Divisa tra Canada e California, con un pizzico di Arizona, la Pacific Division ha dato i natali nella scorsa stagione ai vincitori della Stanley Cup, i Kings di Los Angeles, ma può vantare altri team che almeno sulla carta si iscriveranno alla lista delle reali pretendenti alla Coppa che verrà. Scopriamo quali sono partendo dal basso nei nostri velleitari pronostici:

7. Edmonton Oilers

Come ogni anno aspettiamo l’esplosione dei giovani Oilers, ma nell’attesa continuiamo a relegarli in fondo alla nostra preview anche per questa stagione.

Taylor Hall, Jordan Eberle, Ryan Nugent-Hopkins, David Perron sono tutti degli ottimi giocatori, ma continua a mancare quel miglioramento tanto atteso. In quest’ottica non sembra possa cambiare molto l’innesto strapagato di Pouliot tra l’altro, mentre rimane irrisolta la grana Yakupov, mezzo separato in casa.

La difesa è forse quella che ha più bisogno di aiuto, ma a parte il rinnovo del giovane e promettente Justin Schultz non sono arrivati giocatori che possano sovvertire gli equilibri salvo sorprese. In porta infine fiducia a Ben Scrivens che da backup di Quick ad LA ora ha la sua chance, ma un Fasth sano metterà grande pressione e vedremo come condizionerà le prestazioni dell’attuale starter.

Come detto: avanziamo almeno un paio di anni di scommesse perse.

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6. Arizona Coyotes

Si è sempre parlato dei Coyotes solo per discutere di una loro possibile relocation, ora sono gli Arizona Coyotes ma non credo basterà a fermare le speculazioni in merito. Per quanto riguarda l’hockey giocato invece ogni anno hanno smentito i pronostici sfavorevoli di inizio stagione con i risultati sul ghiaccio, arrivando sempre a ridosso della zona playoff e centrandoli quando una Dallas qualsiasi non li ha scalzati all’ultimo come nell’ultima stagione.

Buona parte del merito per questi successi va al lavoro di coach Tippett, ma anche ad un gruppo formato da giocatori forse troppo sottovalutati, causa forse la location fuori dai riflettori della lega. L’anno scorso tra le cose andate storte sicuramente la più immediata è stata la stagione sottotono dello starter Mike Smith, che causa anche l’infortunio al ginocchio ha concluso con 2.64 GAA e .915 SV%: numeri in discesa rispetto alla stagione precedente in cui il goalie aveva trascinato la squadra. Ci si aspetta un miglioramento e ad affiancarlo sarà il neo acquisto Devan Dubnyk, reduce da una stagione a dir poco disastrosa che l’ha visto passare da starter a backup del backup.

Altro problema è l’attacco, ora orfano anche di uno dei suoi migliori scorer, Vrbata, e che salutato il flop Ribeiro si affiderà ancora a Vermette come centro della prima linea e al buon vecchio Doan. Affianco a loro si punta al rilancio di Korpikoski ed Erat mentre l’innesto più importante è stato Sam Gagner, scambiato due volte in un giorno da Edmonton prima e Tampa poi. Gagner altro giocatore in cerca di rilancio dopo una stagione da 37 punti in 67 partite. Le aspettative però sono tutte sulla crescita dell’ala danese Boedker (51 punti nel 2013-14) e sul probabile esordio del rookie Max Domi, figlio dell’ex Leaf Ty. Domi ha Domi-nato in OHL ma il suo passaggio in NHL è tutto da verifcare, anche se con Boedker e Gagner potrebbe formare un trio interessante.

La difesa è forse il reparto più talentuoso anche se dietro all’ottimo Ekman-Larsson non c’è granchè e l’altro pilastro, Keith Yandle, deve far sparire l’orrendo -23 di +/- dalla sua stagione da 53 punti. In sostanza noi proseguiamo con la tradizione e non puntiamo su di loro. Saremo smentiti ancora una volta?

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5. Calgary Flames

Dopo un paio di stagioni veramente brutte a Calgary si intravede la luce ma non deve diventare la nuova Edmonton.

Quest’anno ha messo tra i pali lo svizzero Hiller che sulla carta da delle garanzie che mancano dai tempi di Kippy. Sembra secoli fa. La difesa rimane un pò un’incognita ma affianco all’idolo Giordano e a Wideman (infortuni permettendo) stanno crescendo giovani interessanti, vedi T.J. Brodie.

La gioventù domina invece in attacco dove i veterani sono i trentenni Hudler e Stajan, e Backlund (25). Lo svizzero Baertschi è alla stagione da “dentro o fuori” mentre Monahan ha dimostrato con il suo anno da rookie di che pasta è fatto ma ora deve confermare le buone impressioni. Le curiosità più grandi sono quelle riguardanti il possibile esordio di Sam Bennett (4th overall al draft 2014) e dello statunitense Johnny Gaudreau (nella foto con il puck del suo primo goal in NHL), vero trascinatore degli USA ai mondiali (in ogni categoria) e giocatore da 2 punti a partita in NCAA con Boston.

Il futuro sembra roseo per Calgary, ma occhio che ad avere troppe aspettative si rischia di rimanere scottati e con i Flames è un attimo.

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4. Vancouver Canucks

Daniel Sedin non segnava meno di 20 goal in una stagione completa dal 2003-04,  dallo stesso anno il fratello Henrik non scendeva sotto quota 75 punti (senza mai saltare una partita tra l’altro).

Chiamatele coincidenze, fatto sta che l’anno di esordio di coach Tortorella sulla panchina dei Canucks non verrà certo ricordato per i record positivi. Eppure la squadra sulla carta rimane. L’innesto di Vrbata è l’ennesimo tentativo di associare uno scorer efficace al fianco dei gemelli (da cui ci si aspetta la ripresa ai loro livelli), quello di Miller in porta, dopo l’addio di Luongo, la conferma che non ci si fida di Lack o che si è molto appassionati delle telenovelas tra portieri. Nick Bonino l’altro innesto degno di nota, “scambiato” con Ryan Kesler e dal quale ci si aspetta l’ulteriore salto di qualità come centro per la seconda linea.

Attorno a questi le solite facce con giovani in crescita (Jensen) e veterani provati (Edler, Bieksa). Non abbastanza brutti per credere che possano fare male come la passata stagione, nonostante raggiungere anche una wild card per i playoff sarà dura viste le 3 favorite della division e la concorrenza atroce della Central. Vedremo come andrà, infortuni e Tortorella permettendo, su cui tutti saranno pronti a puntare il dito.

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3. San Josè Sharks

Dopo la debacle degli ultimi playoff, con la rimonta subita da Los Angeles dopo un vantaggio di 3 partite, gli Sharks si presentano all’inizio di questa stagione con qualche questione in sospeso. Eppure hanno cambiato poco o niente, i giocatori ci sono, tranne quando effettivamente c’è da tirare fuori gli attributi.

Così via la C e le A dalla maglia di Thornton e Marleau, i gradi saranno assegnati sul ghiaccio. Staremo a vedere come reagiranno i due veterani. Se ne è andato Boyle, destinazione Islanders, e in teoria Brent Burns dovrebbe tornare sulla blu per coprire il suo posto con Demers, Vlasic e il giovane Irwin in ascesa. Davanti Couture sempre più leader, con Pavelski e i due sopracitati, spazio ai giovani già visti la passata stagione. Hertl ha già mostrato di cosa è capace, Nieto e Wingels si giocheranno un posto in seconda linea, con Burns sempre pronto all’eventualità.

Un’altra incognita riguarda i goalie. Cosa aspettarsi da Antti Niemi dopo gli ultimi playoff? I numeri della scorsa regular season sono in linea con quelli della sua carriera (con 39W su 64 partite) ma alle sue spalle Stalock risale forte in vasca 1 ed è pronto a sfruttare ogni calo del goalie finlandese. Niemi vorrà riscattarsi, soprattutto nell’ultimo anno del suo contratto, ma le insidie sono dietro l’angolo.

Ci aspettiamo l’ennesima buona stagione degli Sharks, con periodi di dominio e altri di pausa. Per i playoff se ne riparla tra qualche mese magari.

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2. Anaheim Ducks

Un’altra vittima del cammino dei Kings verso la Stanley Cup, Anaheim riparte dal rinnovo del contratto di coach Boudreau per altre due stagioni e da quella coppia di giocatori che è composta da Getzlaf e Perry. Rispettivamente #2 e #5 nella classifica punti tra i giocatori della lega.

I Ducks hanno dovuto salutare due miti finlandesi dell’hockey come Teemu Selanne e Saku Koivu, ritirati dopo due carriere da applausi, e il goalie Hiller, lasciato andare verso Calgary come già detto. Al loro posto è arrivato Kesler (su cui comunque i dubbi non mancano) e poi spazio ai tanti giovani in rampa di lancio. Maroon si è fatto notare l’anno scorso, Rickard Rackell probabile in pianta stabile come centro in terza linea, ma dal camp potrebbero uscire delle sorprese o delle conferme. Un nome per tutti, Emerson Etem. A questo si aggiunga l’innesto a cifre ridicole (1M$) di Dany Heatley, ala ormai in declino ma che nella giusta compagnia potrebbe ritrovare il suo tocco: rischio minimo.

In difesa pochi cambiamenti e spazio alla crescita dei molti talenti con Beauchemin a fare da chioccia. Fowler è già alla quarta stagione ma se anche Vatanen e Lindholm proseguono la loro crescita sarà un reparto di tutto rispetto. Dietro di loro come detto battaglia aperta per il ruolo di starter tra il danese Frederik Andersen e il fenomeno USA John Gibson. Entrambi hanno dimostrato ottime qualità, ma i numeri di Gibson (esordio con shutout annesso) fanno capire che il ragazzo sembra essere un predestinato e se dovessimo puntare su un solo nome quello dello statunitense sarebbe il nostro.

Pochi dubbi che i Ducks saranno ancora lì a giocarsela verso la fine della primavera.

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1. Los Angeles Kings

Primo posto dovuto per i campioni in carica, nonostante i Kings ormai abbiamo capito come sanno dosare le forze in regular season per poi mostrare i muscoli quando conta. Cup hangover? Può darsi, ma è più una speranza per gli avversari.

Qualcuno, forse con la pancia piena dopo una carriera di successi e soddisfazioni (leggi Willie Mitchell), se ne è andato, qualcuno, voglioso di continuare a vincere qui dopo tanta sfortuna (leggi Gaborik, che rinnova per 7 anni a 4.9M$), è rimasto. Con il core di veterani come Kopitar, Carter, Brown, Williams continueranno a crescere anche i giovani Tanner Pearson e Tyler Toffoli, che abbiamo già potuto apprezzare anche negli ultimi playoff.  Rimane da capire se anche Mike Richards vorrà essere della festa: la società ha già fatto capire che non sono graditi gli imbucati.

Anche la difesa è praticamente confermata, con Drew Doughty, 24 anni e già due coppe e due Olimpiadi in bacheca, a dettare legge ancora una volta. Ciliegina sulla torta Johnatan Quick, 27W e 6 SO in sole 49 partite la scorsa stagione, con Martin Jones solido backup.

Probabilmente, come detto, non arriveranno in cima alla division, ma credo sia inutile ribadire quanto questo non sia un metro di giudizio ottimale per valutare la forza di una squadra.

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One thought on “Pacific Division Preview

  1. Che dubbi ci sono su Kesler?!. probabilmente non è al livello di Perry e Getzlaf in fase realizzativa,però lavora sodo per la squadra sia in attacco che in difesa e i suoi punticini li porta sempre a casa. Giocatore che ha me piace tantissimo.
    Parlando delle stagione, i Kings partono sicuramente con il favore del pronostico, hanno una solidità nei playoff pazzesca.

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