha messo piede in campo lo scorso anno per numerosi problemi fisici, e Danny McCray, il quale è stato schierato da strong safety per 15 gare.

Gli special team ritrovano il prezioso kicker Dan Bailey, che ha il vizio di infilare molti calci vincenti sotto pressione, ed il punter Chris Jones, il quale ha giocato sole tre partite per poi infortunarsi, ma che lo staff ritiene essere molto solido.

Pure i Cowboys, come i Redskins, sono stati puniti dalla Nfl e sanzionati con un limite più restrittivo del salary cap per questa stagione, e non hanno quindi potuto recitare un ruolo primario nella free agency. Il management, ovvero Jerry Jones, ha cercato di risolvere i problemi come meglio poteva, ma forse la soluzione preferibile sarebbe proprio quella di lasciare il ruolo ad una persona esterna, senza più interferire con decisioni di questo genere.

Romo ha molta pressione, come al solito, per portare Dallas a vincere con consistenza ai playoffs e non gli è rimasto molto tempo per farlo, la difesa ricomincia quasi daccapo e deve rispondere a parecchie domande circa i nuovi ruoli e fare i conti con una difesa aerea non eccelsa, ma Monte Kiffin e la sua esperienza sembrano essere la cura che serve per raddrizzare la situazione in fretta.

Jason Garrett vivrà inoltre la prossima annata con una bella spada di Damocle sopra la testa e dovrà quanto prima prendere decisioni sul suo stesso ruolo, con Jerry Jones che gli chiede da anni di delegare le chiamate dei giochi all’offensive coordinator, figura da lui stesso ricoperta prima della promozione a head coach. I Cowboys hanno grandi potenzialità e possono tranquillamente tornare a giocare per accedere alla postseason, ma nella Nfc East la strada è tortuosa e pericolosa, e serve essere consistenti anche quando arriva il mese di dicembre, chiuso l’anno scorso a quota 3-2, con quel 2 letale per i playoffs. Jones non accetterà un’altro record  di 8-8, e l’obbiettivo minimo per confermare Garrett è vincere una partita di postseason.

NEW YORK GIANTS

Ci risiamo. I Giants vincono il Super Bowl per la seconda volta in quattro anni, e durante la stagione successiva combinano un pasticcio dietro l’altro dando conferma alle voci che li vedevano nemmeno vicini a ripetere l’impresa, una squadra difficilissima da prevedere e capire, sia nel bene che nel male.

Chi sono i veri Big Blue? Quelli che avevano annichilito i Green Bay Packers sconfiggendoli per 38-10 oppure quelli che contro Atlanta non erano riusciti a segnare nemmeno un punto? La grande squadra esplosiva in attacco in grado di recuperare qualsiasi situazione di svantaggio o quella uscita sconfitta da quasi tutte le partite giocate contro compagini rispetto alle quali sarebbero dovuti risultare più forti?

Questi ed altri mal di testa hanno minato la stagione ed il cervello di Tom Coughlin, la cui formazione  non è riuscita a tenere il passo dopo aver dominato la Nfc East nella prima parte del cammino trovandovisi al comando a quota 6-2, penalizzata da una pessima difesa contro le corse che, subendo in continuazione, ha spesso e volentieri fatto restare distante dal campo un attacco in grado di produrre ancora una volta numeri di alto calibro.

Eli Manning

Eli Manning

Dopo aver zittito i critici alzando due trofei targati Vince Lombardi nel giro di un quadriennio, Eli Manning si è confermato quale uno dei quarterback più efficienti di tutta la Nfl. Nonostante i numerosi problemi affrontati i Giants hanno schierato il sesto attacco della lega per punti medi segnati a gara con 26.8, Manning ha gestito al meglio le oramai familiari chiamate dell’offensive coordinator Kevin Gilbride terminando l’anno con il 59% di completi, 26 passaggi da TD, 15 intercetti e quasi 4.000 yards e dirigendo 3 drive vincenti nei momenti finali di tre differenti partite, una specialità di casa.

Il buon Eli ha tuttavia ciccato tre gare nella parte centrale della stagione senza venire a capo delle difese di Pittsburgh e Cincinnati, avversari che New York non affronta tutti gli anni, e con una sola vittoria in più sarebbe potuto arrivare quell’accesso alla postseason che la squadra pareva tenere ben saldo nelle prime otto apparizioni.

Uno dei problemi che ha in parte limitato l’attacco è stato sicuramente l’ennesimo problema fisico che ha tenuto Hakeem Nicks fuori dal campo a lungo: il wide receiver da North Carolina è senza dubbio l’elemento di maggiore talento nel suo settore ed i numeri prodotti nella scorsa annata sono stati largamente i peggiori di carriera.

Quando è riuscito a rimanere in campo Nicks ha raccolto 13 yards per ricezione, tuttavia riuscendo a superare il muro delle 100 yards una sola volta in 13 gare entrando in endzone per tre volte, quando è in salute è un ricevitore in grado di accumulare 1.000 yards stagionali ad occhi chiusi ma già durante il training camp ha accusato i primi problemini fisici e questo è il suo ultimo anno del contratto firmato da rookie.

Fortunatamente per loro i Giants possono contare sull’eccellente Victor Cruz, uno dei migliori slot receiver della Nfl, il quale non ha tradito le attese dopo un 2011 sensazionale concludendo il 2012 con 86 ricezioni per 1092 yards e 10 mete, numeri leggermente inferiori rispetto all’anno precedente ma indicatori del fatto che il ballerino di salsa non si è certo seduto sugli allori dell’improvvisa fama piovutagli addosso.

Dietro ai due protagonisti principali è cresciuto bene Reuben Randle, scelto nel 2012 dai Tigers di Lsu e firmatario di 3 touchdown nell’anno d’esordio, il quale potrebbe ritagliarsi maggiori spazi qualora Nicks dovesse fermarsi ancora per problemi fisici, e la rotazione dietro è assai lunga e comprensiva di Louis Murphy, giunto già alla sua terza destinazione in cinque anni d’esperienza, del mai completamente sbocciato Ramses Barden e del promettente ma acerbo Jerrell Jernigan. La perdita di Martellus Bennet via free agency potrebbe essere più significativa di quanto non sembri in quanto oltre ad essere un ottimo bersaglio da redzone garantiva un’efficiente rendimento nei bloccaggi per le corse; l’uomo scelto per sostituirlo, Brandon Myers, ha scritto le migliori statistiche di carriera l’anno scorso con la maglia dei Raiders, ma come bloccatore non è nemmeno confrontabile al predecessore.

Dopo 6 stagioni di militanza in maglia blu è arrivata la rinuncia ad Ahmad Bradshaw, la cui efficienza è sempre stata inversamente proporzionale all’integrità fisica, e nonostante l’ottenimento della seconda stagione in carriera oltre le 1.000 yards – le 200 contro Cleveland sono state il suo meglio di sempre in singola partita – ed una serie di prestazioni che hanno aiutato l’attacco sulle corse a classificarsi al 14mo posto della Nfl, un salto in avanti rispetto al passato, i Giants hanno deciso che non era lui il running back del futuro se non altro per la preoccupante situazione di caviglie e piedi, oggetto di numerosi interventi chirurgici nei tempi più recenti.

Il nuovo titolare del ruolo sarà David Wilson, velocista già visto in campo nel 2012 da rookie, che ha illuminato gli occhi di molti grazie alle 5 yards per portata ed alla capacità di piazzare il big play quando meno lo si aspetta, anche se il ragazzo, per restare titolare a lungo con Coughlin, deve risolvere in fretta i problemi di fumble che gli sono talvolta valse le ire del suo head coach. Wilson dividerà le sue portate con Andre Brown per dare al sistema di corse quella variante stilistica in grado di fornire maggiore imprevedibilità, e l’ex North Carolina State, mai scelto al Draft, potrebbe essere impiegato in maniera consistente nelle ultime 20 yards per il suo modo fisico di correre, nonché per la capacità di rompere i placcaggi, come dimostrano gli 8 touchdown siglati un anno fa.

La linea offensiva ritorna intatta per quella che probabilmente sarà l’ultima corsa assieme, in quanto quattro dei cinque titolari sono al di sopra dei trent’anni e la squadra ha investito scelte alte, come la prima 2013, su giovani futuribili come Justin Pugh. Il giocatore emergente da questo gruppo di veterani è sicuramente Will Beatty, che è stato il migliore di squadra per rendimento in fase di protezione concedendo 3 sack in tutto l’anno garantendo un’eccellente protezione a Manning dal suo lato cieco, mentre declinanti sono state le prestazioni del tackle destro David Diehl, giocatore storico giunto all’undicesimo anno di attività sempre in maglia Giants. Le guardie Kevin Boothe e Chris Snee, altro pilastro dei Big Blue hanno garantito ottimi spazi per le corse, ed il centro David Baas ha come sempre diretto ottimamente le operazioni da centro, pur lasciando occasionalmente passare una quantità eccessiva di pass rush.

Justin Tuck

Justin Tuck

I numeri dell’attacco non sono mai stati bilanciati da una difesa ai limiti del disastro, la 31ma della Nfl per yards concesse di media. Uno dei principali problemi che il coordinator Perry Fewell non è riuscito a risolvere è stato il rendimento a dir poco scoraggiante della linea difensiva, incapace di contenere le corse centrali più ovvie e poco efficiente in termini di sack, ragion per cui sono arrivati diversi cambiamenti a roster.

Osi Umenyora, da tempo in litigio con la società, ha salutato tutti per recarsi ai Falcons, mentre da Philadelphia è arrivata una nuova coppia di defensive tackle, costituita da Cullen Jenkins e Mike Patterson, che assieme a Linval Joseph cercheranno di far dimenticare tutte le battaglie perse in trincea nel 2012, e si spera di recuperare Shaun Rogers, fuori per infortunio per tutto il 2012.

Gli end titolari saranno per il terzo anno consecutivo Justin Tuck e Jason Pierre-Paul: il primo è entrato nella fase calante della carriera, è un difensore tostissimo che può dare ancora molto ma che porta con sé grossi dubbi sull’integrità fisica, mentre il secondo non ha ripetuto l’exploit del 2011, quando aveva giocato in maniera stratosferica, concludendo la passata stagione con “soli” 6.5 sacks, ma va ricordato che è reduce da un’operazione chirurgica alla schiena. Della rotazione faranno parte anche Mathias Kiwanuka, che ha definitivamente lasciato la posizione di linebacker, ed il rookie Damontre Moore, chiamato a dare il massimo nelle limitate opportunità che avrà.

Il reparto linebacker da numerose stagioni non ha un playmaker d’impatto, e nemmeno quest’anno non è stato fatto nulla per rimediare ad una situazione di costante necessità. La difesa ha perso Chase Blackburn e Michael Boley e confermato Keith Rivers, non certo una soluzione d’impatto, e dalla free agency è arrivato Dan Connor, tagliato da Dallas e protagonista di un incidente disciplinare fuori dal campo nei primi giorni di luglio. Connor dovrebbe essere il middle linebacker titolare con lo stoico  Mark Herzlich a fare da riserva, mentre a Rivers verrà accoppiato all’esterno uno tra Spencer Paysinger e Jacquian Williams con l’alternativa del mai realizzato Aaron Curry, nonostante ciò il reparto resta poco efficiente e poco profondo in caso di infortuni.

La mancanza di pass rush e le numerose amnesie in fase di copertura hanno avuto come conseguenza la concessione di 254 yards aeree a partita, 28mo risultato della lega. Le secondarie hanno genericamente comunicato molto male tra loro dimenticando ricevitori smarcati in giro per il campo, ed il peggior giocatore visto in campo è stato sicuramente il veterano Corey Webster, la cui annata è stata semplicemente da dimenticare.

Webster è probabilmente giunto al suo ultimo anno in squadra e si schiererà dalla parte opposta rispetto a quella di Prince Amukamara, che in due anni di carriera ha giocato solo 20 partite per problemi fisici assortiti. Perso Kenny Phillips, molto consistente anche se spesso a rischio infortunio, è stato riconfermato il sorprendente Stevie Brown, un settimo giro 2010 originariamente scelto dai Raiders approdato l’anno scorso a New York da free agent, capace di offrire un rendimento elevato e l’unico in grado di effettuare giocate determinanti come gli otto intercetti presi, i due fumble forzati e gli altrettanti ricoperti.

Con Brown a pattugliare in profondità Antrell Rolle giocherà ancora vicino alla linea di scrimmage tentando di incidere contro le corse come da sempre sa fare, pur portandosi dietro irrisolvibili lacune in copertura, mentre in rotazione nickel entreranno Jayron Hosley, secondo anno da Virginia Tech che ha avuto una stagione da rookie molto difficoltosa per rendimento, ed il redivivo Aaron Ross, cavallo di ritorno da Jacksonville andatosene via per denaro e tornato a casa una volta passato del tempo in un ambiente perdente.

I Giants non hanno sorprendentemente rinnovato il contratto del kicker Lawrence Tynes, decisivo in tante gare di playoffs ed autore di 33 centri su 39 tentativi nel 2012, ed hanno deciso di sostituirlo con il veterano Josh Brown, dotato di una gamba possente e precisa. Il punter sarà nuovamente Steve Weatherford, mentre per i ritorni di calcio ci sarà una rotazione comprendente Jernigan, Randle e Wilson, anche se quest’ultimo potrebbe essere utilizzato meno per via del maggior impegno nel ruolo di running back.

Discontinui come solo loro sanno essere, i Giants dovranno rispondere a tante domande e capire se possono essere costanti in modo da essere nuovamente competitivi per il Super Bowl. Di certo il loro attacco rimarrà difficile da fermare confermandosi tra i migliori della Nfl con un Manning che, al decimo anno, ne ha presa piena padronanza fino a diventare uno dei migliori registi dell’intero panorama professionistico, le armi a sua disposizione sono tante e potenzialmente esplosive, ma le mosse di mercato effettuate per la difesa non hanno convinto pienamente.

Aspettiamoci una squadra in grado di arrivare ancora a traballare su quel pericoloso limite esistente tra una qualificazione alla Wild Card ed un’eslcusione all’ultima gara di regular season nonostante un record vincente, i Big Blue possono indubbiamente intascare molti successi ma devono farlo con maggiore continuità, senza perdersi nel mezzo del percorso. Se la difesa riuscirà a tenere gli attacchi distanti dalla propria area di meta pur senza dominarli sarà già un grosso passo in avanti, perché Manning ed i suoi compagni di reparto possono segnare a ripetizione. La differenza tra una buona stagione ed una memorabile sta tutta qui, ma i Giants, come usano fare da oramai qualche anno, sono difficilmente interpretabili.

PHILADELPHIA EAGLES

A Philadelphia è terminata una delle epoche più significative della storia della franchigia, che ha visto il longevo Andy Reid competere per diversi anni consecutivi per il Super Bowl pur senza riuscire a vincerlo, ma dimostrando una continuità ad alti livelli che nella Nfl è davvero merce rara.

L’head coach è rimasto in sella per ben tredici anni centrando la qualificazione ai playoffs in nove stagioni fino al crollo degli ultimi due anni, nei quali la pressione ha letteralmente schiacciato una squadra dalle altissime aspettative come quella costruita nel 2011, fino all’inarrestabile caduta culminata con il 4-12 della scorsa annata e con il suo licenziamento,  restando comunque il coach più vincente nella storia della franchigia con le sue 130 doppie vu.

La squadra ha voltato pagina sia come volti che come filosofia, per prendere in mano la situazione e cambiarla in positivo nel più breve tempo possibile è stato assunto Chip Kelly, straordinaria mente offensiva che ha rivoluzionato l’attacco della sua Oregon, con la quale, a livello collegiale, ha ottenuto enormi successi. La positività della stagione di Phila dipenderà dal tempo di digestione che sarà impiegato per assimilare i cambiamenti, ve ne sono molti in atto in attacco ed altrettanti sono previsti in difesa, come spesso accade un nuovo staff che porta nuovi tatticismi necessita di tempo per contornarsi dei giocatori adatti, e vi sono inoltre molti dubbi da sciogliere riguardo alle posizioni principali di ambedue i fronti. Lo spogliatoio, infine, ha bisogno di maggiore disciplina, e che gli egoismi spariscano presto dalla circolazione.

LeSean McCoy

LeSean McCoy

I cambiamenti offensivi saranno molteplici, e Kelly, pur portando tutte queste numerose novità, dovrà cercare di adattarsi al personale a disposizione. Ad Oregon ha difatti sempre giocato un sistema offensivo fatto di option utilizzando giochi imperniati sull’interazione tra quarterback e running back a seconda della reazione della difesa,  con molti schieramenti spread e shotgun.

L’unica cosa certa fino a questo momento, in quanto molte domande troveranno risposta solo alla fine del training camp, è che Kelly tenterà in tutti i modi di tenere molto alto il tempo dell’attacco, il che significa serie di giochi in no-huddle, tempi ridotti tra uno snap e l’altro per sfiancare le difese, ed impossibilità per queste di effettuare sostituzioni preziose per cambiare il personale in campo.

La questione essenziale da risolvere riguarda il ruolo di quarterback: verranno sfruttate le doti atletiche di Michael Vick per cercare di avvicinare la filosofia di Kelly alla Nfl? Verrà lanciato Nick Foles a titolo definitivo qualora Vick fallissse? Quale ruolo e quale futuro può avere Matt Barkley, scelto nell’ultimo Draft ed avversario divisionale del suo attuale head coach a livello collegiale?

Vick non è più il giocatore che era quando gli Eagles ne hanno fatto risorgere nel 2010, quando era stato classificato tra i possibili Mvp della stagione, il quarterback ha perso agilità e le scelte che ha fatto la squadra indicano che il suo periodo a Philadelphia sta volgendo al termine, sia per il rendimento calante e sia per motivi anagrafici.

Durante la scorsa stagione sono state feroci le critiche nei suoi confronti per una scarsa cura nel possesso del pallone, gli 11 fumble commessi hanno spesso deciso l’esito della partita in negativo per il particolare momento in cui sono pervenuti, ed il rapporto di 12 a 10 tra touchdown ed intercetti nelle 10 partite disputate non è certo stato soddisfacente. Foles è maggiormente adatto ad uno schema offensivo di tipo tradizionale essendo un canonico pocket passer, nel suo esordio Nfl ha collezionato un record perdente di 1-5 in sostituzione di Vick, rispetto al quale ha lanciato con maggiore precisione mantenendo tuttavia un rating simile, con 6 passaggi vincenti a fronte di 5 intercetti.

Kelly ha assicurato che riuscirà a far funzionare il suo schema offensivo anche qualora dovesse essere Foles a condurre i giochi, ma restano tantissimi dubbi legati all’incompatibilità tra la velocità del sistema e la lentezza reattiva del quarterback. In mezzo a tutti questi dubbi si inserisce la figura di Matt Barkley, un regista che a Usc ha messo su grandi numeri molti dicono perché aveva tanti playmaker attorno a lui, la sua non straordinaria potenza di braccio potrebbe tuttavia essere adatta ad un sistema che prima di tutto il resto guarda alla precisione del quarterback, non certo un punto a favore di Vick.

L’attacco è stato produttivo in maniera soddisfacente dal punto di vista delle yards generate, ma gli sforzi non si sono tradotti in risultati concreti per via dei turnover già citati, e gli Eagles hanno così segnato solo 17.5 punti a partita, 29mo risultato di tutta la lega. Marty Mornhinweg è stato rimpiazzato da Pat Shurmur in qualità di offensive coordinator, l’ex capo allenatore dei Browns ha sempre avuto eccellenti risultati – eccetto a Cleveland – quando ha lavorato individualmente con i quarterback a lui assegnati.

Shurmur, al secondo giro a Philadelphia dopo i successi ottenuti con Donovan McNabb, porta con sé una filosofia offensiva come la West Coast Offense, adatta a limitare il numero di intercetti proprio perché basata su lanci corti e ritmi alti, il che dovrà essere adeguatamente fuso con le tattiche spread di Kelly.

Phila schiererà un backfield molto pericoloso, con LeSean McCoy atteso ad un’annata di riscatto dal momento che i suoi numeri sono drasticamente calati  dopo un eccezionale 2011 – anche per un infortunio che ne ha terminato la stagione anzitempo – il quale cercherà di tornare l’arma totale che fu, abile nel creare galoppate entusiasmanti così come nell’uscire a ricevere e creare scompiglio nelle difese. Dietro a lui il reparto è assai profondo, Bryce Brown ha giocato un paio di eccellenti partite in sua sostituzione sul finire della regular season (4.9 yards e 4 mete in 115 portate), ed in caso di infortuni c’è una buona copertura.

Molti sono i problemi nell’area dei ricevitori, in quanto caratteri discutibili e sfortuna hanno gettato molte ombre nel ruolo. DeSean Jackson è sparito quando la squadra aveva bisogno di lui terminando la peggior stagione di carriera con 700 yards e 2 misere mete, finendo in lista infortunati alla week 12 e non onorando per nulla il nuovo quinquennale offertogli dalla franchigia.

E’ recente la notizia della rottura del crociato anteriore per Jeremy Maclin, che salterà tutta la stagione, ed il suo sostituto possibile, Riley Cooper, potrebbe addirittura non arrivare a settembre a causa di un controverso video emerso ai suoi danni, nel quale avrebbe offeso una security guard di colore con epiteti irripetibili.

Nelle retrovie sarà sempre apprezzabile il lavoro sporco dello slot receiver Jason Avant, specializzato nelle conversioni di terzo down, e molto ci si attende dai tight end, con lo starter Brent Celek, 684 yards ed una sola meta, che potrebbe essere appaiato al rookie Zach Ertz, prelevato dall’università di Stanford ed al veterano James Casey, proveniente dai Texans.

La linea offensiva accoglie a braccia aperte il ritorno di uno dei migliori tackle sinistri della lega, Jason Peters, che ha saltato tutta la scorsa annata – e si è sentito – a causa della doppia rottura del tendine d’Achille, restituendo quindi la naturale posizione di guardia a Todd Herremans, spesso andato in difficoltà fuori posizione.

Evan Mathis, guardia sinistra, è stato uno dei migliori giocatori nel suo ruolo nel 2012 concedendo un solo sack ed aprendo costantemente varchi per il gioco di corse, mentre la prima scelta 2011 Danny Watkins non ha mai rispettato le attese ed è stato etichettato dallo staff come una delusione. Con la quarta scelta assoluta dell’ultimo Draft, gli Eagles hanno selezionato Lane Johnson, tackle da Oklahoma, giocatore molto mobile ed atletico che sa stare in campo a ritmi elevati ed è destinato a schierarsi subito da titolare nella posizione di tackle destro.

DeMeco Ryans

DeMeco Ryans

La difesa è stata semplicemente disastrosa, ha preso valanghe di punti e provocato pochi turnover. Anche qui è stata eseguita l’operazione tabula rasa, dopo le feroci critiche mosse a Reid per l’assunzione di Juan Castillo come defensive coordinator (Castillo era il coach della linea offensiva) e l’operato ad interim di Todd Bowles, Kelly per il nuovo corso difensivo ha scelto il veterano Bill Davis, che in Nfl ha una vasta esperienza e che ha sempre lavorato con un fronte 3-4.

Gli Eagles utilizzeranno una 3-4 ibrida, ovvero un mix tra lo schema tradizionale e varianti della 4-3, un compito reso arduo dalla presenza di tantissimi volti nuovi che Philadelphia schiererà nel reparto. Il nuovo schema prevederà l’utilizzo di un nose tackle, ed ecco motivata la firma dell’ex 49ers Isaac Sopoaga, che porta esperienza, mentre il defensive tackle al secondo anno Fletcher Cox giocherà alcuni down da defensive tackle e molti altri da end, con compiti diversi dall’anno scorso.

Il fronte sarà completato a seconda della situazione, con Trent Cole a fare spola tra il ruolo di end tradizionale e quello di outside linebacker ibrido, Vinny Curry a dare supporto quale backup, e Brandon Graham, ex prima scelta 2010, chiamato a continuare una crescita che ha costantemente portato avanti dal suo ingresso nella lega. Gli Eagles hanno acquisito l’ex Houston Connor Barwin, altro elemento d’esperienza in grado di portare pressione dalla posizione di outside linebacker, mentre la coppia centrale di interni sarà formata da DeMeco Ryans, giocatore molto fisico che dai Texans era stato mandato misteriosamente via proprio per la scarsa adattabilità alla 3-4, e dal secondo anno Michal Kendricks, autore di una buonissima annata d’esordio.

Le secondarie sono state rifatte da capo a piedi. E’ ufficialmente terminata la breve ed infelice permanenza di Nnamdi Asomugha a Philadelphia, la nuova coppia di cornerbacks sarà costituita da Bradley Fletcher, proveniente dai Rams, e da Cary Williams, campione in carica con i Ravens. Lo spot di safety sarà occupato da Patrick Chung e Kenny Philips, con quest’ultimo chiamato a fugare i consistenti dubbi sulla sua integrità fisica vista la grave cronistoria di infortuni, mosse che retrocedono il deludente Nate Allen ed il colpitore Kurt Coleman a riserve. Della rotazione nickel faranno parte anche i giovani Curtis Marsh e Brandon Boykin.

Gli Eagles posseggono un kicker di grande affidabilità come Alex Henery, molto preciso e capace di infilare 22 calci consecutivi durante un periodo della scorsa stagione. Il punter sarà Donnie Jones, altro giocatore preso da Houston, che con le sue 47 yards abbondanti di media a calcio costituirà un miglioramento immediato per il ruolo.

La stagione di Philadelphia è molto difficile da prevedere, potrebbe rivelarsi un inaspettato successo come pure un’altra grande delusione. Certo è che molte delle vecchie caratteristiche di un’era vincente ma giunta evidentemente al tramonto sono state spazzate via, Chip Kelly arriva nella Nfl con la fama di grande innovatore ma senza alcuna esperienza professionistica, il che potrebbe significare un successo immediato delle idee che vuole mettere in campo a patto che scelga correttamente a quale quarterback affidarsi, e di sicuro gli Eagles non vogliono ripetere le pessime statistiche offensive prodotte un anno fa, specialmente la voce punti segnati a referto.

Se l’attacco si dimostra esplosivo confermando le sue potenzialità e se la nuova difesa trova presto amalgama, Philadelphia non dovrebbe avere nessun problema a migliorare il 4-12 dello scorso anno. Se poi questo passo in avanti basterà per entrare ai playoffs, questo è un altro discorso, molto più complicato.

WASHINGTON REDSKINS

Il primo anno dell’era RGIII a Washington è stato senza dubbio un grande successo. Chiaro, parliamo di football e limitare le gioie e i dolori di una squadra ad un singolo giocatore sarebbe futile e superficiale, tuttavia non si può fingere di non vedere quale effetto sia riuscito a fare l’ex quarterback di Baylor ad una franchigia i cui anni perdenti si erano accumulati copiosi, la speranza di poterlo anche solo annoverare a roster senza averlo mai visto giocare è bastata a trasformare la cultura perdente in speranza di tornare agli anni gloriosi.

I Redskins non sono partiti benissimo, il 3-6 con cui avevano chiuso la prima parte di campionato era al di sotto delle aspettative, ma dopo il bye week l’organizzazione ha riordinato le idee e messo a punto una risalita clamorosa, mettendo in piedi una striscia di 7 vittorie consecutive nelle quali Griffin e molti altri compagni hanno giocato al meglio delle loro possibilità ottenendo fondamentali successi divisionali ed ottenendo, in una partita di chiusura di regular season contro Dallas che sapeva già di playoffs anticipati, la prima corona della Nfc East dal 1999 ad oggi.

Il ricordo del finale di stagione è stato tuttavia contrario alla felice cavalcata appena menzionata, la partita di Wild Card contro i forti Seattle Seahawks ha visto gravemente accentuato il problema che il ginocchio di Robert Griffin III aveva già patito contro Baltimore nella quattordicesima giornata di gioco, e l’insistenza di Mike Shanahan nel tenerlo in campo, unita alla testardaggine del ragazzo, sono sfociate nella rottura del crociato anteriore di quel ginocchio destro già rotto al college. Durante la offseason dei Redskins non si è che parlato di questo, ed i successi della nuova stagione dipendono fortemente dall’integrale ripresa fisica del playmaker più forte dell’attacco.

Robert Griffin III

Robert Griffin III

La stagione d’esordio prodotta da Griffin non è stata che la conferma del fatto che con questo tipo di giocatore a roster il programma di Mike Shanahan avrebbe potuto voltare pagina, come da programma già da tempo stilato dall’ex head coach di Oakland e Denver.

L’attacco asfittico dei Redskins del passato ha prodotto ben 27.2 punti a partita, quarto miglior risultato della Nfl, e se il gioco di passaggi ha vissuto delle evidenti difficoltà nel muovere il pallone in determinati momenti dell’anno, ciò che ha sempre funzionato è stato un sistema di corse che ha reso 5.2 yards per tentativo e quasi 170 yards a partita, tra i migliori numeri di tutta la lega. Mike e Kyle Shanahan, il figlio investito del ruolo di offensive coordinator, hanno sfruttato al massimo le caratteristiche atletiche di Griffin ed il suo costituire una doppia minaccia in grado di far male con le gambe e con i passaggi, trovando numerose giocate ad alto voltaggio che sono servite a vincere più di qualche partita.

Il giovane quarterback ha chiuso con 3.200 yards lanciate ed un buonissimo 65% abbondante di completi, ha confermato la potenza del suo braccio creando non pochi touchdown attraverso connessioni sul profondo sfruttando le finte di corsa, ed ha percorso con le proprie gambe 815 yards varcando per 7 volte la endzone, ivi compresa la memorabile cavalcata contro i Minnesota Vikings. Griffin si è dimostrato non solo un grandissimo atleta ma pure un regista intelligente e premuroso nei confronti del possesso di palla, come dimostrano i soli 5 intercetti lanciati nell’anno da rookie, pur commettendo qualche fumble risparmiabile.

Griffin non è sceso in campo per la preseason per ovvi motivi, l’obbiettivo per il nuovo anno è quello di cogliere quanto più possibile dagli errori del passato e cercare un utilizzo più prudente del quarterback, sulle cui ginocchia gravano i destini della prossima decade, nonché di ottimizzare il rapporto tra coach e giocatore, soggetto a non poche disquisizioni dopo l’infortunio patito nei playoffs.

L’occasione è stata propizia per vedere all’opera Kirk Cousins, scelto inaspettatamente da Washington per fare da backup ma la cui selezione, a posteriori, è stata più che giustificata. L’ex quarterback di Michigan State è entrato a freddo senza mostrare né timori e né inesperienza eccessiva, ha giocato eroicamente gli ultimi istanti della partita vinta contro i Ravens ed ha portato a casa il successo contro i Browns nell’unica gara giocata da titolare.

Le dieci vittorie stagionali non sarebbero comunque state possibili senza l’apporto dell’ennesimo furto al Draft da parte di Shanahan, quell’Alfred Morris perfetto per il sistema di bloccaggi a zona dimostratosi corridore difficilissimo da buttare già al primo colpo e capace di rompere placcaggi in quasi ogni azione giocata. Il sesto giro da Florida Atlantic è stato sopra la media delle 4 yards a portata in 12 delle 16 partite giocate in stagione regolare, ha letteralmente distrutto la difesa di Dallas nella partita più importante dell’anno correndo per 200 yards ed ha chiuso con un totale di 1.613, nuovo record di franchigia in singola stagione, e 13 mete contribuendo, assieme a Griffin, al 90% della produzione offensiva a terra.

Il traguardo da raggiungere per il nuovo anno è senza dubbio quello di ripetersi, obbiettivo non facile considerando che verrà a mancare l’effetto sorpresa e che le avversarie soprattutto divisionali avranno sicuramente escogitato delle contromisure adeguate per limitarne il rendimento, se Morris dovesse confermarsi a questi livelli, ad ogni modo, potrebbe diventare uno dei migliori running back di sempre per la franchigia.

La situazione dietro di lui è confusa, vi sono almeno tre giocatori in cerca di uno spazio assai limitato, che potrebbe arrivare solo per infortuni al titolare, Evan Royster ha sfruttato bene le poche occasioni ricevute, Roy Helu Jr. è perseguitato da problemi fisici e sembra favorito per essere il back da terzo down, mentre il rookie Chris Thompson, proveniente da Florida State, è un atleta esplosivo ideale per essere mandato fuori a ricevere ma che è stato perseguitato dagli infortuni al college.

La batteria di ricevitori a disposizione è giovane – con la sola eccezione di Santana Moss – e potenzialmente esplosiva, e l’uomo più importante della scorsa stagione è sicuramente stato Pierre Garcon. La sua velocità è stata determinante per realizzare le giocate a lunga distanza, e la sua assenza per un infortunio al piede in ben 6 partite si è sentita per via di una generica minor efficienza del gioco di passaggi.

Garcon ha in ogni caso accumulato cifre a volte superiori rispetto ai compagni pur avendo saltato delle gare chiudendo con 4 mete e 633 yards, seguito a ruota da un commovente Santana Moss (tanto impegno e tanto cuore), risultato decisivo in qualche occasione nonostante i 33 anni, e da Josh Morgan, che ha accumulato 510 yards e 2 mete, e dal quale ci si attende una maggiore concentrazione sul campo di gioco.

Si aspettano progressi anche dal terzo anno Leonard Hankerson, finora lontano dal suo potenziale, mentre tra i tight end è atteso e necessario il ritorno di Fred Davis dalla rottura al tendine d’Achille, infortunio che ne ha fermato la crescita di rendimento nel miglior momento di carriera. Davis è stato sostituito discretamente da Logan Paulsen, discreto bloccatore e ricevitore, che potrebbe essere utilizzato negli schieramenti a doppio tight end alternandosi a Niles Paul.

La linea offensiva è il solito, grosso, punto di domanda, specialmente nel ruolo di tackle destro, una vera e propria porta girevole. A sinistra non ci sono preoccupazioni, Trent Williams ha ampiamente tenuto fede alla sua fama di giocatore in grado di guardare le spalle al proprio quarterback con costanza e sicurezza, mentre dal lato opposto il titolare al momento è ancora quel Tyler Polumbus che ha lasciato entrare la maggior parte della pressione non riuscendo a dare stabilità ad una posizione critica da anni, che pare non possa essere trovata nemmeno attraverso i nuovi arrivati Jeremy Trueblood e Tony Pashos.

Il quintetto di partenza è intatto rispetto ad un anno fa, ed è completato dal centro Will Montgomery, autore di un buonissimo primo anno da starter, e dalle guardie Chris Chester e Kory Lichtensteiger, quest’ultimo fondamentale bloccatore per le corse. Shanahan ha recentemente speso molte scelte per rimpinzare le riserve creando una buona profondità, con Tom Compton, Josh LeRibeus e Adam Gettis pronti a subentrare in caso di necessità.

London Fletcher

London Fletcher

La difesa ha subìto diversi infortuni durante la scorsa stagione ed ha resistito come ha potuto nonostante delle secondarie chiaramente deboli. Il sistema sarà nuovamente affidato alla 3-4 coordinata da Jim Haslett, con schemi di tipo aggressivo chiamati per gli outside linebacker, e con la linea impegnata a creare varchi per permettere le penetrazioni del back seven.

La rotazione del fronte è uno dei punti deboli del reparto, dal momento che vi saranno molte assenze per la prima parte della stagione: Adam Carriker, che ha Washington era parso rinascere, ha subìto l’ennesima operazione di carriera e rientrerà a campionato cominciato, mentre Rob Jackson e Jarvis Jenkins, quest’ultimo al terzo anno da professionista e con ancora tutto da dimostrare, saranno squalificati per le prime quattro partite a causa della violazione dei regolamenti per assunzione di sostanze non consentite.

Il trio titolare sarà così formato da Barry Cofield, convertitosi con successo a nose tackle, da Stephen Bowen, il cui contributo in termini di pass rush è stato sufficiente e nulla più, e da Kedric Golston, che sarà chiamato a sostituire Carriker e Jenkins cercando di contribuire con l’esperienza settennale, seppur accumulata con ruoli marginali, che lo contraddistingue.

Per l’ennesimo anno ritorna l’eterno London Fletcher, giovanotto di 38 anni che ancora non si è deciso a rimanere assente da una partita ufficiale da quando ha iniziato la sua carriera professionistica. Fletcher ha chiaramente perso un passo e la cosa è più che comprensibile, raramente riesce ad effettuare delle giocate significative dietro alla linea di scrimmage ma è sempre il primo giocatore ad avventarsi sull’avversario, segno che il riconoscimento dello svolgimento dell’azione e l’istinto non se ne sono andati con l’età. Fletcher, in particolare difficoltà nel difendere contro le corse, sarà affiancato nella parte centrale del settore linebackers da Perry Riley, giocatore dal rendimento ondivago che accumula buoni numeri statistici, al quale viene richiesta maggiore costanza.

Il rientro di Brian Orakpo è tutto ciò di cui la difesa ha bisogno, l’ex first rounder non ha mai tradito le attese risultando sempre come il miglior pass rusher di squadra, ideale per lo schema giocato, il suo problema sono le ultime due stagioni terminate anzitempo per infortunio, un evento che i Redskins sperano non si verifichi più. L’assenza di Orakpo si è tradotta in una crescita affrettata per il buonissimo Ryan Kerrigan, che ha mostrato cose più che egregie dall’altro lato esterno, ha iniziato e terminato molto bene lo scorso anno spegnendosi leggermente nella parte centrale della stagione, concludendo il suo 2012 con 9 sacks, di gran lunga il miglior risultato individuale di squadra. Kerrigan, inoltre, è stato tra i migliori della lega nel battere a terra passaggi sulla linea di scrimmage, azione che gli ha fruttato un touchdown su ritorno di intercetto.

Le secondarie hanno concesso l’inimmaginabile e giocato in maniera soft, e di tanto in tanto le fatiche dell’attacco sono state rese vane, in alcuni casi anche nei finali di partita, da grandi giocate aeree concesse agli avversari, che hanno creato frustrazione. La coppia di corner titolari sarà ancora formata da DeAngelo Hall e Josh Wilson: il primo si è confermato incostante nelle coperture alternando grandi giornate a partite pessime trovando tuttavia successo nei blitz per lui chiamati, mentre il secondo ha disputato una buona prima stagione in maglia Redskins con il neo di aver concesso giocate dovute ad amnesie totali sullo sviluppo dell’azione.

Per rimpolpare il roster è stato preso E.J. Biggers quale free agent da Tampa, buon difensore in copertura che potrà essere d’aiuto contro i pericolosi ricevitori della Nfc East, mentre dal Draft è giunto David Amerson, aggressivo corner proveniente da North Carolina State che dovrebbe portare un miglioramento anche in difesa contro le corse, ma il suo compito principale sarà quello di contribuire all’aumento del numero di turnover provocati dalla difesa, che negli ultimi anni è stato spesso esiguo.

Dal Draft sono giunti rinforzi per entrambi i ruoli di safety, Phillip Thomas era in lizza per schierarsi free safety titolare ma salterà tutta la stagione per infortunio, mentre Bacarri Rambo è più adatto a giocare vicino alla linea di scrimmage, porta con sé 8 intercetti nell’ultimo anno a Georgia e deve dimostrare di essersi disciplinato di più, visto il numero di sospensioni accumulate al college. Tornano i veterani Brandon Meriweather, che nell’unica partita giocata nel 2012 aveva fatto vedere ottime cose prima di infortunarsi gravemente al ginocchio, e Reed Doughty, che da anni ricopre il ruolo di backup o di titolare più che occasionale in entrambe le posizioni, anche se la sua velocità è un problema in fase di copertura.

Gli special teams vedranno il ritorno di Kai Forbath, che sembra aver finalmente stabilizzato un ruolo ai limiti del disastroso segnando i primi 17 field goal della sua carriera ed ottenendo ottimi risultati sia dalla lunga distanza che in situazioni di pressione, confermato anche Sav Rocca come punter, che ha ottenuto un rinnovo contrattuale di altre due stagioni.

I Washington Redskins hanno un titolo divisionale da difendere e, se tutti i loro principali giocatori resteranno in salute, puntano a percorrere una strada più lunga di quella che li ha visti perdere in casa con Seattle nella Wild Card. L’impresa non sarà delle più facili in quanto la Nfc East propone una concorrenza agguerrita, come ha dimostrato il foto-finish dello scorso anno, oltre a questo i punti di forza dell’attacco non saranno più una novità e rimangono molte questioni da risolvere in difesa, dove molte posizioni non hanno la profondità di personale desiderata anche grazie ad una sanzione sul salary cap comminata alla squadra.

Molto, anzi moltissimo, grava comunque sulle gambe di Robert Griffin III, che si spera torni ad elettrizzare tutti con le grandi giocate che ha dimostrato di saper fare anche tra i professionisti.

Post By davelavarra (279 Posts)

Davide Lavarra, o Dave e basta se preferite, appassionato di Nfl ed Nba dal 1992, praticamente ossessionato dal football americano, che ho cominciato a seguire anche a livello di college dal 2005. Tifoso di Washington Redskins, Houston Rockets e Florida State Seminoles. Ho la fortuna di scrivere per questo bellissimo sito dal 2004.

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5 thoughts on “NFC East 2013 Preview

  1. Fantastico pezzo di Dave!
    La Nfc East naviga ancora nell’incertezza in quanto Dallas dipende da Romo, sempre lui che non sa se diventare il vero franchise quarterback a tratti visto ma pure scomparso nel nulla. Mi è piaciuta la D in preseason vediamo con tutto l’organico a pieno, specialmente se Lee fa tutta la stagione completa. Phila è un cantiere aperto: possono andare incontro a un’annata di mediocre valore, un disastro e un pieno successo da PO. Dipenderà molto dalla salute di Vick, dai progressi della difesa apparsa in difficoltà durante la preseason e da quanto Kelly dimostrerà di essere un HC Nfl. I Giants sono la solita incognita: l’attacco sembra poter produrre punti con continuità, la difesa invece non ha un grande playmaker su cui appoggiarsi quindi rischia di ripetere un’altra brutta annata anche se JPP e Tuck dovessero fare una stagione da 10+ sacks a testa. I Redskins li vedo favoriti perché Cousins ha dimostrato di poter guidare la squadra in modo efficiente pure senza RG3, ovvio che con Robert va in modo diverso ma la squadra è quasi simile a quella dell’anno scorso quindi rimangono i miei favoriti per la vittoria finale della Nfc East.

  2. Grandissimo articolo, più chiaro e concreto non si poteva, complimenti. Ora i miei pronostici. Dallas 9-7. Washington 9-7. Giants 8-8. Philadelphia 6-10. Vincente Division Dallas.

  3. bravo Dave, difficile analizzare questa division. Tolto Philadelphia, oggettivamente un pò indietro, le altre sono spalla a spalla, e sarà difficile riconfermarsi per i Redskins. Magari è veramente l’anno dei Cowboys, ma occhio ai soliti Giants che non se li fila nessuno…

  4. mi piace pensare positivo e stavolta i Cowboys centrano la post season alla faccia dei redskins… magari un miracolo magari il superbowl.
    Tutti i pronostici stò leggendo per i Denver io vado contro corrente: GB, o SF on dico dallas ma se succede…….

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