I risultati di Cleveland at Minnesota, Tampa Bay at New England, Atlanta at Miami, Buffalo at New York Jets, Indianapolis at San Francisco, Jacksonville at Seattle, Chicago at Pittsburgh.

Cleveland 30 at Minnesota 27
Altra beffa finale per i Vikings, che a distanza di sette giorni subiscono una nuova rimonta e finiscono per perdere la terza partita di questa stagione, regalando, di rimando, la prima affermazione dell’anno ai Browns, alla prima uscita senza la prima scelta 2012 Trent Richardson, passato in settimana agli Indianapolis Colts via trade; senza di lui e senza l’altro first round dello scorso Draft Brandon Weeden, la nuova Cleveland targata Rob Chudzinski espugna Minneapolis grazie ad un buon passing game che sbriciola le secondarie di Minnesota, sempre puntualmente in ritardo su ogni pallone messo in aria da Brian Hoyer, che nonostante i 3intercetti subiti, ad opera di Harrison Smith, Erin Henderson e Chad Greenway, riesce comunque a condurre in porto la vittoria, lanciando per 321 yards e 3 touchdown pass.

Grande protagonista, nonchè grande terminale offensivo degli ospiti, il tight end Jordan Cameron, che oltre a ricevere 3 passaggi in endzone, uno del punter/kicker Spencer Lanning su trick play nel secondo quarto, produce per 66 yards, confermandosi la terza forza di una offense che si muove molto bene sulle sideline, potendo contare sull’ottimo duo formato da Josh Gordon, leading receiver con 146 yards e 1 TD all’attivo, e Davone Bess, che chiude con 7 prese per 67 yds; ai Vikings non basta la prova positiva di Christian Ponder, parso in netta crescita nelle ultime due settimane ma purtroppo non ancora accompagnato come meriterebbe dai suoi ricevitori, che si perdono, come successo già contro i Bears, in qualche drop evitabilissimo.

Il quarterback al terzo anno da Florida State non riesce a segnare su passaggio, 228 yds e 1 intercetto, ma lo fa, e per ben 2 volte, su corsa personale, realizzando da 6 e da 8 yards le segnature che tengono a galla Minnesota fino alla comeback finale dei Browns, alla quale purtroppo il numero 7 non riesce a rispondere, fermato ancor prima di tentare l’ultimo, disperato, Hail Mary Pass; ancora in ombra Adrian Peterson, che chiude con 88 yards e 1 TD, sempre più lontano da quel traguardo di 2,500 yds corse che aveva preannunciato prima dell’inizio della regular season 2013.

Tampa Bay 3 at New England 23
Nel segno dei nuovi giovani che popolano il reparto ricevitori arriva la terza vittoria stagionale dei Patriots, per la prima volta 3-0 nelle ultime sei stagioni dopo aver cambiato il corso di un match che a fine primo quarto stava sorridendo agli ospiti, a segno su field goal da 30 yards con Rian Lindell, in quella che poi si rivelerà essere l’unica segnatura dei Buccaneers della partita; dopo il vantaggio infatti prendono sempre più possesso dei campo i giocatori di New England, che mettono sotto pressione l’attacco avversario, concedendo pochissimo sia a Josh Freeman, 236 yards e 1 intercetto, che a Doug Martin, appena 88 yards su corsa dopo le 144 totalizzate solo sette giorni fa. A farla da padroni, in difesa, i soliti Jerod Mayo, 9 tackles, Brandon Spikes, 7 placcaggi, e Aqib Talib, che oltre a pizzicare il QB di Tampa produce 3 stop e 1 pass defended.

In attacco, come anticipato, Tom Brady ritorna a far la voce grossa, chiudendo con 25 passaggi completati su 36 per 225 yards, 2 touchdowns e 1 intercetto, messo a segno da Mark Barron, il migliore dei suoi con 11 tackles e 0.5 sacks all’attivo, servendo con parsimonia tutti i suoi target offensivi, a partire da Aaron Dobson, che al termine del match ricopre il ruolo di leading receiver del team con 7 prese per 52 yards; a secco di segnature, il talento da Marshall lascia che sia l’altro rookie, l’undrafted Kembrell Thompkins, a perforare l’endzone avversaria, cosa che fa in due occasioni, ricevendo dal numero 12 altrettanti TD pass da 16 e 5 yards che consentono ai Patriots di ribaltare il risultato già prima dell’intervallo. A vantaggio acquisito i padroni di casa si limitano a controllare, alternando nel backfield LeGarrette Blount, 65 yards in 14 portate, Brandon Bolden, 51 yards, e Stevan Ridley, 35 yds, e affidandosi alla gamba di Stephen Gostkowski, che con una trasformazione da 3 punti per quarto, da 53 nel secondo, da 46 nel terzo e da 33 nell’ultimo, fissa il risultato sul 23 a 3 finale.

Atlanta 23 at Miami 27
Ryan TannehillRyan Tannehill festeggia la sua prima rimonta nella carriera da professionista firmando la vittoria dei Dolphins sui Falcons con un bel drive finale che si conclude con il suo TD pass confezionato per il backup TE Dion Sims a trentotto secondi dal termine, quando con un’eccezionale presa con una mano il numero 80 riceve il secondo passaggio in endzone domenicale del quarterback, che chiude con 236 yards, 2 TD e 1 intercetto; un risveglio tardivo quello del prodotto di Texas A&M che però gli ha consentito di acciuffare Atlanta già nel terzo quarto, con il passaggio vincente confezionato per Brian Hartline, ancora una volta tra i migliori di Miami, a segno anche con Daniel Thomas, su corsa da 5 yards nel secondo periodo e Caleb Sturgis, che trasforma due field goal da 46 e 50 yards prolungando la sua striscia di realizzazioni consecutive.

Per Atlanta il solito convincente Julio Jones si produce in 115 yards ricevute ma non riesce mai a farsi trovare libero in endzone da Matt Ryan, 231 yards, 2 TD e 1 INT, che per smuovere il box score deve affidarsi al fullback Jason Snelling, pass da 7 yards, e al tight end di riserva Levine Toilolo, che con la ricezione da 2 yards nel terzo quarto aveva permesso ai Falcons di portarsi su un rassicurante, almeno fino a quel momento, 20-10; purtroppo per loro la segnatura del giocatore scelto al quarto round dell’ultimo Draft non è bastata ad arginare la furiosa rimonta dei padroni di casa, nella quale hanno anche pesato gli errori di Matt Bryant, che ha sbagliato un calcio da 35 yards a 4 minuti e 46 secondi dal termine, dopo averne segnati ben 3, da 32, 20 e 33, e del quarterback, che si è fatto pizzicare da Jimmy Wilson a pochissimi secondi dalla fine del match.

Buffalo 20 at New York Jets 27
Geno Smith vince la sfida tra rookie quarterback con E.J. Manuel guidando i suoi Jets alla vittoria con una prestazione solida e convincente, 331 yards, 2 TD, 2 INT, lontana anni luce da quella prima apparizione in preseason che aveva spaventato non poco i tifosi dei biancoverdi newyorkesi, gli stessi che ieri sera hanno gioito per il bellissimo passaggio da 69 yards con cui il talento da West Virginia ha servito Santonio Holmes, tornato finalmente decisivo come ai tempi in cui vestiva la divisa degli Steelers; per il ricevitore un’ottima partita, chiusa con 154 yards all’attivo, che dimostra come ormai i problemi fisici che l’hanno tenuto fermo per buona parte della scorsa stagione e per tutta l’offseason siano ormai alle spalle, e sia finalmente pronto per prendersi quel ruolo di leader che da sempre hanno cercato di assegnarli, fin dal suo arrivo nella Big Apple.

New York, che aveva ampiamente dominato nel primo tempo, andando a segno nel quarto d’apertura con una corsa da 8 yards del quarterback e nel secondo periodo con un TD pass da 51 yards ricevuto da Stephen Hill, si è fatta rimontare nel terzo e nell’ultimo quarto, quando ha risposto con i soli field goal di Nick Folk alle trasformazioni di Dan Carpenter, 4 nell’intera durata del match, e alla doppia segnatura di Manuel, che in un solo drive ha mandato in endzone prima Scott Chandler, su passaggio da 33 yards, e poi Stevie Johnson, per una conversione da 2 punti che gli ha permesso di portare i suoi Bills sul 20 a 20; risultato raggiunto anche grazie alle numerose penalità inflitte ai Jets, che durante i sessanta minuti di football ne hanno collezionate 20 per un totale di 168 yards, diventando la prima squadra, dal 1951, a vincere una partita nonostante un numero così alto di sanzioni arbitrali subite.

Indianapolis 27 at San Francisco 7
Trent Richardson comincia la sua nuova avventura ad Indianapolis nel migliore dei modi, aprendo le segnature dei Colts con una corsa da 1 yard nel primo quarto, ma il vero protagonista del match è senza ombra di dubbio il quarterback Andrew Luck, scelto appena due pick prima del runningback nel Draft 2012, che di fronte al suo mentore universitario Jim Harbaugh sfodera una buonissima prestazione conducendo i suoi alla vittoria con drive ragionati ed efficaci, nei quali non commette alcun errore ed ottiene quasi sempre il massimo, arrivando a smuovere il box score in ben cinque delle unidici serie giocate da Indy; il numero 18 da il suo meglio nel quarto finale, quando nel giro di un minuto e mezzo, quando, prima suggella la sua ottima partita con una corsa personale in endzone da 6 yards e poi affonda definitivamente i Niners consegnando l’ovale nelle mani di Ahmad Bradshaw, a segno con una portata da 1 yard.

Due TD che consegnano la partita nelle mani degli ospiti e che infliggono la prima sconfitta casalinga a Colin Kaepernick, mai battuto tra le mura amiche del Candlestick Park da quando è diventato titolare di San Francisco lo scorso novembre; per il prodotto di Nevada una prova molto fumosa, chiusa con 150 yards su passaggio, 20 su corsa, 1 intercetto e 1 fumble che ha gravato parecchio sull’esito del match, arrivato proprio nel drive immediatamente successivo alla corsa in endzone del quarterback avversario, mentre i padroni di casa cercavano di imbastire una disperata rimonta. Per i 49ers, nei quali è stato parecchio limitato Anquan Boldin, sorvegliato speciale delle secondarie dei Colts, a segno il solo Kendall Hunter, che nel primo quarto aveva impattato il risultato rispondendo con una corsa da 13 yards alla prima realizzazione di giornata del collega ed avversario Richardson, in uno dei pochi giochi in cui è stato chiamato sul terreno di gioco a sostituire Frank Gore, leading rusher del team con 82 yards conquistate in 11 portate.

Jacksonville 17 at Seattle 45
Dopo due quarti e mezzo e 4 touchdown pass lanciati Russell Wilson ha passato la guida dei Seahawks a Tarvaris Jackson, che con un vantaggio già incolmabile, 31-0, è riuscito ad incrementare ulteriormente il risultato portando Seattle a realizzare altre due segnature, con un passaggio da 35 yards a Doug Baldwin e una corsa personale da 5 yards a pochi minuti dal termine della partita; prima di lui, come anticipato, il secondo anno da Wisconsin aveva fatto il resto, chiudendo con 202 yards, 1 intercetto e 2 coppie di TD pass serviti a Zach Miller, 1 e 4 yards, e Sidney Rice, 11 e 23 yards che avevano permesso ai padroni di casa di tenere saldamente in mano l’esito del match.

Positivissime le prove di Marshawn Lynch, 69 yards corse, Christine Michael, 37 yards, e Golden Tate, leading receiver con 5 ricezioni per 88 yds, a Seattle non è venuto meno il solito grande apporto della difesa, che ha contribuito con gli intercetti messi a segno da Kam Chancellor e Bobby Wagner alla disfatta di Jacksonville, che non sono riusciti ad incidere se non solo dopo che la franchigia dello stato di Washington ha dato ampio spazio alle riserve; nei Jaguars si sono distinti Cecil Short III, 143 yards ricevute, Maurice Jones-Dree e Jordan Todman, entrambi a segno su corsa, e nel reparto difensivo il sempre ottimo Paul Poszluszny, ultimo a mollare tra i suoi con 12 placcaggi, 1 tackles for loss, 1 pass defended e 1 intercetto. Non brilla invece Chad Henne, che nono riesce a fare molto meglio di Blaine Gabbert nel ruolo di QB, lanciando per 235 yards e 2 intercetti che certamente contribuiranno a fare aumentare il volume dei cori che chiedono a gran voce il ritorno di Tim Tebow nella natia Jacksonville.

Chicago 40 at Pittsburgh 23
Inizia con il piede giusto il Sunday Night dei Chicago Bears, che si portano subito in vantaggio con un field goal da 47 yards di Robbie Gould e poi allungano ulteriormente con due touchdowns su corsa di Matt Forte, 5 yards, e Michael Bush, 1 yards, che costringono fin da subito gli Steelers ad inseguire; situazione che di certo non aiuta Pittsburgh, che per tutta la durata del match è costretta a forzare ed incappa spesso in errori, alcuni dei quali pagato a carissimo prezzo. Dopo un piccolo cenno di reazione con un FG trasformato da Shaun Suisham sono infatti ancora gli ospiti a trovare la strada per l’endzone grazie ad una buona intuizione di Major Wright, che prima intercetta il quarterback di casa e poi riporta l’ovale fin dentro l’area di meta, dopo una bella volata da 38 yards.

Ben Roethlisberger, 26 su 41 per 406 yards, a tratti disastroso, come dimostrano i 3 fumbles e i 2 intercetti subiti, riesce però a rifarsi prontissimamente confezionando un TD da 33 yards per Antonio Brown, con il quale si chiude il primo tempo; sempre il WR da Central Michigan, che ha totalizzato 196 yards in 9 ricezioni, risponde nel terzo quarto al secondo field goal di giornata messo a segno da Gould, e grazie anche al calcio trasformato da Suisham, riporta sotto gli Steelers, con una ricezione da 21 yards che riapre i giochi, portando Pitt ad appena sette punti di distacco.

Situazione che migliora ulteriormente ad inizio ultimo quarto, con un altra segnatura da 3 punti firmata dal kicker veterano, che riduce il divario a sole quattro lunghezze prima che Jay Cutler, 159 yards, decida di attivarsi e lanciare l’unico TD pass di giornata per Earl Bennett, autore di una ricezione da 17 yards con la quale i Bears tornano ad un più 11 piuttosto rassicurante; una sicurezza che aumenta ulteriormente quando, nel tentativo di recuperare e rientrare ancora una volta in partita, le speranze di Pittsburgh si infrangono nelle mani di Julius Peppers, che recupera il terzo pallone perso in giornata da Roethlisberger e lo riporta fino in endzone dopo una corsa perdifiato da 42 yards; prima della fine ancora la difesa di Chicago sugli scudi, con Chris Conte che mette a segno il secondo intercetto del match, per un totale di 5 turnovers che consegnando la terza vittoria stagionale alla franchigia allenata da Marc Trestman.

 

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Folgorato sulla via del football dai vecchi Guerin Sportivo negli anni '80, ho riscoperto la NFL nel mio sperduto angolo tra le Langhe piemontesi tramite Telepiù, prima, e SKY, poi; fans dei Minnesota Vikings e della gloriosa Notre Dame ho conosciuto il mondo di Playitusa, con cui ho l'onore di collaborare dal 2004, in un freddo giorno dell'inverno 2003. Da allora non faccio altro che ringraziare Max GIordan...

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