Attenzione: articolo ad alto contenuto tecnico-tattico (!)


Nella puntata scorsa, avevamo visto il vantaggio che il difensore dell’inbounder può garantire con pochi secondi sul cronometro, soprattutto se rivolto verso il campo; stavolta, daremo invece un’occhiata a come può essere penalizzato, in caso di cronometro più generoso, dal fronteggiare il rimettitore (come accade in gran parte delle rimesse).

Gli attaccanti, notoriamente, hanno tre vantaggi sui propri difensori: l’iniziativa (quantificabile con qualche prezioso decimo di vantaggio: azione vs reazione), la posizione del corpo e dei piedi (solitamente rivolti verso la meta, mentre il difensore deve muoversi lateralmente e in retromarcia), la visuale di ciò che accade alle spalle ed intorno al difensore (a cui non resta invece che affidarsi alla propria visione periferica ed alla pronta segnalazione vocale dei compagni, come nel caso di un blocco “cieco”).

Tutti e tre questi vantaggi possono essere ben sfruttati nelle rimesse, senza nemmeno far ricorso a pianificazioni complesse, come dimostrato da questo “scolastico” dai-e-vai eseguito da Evans e Hawes:

Dopo che i compagni hanno sgombrato il pitturato e si sono allargati sul perimetro, Evans imbecca il lungo lontano dal ferro (v. Inbounds Playbook n.5), poi finta di andare verso la punta e taglia invece bruscamente verso la paint desolata: Posey non ha (più) il passo per reggere l’accelerazione del rookie (ed il “cordiale” hand-checking non lo aiuta troppo)… un invito a nozze per le capacità di passaggio di Hawes.

Il punteggio era +2 per gli Hornets con 36.3 da giocare: un pareggio così immediato, consente ai Kings di poter avere l’ultimo tiro per vincere la partita; un fattore potenzialmente decisivo ottenuto con una giocata tanto semplice quanto ben preparata e ben eseguita.

Una versione più rifinita può richiedere l’ausilio di un blocco, mischiando ulteriormente le carte per la difesa. Diamo un’occhiata.

Questa è la soluzione “classica”: dopo la ricezione del post alto, il rimettitore trova un blocco “cieco” pronto in ala e lo sfrutta tagliando con rapidità verso il ferro; il difensore diretto è rallentato dal dover evitare il blocco o, come in questo caso, ci rimane inchiodato, e se il passaggio è preciso e tempestivo, la conclusione al ferro è assicurata.

Da notare la prontezza difensiva con cui il difensore in angolo sul lato debole, McGrady, ha coperto sulla penetrazione di West, leggendo istantaneamente il suo movimento e balzandogli davanti; per sfortuna di T-Mac, però, Delonte ha scelto una conclusione di potenza: una bimane non facile da “disinnescare”.

Un versione simile di questa rimessa, ma con angolazione differente, è quella eseguita dai Warriors contro i Nuggets:

In questo caso il taglio del rimettitore, anziché puntare il ferro, è perpendicolare alla linea laterale, con destinazione lato debole. L’assist è più rischioso di quello che potrebbe sembrare: come ogni passaggio “morbido” in allontanamento dal ferro, potrebbe diventare un’apertura per il contropiede altrui… ma Maggette stavolta ha calcolato bene tempi, spazi e parabola.

Da rilevare come questa opzione abbia spinto la difesa a cambiare sul blocco: se anche non si fosse trattato dei Nuggets (che fanno switch per “fede difensiva” e perché con quel roster se lo possono decisamente permettere), il cambio resta l’unica soluzione per contestare la tripla immediata; Ellis (6-3) deve tirare infatti sopra le braccia protese di Nene (6-11).

Se non fosse stata necessaria la bomba, per motivi di punteggio (-3) e di cronometro (32.5 residui), si era comunque materializzato un interessante mismatch guardia vs centro, con isolamento pronto da sfruttare (occasione ghiotta, in genere; meno succulenta se il centro è Nene ed in aiuto è pronto Martin…).

Un’ulteriore versione del dai-e-taglia con blocco per il rimettitore, è quella con esitazione e ribaltamento; godibilissima intuizione di Scott Skiles per risolvere una partita all’overtime:

Osserviamola meglio:

http://www.playitusa.com/mil_vs_hou.swf

Dopo la ricezione, Jennings si accentra incrociandosi con Delfino che lo rimpiazza; i due rispettivi difensori, Brooks e Battier, cozzano tra loro e non si intendono (Aaron vorrebbe cambiare uomo, Shane no, quindi si ritrovano in due sbilanciati su Delfino); Jennings vede la “porta aperta” e si tuffa nel pitturato; intanto il rimettitore, Ridnour, sfrutta sornionamente il blocco di Warrick e si piazza in angolo, alle spalle dei difensore del bloccante che, concentrato sulla palla, è andato a chiudere attentamente sulla penetrazione di Jennings.

Lo scarico è puntuale e la tripla ben eseguita sull’affannoso recupero di Lowry. Giocata che meriterebbe la vittoria, ma il ferro premia invece i padroni di casa.

Il denominatore comune che lega queste ultime tre rimesse è principalmente l’efficacia del blocco, sia che si tratti di un blocco portato da un go-to-guy come James (che quindi distrae la difesa e sconsiglia il cambio di marcatura), che di un blocco “quasi” in movimento (notare i piedi di Biedrins impegnati nel tip-tap mentre alza candidamente le braccia in posizione “mani in alto, questa è una rapina!”), oppure di un flare/fade screen, blocco (eseguito “affettuosamente” da Warrick) con uscita in allontanamento dalla palla. D’altronde, da un buon blocco nasce sempre qualcosa di buono…

Arrivederci alla prossima (ed ultima) puntata della serie.

Post By Fraccu (121 Posts)

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2 thoughts on “INBOUNDS PLAYBOOK N.7

  1. Articolo interessantissimo, come sempre. Complimenti, un approfondimento del genere ci voleva davvero su playitusa, è un ulteriore arricchimento ad un sito già ricco di suo.

    • Grazie per i complimenti. Hai ragione, la forza della sezione Nba (e suppongo anche delle altre) è proprio l’affrontare il basket in tutti gli aspetti.

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