Dal gennaio 1995 al febbraio 2014. Tanto è passato. In questo lasso di tempo, ormai vent’anni, Pete Carroll è passato dall’essere uno dei tanti head coaches licenziati dopo una stagione andata male all’allenatore del momento, probabilmente il vero MVP del Super Bowl XLVIII. In quel lontano 1995, Carroll aveva appena chiuso sul 6-10 la sua prima stagione da head coach, con i New York Jets. Nella NFL dal 1984 , come defensive backs coach dei Buffalo Bills, Carroll aveva ottenuto un risultato accettabile per molti, ma non per l’allora 80enne owner dei Jets, Leon Hess, che decise di poter fare a meno del suo rookie head coach dopo soltanto una stagione. La carriera di Carroll si riprese, dopo uno stop come defensive coordinator dei San Francisco 49ers, tanto da avere una nuova chance nei pro. Ma anche stavolta, l’avventura finì prima del previsto, quando venne licenziato dopo tre stagioni alla guida dei New England Patriots. Era il 1999.

In realtà, non si può parlare di fiasco, per questa seconda esperienza.

56e9e04eca6cbb044a0f6a706700329bCarroll infatti postò un record di  27-21 e due presenze ai playoff ed i Patriots di allora non erano ancora quelli di Tom Brady e Bill Belichick.  Dopo aver toccato il fondo, Carroll, umilmente, pazientemente, è risalito. Prima ad USC, con due National Championship conquistati in nove stagioni. Poi l’exploit con i Seattle Seahawks, condotti alla vittoria del SuperBowl numero 48, primo successo per la città di Seattle in uno sport professionistico dal titolo NBA del 1979. Quello che sembrava un allenatore troppo amico dei giocatori, troppo entusiasta, poco rigido, ha trasformato tutte queste note caratteriali, viste come un limite, in un pregio. Ed ora tutti sono a lodare il metodo Carroll. Potenza della vittoria, potenza del SuperBowl. E che vittoria.

Insieme a Bruno Mars, sul cui show di metà tempo molti dubitavano, Seattle è riuscita a sovvertire i favori del pronostico, dominando in lungo ed in largo i più quotati Denver Broncos. E lo ha fatto nel modo più inatteso, sulla scia dei SuperBowls degli anni ’70 e ’80, come fatto giustamente notare da John Clayton di ESPN.com. Old-school football, tanta difesa ed un avversario annullato come non si vedeva da tempo. Il 43-8 finale ricorda i risultati dei decenni passati quando una squadra dominava l’altra nell’atto conclusivo, piuttosto che i matches punto a punto cui ci avevano abituato i Super Bowls degli anni 2000. Carroll, 62 anni, ha ricopiato nello stato di Washington la formula vincente utilizzata a USC: un quarterback ed una defense. Ed ora Carroll raggiunge Jimmy Johnson e Barry Switzer fra gli unici coaches ad aver vinto almeno un Super Bowl ed un NCAA championship. La difesa ha giocato aggressiva, ma è stata sopratutto la copertura della secondaria e dei linebackers a dare la svolta alla partita.

Peyton Manning non è stato blitzato eccessivamente. La pressione è arrivata soltanto dalla defensive line, lasciando così alla secondaria tutto l’aiuto necessario per annullare le armi offensive dei Broncos. E’ il segreto di Pulcinella. Se hai una defensive line in grado, da sola, di mettere pressione al quarterback avversario e di limitare le corse, linebackers e secondaria possono coprire più campo. Dato che i Seahawks utilizzano molto la copertura a uomo, i Broncos speravano di sfidarla per trovare in quali zone del campo e quali wide receivers sarebbero stati più efficaci da utilizzare. Come detto, il piano non ha funzionato. I cornerbacks di Seattle, aiutati da due safeties come Earl Thomas e Kam Chancellor, hanno dominato. Il linebacker Malcolm Smith è stato il primo MVP difensivo in un Super Bowl da Dexter Jackson di Tampa Bay nel SB XXXVII. Anche quando i ricevitori di Denver ricevevano il pallone, la defense di Seattle si preoccupava di colpire duro, per minimizzare le yards dopo la ricezione.

Non ci sono stati cambiamenti di rilievo durante la partita. Seattle ha giocato la defense che conosceva. I Broncos non hanno visto niente di particolare o di nuovo. Soltanto, non sono stati in grado di contenerla. Solo sul 29-0 la defense di Seattle ha un po’ mollato, giocando di più la three-deep zone e lasciando dei cuscini generosi ai receivers di Denver.

Fearsome Foursome, Purple People Eaters, Doomsday Defense, Steel Curtain. Ora la Legion of Boom. La tradizione delle difese che vincono i campionati ha scritto un nuovo capitolo.

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One thought on “Pete Carroll, un coach alla vecchia maniera

  1. Più di un esperto vi dirà che le partite si vincono sulla linea di di scrimmage, ed è quello che è successo domenica. Se poi dietro hai la Legion of Boom, non c’ è più storia. Bell’ articolo, I agree with you.

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