Kawhi Leonard succede a Joakim Noah nell’albo d’oro del Kia Defensive Player of the Year Award.

Lo fa con qualche polemica, ravvivata dalle dichiarazioni di Coach Kerr (in breve, sostiene di considerare giusto il premio a Kawhi, ma di non capire come 20 votanti abbiano potuto non considerare Draymond neppure tra i primi 3). Kawhi ha infatti ottenuto meno primi posti nelle schede dei votanti rispetto a Green (45 vs 37).

Lo stesso Green ha ribadito di avere altro per la testa al momento (tipo un anello da vincere con una delle più grandi stagioni da underdog viste nell’NBA moderna) e filosoficamente ha ricordato la sconfitta di Al Gore, che nonostante la maggioranza del voto popolare non è diventato presidente degli Stati Uniti.

La difesa d’ufficio di Kerr è sacrosanta: il coach si è speso giustamente per il suo giocatore spesso oscurato da Curry e dalle ondate di punti di Thompson, perchè cosciente che a breve il ragazzo dovrà sedersi al tavolo delle trattative per il rinnovo e quindi la visibilità mediatica regalata da un premio come questo avrebbe significato molto per lui, certamente più che per un Kawhi Leonard già sommerso di lodi dopo il breakout delle scorse Finals.

Ma su cosa si basa questa critica di Kerr? Naturalmente sull’eccezionale stagione difensiva giocata dai suoi: per citare due tra le statistiche più eloquenti, miglior Defensive Rating dell’NBA (98.2 punti concessi agli avversari per 100 possessi, Spurs terzi con 99.6) e miglior capacità di far tirare male gli avversari (misurata dalla minor percentuale al tiro degli avversari dei Warriors rispetto alle altre partite dell’anno, -2,0%).

Naturalmente si tratta però di un premio individuale, quindi Green dovrebbe anche aver dimostrato di avere delle capacità straordinarie in difesa per ottenerlo.

Il primo indicatore che salta all’occhio è la versatilità, citata dallo stesso Kerr: per il modo in cui il basket Nba è giocato oggi l’arma definitiva sul lato difensivo è la capacità non solo di cambiare su avversari dei 5 ruoli, dal play super veloce di 180 cm al centro di 140 kg da tagliar fuori a rimbalzo, ma addirittura di saperlo fare in modo convincente, spesso decisivo: e su questo Kawhi e Green si equivalgono, anche se forse la capacità di Green si può estendere alle 5 posizioni, mentre Leonard può ancora soffrire contro centri di grande stazza, in situazioni sempre più rare di isolamento in post.

Quindi cosa può aver deposto in favore di Kawhi, primo non lungo a vincere questo premio da oltre dieci anni a questa parte (l’ultima ala piccola fu Artest ai Pacers nel 2003/04)?

Le cifre ci danno qualche spunto interessante anche per rispondere a questo quesito. SportVU, il servizio di Player Tracking adottato dalla Nba, utilizza alcuni indicatori per misurare il Defensive Impact dei giocatori.

Anzitutto, in risposta all’antico adagio che i lunghi “fanno la guardia all’osso”, ovvero al ferro, come ama ricordare Shaq, SportVu ci consente di conoscere la percentuale al tiro degli avversari quando il giocatore si trova entro entro 5 piedi (ca. 150 cm) dal ferro.

Il dato conferma l’essenza di difensore interno di Green, che si trova ad affrontare 6.1 tentativi al ferro a partita, contro i 2.8 di Leonard. E ci conferma anche la suprema efficacia di questo giocatore in questo contesto: il 46.9% concesso è meglio del 48.5% di Deandre Jordan, e non lontano dall’elite della Lega (il tanto decantato Whiteside arriva al 46.5%, gli “alieni” Gobert e Ibaka si avvicinano al 40%).

Ma allora cosa ha portato i votanti a scegliere Leonard su Green? La cifra delle palle rubate ci dà una prima indicazione: 2.3 rispetto a 1.6 di Green.

Leonard è infatti prima di tutto un difensore perimetrale, capace di annullare su singolo possesso demoni del ball handling del livello di Chris Paul (come dimostra l’uso che ne sta facendo coach Popovich contro i Clippers) e non inganni in questo senso la competente difesa (anche) in post messa in campo su Lebron nelle Finals 2014: LBJ è ben noto essere principalmente un giocatore perimetrale, che sa fare la differenza anche in post ma che ama soprattutto sfruttare velocità e potenza in penetrazione e tiro da fuori per punire chi non lo rispetta.

Non è un caso che quest’anno il premio di Difensore dell’anno vada quindi ad un esterno, segno tangibile dell’NBA che cambia. Coach Kerr dovrebbe saperlo bene, dato che i suoi Warriors hanno dominato in attacco grazie soprattutto al reparto esterni, e per un apparente paradosso i cambiamenti della lega nella fase offensiva cambiano il modo di assegnare il Defensive Award.

Per anni si è polemizzato sui premi di miglior difensore dati a Dwight Howard, ma non scordiamoci che arrivavamo da una Nba dominata in attacco per dieci anni dai Robinson, Shaq e Duncan.

Chi come lui si è dimostrato in grado di difendere su lunghi dominanti anche in attacco, oltre a strappare contratti che hanno fatto alzare più di un sopracciglio (ricordate le polemiche ai tempi dei rinnovi di Hibbert o Asik?) è riuscito in quella fase a ottenere riconoscimenti per il proprio lavoro difensivo in area a volte sorprendenti.

Da quest’anno è stato premiato come miglior difensore chi ha dimostrato di saper contenere il miglior giocatore dell’ultimo decennio nel momento in cui più contava, le Finali NBA.

Beata la lega che si trova a dover scegliere tra questi due giocatori come difensori dell’anno.

4 thoughts on “Kawhi vs Draymond: difensori a confronto

  1. Nell’articolo parlo di capacità di annullare su singolo possesso Chris Paul, cosa che è avvenuta più volte (ricordo diverse palle rubate nella serie da Leonard a Paul in palleggio a metà campo, cosa quasi impossibile per chiunque, e alcune situazioni in cui è riuscito a costringerlo a chiudere il palleggio e rompere il gioco, altra rarità).
    Detto questo, gara 7 ha evidenziato se ce ne fosse stato bisogno che costringerlo a lavorare per interi quarti su un play come Paul vuol dire fargli perdere lucidità in attacco (per un giocatore di 2.05 stare piegato e superconcentrato al 100% per decine di possessi consecutivi sul miglior attaccante della squadra avversaria comporta un dispendio eccessivo).
    Per questo motivo, nell’articolo c e la precisazione “su singolo possesso”.
    E aggiungo: trovami un altro che sia in grado di stare con Blake Griffin in un possesso e con Paul in quello successivo.

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