Anno 2007. Boston ha interrotto la maledizione di Babe Ruth da tre anni ma la squadra è ancora forte, fortissima, e può puntare a fare ciò che nessuno (fino al 2009) è riuscito a fare dal 2000: vincere due anelli. A guidare la rotazione c’è ancora Curt Schilling e dal Giappone è arrivato Daisuke Matsuzaka: è Josh Beckett, pitcher texano giunto nel New England l’anno prima, però che deve fare la differenza dopo un 2006 problematico (16-11, 5.01 ERA).

L’ex Marlins risponde da campione, piazzando la sua miglior stagione in MLB: lancia poco più di 200 innings conditi da 40 BB e 194 SO, vince 20 partite – massimo in carriera tutt’ora imbattuto – e finisce al secondo posto nella classifica del Cy Young Award di fine anno dietro C.C. Sabathia; nella National League Jake Peavy vince il premio all’unanimità, Jeff Francis – pitcher canadese dei Rockies – finisce nono nella votazione, con un misero punto.

Sono proprio loro due, Beckett e Francis, a trovarsi di fronte, il 24 ottobre 2007 per gara-1 delle World Series: 1769 giorni c’è ancora il lanciatore canadese di fronte a Beckett, per il suo debutto in maglia Dodgers.

Nel 2007 Adrian Gonzalez supera per la prima volta in carriera i 100 RBI giocando nel deserto del Petco Park: ci rimarrà altre tre stagioni, forse le migliori fin qui della sua carriera, prima di volare verso Fenway nel dicembre 2010. L’esterno destro del mitico ballpark bostoniano, le sue barriere bassissime vicino al Pesky’s Pole – Johnny Pesky, peraltro, se n’è andato qualche giorno fa – sembrano l’ideale per un battitore mancino come lui.

Il 2011 è un anno fantastico (153 OPS+), ma quest’anno, complice il cambio di manager, le cose funzionano meno bene: è il primo anno della maxi estensione contrattuale, 154 milioni di dollari fino al 2018, e la proprietà dei Red Sox decide di liberarsi del suo pesante contratto. Vola a Los Angeles, sponda Dodgers, ancora una volta costretto a battere in un paradiso per lanciatori: il suo esordio, sabato scorso, è bagnato da un fuoricampo nel primo AB. Hollywoodiano.

Dopo la netta vittoria contro i Marlins di sabato, però, arrivano due sconfitte per gli ambiziosi Dodgers: questa notte, come detto, ha fatto il suo debutto Josh Beckett, che contro Francis ha incassato la dodicesima sconfitta dell’anno. Adrian Gonzalez ha chiuso 0/3 con una BB e Nick Punto, pezzo di contorno (grosso eufemismo) del trade, è andato SO nell’unico AB come pinch-hitter.

Circa 120 miglia a sud, proprio a Petco Park, ha fatto il suo debutto in MLB Casey Kelly, prezzo pregiato nello scambio che portò il 1B californiano a Boston: ha chiuso da vincente, con sei shutout innings contro Atlanta.

Esordio con il botto, in maglia Dodgers, per Gonzo

Dopo questa lunga e forse fuorviante premessa è tempo di passare a quello che è lo scopo di questo articolo: analizzare il maxi scambio che qualche giorno ha stravolto i roster dei Dodgers e dei Red Sox.

Magic Johnson ci ha messo poco tempo per lasciare la sua impronta sulla squadra, ed esasperando – forse – il concetto di win now ha cominciato a smantellare la farm per potenziare il team in vista della post-season.

Non contento degli arrivi di Brandon League, Hanley Ramirez, Shane Victorino e Joe Blanton, l’ex stella dei Lakers ha puntato forte, complice la brutta stagione di Boston, su due giocatori che hanno fatto bene negli ultimi anni e dovrebbero far fare l’ulteriore salto di qualità alla squadra in questo finale di stagione.

La proprietà losangelina, come detto, pagherà nei prossimi 6 anni circa 130 milioni di dollari per i servigi del nuovo 1B, compreso l’ultimo mese abbondante di questo 2012: dal punto di vista offensivo e difensivo si tratta di un upgrade colossale nel breve termine. Qualche preoccupazione in più per quanto riguarda il ruolo – vista la mancanza del DH in N.L. – e l’età ma la sua storia clinica pulita da sufficienti garanzie per il futuro; le possibilità che la sua produzione sul campo nei prossimi anni pareggi o addirittura ecceda il valore del suo contratto sono più che concrete.

Il discorso diventa più complesso parlando degli altri giocatori coinvolti: Josh Beckett ha 32 anni e sembra in declino – in termini di K/9 e velocità della fastball – ma costerà ai Dodgers 30/32 milioni di dollari prima di diventare F.A. al termine del 2014.

Il passaggio nella National League, oltretutto in un pitcher-friendly park, dovrebbe rivitalizzarne la carriera ma la proprietà di Los Angeles, in questo caso, sta scommettendo su un paio di mesi ad alto livello del pitcher texano e non è detto che, nonostante il rischio di infortuni, sia una scommessa già persa in partenza. In ogni caso si tratta di un grosso rischio, specialmente per i prossimi due anni di contratto.

Nell’ottica del “vincere subito” non rientra certamente Carl Crawford, semplicemente perché i problemi fisici al gomito dell’ex Rays lo terranno fuori dal campo anche i primi mesi del 2013: la sua inclusione nel pacchetto rappresenta, a mio avviso, un capolavoro della dirigenza di Boston che si libera di un contratto pesante e di un giocatore che in maglia Red Sox vanta una linea di 260/292/419 – 711 in 161 partite. In pochi a Fenway si staranno strappando i capelli dopo aver letto la notizia.

Difficile quantificare quanto potrà essere il suo apporto nella città degli angeli: il 2010 – chiuso con 6.6 bWAR – assomiglia sempre di più ad un career-year difficilmente ripetibile e a 31 anni è realistico aspettarsi un calo nelle SB (suo storico punto di forza). Se offensivamente non tornerà ad essere un giocatore da 110/115 OPS+ la difesa da sola non basterà per giustificare gli oltre 105 milioni di dollari che andranno a finire nel conto corrente bancario del giocatore nei prossimi cinque anni.

Il nome di Nick Punto fa quasi sorridere se paragonato a quelli sopra citati: eppure anche lui è volato in California, dove il suo ruolo continuerà ad essere quello di specialista difensivo, grazie alla capacità di difendere adeguatamente tutte le posizioni dell’infield. La mazza può essere sostituita da un quotidiano arrotolato senza che nessuno se ne accorga. Viene da chiedersi se sia il caso di pagare questi servizi oltre un milione e mezzo di dollari fino al prossimo anno, ma evidentemente qualche spreco finanziario non spaventa la nuova proprietà dei Dodgers.

I Dodgers si affidano anche alla clutchness da post-season di Beckett

Per coprire, in minima parte, l’incremento del payroll Los Angeles riceverà, rateizzati, 12 milioni di dollari dai Red Sox: un’inezia, considerato che il monte stipendi dei Dodgers per il 2013 sarà già impegnato per oltre 190 milioni di $, quasi il doppio rispetto all’anno in corso. Magic Johnson, come detto, ha scommesso forte, a mio avviso troppo, per una finestra vincente che, dopo il 2012, rischia di durare al massimo un altro paio di stagioni.

Più dei prospetti persi e del payroll ingolfato, desta perplessità il miglioramento del roster in termini di talento, visti i numeri messi insieme da Beckett e Craword nel New England; per tentare l’assalto ai playoff in questa stagione, a mio avviso, sarebbero bastati gli innesti di Ramirez e Victorino, poi ad ottobre conterà tantissimo la fortuna, nonostante la presunta clutchness di Beckett.

E Boston? Credo che si tratti, tutto sommato, di un buono scambio che va giudicato per quello che probabilmente era il suo reale obiettivo: liberare il payroll scaricando contratti pesanti. Al di là dei giocatori ricevuti in cambio – su cui tornerò più avanti – che rappresentano la ciliegina sulla torta di questo scambio, è innegabile che il target principale sia stato centrato; d’altronde già in questo inverno, passato nella quasi totale immobilità, si erano visti i primi segnali di una politica di contenimento dei costi, una strada già intrapresa da altri team.

Chi saranno gli eventuali sostituti è impossibile dirlo, anche perché il mercato dei free agents non sembra offrire tantissimo, a parte un paio di nomi che rischiano di essere strapagati: la fortuna di Boston è che la rotazione, con il rientro di Lackey, non dovrebbe rimanere scoperta, mentre Gonzo e Crawford giocano in posizioni “facili” da coprire, anche se in 1B sarà impossibile trovare un sostituto all’altezza. Un ruolo chiave dovrebbe giocarlo la farm, che vanta un paio di nomi pronti a contribuire in MLB già dal 2013.

James Loney è l’esempio classico di giocatore medio (105 OPS+ in carriera e 7.2 bWAR in sette stagioni) e ha fondamentalmente un solo grandissimo pregio: essere F.A. a fine stagione. Questa affermazione è forse ingenerosa nei confronti del 1B texano, ma ho pochi dubbi su quale sia stato il motivo della sua inclusione nello scambio.

Ivan De Jesus vanta una breve esperienza nelle majors – 65 AB tra 2011 e 2012 – e serve sostanzialmente a rimpiazzare Nick Punto: il suo futuro, infatti, è quello di utility in grado di ricoprire tutti i ruoli dell’infield senza sfigurare. Il grosso vantaggio è che lo farà ad un costo notevolmente inferiore rispetto al collega; senza dimenticare che stiamo parlando di un ragazzo di 25 anni, quindi con ancora qualche, seppur minimo, margine di miglioramento.

Anche Jerry Sands sembra avere già attaccata in fronte un’etichetta: quella di giocatore da AAAA: in cinque stagioni nelle minors – chiuse con una linea di 290/376/565 941 – ha dimostrato ampiamente di poter essere un fattore offensivo. La mancanza di upside e i limiti difensivi, che lo confinano esclusivamente ad un ruolo come LF, sembrano un ostacolo troppo alto da superare per poter diventare un everyday player in MLB. Ha “solamente” bisogno di giocare con continuità tra i grandi, ma non so se Boston è la piazza giusta per farlo.

Rubby De La Rosa e Allen Webster sono gli ultimi due pezzi dello scambio – i più pregiati – e dal punto di vista di Boston rappresentano una grossa comodità: la realizzazione del loro ottimo potenziale (ceiling da n° 2/3 di rotazione) non è vincolante per “vincere” il trade. Certo, Boston rischia di trovarsi con un paio di discreti giocatori ma nessun buon elemento, ma questo non sminuirebbe minimamente lo scambio; in caso contrario – e le possibilità che almeno uno dei due realizzi il suo potenziale sono tutt’altro che remote – i Red Sox rischiano di aver fatto un colpaccio.

Il tempo dirà se questa prima “mossa” fuori dal parquet dei campi NBA di Magic Johnson sarà un successo: personalmente, per il momento, temo che questa giocata possa trasformarsi in una palla persa.

Post By gex (54 Posts)

Ragioniere, classe 1983, ho iniziato a scrivere per la redazione MLB di PlayItUsa nel 2009: tifo Atlanta Braves, adoro Oasis e Pearl Jam, oltre naturalmente al prosecco.

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One thought on “Focus: la trade Dodgers – Red Sox

  1. Sono sicuramente nomi altisonanti quelli lasciati partire dai miei sox, ma ricordiamo che e’ comunque una rotazione offensiva con Ortiz, Pedroia, Ellsbury e Aviles ha rendere competitiva ancora Boston.

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