Con la fiaccola Olimpica ormai spenta, cresce l’attesa degli appassionati verso la nuova stagione NBA. Sembra passata un’era dal lockout, e le squadre hanno rimediato alla scorsa Off Season “condensata” sbizzarrendosi durante questa Estate 2012.

La trade più importante è stata quella che ha portato Dwight Howard lontano dagli alligatori della Florida per accasarsi vicino gli studi di Hollywood. A rendere possibile lo scambio sono stati due intermediari tutt’altro che secondari: i Denver Nuggets e i Philadelphia 76ers.

La squadra di George Karl ha subìto diversi sconvolgimenti negli ultimi due anni, uno su tutti la trade che ha messo fine al Melodrama e che ha permesso alla franchigia del Colorado di costruire uno degli organici più “strani” di tutta la Lega.

Nessun leader designato – anche se in molti anche oltre l’Oceano ammiccavano a Danilo Gallinari -, molta (troppa?) democrazia in campo. Un sistema che punta a non dare punti di riferimento agli avversari, ma che non ne dà troppe sicurezze nei momenti caldi.

Forse proprio a causa di questa sensazione di incompletezza, i Nuggets hanno deciso di sacrificare una delle note più liete della scorsa stagione, Arron Afflalo, ed Al Harrington per arrivare ad Andre Iguodala. Denver ha ceduto ai Magic anche una seconda scelta del 2013 e una prima scelta del 2014.

Non solo un fotomontaggio

Il contratto di Iguodala è abbastanza pesante, ma scade nel 2014, mentre quello di Afflalo dura fino al 2016. In caso quindi di mancato upgrade, Denver acquista più mobilità rispetto alla situazione pre-trade e questa è già di per sè una mezza vittoria.

A livello tecnico Iguodala è un giocatore probabilmente superiore ad Afflalo, anche se finora non ha dimostrato di poter essere il giocatore franchigia che si necessiterebbe a Denver.

Masai Ujiri ha costruito un roster parecchio affascinante, che permetterebbe a coach Karl di schierare per alcuni tratti della partita Iguodala-Gallinari-Chandler contemporaneamente, potendosi permettere di cambiare marcature a piacimento su blocchi e altre situazioni, ovvero uno dei “sogni” dell’allenatore.

Probabile si veda tanto “small-ball” a Denver, anche se probabilmente la maggior parte del minutaggio sarà occupata da un quintetto classico con Lawson in cabina di regia, Iguodala in posizione di Shooting Guard, Gallinari nel suo ruolo abituale, Faried come vera Power Forward e la scommessa JaVale McGee come centro.

La panchina perde quella nota di follia che portava Harrington, ma vanta comunque pezzi pregiati quali Andre Miller, Wilson Chandler e Timofey Mozgov, fresco di bronzo olimpico con la sua Russia.

I Denver Nuggets, a meno di clamorose esplosioni di almeno uno o due del terzetto Iguodala-Gallinari-McGee non sono una Contender nemmeno quest’anno, ma possono ambire al ruolo di terza forza ad Ovest, pur restando più di un gradino sotto Lakers e Thunder.

Lontano dai monti del Colorado, anche nella città dell’amore fraterno ci si è mossi per migliorare il proprio Roster e cercar di compiere un passo verso i piani alti della propria Conference.

I Sixers oltre ad aver ceduto Andre Iguodala, di cui già si è parlato, hanno indirizzato verso Orlando una prima scelta futura, Moe Harkless (scelto quest’anno al draft) e Nikola Vucevic.

Iguodala era stato la speranza più grande del post-Allen Iverson, assieme ad Elton Brand, ma era ormai evidente che non potesse svolgere a Phila il ruolo di leader, non se si puntava a qualcosa di più di un primo/secondo turno ai Playoffs per lo meno.

Harkless appare un ottimo prospetto, ma è ancora da valutare il suo impatto tra i Pro, mentre Vucevic ha dimostrato già di poter dire la sua nella Lega. Alla corte di Doug Collins arrivano Jason Richardson ed Andrew Bynum, due ottimi giocatori, con però alcune incognite da verificare.

J-Rich dovrà trovare la sua collocazione in un reparto di 2/3 piuttosto affollato, soprattutto visto che la cessione di Iguodala dovrebbe far intendere una precisa scelta: puntare su Evan Turner.

La seconda scelta assoluta di qualche anno fa ha sempre avuto come scusante il fatto di essere incompatibile tatticamente con il nuovo acquisto dei Nuggets. Si vedrà in questa stagione come coach Collins avrà voglia di gestirlo, visti anche gli scalpitanti -ma in scadenza- Dorrell Wright e Nick Young.

Interessante come Richarson sia secondo per triple realizzate dal 2004/05 ad oggi (dietro solamente a Ray Allen), soprattutto in vista dei raddoppi che il nuovo centro dei Sixers attirerà.

L’arrivo di Andrew Bynum è la situazione più difficile da analizzare di tutta la Off Season. Innanzitutto è curioso pensare che un coach con esperienza ultraventennale in NBA come Collins non abbia mai avuto un centro potenzialmente così dominante.

Si preoccupa anche Doc Rivers, che durante la sua permanenza a Londra per le Olimpiadi ha detto di temere moltissimo l’ex giocatore dei Lakers, e di certo non sarà felice di vederlo approdare nella Eastern Conference.

La coppia giusta per lo step decisivo?

Bynum è indubbiamente il secondo miglior centro della Lega (proprio dopo Howard), e finalmente approda in una realtà dove sarà lui la stella e dove avrà il suo supporting cast. I dubbi che il giocatore si porta dietro sono di due tipi: fisico e mentale.

Fisico, perchè quando era ai Lakers son stati diversi gli infortuni che ne hanno condizionato il rendimento, ed in particolare molti addetti ai lavori hanno perplessità sulla tenuta di quelle ginocchia e se valgano davvero un eventuale offerta di quinquennale al massimo salariale.

Mentale, perchè Bynum ha dimostrato più volte di non avere un carattere facile, ma tendente all’impulsività, come ci ha ricordato in gara4 contro i Mavericks, quando ha steso Barea con un fallo estremamente duro.

Inoltre ha dimostrato di mancare nella continuità di concentrazione, isolandosi spesso dalle partite per lunghissimi tratti o addirittura uscendosene con trovate a dir poco “originali” come l’ormai famoso tiro da 3 in transizione “di protesta” durante l’ultima stagione.

Andrew Bynum ha i numeri per essere un giocatore dominante, perchè nessuno nella Lega ha un rapporto così alto di tonnellaggio e tecnica in post, oltre a dei morbidissimi polpastrelli, ma ancora nessuno (lui in primis) sa se sarà in grado di sfruttare tutte le sue caratteristiche.

I Sixers quindi escono dalla trade decisamente rafforzati, e pronti a migliorare l’ottava posizione agguantata l’anno scorso, ma con ben poche certezze circa il loro futuro immediato e prossimo.

Probabile inoltre che il loro mercato non sia del tutto finito, visto che uno tra Spencer Hawes, Lavoy Allen e Kwame Brown (appena firmato) potrebbe rientrare in qualche trade.

Post By Carmine D'Amico (13 Posts)

Studente di Chimica e Tecnologia Farmaceutiche, la pallacanestro fa parte della sua vita praticamente da sempre. Da bambino infatti si innamora dei Chicago Bulls e della Fortitudo Bologna, oltre a consumare la cassetta di Space Jam fino a conoscerne le battute a memoria. Si diletta anche nella pallacanestro giocata, ma gli alti livelli li ha guardati solo da -molto- lontano.

@SkittleCDA on Twitter

Connect

3 thoughts on “Gli “intermediari”: come si sono mosse Denver e Philadelphia

  1. Sono sempre + convinto che nella trade “Howard-Lakers” l’affare l’abbia fatto alla fine Phila…si è presa uno dei primi 3 centri della lega che con ogni probabilità rifirmerà, e si sono liberati di Iguodala che era un pò un mezzo separato in casa, prendendo a tutti gli effetti una guardia dalle caratteristiche simile come J-Rich (anke se non + atletico come una volta) quindi alla fine una plusvalenza nn male x i 76!!!Denver invece continua a prendere buoni giocatori mezze all star che continueranno a nn spostare e non faranno mai fare a Denver quel salto di qualità…

  2. Sembra mancare ancora la leadership se questa viene ricercata (possono provare ad alternarsi Gallinari – AI) ma i Nuggest, in un ovest ipercompetitivo rimangono una franchigia “intrigante”. Molto dipenderà dalla scommessa McGee e dall’apporto di Timofey Mozgov (interessante), del resto possono giocare decidendo, all’evenienza, il 4. Manca ancora un’innesto. Gallinari lontano da infortuni può tirar fuori una bell’annata.

    I ’76 hanno fatto bene a prendere Bynum.
    Se riescono a rifirmarlo al massimo il loro vero problema sono i guai fisici il resto è parte della scommessa.
    Phila mette un bel colpo nell’Est attuale.

  3. La scommessa sono McGee e Timofey Mozgov (interessante). A.I. e Gallinari faranno la loro r.s. con buone possibilità di farla bene. Non c’è leadership, se è una ricerca, ma all’evenienza hanno chi alternativamente può alzare il livello nei momenti topici. Manca un’innesto ma franchigia intrigante. Difficile 3° in questo Ovest in partenza. Cmq Karl e Denver posso far bene.

    I ’76 hanno fatto bene a puntare su Bynum.
    Se riescono a firmarlo il loro vero problema sono gli infortuni, il resto fa parte della scommessa.
    Phila ha messo giù un bel colpo per l’Est di oggi.

Commenta