Una rara immagine sorridente di Derrick Rose, giocatore sempre serio, quasi malinconico…

Che non sia una stagione semplice per Derrick Rose, MVP in carica, è ormai più di un semplice dato di fatto: 24 partite saltate per non meno di cinque infortuni differenti quest’anno (con un record di squadra di 16-8 in sua assenza) e insistenti dolori e dolorini che lo accompagnano tuttora e ne ritardano il rientro in campo a pieno regime, sono solo alcuni degli indizi che testimoniano le difficoltà riscontrate in questa annata dal primo violino dei Bulls, limitato nel gioco a causa dalle problematiche fisiche e mai rientrato sul parquet completamente in forma.

Ma che lo status di celebrità, la fama, il successo ottenuto a soli 23 anni in queste quattro stagioni di basket professionistico, potessero essere in qualche modo motivo di sconforto, ai limiti della depressione, e di malessere interiore per il numero 1 di Chicago, beh… questa rappresenta un’inaspettata quanto sorprendente novità.

All’interno di una lunghissima intervista rilasciata al magazine GQ (il numero di riferimento è quello di Maggio 2012 della versione americana della rivista) infatti Derrick Rose, parlando a Will Leitch del proprio rapporto con la notorietà, con la vita da personaggio pubblico, per di più nella propria città natale, non ha esitato a mostrare tutto il suo disappunto, affermando che il modo di vivere di una star lo rende uncomfortable e “doesn’t fit with my personality”.

D-Rose non è sicuramente al pari di un Lebron James, di un Dwyane Wade o di un Kobe Bryant dal punto di vista caratteriale. Egli rappresenta un po’ un’anomalia all’interno di un mondo come quello dello sport professionistico, dove al giorno d’oggi ha più valore l’immagine pubblica, l’ego, il marchio da pubblicizzare che le giocate sul campo da basket e le vittorie di squadra.

La sua introversione fa a cazzotti con l’estro dell’universo NBA, ormai dominato dallo stretto rapporto coi fans, facilitato ed enfatizzato dalla diffusione di social networks e blog vari.

Egli è tanto amato dai propri tifosi/concittadini di Chicago da non potersi più permettere di girare per le strade che lui un tempo chiamava “casa” senza scatenare resse furibonde e focolai di persone accanite alla ricerca dell’autografo.

Rose è diverso. Nonostante un contratto “lifetime” da 250 milioni di dollari (!!!) firmato con Adidas, un premio di Rookie of the Year vinto nel 2008, uno di MVP vinto la stagione scorsa, non si è mai fatto travolgere dalla fama, riuscendo a tenersi (nei limiti del possibile) sempre timidamente riservato e chiuso in sé stesso.

Il suo obiettivo, più che quello di diventare un’icona a livello globale, è quello di riuscire nel proprio lavoro, in quello che fa, di affermarsi nel mondo della pallacanestro e di rimanere nella storia del gioco per quello che ha dimostrato sul campo, col dolore e i sacrifici, piuttosto che per spot televisivi o decision varie.

“Io odio l’attenzione”

Tre parole che descrivono uno stato d’animo infelice, di vero e proprio disdegno nei confronti della pressione mediatica e della celebrità pubblica.

Ovviamente, molti di voi potrebbero essere contrari a queste parole di Rose e storcere il naso. Ma siamo proprio sicuri che il dover condividere il vostro poco, anzi pochissimo, tempo libero con persone che non conoscete, l’essere “disturbati” ad ogni ora del giorno e della notte da gente sconosciuta, renderebbe la vostra vita piena di gioia e di felicità?

Il non poter uscire la sera, il dover rimanere barricato nel vostro appartamento nonostante quella sia la Vostra città, vi farebbe sentire in sintonia con il mondo che vi circonda?

A riguardo, Derrick la pensa così: “Mi dà sui nervi non poter uscire. E non sono mai un momento da solo. Mai”.

Potendo fare un paragone con colui che rappresenta l’immagine della superstar moderna nel mondo NBA, Lebron James, Rose può essere considerato l’antitesi di tale figura, una vera e propria anti-star.

Se da una parte Lebron, parallelamente alla sua vita cestistica sul parquet, ha sempre dimostrato di tenere in maniera particolare anche alla propria immagine pubblica, lavorando molto nell’intento di migliorare la propria considerazione tra i tifosi di tutto il mondo, il numero 1 di Chicago ha invece sempre mostrato una esclusiva e totale attenzione verso il gioco in sé, il basket nella sua essenza più pura, verso il vincere le partite e nient’altro.

Ecco perché considero positiva questa sfumatura del suo carattere uscita fuori dalla discussione con Will Leitch; ed ecco perché considero Rose uno dei giocatori, nonostante i 23 anni sulle spalle, più maturi dell’intera Lega.

Sono certo che questo suo disagio, questa sua insofferenza nei confronti della “vita da celebrità” non si rifletterà in alcun modo nel suo stile di gioco e nel suo modo di approcciare le partite, sempre con la stessa intensa determinazione, nel prossimo avvenire.

Resto perciò fiducioso che, col tempo e l’esperienza, anche questo angolo del suo carattere possa smussarsi in qualche modo, dandogli la possibilità di tornare a vivere serenamente la propria convivenza con la fama. In fondo, non è mica il numero 1 per caso!

Post By EmilianoT (52 Posts)

Appassionato di basket americano e di calcio, soprattutto quello inglese da qualche tempo, è laureato triennale in Scienze Politiche presso la LUISS di Roma e studia Marketing presso lo stesso ateneo. Gioca agonisticamente a basket. Conta diverse collaborazioni sul web come redattore sportivo, specializzato in basket NBA. E’ regolarmente iscritto all’ODG del Lazio come pubblicista.

Connect

15 thoughts on “Derrick Rose e il suo rapporto col successo

  1. Beh, se Rose e LeBron sono egli estremi opposti (e lo sono), io sto dalla parte di Rose alla grande. Non tanto sportivamente, ma tenendo conto che i campioni Nba sono dei “role model” per le giovani generazioni. Molto, molto meglio il modello di umiltà, lavoro, sicurezza in sé stessi, maturità di Rose che quello di arroganza, ostentazione, immaturità di LeBron.

  2. Be Durant me sembra uguale come carattere e bravura(anzi per me è più forte).
    Soltanto che gioca in una squadra meno blasonata ed essendo sponsor Nike insieme a Kobe ,LBJ , AirJordan(e altri 100000 giocatori) viene messo meno in mostra.

    • Durant è cocky come pochi, solo che si da un contegno e lo è solo sul campo, non è un pagliaccio come Lebron.
      Solo che sin dai tempi del Draft è un tipo talmente sicuro di sè, da apparire arrogante (infatti molti GM lo vedevano male per questo, il che è tutto dire visto che parliamo pur sempre di NBA!)

  3. Io capisco un’antipatia per LeBron. Ma non mi pare che a parte la sua propensione allo show (che dipende molto anche da una differenza caratteriale) non sia un esempio da prendere. Parliamo pur sempre di un ragazzo cresciuto ad Akron, sballottato da una famiglia all’altra,senza un padre ma venuto su con forti valori familiari e con un grande impegno e sacrificio per lo sport che ama.Uno può preferire uno o l’altro carattere ma questa visione di James come mostro arrogante pare sempre un po’ eccessiva. In fondo tutti quelli che hanno a che fare con lui lo definiscono un bambinone,un bravo ragazzo.Lo stesso Durant (che molti dipingono come l’umile di turno) ha sempre e solo parole di stima.Ma non serve sennò finisce il giochino del lupo cattivo.

    • E non dimentichiamoci che a differenza dei vari Kobe, MJ, non è mai stato accusato di stupri, scommesse o altro…

  4. magari James è un po’ sbruffone ma come dedizione impegno e concetrazione in campo è ai massimi livelli , poi l’immagine che da di se è diversa da Rose .

  5. Non è questione di propensione allo show, ma proprio di arroganza (che in fondo, nasconde insicurezza). Le magliette “check my $tat$”, gli atteggiamenti coi towel boy, The Decision, le mancate strette di mano dopo una sconfitta, il famoso “not 1 not 2 not 3 not 4…”, sono tutti segnali del fatto che LeBron ha deciso di cavalcare l’hype che gli è stato costruito intorno vestendo i panni del “Chosen One” predestinato e sbruffone. Molto fumo, e finora poco arrosto.
    Non metto in dubbio la dedizione, per carità, ma quanto a impegno… dov’era nelle finali l’anno scorso? Mi pare uno che tende a nascondersi quando la pressione sale veramente.

  6. Che toppi in certi momenti di pressione non è una questione di impegno. E’ una questione di testa e di insicurezza.Perchè in fondo è molto meno sbruffone del circo mediatico che gli hanno e che si è costruito e che tra l’altro spesso gli si rivolta contro.Perchè non ho mai visto nel mondo del basket un giocatore più attaccato di lui per cose che francamente spesso son fesserie.Ma una tshirt ‘check my stats’ può essere citata come motivo? Questo non può andare nemmeno in bagno senza che si dia un giudizio negativo su quanta carta igienica ha usato.Il bene e il male di far parte dello show. Ma mettere in dubbio che si impegni quando scende in campo mi sembra francamente assurdo.

  7. Una t-shirt da sola certamente no, ma il quadro è formato da tanti piccoli elementi. Quanto all’impegno, se tu credi che contro i Celtics nel 2010 o contro Dallas l’anno scorso abbia dato il massimo che aveva, contenta tu…

  8. Sono completamente d’accordo con quello scritto da marlene qui sopra.. Sono due caratteri e atteggiamenti completamente diversi, ma io non contesterei molto sul
    Livello d’impegno dei due.. Capisco che in molti ormai non sopportino la figura di lbj, ma da qui a dire – uno e’ un campione, l’altro no – ce ne vuole eh.. Poi i gusti son gusti..

  9. Non è una questione di ‘contenta me’.Solo penso che nessuno al mondo vorrebbe quell’anello più di Lebron James.Stiamo parlando del più grande talento in questo momento di questo sport (o se volete uno dei) che rischia di sentirsi dare tutta la vita del perdente.Non aver mai vinto è la sua spada di damocle quindi credo che in campo dia il 110%.Che non vuol sempre dire che riesca in quello che vorrebbe o che riesca sempre a superare i suoi limiti mentali.

  10. La sfiga di Lebron è che qualunque cosa faccia avrà sempre dei “nemici”. Lui è lo sbruffone il chosen one………………. Però al di là di queste minchiate, cosa ha mai fatto di male? Lui non è altro che un prodotto della NBA+sponsor che pompano a mille il giocattolo. Lui non fa altro che adeguarsi al sistema. Tanto se anche si rifiutasse di fare quello che fa e di comportarsi come Rose, non potrebbe fare nulla senza che venga perseguitato dai fans.

    Quindi Rose e Lebron sono sulla stessa nave, hanno le stesse pressioni, non hanno momenti liberi che vivono in maniera diversa. Nessuno dei due è forse realmente felice fuori dal campo. In campo danno sempre l’anima, perchè a prescindere dalle simpatie o meno sono due combattenti. Come giusto che sia.

    Per concludere dico questo: Bargnani, che non è James, Wade, Kobe, Duarnt, Rose…….. ha detto che per avere delle ore in tranquillità fuori di casa è costretto ad andare nel ristorante di fiducia per farsi un piatto di pasta senza che qualcuno gli si pari davanti.

  11. (Ma sono spariti tutti i commenti?)

    Alla fine sono passato per l'”hater” di turno, che non sono. Dico solo che nel confronto tra i due role model Rose vs LeBron, preferisco di gran lunga l’understatement e la sobrietà di Rose (ma anche di Durant). Non nego che LeBron sia un campione, quando mai… e non nego neanche la sua passione e dedizione al suo lavoro. Che in certi momenti si nasconda però è palese, e questo vuol dire non dare il massimo. E’ innegabile anche che nella macchina dell’hype ci si sia buttato a pesce, quindi “vittima del sistema” fino a un certo punto…

  12. Il sobrio Durant dopo la sconfitta coi Clippers posta su twitter una foto che lo ritrae a giocare al casinò fino alle 5 del mattino. Io non ci trovo niente di che e non c’è stato nessun commento sopra le righe.Ma vi chiedo: se lo stesso episodio avesse riguardato il signor James la reazione sarebbe stata la stessa?

  13. Cioè, si cancellano commenti assolutamente normali senza dare alcuna spiegazione, ma le minchiate scritte dai troll non si toccano? Ma per favore!

Commenta