La preziosa arte del saper prendere decisioni fa spesso la differenza nelle partite in bilico, al di là del valore dei giocatori in campo e della preparazione tattica della gara. Vediamo alcuni esempi di scelte da (ri)ponderare.

BLOCCHI “BOOMERANG”

Una consuetudine difensiva, per le squadre che hanno un organico adeguato, è il cambio sistematico sui blocchi in situazioni di ultimo tiro per gli avversari; diventa quindi cruciale la scelta di chi-blocca-per-chi, con i conseguenti mismatch che ne possono derivare, per evitare che il blocco faccia addirittura un favore alla difesa:

 

L’unico risultato del blocco (in cui Leonard e Horford si scambiano le dovute “effusioni”) è di portare l’ala Spurs su Teague che, con il punteggio di -3 e 13 secondi da gestire, prevedibilmente tenterà la tripla del pareggio. Se fosse stato interpellato, credo che il promettente Jeff avrebbe preferito tirare in faccia a Parker piuttosto che sopra le lunghe leve di Leonard, in un isolamento piuttosto impegnativo (che suscita la verve di coach Pop, subito attivo nello “sbracciare” a Leonard per fargli aggredire Teague).

Da notare come, prima della rimessa, Balinelli si improvvisi mimo, forse per suggerire allo stesso Leonard di anticipare Horford, impedendogli di fare da sponda per la palla consegnata (soluzione classica in questo tipo di contesto).

ISOLAMENTO VS DESOLAZIONE

L’isolamento centrale può risultare più insidioso e “autolesionista” di quello che sembra, anche se coinvolge uno scorer (e presunto “ball hog”) di indubbio talento:

In una situazione del genere (i 10 secondi conclusivi e carta bianca), a squadre invertite, Pierce avrebbe per l’ennesima volta chiamato in causa il suo fidato step back dal gomito, senza tentare la sorte in un pitturato affollato; Gay, che non ha pari dimestichezza con quel tipo di movimento, ha optato per la penetrazione, ma, di fronte alla chiusura “a sandwich” in lunetta, non ha avuto la coordinazione per salire in tiro, ritrovandosi ad eseguire forzatamente un jump pass in angolo.

Soluzione interessante se il destinatario non fosse stato Amir Johnson, la cui shotchart dichiara limpidamente una marcata estraneità a tiri da quella mattonella. Curiosa la sua presenza in campo in una situazione di ultimo tiro: dopo un time out, se il piano prevede un “5 fuori” per l’isolamento centrale dell’ala, gli altri quattro dovrebbero essere tutti tiratori, in modo da punire scelte protezionistiche della difesa, come quella eseguita impeccabilmente dai Nets (da manuale l’aiuto-e-recupero di Anderson al gomito).

(SMALL) HERO BALL

Il coast-to-coast per il tiro vincente è una delle gesta più proibitive ed eroiche su un campo da basket, ma per essere praticabile richiede spesso doti che non si limitano alla velocità o al ball-handling adeguato: se la soluzione è un terzo tempo dritto al ferro, meglio essere anche piuttosto prestanti o almeno “verticalisti”, altrimenti si finisce con il farsi stoppare dopo un biasimevole 1vs5; ecco un paio di esempi:

 

 VITTORIA GUSTO “CHERRY”

Spurs che sul -2 tentano con Ginobili la tripla del vantaggio a 25 secondi dalla sirena finale, ma il tiro è corto e scheggia il ferro, poi…

 

Parsons sgaiattola via fra Parker e Ginobili (impietriti e forse anch’essi in attesa del fallo), guadagnando con un sornione cherry picking (lasciare l’uomo per partire anticipatamente in contropiede) un vantaggio che, con la complicità del passaggio lungo di Harden, gli consente il facile affondo del +4 a 16 secondi dal gong finale.

Davvero insolita una svista del genere da parte dei ragazzi di Pop, anche perché nasce da una frattura tattica fra front court e back court: Duncan e Belinelli non commettono fallo e Bonner va in retromarcia per difendere, mentre Parker e Ginobili hanno già smesso di giocare e snobbano la quieta iniziativa di Parsons, che può così risolvere il match sin troppo agevolmente.

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