Ultimo turno di battuta per i New York Yankees, Antoan Richardson batte e si ferma in seconda base.

Tocca a Derek Jeter che, dopo quasi vent’anni passati con la maglia degli Yankees, si gioca l’ultimo turno di battuta della carriera nel “suo” stadio del Bronx.

Evan Meek (Baltimore Orioles) lancia la palla, Jeter la colpisce ed è valida, una valida che permette a Richardson di volare verso casa base e segnare il punto-vittoria del 6-5, partita chiusa e fine del match! Walk-off per Jeter!

Come al cinema, come nei finali hollywoodiani dei film sul baseball, l’idolo di casa, il simbolo storico della squadra, all’ultima partita, all’ultimo lancio, diventa l’eroe della serata confermandosi storia e stella vivente baseball.

Potete solo immaginare la scenografia in puro stile americano che, sia in campo (tutti gli Yankees indossavano la maglia n.2 di Jeter) sia tra il pubblico sugli spalti, ha accompagnato Derek Jeter nel seguito di questa azione: lacrime, applausi in standing ovation, abbracci e bandiere. Chiunque vorrebbe chiudere la propria carriera così.

Da adesso Jeter sarà quindi per sempre ricordato non più nel baseball giocato, ma per il baseball che ha giocato, quel baseball ricordato e raccontato, così come avviene per i grandi campioni del passato come ad esempio Babe Ruth, Lou Gehrig e Joe Dimaggio, personaggi che anche chi non ha mai visto una partita di baseball, chi non sa nemmeno come si gioca a questo sport, conosce comunque, poiché questi nomi non sono solo grandi sportivi, ma cultura e storia degli Stati Unit d’America e dello sport mondiale.

L’elenco delle sue vittorie e dei riconoscimenti è lungo, comprende decine di record e sarebbe necessario ricordarli tutti per far capire la grandezza di questo giocatore, ma ciò risulterebbe molto lungo e noioso, così, selezionando tra i maggiori riconoscimenti e vittorie, si sottolineano:

14 All-Star (1998–2002, 2004, 2006–2012, 2014)

5 vittorie alle World Series (1996, 1998–2000, 2009)

World Series MVP (2000)

AL Rookie dell’anno (1996)

5 Gold Glove Award (2004–2006, 2009–2010)

5 Silver Slugger Award (2006–2009, 2012)

2 AL Hank Aaron Award (2006, 2009)

Roberto Clemente Award (2009)

Capitano dei New York Yankees (2003–fine carriera)

Inoltre ha totalizzato in carriera 1923 R, 3464 H, 260 HR, 1310 RBI e .309 di AVG in un totale di 2746 gare in MLB, sempre e solo nei New York Yankees.

Interbase (SS) di 191 cm per 89 kg, batte e lancia di destro, nasce il 26 Giugno 1974 a Pequannock Township, New Jersey e Debutta in MLB (provenendo dalle Minor League) nel 1995.

derek-jeter 1996Appena acquistato dai New York Yankees, a causa degli infortuni e delle deludenti prestazioni dei due interbase dell’epoca, gioca praticamente da subito e, nel 1996, vince il suo primo riconoscimento diventando Rookie dell’anno; da lì la sua carriera è un crescendo.

Nei suoi primi quattro anni colleziona già due World Series (1996 e 1998) ed inizia ad essere presenza fissa (dal 1998) dell’All Star Game.

Polverizza record di squadra e di lega mentre gli Yankees capiscono di avere tra le mani un talento puro così, nel 1999, tentano di negoziare con Jeter un contratto da $118.500.000 che poi, nel 2000, diventano $189.000.000 in 10 anni.

Tra la fine degli anni ’90 e nei primi anni 2000 è costantemente tra i giocatori più in forma della MLB e, salvo un lieve infortunio al quadricipite femorale e sei settimane nella lista infortunati per una spalla slogata, gioca sempre ad alti livelli segnando ogni record tra cui: Singles (1997, 1998) Runs scored (1998) ed Hits (1999, 2012) e conquistando i più importanti premi e riconoscimenti sportivi.

arodjeterNon perde il posto da interbase nemmeno con l’arrivo del “rivale” Alex Rodriguez (che giocherà in terza base) e tiene botta anche durante il periodo dal 2000 al 2009 quando gli Yankees collezionano solo fallimenti in season e post season, mentre invece lui colleziona premi e prestazioni “eroiche” che gli valgono premi della critica e del pubblico della MLB.

Tutto continua nel migliore dei modi per Derek fino al 2010 quando, a 36 anni e dopo la vittoria World Series dell’anno precedente (la 5°), diventa free agent prospettandosi per lui sia un cambio di squadra sia (forse) un cambio di ruolo da SS a OF.

Benché Jeter avesse sempre dichiarato di trovarsi benissimo e di voler rimanere agli Yankees, i negoziati furono molto tesi. Il suo agente dichiarò di essere sconcertato dagli Yankees poiché i dirigenti di New York affermarono di voler rivalutare bene le capacità del giocatore (effettivamente le statistiche erano un po’ “fisiologicamente” peggiorate) prima di decidere proporre o meno un nuovo contratto al giocatore.

Giustamente ed ovviamente Derek andò su tutte le furie, lui che alla squadra aveva sempre dato il massimo, si sentì usato e poco stimato. Alla fine si arrivò ad un accordo con un contratto di tre anni per $51.000.000 più un’opzione per un quarto anno.

Derek Jeter dall’anno successivo ricominciò a lavorare sodo per riportare i suoi numeri in vetta alle classifiche di statistica e, nonostante un infortunio al polpaccio e lievi ma costanti acciacchi (che lo portarono a rinunciare a qualche All Star Game), il suo swing migliorò, e rimase nel ruolo di SS aggiudicandosi per altro il suo quinto “Guantone d’Oro”.

Nel 2012 fisicamente sembra avere dieci anni di meno, ma un infortunio alla caviglia (con conseguente operazione chirurgica) lo tengono fermo quasi sei mesi e dopo il suo ritorno, piccoli ma tanto fastidiosi quanto frequenti infortuni muscolari, lo martorizzano per un anno intero.

Nel Febbraio del 2014 Derek Jeter comunica di voler opzionare un altro anno con gli Yankees con un contratto da $12.000.000 per la stagione 2014, che dichiarerà in seguito essere l’ultima della sua carriera.

Ogni sua partita da quel momento in poi sarà una celebrazione, molto spesso sarà omaggiato nei vari stadi nei quali negli anni è sempre stato sportivamente e giustamente apprezzato da giocatori e pubblico avversario, fino ad arrivare alla sua ultima partita contro i Baltimore Orioles il 25 Settembre scorso allo Yankees Stadium del Bronx, NY.

Volendo dare anche uno sguardo anche alla sua vita privata, Jeter è conosciuto per la sua folta presenza nelle pagine delle riviste patinate dato le sue numerose e famose conquiste sentimentali tra le quali compaiono Mariah Carey, Jessica Biel e miss Universo del 2000 Lara Dutta.

E’ proprietario di appartamenti a Marlboro Township in New Jersey, Greenwood Lake a New York e alle Davis di Tampa, in Florida, oltre ad aver posseduto un attico a Manhattan nella Trump World Tower, che è stato oggetto di una disputa fiscale con la città di New York, poi, per il resto, mai uno scandalo.

Jeter è ovviamente anche testimonial per numerosi sponsor tra cui Nike, Gatorade, VISA, Gillette e molti altri diventando, nel 2006, il secondo testimonial più pagato nel baseball ed il giocatore più “commerciabile” del baseball secondo i sondaggi di “Business Sport” nel 2003, 2005, 2010 e 2011.

La sua enorme popolarità gli è valsa inoltre numerose apparizioni televisive, sia come guest star in sitcom e film sia in trasmissioni di ogni genere, oltre che essere più volte uomo copertina in videogiochi sul baseball.

Nel 2013 organizza una partnership con la ditta “Simon & Schuster” e realizza una casa editrice dedita a pubblicare libri di saggistica per adulti e testi illustrati o di narrativa per bambini che stanno imparando a leggere, progetto che gli varrà produzioni cinematografiche e televisive ad esso legate.

Il suo nome è legato però anche ad immancabili operazioni di beneficenza, con la sua “Turn 2 Foundation” (nata nel 1996), ha istituito un’organizzazione per aiutare gli adolescenti contro la dipendenza da droga e alcol e per premiare coloro che mostrano un alto rendimento scolastico.

Nel 2012 Jeter ha perfino ricevuto un dottorato onorario dall’Università di Siena proprio per il lavoro della sua fondazione. Inoltre è anche ambasciatore per “Weplay”, un progetto atto ad incoraggiare i bambini a farsi coinvolgere nello sport.

Insomma, Derek Jeter è lo sportivo per eccellenza, quello con la S maiuscola. Ricco, famoso ma soprattutto bravo, costante e talentuoso, con una forte predisposizione al duro lavoro poiché tutte le vittorie e riconoscimenti che ha ottenuto in carriera, li ha sudati e guadagnati onestamente.

Bandiera per una stessa squadra in tutta una carriera (come oggi non se ne vedono più) fa capire quanto nel baseball ma anche nello sport in generale ci sia bisogno di una personalità come la sua. Benché sia sicuro che questo sia l’addio al baseball giocato, sentiremo certamente parlare di Derek Jeter per decenni.

Infine, è doveroso riportare tutti gli innumerevoli riconoscimenti e vittorie della sua carriera:

VITTORIE E RICONOSCIMENTI ANNO
AL All-Star 14 1998, 1999, 2000, 2001, 2002, 2004, 2006, 2007, 2008, 2009, 2010, 2011, 2012, 2014
AL Gold Glove Award (SS) 5 2004, 2005, 2006, 2009, 2010
AL Rookie of the Year 1 1996
AL Silver Slugger Award (SS) 5 2006, 2007, 2008, 2009, 2012
All-Star Game Most Valuable Player Award 1 2000
American Baseball Coaches Association High School Player of the Year 1 1992
Babe Ruth Award 1 2000
Baseball America 1st-Team Major League All-Star (SS) 1 2006
Baseball America Minor League Player of the Year 1 1994
Baseball Digest Player of the Year 1 2006
ESPY Awards Best MLB Player 1 2007
ESPY Awards Best Play ESPY Award 1 2002
Florida State League All-Star 1 1994
Florida State League Most Valuable Player 1 1994
Gatorade High School Athlete of the Y. 1 1992
GIBBY Awards Hitter of the Year Award 1 2006
GIBBY Awards Moment of the Year 2 2008, 2009
GIBBY Awards Performance the Year 1 2011
GIBBY Awards Play of the Year 1 2004
Hank Aaron Award 2 2006, 2009
Inductee in Kalamazoo Central High School Athletic Hall of Fame 1 2007
International League All-Star 1 1995
Joan Payson Award for Community Service 1 1997
Lou Gehrig Memorial Award 2 2010, 2011
New York Yankees Minor League Player of the Year 1 1994
New York Yankees Player of the Year 5 1998, 1999, 2000, 2006, 2009
Players Choice Award Rookie of the Year 1 2004
Roberto Clemente Award 1 2009
South Atlantic League All-Star 1 1993
South Atlantic League’s Best Defensive Shortstop, Most Exciting Player, Best Infield Arm 1 1993
Sporting News All-Decade Team (SS) 1 2009
Sports Illustrated MLB All-Decade Team (SS) 1 2009
Sports Illustrated Sportsman of the Year 1 2009
The Sporting News “Good Guy in Sports” Award 1 2002
The Sporting News Minor League Player of the Year 1 1994
Topps/NAPBL Minor League Player of the Year 1 1994
USA Today High School Player of the Year 1 1992
World Series Most Valuable Player Award 1 2000

Post By McCarter (41 Posts)

Appassionato ed esperto di USA sotto ogni aspetto, seguo con passione NFL,MLB e NBA...tifoso sopratutto dei Carolina Panthers, Chicago Bulls e Los Angeles Dodgers, per me gli USA sono un chiodo fisso!

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6 thoughts on “Derek Jeter: si ritira un’icona del baseball moderno

  1. Un’icona, ma a livello sportivo non è quel fenomeno che si vuole far credere, chi segue la MLB lo sa benissimo e te lo dice uno che ha la sua maglia nell’armadio. Lui rappresenta lo sportivo che ce la fa dalle minor e che per certi versi è umano e quindi vicino alla gente. A-Rod è di un livello diverso è un qualcosa che l’uomo normale non potrà essere.

    Per stemperare l’entusiamo questo video va molto negli USA tra i detrattori, in cui dati alla mano Jeter fatica a stare nelle Tob10 della storia degli Yankees, figurati della MLB.

  2. Sono un tifoso Giants e non ho mai seguito in modo particolare gli Yankees ma a me sembra che la caratteristica principale di Jeter sia evidenziata proprio dall’ultimo turno in battuta, e cioè quello di esserci quando conta. A-Rod sarà anche un mostro ma io nei turni importanti in battuta vorrei sempre Jeter, mentre ricordo playoff disastrosi da parte del buon Alex. Del resto è esattamente quello che accade con i Giants, tutta la squadra in questo caso. Se uno guarda i semplici dati non si spiegherà mai come abbiano fatto a vincere due World Series in poco tempo. Se uno però vede che il Panda ad esempio ha fatto tre fuoricampo in una sola partita di post season (non ricordo se fosse addirittura una di WS) allora capisce…

    • Opinione rispettabilissima, il mio commento era riferito proprio al fatto che usare i numeri per definire Jeter è la cosa più sbagliata possibile. L’esempio che mi viene in mente traslando in ambiente NBA (che conosco meglio dell’MLB) è Robert Horry, ha vinto tanto, ha vinto sempre ma non è Olajuwon non è Bryant e non è Duncan.

      • Concordo. I fan della sabermetrica però in genere non concordano su questo punto… Per carità, il baseball è uno sport da 180 partite l’anno e le statistiche sono molto importanti, tuttavia è chiaro che ci sono giocatori nella loro storia, su migliaia di partite giocate, che hanno dimostrato di essere clutch e altri meno, checchè ne dica la sabermetrica…

  3. Come è giusto che sia Jeter, è come tutti i campioni, amato ed odiato. Noi appassionati di baseball ci dividaimo tra promotori (di cui faccio parte) e detrattori, ma penso che DJ sia un grandissimo e se le statistiche magari non sono da Top “qualcosa” è sempre l’uomo giusto al posto giusto e come lui han vinto in pochi…

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