Nel 1981 i massimi dirigenti della NHL prepararono un nuovo realignment, spostando la Norris Division nella Campbell Conference e la Patrick nella Wales: in virtù di questo cambiamento, la Wales Conference si trasformò praticamente in una Eastern Conference, mentre la Campbell in una Western.

E’ molto interessante confrontare i formati della post-season utilizzati dal 1970-71 al 1980-81 con quello ideato per la stagione 1981-82: fino al 1981 la distinzione in conference e division era valida soltanto per la regular season e per la composizione della griglia dei playoff; disputato il primo turno, l’appartenenza ad un determinato raggruppamento perdeva la propria importanza, tanto che in quattro occasioni la serie finale fu giocata da squadre provenienti dalla stessa division o conference. Ovviamente si parlava di quarti di finale, semifinali e finali per la Stanley Cup.

Il formato dei playoff preparato per la stagione 1981-82 (e seguenti) presentava, invece, delle caratteristiche molto ben definite:

– Ogni division avrebbe mandato ai playoff 4 squadre.

– Il primo turno avrebbe presentato le Semifinali di Division.

– Le vincenti si sarebbero incontrate nelle Finali di Division.

– Le squadre campioni divisionali si sarebbero sfidate nelle Finali di Conference, che avrebbero stabilito le contendenti per la Stanley Cup.

Nel 1983-84 la NHL decise di introdurre i tempi supplementari anche durante le partite di regular season: fino all’anno precedente, infatti, gli incontri terminavano automaticamente allo scadere dell’ultimo minuto dei tempi regolamentari, anche in caso di pareggio.

Gli anni ’80 videro l’ascesa di due squadre, i New York Islanders e gli Edmonton Oilers, che, pur non avendo assolutamente tradizione e storia dalla propria parte, dominarono la decade.

MikeBossyI giocatori principali della formazione della Grande Mela erano John Tonelli, lo svedese Bobby NystromClark Gillies, Bryan Trottier, ma soprattutto il Capitano Denis Potvin, uno dei migliori difensori di sempre, e l’ala destra Mike Bossy, una delle più spaventose macchine da gol mai viste sui ghiacci della NHL: nella stagione 80-81, Bossy, compagno di linea di Gillies e Trottier, eguagliò la celeberrima performance di Maurice Richard con 50 gol in 50 partite!

I New York Islanders riuscirono a vincere quattro Stanley Cup consecutive tra il 1980 e il 1983 (dopo la quaterna dei Canadiens del 1976-79), entrando ovviamente nella leggenda: gli Islanders sono l’ultima squadra nella storia dello sport nordamericano ad aver completato il poker.

Nella finale del 1983, gli Islanders sconfissero proprio gli Edmonton Oilers, i quali si rifecero nel 1984: in quelle sfide avvenne un significativo passaggio di testimone tra le due compagini, poiché gli Oilers avrebbero dominato la NHL nel resto della decade.

Edmonton vinse la Stanley Cup nel 1984, nel 1985, nel 1987 e nel 1988, presentando un gioco spettacolare che coinvolse tutti gli appassionati: protagonisti di quella squadra inimitabile erano Mark Messier, Paul Coffey, il finlandese Jari Kurri, ma soprattutto Sua Maestà Wayne Gretzky.

wayne-gretzky-mulletIl leggendario numero 99 iniziò il suo dominio fin dalla primissima annata nella NHL, avvenuta nel 1979-80, stabilendo record su record; oltre ad avere delle straordinarie capacità realizzative, Gretzky era soprattutto un magico playmaker, in grado di capire con incredibile anticipo lo sviluppo delle azioni: più che con le sue reti, Gretzky sapeva sorprendere le difese avversarie con i suoi perfetti assist, che venivano trasformati in gol dai compagni. Gretzky, inoltre, amava piazzarsi nella zona dietro la porta, che ben presto diventò famosa come “The Gretzky’s Office”.

Tra il 1980 e il 1987 the Great One ricevette per otto volte consecutive (cui si deve aggiungere anche il 1989) l’Hart Trophy, il premio destinato all’MVP della stagione; in nessuna disciplina (neanche nella NBA ai tempi di Michael Jordan) è mai esistito un giocatore così superiore rispetto agli altri.

Tuttavia, il 9 agosto 1988 Oilers e Kings si accordarono per una trade scioccante, che avrebbe completamente cambiato non solo la NHL, ma forse l’intero sport americano: Wayne Gretzky lasciò Edmonton per firmare un contratto con la franchigia di Los Angeles! In California furono trasferiti anche Mike Krushelnyski e Marty McSorley, mentre gli Oilers ricevettero in cambio Jimmy Carson, Martin Gelinas, due prime scelte dei Kings e 15 milioni di dollari.

Ad Edmonton tutti i tifosi si sentirono affranti, disperati e in un certo senso traditi: l’accusata principale fu l’attrice Janet Jones, moglie di Gretzky, che avrebbe convinto il marito a lasciare il Canada per Los Angeles.

In California, invece, l’entusiasmo salì immediatamente: migliaia di appassionati (anche le star di Hollywood) iniziarono ad affollare il Great Western Forum per ammirare le giocate di The Great One; grazie al #99, gli Americani iniziarono ad appassionarsi all’hockey su ghiaccio, preparando la creazione di nuove franchigie in città non propriamente invernali.

Nonostante la perdita del loro leader, gli Edmonton Oilers, guidati dal nuovo capitano Mark Messier, riuscirono nell’impresa di conquistare per la quinta volta il tiolo NHL. Gretzky si ritirò nel 1999, dopo aver vestito anche le maglie di St. Louis Blues e New York Rangers e collezionato praticamente tutti i record della NHL, tra cui: gol in una stagione (92 – 1982) e in carriera (894), assist in una stagione (163 – 1986) e in carriera (1963), punti (gol + assist) in una stagione (215 – 1986) e in carriera (2857); i 1963 passaggi vincenti sono superiori al numero di punti realizzati da Mark Messier, secondo marcatore di sempre.

Nel 1997 Hockey News, la celebre rivista che festeggiava il 50esimo anniversario, nominò un comitato, formato da giornalisti, tecnici, dirigenti, che avrebbe dovuto preparare una classifica ideale dei 50 migliori giocatori di tutti i tempi: la prima posizione, davanti a Bobby Orr Gordie Howe, è occupata proprio da The Great One, che tra l’altro fu eletto nella Hall of Fame pochi mesi il proprio ritiro (quindi senza aspettare i canonici tre anni d’attesa); inoltre, il suo #99 è stato ritirato dall’intera NHL, di conseguenza nessun giocatore di alcuna franchigia potrà indossarlo.

Al quarto posto della speciale classifica di Hockey News è inserito Mario Lemieux, il celeberrimo fuoriclasse dei Pittsburgh Penguins, che, tra l’altro, interruppe la striscia di otto titoli di MVP consecutivi da parte di Wayne Gretzky; Super Mario diventò il simbolo della NHL negli anni ’90, ma durante la stagione 1992-93 annunciò di avere contratto il morbo di Hodgkin (una forma di tumore).

Nonostante la grave malattia, Lemieux continuò a giocare, ma dovette restare inattivo nel campionato 1994-1995, anche a causa di fortissimi dolori alla schiena; tuttavia il Capitano di Pittsburgh rientrò la stagione successiva per vincere sia l’Art Ross Trophy (miglior marcatore), sia l’Hart Trophy. Dopo un ulteriore titolo di cannoniere, Lemieux si ritirò nel 1997, per poi rientrare tre anni più tardi per l’ennesima volta: pur non potendo giocare una stagione completa, il comportamento di Super Mario è sempre stato ottimo.

Negli anni ’90 si assistette al debutto di numerose formazioni: i San José Sharks nel 1991, i nuovi Ottawa Senators e i Tampa Bay Lightning nel 1992, i Mighty Ducks of Anaheim e i Florida Panthers nel 1993. Proprio nel 1993 furono istituite le nuove Eastern (Atlantic e North-East Division)Western Conference (Central e Pacific Division); in quella stagione fu stabilito che i playoff si sarebbero basati sulle conference e non più sulle division.

Sempre in quella stessa annata iniziò una serie di trasferimenti che spostarono diverse franchigie dal loro luogo d’origine: nel 1993 i North Stars lasciarono il Minnesota (Dallas Stars), nel 1995 i Nordiques abbandonarono il Quebec (Colorado Avalanche), nel 1996 i Jets lasciarono Winnipeg (Phoenix Coyotes) e nel 1997 i Whalers abbandonarono Hartford (Carolina Hurricanes); tutti questi spostamenti (escluso quello dei North Stars) furono un’ovvia conseguenza del contratto collettivo firmato da giocatori e proprietari dopo il lockout del 1994-95, che posticipò l’inizio della stagione a gennaio, forzando una drastica riduzione del calendario (48 partite per squadra); durante quei 103 giorni di riposo forzato, i giocatori furono momentaneamente ingaggiati dalle principali formazioni europee.

I trasferimenti delle franchigie, sebbene dolorosi, furono inevitabili poiché le squadre inserite in città di piccolo mercato (specialmente canadesi) erano prive dei mezzi economici per competere contro le grandi potenze; a nulla servirono le proteste degli appassionati (ad esempio la campagna “Save the Jets” a Winnipeg), che persero i loro beniamini. Gli stessi Edmonton Oilers rischiarono il trasferimento negli USA; i Montreal Canadiens del 1993 sono l’ultima formazione della Foglia D’Acero ad aver alzato la Stanley Cup.

Indubbiamente, gli Statunitensi iniziarono ad appassionarsi all’hockey su ghiaccio, che, pur non raggiungendo la popolarità delle altre tre discipline maggiori (baseball, football, basket), non viene più considerato il fratellino minore. Tra gli eventi che contribuirono maggiormente alla diffusione dell’hockey, ne possiamo ricordare due: la vittoria della Stanley Cup nel 1994, dopo 54 anni di digiuno, dei New York Rangers di Capitan Mark Messier (al termine di due battaglie contro New Jersey Devils e Vancouver Canucks), e il successo della nazionale a Stelle e Strisce nella World Cup (la versione “aggiornata” della Canada Cup) nel 1996; tuttavia, il punto di partenza della popolarità della NHL negli USA resta sicuramente il trasferimento di Gretzky a Los Angeles.

Nel 1998, con l’avvento dei Nashville Predators, la NHL riorganizzò lo schema delle Conference, preparando il sistema attualmente in vigore; nel 1999 debuttarono gli Atlanta Thrashers, mentre nel 2000 i Minnesota Wild e i Columbus Blue Jackets. Generalmente l’espansione eccessiva significa scadimento della qualità e del livello di gioco, ma ciò non si può dire riguardo la NHL: ormai tutte le franchigie hanno numerosi osservatori in Europa, che è un bacino inesauribile di talenti, non solo russi, ma anche cechi, slovacchi, svedesi, finlandesi.

Hokejisté-NaganoNel 1988, il CIO permise ai professionisti della NHL la partecipazione alle Olimpiadi Invernali di Calgary, tuttavia soltanto l’edizione di Nagano 1998 vide sul ghiaccio le stelle del campionato nordamericano; sebbene tutti gli addetti ai lavori avessero previsto una sfida finale tra Canada e USA, il podio presentò tre squadre europee: la medaglia d’oro fu assegnata alla Repubblica Ceca di Jaromir Jagr e Dominik Hasek, vittoriosa in finale sulla Russia di Pavel Bure e Sergei Fedorov, mentre la Finlandia di Saku Koivu Teemu Selanne conquistò un prestigioso terzo posto.

Quattro anni dopo a Salt Lake City, le potenze nordamericane si ripresero una rivincita, assicurandosi l’accesso alla finale: il Canada prevalse 5-2 sugli USA, conquistando il primo successo olimpico dopo cinquant’anni.

Nel 2004, i Tampa Bay Lightning conquistarono la Stanley Cup, portando il trofeo per la prima volta in Florida, stato rinomato per le spiagge scaldate dal sole, piuttosto che per gli inverni rigidi; purtroppo, dopo il trionfo canadese nella World Cup 2004, si è materializzato lo spettro di un nuovo lockout, che ha portato alla cancellazione dell’intera stagione 2004-05: i giocatori hanno rifiutato tutte le proposte dei proprietari, che contenevano il salary cap, quindi per la prima volta nella storia dello sport nordamericano una stagione è stata completamente cancellata. Fortunatamente, nel 2005 NHL e NHLPA hanno raggiunto un accordo, quindi il campionato 2005-06 è potuto iniziare.

Nel febbraio 2006, Torino ha ospitato i Giochi Olimpici, che hanno visto un nuovo trionfo europeo sulle potenze nordamericane: la medaglia d’oro è stata assegnata alla Svezia, che ha battuto in finale i cugini finlandesi; al terzo posto si sono piazzati i Cechi, mentre la quarta piazza è stata occupata dalla Russia.

Il Canada, grande favorito alla vigilia, è stato mestamente eliminato nei quarti di finale. Nelle tre edizioni delle Olimpiadi aperte ai professionisti della NHL, sei squadre sono riuscite a raggiungere la finale; inoltre nessuna formazione è riuscita a conquistare una medaglia in tutti e tre i Giochi.

Questo dimostra l’estremo equilibrio che regna nell’hockey internazionale: indubbiamente il Canada ha una maggiore profondità e potrebbe selezionare due o tre squadre competitive, probabilmente la tecnica dei giocatori russi è ancora inarrivabile, tuttavia ci sono anche altre cinque nazionali (Finlandia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Svezia e USA) possono aspirare al successo in una competizione importante.

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