Arrivati a 50 partite dalla fine della regular season, infuriano le battaglie nelle varie division per un spot nella postseason e si assiste a repentini crolli così come a fulminanti ascese, nonchè a franchigie divise anche solo da mezza partita di scarto; in questa occasione ci concentriamo in particolare sulla NL West, division che vede, nel momento in cui scriviamo, tre squadre nello spazio di 4 partite.

In un’altalena di emozioni, recuperi e débacles che ricorrono dall’inizio della stagione, sono i San Francisco Giants ad essere in testa, tallonati a brevissima distanza dai Los Angeles Dodgers (a mezza partita) e Arizona Diamondbacks (a 5).

Del passato abbiamo già parlato in un altro articolo e non ci ritorneremo, se non per citare le parole di un grande fan della franchigia losangelina, Marco, il quale ci spiega qual è stato il principale problema della stagione Dodgers finora:  “Gli infortuni più importanti sono stati sicuramente Matt Kemp, che è stato fuori per un totale di 2 mesi e mezzo dopo aver dominato l’inizio stagione, e Mark Ellis, che prima del suo pericoloso infortunio alla gamba destra aveva una OBP di .373 e stava offrendo un’ottima difesa. Anche Ted Lilly è un infortunato di lungo corso e degno di menzione speciale, nonostante sia in declino la velocità della sua fastball era ancora da considerare un più che buon partente per la NL West. Al suo posto hanno giocato Eovaldi e Fife che, in un modo o nell’altro, non sono del suo stesso livello.  Comunque ci sono stati almeno 15 giocatori del roster dell’opening day che sono andati in DL”.

Dopo lo sweep di inizio luglio subito dai Dodgers, sono stati i Giants a fine mese a vedersi resa la pariglia, con tre sconfitte che hanno fatto in modo che anche la franchigia di stanza a Phoenix si riavvicinasse.

In questo inizio di agosto le distanze tra le squadre si sono mantenute tali, a differenza, invece, dell’approccio che le tre hanno avuto alla trade deadline: se da una parte Arizona non ha fatto alcun movimento rilevante, se non un timido tentativo per Garza, le altre due si sono date molto più da fare.

Da una parte i Giants hanno firmato Marco Scutaro ed Hunter Pence, con l’obiettivo chiaro di migliorare la produttività offensiva in tempi molto rapidi, e già si vedono i primi risultati: Scutaro tiene una linea di .346 / .379 / . 481 con 14 RBI in 13 partite, mentre Pence dopo un brutto inizio sta ancora cercando la propria dimensione sulla baia.

Dall’altro lato i Dodgers si sono anch’essi impegnati in trade importanti, ed è sempre Marco a spiegarcele: “Sicuramente il punto debole della squadra finora è stato l’attacco. Con le trade per Victorino ed Hanley Ramirez il front office ha provato a migliorare questa parte del gioco, quindi ovviamente è qui che le ruote devono girare perfettamente affinché la squadra possa avere speranze di vincere la postseason. Non sarà semplice, perchè il lineup resta complessivamente debole e con poche alternative, ma sicuramente possiamo vedere dei miglioramenti. Il problema è che Victorino e Ramirez non hanno iniziato benissimo: l’ex Phillies batte 200/259/240 da quando ha raggiunto i Dodgers, l’ex Marlins invece 240/333/380 ed 1 HR con LA. Allo stesso modo il pitching non si può permettere flessioni, con Kershaw e Billingsley in miglioramento e Capuano sempre abbastanza solido, bisogna sperare che Harang e Blanton non cadano in periodi bui a loro noti. Il bullpen prima era una sicurezza, adesso giocatori come Guerra e Choate non stanno rispondendo alla grande, e c’è bisogno di aggiustare due viti lì.”

Per quanto riguarda Arizona, dato per garantito che la produttività offensiva rimanga quella attuale, con Goldschmidt, Kubel, Montero e compagnia sugli scudi, il grosso passa per la rotazione, che deve venire secondo me necessariamente anche per l’incremento delle prestazioni del quinto partente e del bullpen, siccome vedo Putz un closer affidabile.

Infine, per quanto riguarda i Giants la via per il successo passa, come negli ultimi anni, dal monte di lancio e nel dettaglio del recupero di Lincecum (in lenta ma regolare ripresa dalla pausa ASG) e di Cain, quest’ultimo in calo pesante dopo il perfect game del13 giugno scorso.

Chi la spunterà? Suvvia, ottobre non è così lontano..

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Andrea Cornaglia, classe ’86, profonda provincia cuneese, si interessa al football dal 2006, prendendo poi un’imbarcata per il mondo dei college dal 2010: da lì in poi è un crescendo di attrazione, inversamente proporzionale al numero di ore dormite al sabato notte

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