“Per acclamazione, Michael Jordan è il più grande cestista di tutti i tempi”: così recita il sito nba.com alla voce che lo riguarda. Senza voler indulgere in elogi sperticati, si tratta certamente del più grande sportivo americano di ogni epoca.

Michael Jeffrey Jordan nasce il 17 febbraio 1963 a New York, nel quartiere di Brooklin, dove i genitori James e Delores si erano appena trasferiti.

La famiglia è di umili origini, anche se non è povera: il padre lavora come meccanico alla centrale elettrica per la General Electric, mentre la madre ha un modesto impiego in banca. Il giovane Michael frequenta la Emsley A. Laney High School e impegna tutte le sue energie nello sport per cercare di emergere sugli altri, insieme ai fratelli.

Le sue prime partitelle a basket sono nel cortiletto di casa, dove suo padre James ha issato alla meno peggio un canestro: suo fratello maggiore Larry lo batteva sempre nell’1 contro 1 e portava il numero 45 di maglia. Michael sceglierà il 23 come la metà approssimata di quel numero, volendo essere bravo almeno la metà del fratello Larry, che ammirava molto e, dopo il suo primo abbandono delle competizioni ed il rientro nel 1994, si prenderà proprio il 45, suo numero realmente preferito, tornando solo in seguito al 23, che ormai faceva parte della sua identità come giocatore di basket.

Il ragazzo è molto timido, al punto che frequenta per tre anni un corso di economia domestica, dove impara a cucire, spaventato dal fatto che, crescendo, non avrebbe mai trovato una donna con cui sposarsi.

Fortunatamente, l’interesse per lo sport serve a incanalare tutte le sue energie: in compagnia del fratello Larry e della sorella Rasalyn pratica diverse attività sportive: pallacanestro, baseball, footbal americano, golf, nuoto.

Studente medio, ma già atleta eccezionale, brilla nel basket, ma anche nel football americano (come quarterback) e nel baseball (come lanciatore). Tutto questo però sembra insufficiente per l’allenatore di basket della sua scuola, che decide di non sceglierlo per la squadra di quella che in America equivale alla scuola media, quando era un sophomore, dato che alle selezioni non lo ritiene abbastanza dotato. Sembra paradossale con il senno di poi, come il professore di matematica che bocciò Einstain al liceo, ma è così.

Invece di perdersi d’animo, Jordan si allena per un anno intero per conto proprio, pronto a ripresentarsi alle selezioni dell’anno seguente. Nel frattempo, all’età di 15 anni per la prima volta riesce a schiacciare nel corso di una partita di street basket in un playground. Era alto 1 metro e 80. È solo l’inizio della leggenda di Air.

Finalmente il talento emerge, assieme alla sua crescita fisica (più di 10 cm in un anno, cosa ancora più strana, dato che entrambi i suoi genitori non erano alti): alle selezioni questa volta viene subito scelto, le sue doti emergono e nelle poche partite che gli è consentito giocare conquista in breve la fama di “dunker”, a causa delle bellissime schiacciate che è in grado di effettuare.

Viene pertanto inserito in prima squadra e diventa subito famoso in tutto lo stato tra i migliori giocatori del campionato scolastico. A fine stagione la squadra dei Wilmington Buccaniers è campione e per Micheal arriva anche la convocazione per la partita del Five-Star Camp di Pittsburgh, ovvero un camp a cui prendono parte i migliori prospetti dei licei americani, gli all-stars delle High School.

La stagione seguente prosegue la sua crescita, ma, alla fine dell’anno, quando compra lo “Street&Smith’s” (ovvero il libro dove sono raccolti statistiche e retroscena dei 100 migliori liceali degli States pronti ad entrare a far parte di un college), subisce un altra umiliazione: il suo nome non era presente nella lista del prezioso manuale.

Lo scouting di allora certamente non era ai livelli (forse eccessivi) di oggi e MJ, che giocava in una lega non molto importante, non era entrato a far parte dei “radar” degli Scout dei College piu’ importanti e prestigiosi. Proprio per questo motivo, università di “grande fama” (UCLA, GeorgeTown, Virginia Tech e la stessa North Carolina State) non lo presero nemmeno in considerazione. Invece si accorse di lui Norh Carolina, che gli offrì una borsa di studio.

Michael accettò la proposta ed entrò a far parte del team allenato da un vero e proprio santone del basket, Dean Smith , uno dei piu’ grandi coach di tutti i tempi. Si iscrive così alla North Carolina University.

Nel primo anno di università (1981) Jordan si rivela sempre di più un giocatore spettacolare ed eccitante, ma ancora non riesce ad imporsi come un vero leader della squadra. Solitamente a North Carolina i giocatori al primo anno (i freshman) vedono il campo per pochi minuti a partita e “sgobbano” molto piu’ degli altri, ma MJ era già talmente sviluppato che rapì lo stesso Dean Smith.

Da subito egli credette in lui e lo proiettò nello starting lineup, venendone immediatamente ripagato, dato che il ragazzo, nella stagione 1981/82, in 34 partite di utilizzo, concluse, con 13.5 punti, 4.3 rimbalzi, 1.7 assists e 1.2 palle rubate ad incontro.

Diventò perciò il terzo Tar Heel nella storia dell’ateneo a scendere in campo come titolare già da freshman in tutte le partite e venne premiato con l’ACC (Atlantic Coast Conference) Rookie of the Year 1982.

Il suo anno da freshman termina in grande stile: nella finale per il titolo NCAA del 1982, Jordan mette a segno il tiro decisivo allo scadere del tempo, regalando così alla sua squadra il titolo grazie a quello che nel tempo è diventato famoso come il primo dei “The Shot”, ovvero “il tiro”.

UNC si trovava sotto di 1 punto ed aveva palla in mano con 18 secondi sul cronometro; Smith chiamò time out, incaricando Jordan (nonostante fosse un giocatore al primo anno) di prendersi il tiro della vittoria; una volta tornati sul terreno di gioco, MJ eseguì alla perfezione lo schema disegnato dal coach e, allo scadere, mise a segno il tiro che decretò la sconfitta di Georgetown e la vittoria di North Carolina. È l’inizio della sua fama di clutch shooter.

httpv://www.youtube.com/watch?v=tCc0ZedVbjQ

Nel 1982/83 Jordan, che ormai era noto a tutti per il suo basket “aereo”, concluse l’annata per la prima volta in carriera in testa alla classifica dei marcatori. Fu il miglior realizzatore della ACC con 20 punti di media (53.5% dal campo), ai quali aggiungeva 5.4 rimbalzi, 2.1 palle rubate e 1.5 assist.

Anche se non riuscì a ripetere l’impresa della vittoria del titolo NCAA, venne comunque nominato NCAA College Player of The Year del 1983 ed il suo nome appariva nel primo quintetto All-America (quintetto ideale composto dai migliori universitari di tutti gli States).

L’anno successivo (1984) ricevette nuovamente gli stessi trofei e a questi aggiunse il James Naishmith Award, il John Wooden Award e l’Adolph Rupp Trophy, ovverosia i trofei individuali più ambiti dei college. Le sue cifre da Junior parlavano di 19.6 punti (55.1% dal campo – nuovamente miglior realizzatore della ACC), 5.2 rimbalzi, 2 assists e 1.6 palle rubate.

Il titolo non era arrivato, ma UNC era fra le squadre piu’ quotate per la vittoria del trofeo dell’annata successiva. Jordan era determinato a restare all’università anche da Senior, per portarsi a casa il prestigioso premio, ma Dean Smith lo convinse che era pronto per fare il grande salto e che doveva passare alla NBA.

Restare nella NCAA per lui non aveva senso e poteva essere dannoso: era già considerato uno fra i migliori prospetti di College e, se nella stagione 1984/85 si fosse infortunato, avrebbe solamente perso quotazioni al Draft. Seguendo i preziosi consigli di Dean Smith, Jordan decise di inserire il proprio nome fra quelli eleggibili per il Draft.

Durante le sue 3 stagioni al college con North Carolina aveva mantenuto una media di 17,7 punti a partita, tirando con una percentuale dal campo del 54,0%, aggiungendo 5,0 rimbalzi. Jordan tornerà all’università da studente per completare il suo corso di laurea nel 1986.

Nell’estate 1984 M.J. viene scelto per partecipare alle Olimpiadi di Los Angeles nella nazionale statunitense guidata da Bobby Knight, altro grandissimo coach a livello collegiale, vincendo il suo primo oro olimpico, grazie anche al boicottaggio dell’URSS, principale contender per il titolo.

Sotto la guida di Knight, Jordan trova compagni di primissimo livello, del calibro di Patrick Ewing e Chirs Mullin. Gli Stati Uniti vinsero l’oro con 8 vittorie su 8 partite disputate e MJ chiuse come il miglior realizzatore del team con 17.1 punti a partita. Le sue imprese migliori furono i 14 punti contro la Cina, i 20 contro il Canada e i 16 contro l’Uruguay.

Fino al 1988 gli USA portarono alle Olimpiadi una formazione composta solo di giocatori universitari, e non di atleti professionisti. Difatti Michael non venne convocato per i Giochi Olimpici di Seoul 1988, in quanto ormai professionista.

Continua…

[Fonti utilizzate: Wikipedia - joeiverson.com ]

Post By Fabio Maugeri (9 Posts)

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25 thoughts on “Michael Jordan story: ‘Gli inizi’

  1. carina l’idea di scrivere la storia dl più grande..in troppi qui ne han solo sentito parlare approssimativamente..

  2. Uuuuuu, questa sì che è roba forte per l’estate…tra l’altro io sto lavorando sempre per il sito alla storia di Shaq, direi non male…

  3. in arrivo altre sorprese..biografie di magic, bird e altri grandissimi….stay tuned!

  4. Bel pezzo..decisamente troppo di parte e troppo classica storia americana.. piccoli dettagli comunque eh..

    • Classica storia americana? Insomma… nessuno come lui!
      Per il resto: mica facciamo fare la biografia ad un hater! :-) E poi noi i campioni del passato li amiamo tutti!

      • Beh, un certo Muhammad Alì, oppure Jesse Owens, per rimanere in ambito di sport americano non è che hanno poco da raccontare. Certo, se si rimane in terra NBA…

  5. Max.. cosa c’è di più classico del self-made man..tagliato dalla squadra torna l’anno dopo più forte etc..etc..etc.. non è la classica storia americana per famiglie? ;) ..invece non fu proprio così..fu tagliato non perchè non se ne riconoscesse il talento e la forza, ma per aiutarlo a crescere.. per dargli più possibilità di giocare.. o come UNC.. dove la stella e principale artefice del titolo fu Worthy.. dettagli appunto :)

    Ps: il mondo non s divide solo in L o H eh.. ;)

  6. ma proprio nessuno nessuno considera che Jabbar possa (notate il verbo) essere migliore di Jordan? e neppure Magic? mi faccio considerare dal tifo del bimbo che ero in quegli anni?

    • Si, certamente. Pat Riley ha detto infatti che secondo lui Jabbar è il greater della storia infatti..Riley mica noccioline eh ;) …poi è sempre una questione di punti di vista eh.. ma la citazione che troviamo su nba.com è quanto mai appropriata..il più grande per acclamazione.. proprio perchè la sua era ha coinciso anche con una serie di ose..marketing su tutta.. con ciò non significa che Mj possa tranquillamente essere il più grande di sempre proprio per quello che ha fatto..barra tutte le caselle che possiamo chiedere di barrare al più grande di sempre..squadra e personali..

    • Bè dipende anche dai ruoli. per me MJ è il migliore di sempre, ma se prendi un lungo è ovvio che abbia altre caratteristiche. Per fortuna il basket offre 5 ruoli dove poter avere un migliore,,,senza rubare il posto ad un altro.

      Pelè o Maradona? I difensori non contano. Nel basket un play può essere determinante quanto un ala o un centro :)

  7. nessuno è paragonabile a jordan in my opinion…sommando tutti gli aspetti del gioco, del carattere,della capacità di essere vincente, della completezza, della leadership ecc ecc ecc nessuno è mai stato ai livelli di jordan e credo che passerà ancora molto tempo prima che qualcuno possa impensierirlo…forse james ne avrebbe i mezzi ma la crescita come giocatore la vedo a rilento in vari aspetti ed inoltre non mi pare che la leadership e la capacità di essere clutc siano minimamente paragonabili ad his airness…

  8. comunque gran bel pezzo, non vedo l’ora di leggere bird di cui onestamente so molto poco rispetto a jordan e a magic

  9. @Kal_86:

    Secondo me per gli aspetti che hai elencato proprio Bird si avvicina e forse in alcuni casi supera Jordan…fisicamente era un po di gradini sotto ma a livello di leadership, aggressività, grinta, voglia di vincere, completezza e comprensione del gioco ce ne sono pochi come il ragazzone bianco con i baffetti…

  10. Davvero ottima l’idea di questi articoli! Anch’io non vedo l’ora arrivi quella di Bird!

  11. Magari non avrà l’importanza e il blasone dei più grandi
    E certo non sarebbe per me…
    ma anche su Drexler una cosa del genere sarebbe carina…

      • …se parliamo di uno alto 1.98 con due braccia che gli arrivano alle ginocchia. Anche sir Charles più basso e con una trippa esagerata sarebbe in grado di farla….!!!!!!!

    • Che sia il più grande non ci sono dubbi ma per MJ schiacciare non dovrebbe essere un problema nemmeno a 70 anni. Credo che per uno di 1.98 con quelle braccia sia sufficiente saltare 40 cm per schiacciare. Mi stupirebbe se non lo facesse. Credo che lo stesso ciccio Barckley nonostante pesi una tonnellata e sia qualche cm più basso sarebbe in grado di farlo……

      Una parentesi: agli europei si qualificano le prime tre di ogni girone al turno successivo. Sfiga vuole che l’Italia dovrà vedersela con Serbia, Francia, Germania (con Dirk), Israele e Lettonia (cenerentola del girone). Insomma si parla di Olimpiadi ma sarà una mezza impresa arrivare tra le prime tre nel primo turno.
      Comunque il dente ce lo toglieremo subito dopo le prime due sfide contro Serbia e Germania. L’Europeo potrebbe finire dopo soli due giorni.

  12. che ci siano alcuni aspetti dove altri siano stati supeiori a jordan questo è sicuro ma contando tutti ma proprio tutti gli aspetti del gioco credo che nessuno sia come lui…poi opinioni personali, io mi sono appassionato all’nba a 10 anni e sono cresciuto nel mito di jordan e di dennis rodman quindi è chiaro che posso essere influenzato; ma per tutte le cose che ho letto e per tutto il materiale che sono riuscito a vedere credo che la sua leggenda risplenda più di ogni altra a livello di nba quindi per me è il numero 1

  13. Usciamo dal contesto sportivo: pure Martin Luther King (nel bene) e Richard Nixon (nel male) meritano un bel raccontone eh…

  14. Ma non ci credo…dopo ‘The Shot’ l’avversario passa la palla all’uomo sbagliato? XD ma che babbo!

  15. Visto che siamo in argomento, io sono fermamente convinto che le squadre sconfitte negli anni 90 dai bulls sarebbero state schiantate da lakers celtics e pistons al loro massimo.
    conseguentemente i bulls calati nel contesto degli anni 80 contro quelle squadre al massimo della forma non so se 2 anelli li portavano a casa.
    secondo me no, ma sia chiaro è un aprere personale.
    Quindi, pur ritenendo di gran lunga MJ, la guardia più forte in assoluto ed uno dei primi 3 o 5 giocatori di tutti i tempi, non sono sicuro che MJ sia proprio il n.1.
    ritengo, che BENCHE’ LA SUA LEGGENDA SIA STRAMERITATA, molto abbia influito il marketing dell’NBA.
    Concludo chiedendovi: secondo voi MJ ha trovato, nel suo stato di massima forma un avversario come Magic, Jabbar,Bird o Thomas al loro massimo della forma e lo ha batturo? Per me i vari stockton, Malone, Barkley, Drexler, the dREam sono uno o 2 gradini sotto. Parere personale

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