Luongo e Thomas, i goalie delle finaliste della passata stagione

Immaginate di trovarvi su pattini da ghiaccio in una pista di hockey. Indossate un casco protettivo, una stecca, un guantone, dei gambali e una conchiglia, perché non si sa mai.

Il vostro compito è proteggere una porta larga 183 cm e alta 122 cm da un disco di gomma del diametro di 7,62 cm. Il puck, come è definito in gergo, è di solito scagliato a una velocità che supera i 160 km/h (il record di Bobby Hull è di 191,7). Se siete rapidi di riflessi e riuscite a reggere la pressione per sessanta minuti di gioco effettivi, allora il ruolo è vostro. Potete essere dei buoni goalie.

Il portiere, netminder o goaltender (da cui goalie), come è chiamato oltreoceano, è un ruolo “chiave” nell’hockey su ghiaccio, quale che sia la competizione. La National Hockey League, massima competizione a livello planetario, non fa certo eccezione.

Un esempio? Tim Thomas dei Boston Bruins. Una delle ragioni del successo, se non proprio la principale, è stata la straordinaria costanza di ottime performance da parte sua; Roberto Luongo, suo “collega” a Vancouver, non è riuscito a fare altrettanto, non è riuscito a replicare le sue buone prestazioni di regular season. Così, il titolo è andato ai giallo-neri e non ai Canucks, difesi dal canadese e dal buon Cory Schneider.

Soltanto per rimanere negli ultimi anni, i Chicago Blackhawks, i Pittsburgh Penguins e i Detroit Red Wings difficilmente avrebbero trionfato negli ultimi anni senza le performance di Niemi, Fleury e Osgood, specialmente nei playoff.

Senza certo dimenticare le “seconde linee”, i portieri di riserva, sempre pronti a scendere sul ghiaccio durante la lunga stagione e anche nella post- season. Lo ha fatto Schneider per Vancouver durante l’ultima serie finale, lo ha fatto Rask per Boston durante le prime uscite (non esaltanti) dei campioni in carica.

Una “seconda linea” esperta è importante, se non fondamentale, per permettere al titolare di non perdere la fiducia in se stesso e mantenere alta l’intensità durante i minuti in campo, oltre che naturalmente garantire sempre freschezza nel ruolo più delicato del gioco.

Avere una coppia di portieri ben affiatati, magari con un giovane e un “veterano”, diventa dunque un aspetto di rilievo per qualunque squadra,  un tassello importante per puntare in alto.

Non a caso, ognuna delle formazioni che attualmente trova posto nelle prime posizioni della Lega può contare su una buona coppia di goalie. Vediamo nel dettaglio. I dati sono aggiornati alle gare del 30 ottobre.

Netminder d’Oriente

I Pittsburgh Penguins, campioni nel 2009 e attualmente in testa all’Eastern Conference, possono contare su Marc-Andre Fleury e Brent Johnson. Se il canadese di Sorel, Quebec, campione olimpico a Vancouver, è un giocatore di fama mondiale, il netminder ex Capitals è a ogni modo un buon sostituto.

A Toronto promette bene James Reimer, canadese del 1988, già sei apparizioni (con quattro vittorie). Lo svedese Gustavsson, alla quarta stagione con i Maple Leafs, rappresenta un buon replacement, specie in prospettiva.

I Capitals di Ovechkin hanno deciso di puntare sull’esperienza di Tomas Vokoun (straordinarie le sue stagioni ai Panthers, con numeri da oltre il 92% di parate in Florida) e la crescita di  Michal Neuvirth. Il terzo posto attuale in Conference sembra premiare la scelta di Washington di puntare sui due estremi difensori della Repubblica Ceca, una delle “culle europee” del grande hockey.

A Philadelphia confidano nelle prodezze di Jagr, Briere e compagni, ma un contributo importante ai Flyers lo daranno (e lo stanno già dando di fatto)Bobrovsky e Bryzgalov. Sergei è imbattuto quest’anno, mentre l’ex Coyotes Ilya si è dimostrato in linea con gli anni di Phoenix.

Buffalo può contare sul titolare della nazionale a Stelle e Strisce, Ryan Miller, e sul giovane svedese Jhonas Enroth. Al momento hanno concesso appena 22 reti in 10 partite (terza migliore difesa, alla pari con Los Angeles), figurando entrambi tra i primi venti della Lega in fatto di parate.

Far Best

I Dallas Stars, “dominatori d’Occidente”, devono buona parte dei loro 16 punti all’ottimo momento di forma di Lehtonen. Il 27enne Kari, finlandese di Helsinki, viaggia a percentuali vicine al 95% di salvataggi (91,4 in carriera). Poco lo spazio sinora per l’ex Canucks Raycroft.

Piano piano si fa strada nei Chicago Blackhawks Corey Crawford. La scorsa stagione, prima “vera” da titolare dopo otto gare in tre anni, il canadese di Montreal ha dimostrato di valere, come d’altronde fatto nella stagione in corso: 92 tiri su 100 sono finiti nel suo guantone o contro le sue protezioni. Se anche Ray Emery, suo vice, mantiene percentuali del genere (al momento è al 91,5%), gli indiani d’Illinois possono fare strada.

Nei sorprendenti Oilers spiccano i numeri di Dubnyk e Khabibulin,sei e quattro partite disputate a testa rispettivamente sinora. Nonostante i 13 anni di differenza, l’esperto Nikolai si conferma una certezza tra i pali, come ai bei tempi di Phoenix. Al momento viaggia con un’impressionante media de 96%, concedendo agli attaccanti appena quattro tiri ogni cento. Se anche il gregario, il più giovane Devan, supera abbondantemente il 90% (93,8), si spiega così il buon momento della difesa di Edmonton (appena 18 reti incassate, la migliore della Lega) e in generale della formazione canadese.

Bene stanno facendo anche i due Jonathan di LA. Quick si sta dimostrando veloce di nome e di fatto, sbarrando la strada a oltre il 90% delle conclusioni contro la porta dei Kings. Promette bene anche Bernier, classe ’88, anche se dopo due presenze una verifica è più che necessaria.

Davvero ben assortita appare la coppia di goalie degli Avalanche. Colorado può contare sull’esperienza di Giguere e l’esplosività di Varlamov. Il canadese Jean-Sebastien, una Stanley vinta con Anaheim nel 2007, ha dalla sua diverse stagioni alle spalle, a Calgary e con i Ducks. Il russo Semyon, dopo l’ottimo esordio con Washington, cerca importanti conferme a Denver, una città che potrebbe rappresentare per lui il trampolino di lancio per l’affermazione decisiva.

 Onore al merito

I portieri sopra citati sono di prim’ordine a livello mondiale, dal momento che molti sono (o sono stati) anche tra i pali delle rispettive nazionali.

Ve ne sono altri che non vanno dimenticati. Talenti emergenti in cerca di una maglia da titolare o alla prima vera esperienza nel roster iniziali o “vecchi leoni” duri a morire.

Tra i primi rientra sicuramente Jacob Malkstrom, svedese di 21 anni, con all’attivo un incoraggiante percentuale del 94,5% di saves su quattro gare giocate. Ne ha disputate tre in più il titolare Jose Theodore, ex Canadiens e Wild, il quale a dispetto dei 35 anni continua a fornire prestazioni al di sopra del 91%.

A Nashville, Pekka Rinne è ormai una certezza. Dieci partite, tutte da starter, e appena sette reti incassate ogni cento tentativi. Se anche il giovane svedese Lindback, una gara e una vittoria con 23 parate, dovesse essere all’altezza, allora i Predators sono certamente una squadra da playoff.

Squadra da playoff lo sono già certamente gli Sharks. Antti Niemi e Thomas Greiss viaggiano entrambi al 91,7% di media, avendo disputato rispettivamente cinque e quattro incontri. C’è da credere che i due europei, il finlandese (uno degli artefici della Stanley con Chicago) e il tedesco, vorranno mantenere alta la concentrazione per arrivare più in fondo possibile con San Jose.

Obiettivo comune anche per il 27enne di Syracuse, Jimmy Howard, alla terza “vera” stagione con i Detroit Red Wings, alla prima dopo il ritiro di Chris Osgood. Howard dovrà dimostrare di valere, come già sta facendo con quasi il 93% di parate dopo le prime sei gare dell’anno con i biancorossi. Sulla panca siede il più esperto Ty Conklin, classe ’75.

Sull’esperienza, infine, hanno deciso di puntare a New Jersey. I due goalie dei rossoneri insieme fanno 77 anni di età. Tuttavia, le loro percentuali sono ancora buone, dal momento che sia Hedberg (92,4) sia Brodeur (90), numeri alla mano il più forte di sempre, garantiscono una buona copertura.

L’elenco potrebbe andare avanti, includendo Lundqvist-Biron (New York Rangers) e Nabokov-Montoya (NY Islanders), Ward-Boucher (Carolina Hurricanes) e Elliott-Halak (St. Louis Blues), Hiller-Ellis (Anaheim Ducks) e Kiprusoff-Karlsson (Calgary Flames). Atleti di fama, per cui solo per motivi di spazio non sarà fatta un’analisi specifica.

Per vederli all’opera, e per comprendere quanto siano importanti all’interno dell’economia della squadra, eccovi alcuni filmati:

httpv://www.youtube.com/watch?v=Un1jKqey0e8

httpv://www.youtube.com/watch?v=6aFvhYDzOBc

Post By Gabriele Farina (53 Posts)

Gabriele Farina nasce a Palermo il 18 dicembre del 1986. Appassionato
di scrittura, sport e viaggi, decide di diventare giornalista e
s’iscrive al corso di laurea in “Giornalismo per Uffici Stampa” nella
sua città d’origine.
Conclusa l’esperienza nell’ottobre 2009, con una tesi dal titolo
“Solo per sport”, si dirige a Roma per studiare alla Sapienza nel corso
di laurea “Editoria multimediale e nuove professioni
dell’informazione”. Nella capitale consegue la laurea nel luglio 2011
mantenendo intatta la passione per lo sport, base di partenza per
l’esame finale sulle Olimpiadi di Berlino.
Ha praticato nuoto, corsa e molti generi di sport di squadra, dal calcio a 5 alla pallanuoto, dalla pallamano al volley. Ultima avventura, appunto, l’hockey.

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