Non serve a nulla l'impatto emotivo di una città che si riprende dopo le bombe, Boston è spazzata via da New York

Non serve a nulla l’impatto emotivo di una città che si riprende dopo le bombe, Boston è spazzata via da New York

Gara 3: la serie si sposta a Boston dopo la doppia vittoria casalinga dei Knicks. I Celtics tornano in città per la prima volta dopo la tragedia dell’attentato alla Maratona: l’atmosfera è toccante, e il minuto di silenzio prima della partita è da brividi.

Doc Rivers sa che il destino dei suoi passa per questa partita: una sconfitta in casa e l’eliminazione al primo turno sarà praticamente cosa certa. Per questo il coach biancoverde si gioca il tutto per tutto, schierando Terry in quintetto spostando Bass in panchina; Pierce torna a ricoprire il suo ruolo naturale di ala piccola, mentre Green agirà da quattro accoppiato con Carmelo Anthony.

New York invece conferma il quintetto che si è imposto con autorità in Gara-2, col doppio play Felton-Prigioni e Shumpert che avrà l’incarico di mettere la museruola al numero 34 dei Celtics.

Terry apre nel migliore dei modi e va a segno con un layup dopo una finta di tiro; dall’altra parte del campo Green legge il lob per Chandler e intercetta il passaggio, un segnale della grande attenzione e concentrazione dei padroni di casa.

Prigioni è il primo a segnare per gli ospiti, mandando a bersaglio con personalità un tiro da tre dopo essere stato apertamente sfidato alla conclusione dalla difesa avversaria; Anthony aggiunge altri due punti col classico canestro dal palleggio, mentre Garnett replica con un tiro dopo una mezza giravolta per eludere la marcatura.

Intensità e tensione sono addirittura superiori a quelle delle due prime gare della serie, con le squadre consce della importante posta in palio e il pubblico di casa deciso a spingere i propri beniamini ad un successo di importanza capitale. Prigioni e Anthony replicano in fotocopia, con una tripla e un tiro dal palleggio, e i Celtics sembrano già subire la maggiore efficacia ospite.

Felton segna tagliando a canestro dopo una rimessa in attacco, Boston risponde con Pierce e un gran taglio di Bradley ben servito da Green, ma Shumpert punisce la difesa con una tripla dall’angolo in beata solitudine. Lo stesso numero 21 dei Knicks è diabolico in difesa, tormentando Pierce e strappandogli il pallone; il suo contropiede è interrotto da un “clear path” di Terry, che frutta agli ospiti due tiri liberi e il possesso aggiuntivo.

I Celtics sembrano riuscire a rimettersi in carreggiata, grazie a un ottimo Jeff Green che si mette in proprio andando prima con decisione al ferro e poi segnando dall’arco dei tre punti; i Knicks però cavalcano l’onda delle palle perse dai padroni di casa e la vena di un Felton che sembra in gran serata, segnando e facendo segnare i compagni (tripla di Smith da penetra e scarica del play).

Il canestro dei Knicks sembra essere stretto come la cruna di un ago, e Boston tira con un miserabile 22% dal campo (contro il 44% degli ospiti); KG lotta da solo sotto le plance e cattura un rimbalzo offensivo, converte due punti che danno ossigeno ai suoi. Nell’ultimo possesso del quarto Kidd difende da manuale su Green, e il primo periodo si chiude sul 23-18 per gli ospiti.

Novak si fa notare per una delle sue prime conclusioni della serie, fintando il tiro e andando a segnare con un jumper dalla linea di fondo; dall’altra parte Garnett riceve profondo nel pitturato e fa canestro dal post. Lee difende ottimamente su Smith, che nell’azione successiva subisce fallo e converte uno dei due liberi a disposizione.

I Celtics attaccano male, ma proprio allo scadere dell’azione sbuca dal nulla Jordan Crawford, con una tripla da 9 metri che si insacca e fa esplodere il Garden. Gli ospiti sono avanti 26-23, ma Boston non riesce a sfruttare l’inerzia e un paio di buone opportunità per tornare addosso ai Knicks, che in un amen riallungano in maniera decisa.

Prigioni segna ancora da tre, Martin difende forte su Garnett e va a segno con un comodo layup, Smith colpisce ancora dall’arco, ed ecco che New York si porta sul +11 (massimo vantaggio fino a qui). Garnett risponde con un canestro da campionissimo liberandosi dalla stretta marcatura in post con un bellissimo movimento, ma Terry non sfrutta l’occasione di accorciare ulteriormente le distanze fallendo un layup da solo al centro dell’area avversaria (non il primo errore marchiano della serata dei biancoverdi).

Green si libera di Prigioni e segna altri due punti, ma Smith e Anthony martellano ancora senza che i padroni di casa possano trovare risposte valide né in difesa né tantomento in attacco; ‘Melo si è acceso dopo un inizio complicato, e viene servito magistralmente da Kidd per un alley-hoop; Felton non trova sbocchi, e allo scadere decide di inventarsi una tripla da nove metri che brucia ineluttabilmente la retina.

I Knicks scappano sul +18 e non si voltano più e solo un indomito Green, che segna di mancino proprio allo scadere, prova a dare un segno di vita per i padroni di casa. Si chiude così il primo tempo, coi Knicks che comandano con l’autorità dei forti sul punteggio di 47-31: Anthony parte piano ma cresce alla distanza e chiude la prima frazione a quota 12 punti, mentre un ottimo Felton si mostra in gran forma sia in fase realizzativa che in quella di rifinitura (7 punti e 5 assist per lui all’intervallo).

I newyorchesi eseguono in maniera perfetta, punendo sistematicamente i raddoppi portati dagli avversari su Anthony grazie ad un’ottima circolazione di palla. Boston invece è in enorme difficoltà, e i per biancoverdi le statistiche di metà gara sono un bollettino di guerra: 9 palle perse e relativi 14 punti concessi agli avversari, solo 6 assist contro i 13 degli ospiti e uno scadente 35% dal campo (contro il 45% di New York). Solo Green riesce ad essere efficace in attacco (9 punti per lui), mentre Pierce e Garnett appaiono in grande difficoltà malgrado la voglia di lottare non faccia certo difetto ai due futuri hall of famer.

Boston rientra decisa dagli spogliatoi, e prova a giocarsi il tutto per tutto per rimettersi in partita: dopo un lob di Felton convertito da Chandler i padroni di casa vanno a segno con 7 punti consecutivi (4 di Pierce e una tripla di Terry). New York però chiude tutte le porte, e con una tripla di Anthony e un layup di Felton si riporta sul +16; Pierce e Green provano a trascinare la squadra, ma ‘Melo e Smith rispondono colpo su colpo e mantengono intatto il vantaggio ospite.

Anthony gioca con una facilità disarmante, e insieme a Felton mortifica la retroguardia biancoverde, coi suoi tiri che muovono senza appello la retina da ogni posizione e danno ai Knicks un vantaggio di 19 punti. Green è encomiabile e prova a dare la scossa ai Celtics, convertendo un gioco da tre punti dopo un entrata a canestro delle sue.

Boston però sbaglia tre tiri liberi nel finale, perdendo l’occasione di accorciare un minimo il gap e chiudendo il terzo quarto sul punteggio di 68-52 in favore dei Knicks. Mancano solo dodici minuti al termine, e sugli spalti del TD Garden serpeggia ormai la convinzione che per i padroni di casa sarà quasi impossibile ribaltare il risultato. New York ha le mani sulla serie, ed è pronta ad assestare il colpo del k.o.

E come da previsione, la grandinata bianco-arancio non si ferma, anzi aumenta d’intensità all’inizio del quarto periodo: Crawford segna il canestro della speranza, prima che J.R. Smith (sensazionale il suo tiro a bersaglio malgrado una difesa eccezionale di Terrence Williams) e un Novak cecchino da tre riportino i Knicks sul + 19.

Nell’azione successiva è ancora Smith il grande protagonista, andando a rubare palla a Pierce e schiacciando in contropiede nonostante il tentativo di recupero disperato di Green; è +21 Knicks, massimo vantaggio della gara; Garnett e Terry accorciano le distanze, ma una tripla da 10 metri di Novak distrugge il morale dei biancoverdi.

Smith si vede fischiare un “flagrant 2” per una gomitata insensata assestata volontariamente a Terry: ma ormai è tardi per i Celtics, che trovano ancora sulla loro strada un Anthony fantascientifico e un Felton extralusso per blindare il successo esterno dei Knicks, che si impongono 90-76.

New York è il manifesto dell’efficacia, tirando col 50% totale dal campo e tre giocatori sugli scudi: il solito ‘Melo in versione MVP (26 punti e 12-25 al tiro per lui), Felton (15 punti e 10 assist) e J.R. Smith (15 punti, 4 rimbalzi e 3 assist dalla panchina, con la macchia della brutta gomitata a Terry che gli costa l’espulsione). Da segnalare un’altra grande prova delle riserve newyorchesi, con 30 punti della panchina contro gli appena 10 dei padroni di casa.

Per Boston, Jeff Green ci prova fino alla fine e finisce come top scorer dei Celtics in un’ottima gara da 21 punti (8-17 al tiro) conditi da 9 rimbalzi e 4 assist (ma 5 palle perse); Terry beneficia della partenza in quintetto e chiude a quota 14 punti, mentre Pierce (17 punti con 6-15 al tiro, 4 rimbalzi e 5 assist oltre a 5 palle perse) e Garnett (12 punti con 5-13 al tiro e 17 rimbalzi) giocano con l’orgoglio dei fuoriclasse ma non sono supportati dalle gambe e dai compagni. Il resto della squadra segna infatti solo 12 punti (10 dei quali dalla panchina), e i padroni di casa chiudono con un deficitario 40% dal campo e 18 sanguinose palle perse.

Il verdetto della prima gara al Boston Garden è senza appello: 3-0 Knicks, e un successo dei newyorchesi che lascia pochi dubbi sul predominio dei bianco-arancio nella serie e sulle loro ambizioni per il corso della postseason. Anthony è solo la punta dell’iceberg di una squadra costruita magistralmente, che quando il gioco si fa duro riesce anche a fare sportellate e a mettere in campo una difesa da manuale.

Dall’altra parte, però, ci sono dei Celtics troppo brutti per essere veri: gli uomini di Doc Rivers vedono ormai il baratro sotto di loro, perché mai nessuna squadra nella storia dei playoff NBA è riuscita a rimontare dallo 0-3 (103-0 il totale). Ancora una volta l’attacco si è rivelato asfittico, continuando la non invidiabile striscia sotto quota 80 punti segnati, e con queste premesse una difesa più che buona non può avere chances contro avversari quotati come i Knicks.

Un volonteroso Green non basta; Pierce e Garnett ce la mettono tutta e giocano col cuore e l’orgoglio che li caratterizzano, ma le gambe sono visibilmente appesantite e i problemi fisici, non palesati ma senz’altro presenti, fanno il resto nel limitare l’apporto dei due fuoriclasse.

Domani alle 19 ora italiana appuntamento per Gara 4: ultima chiamata per Boston, sempre davanti al proprio pubblico: vincere per allungare la serie e crederci ancora, in quella che potrebbe essere l’ultima partita casalinga di Pierce e Garnett in maglia biancoverde. New York invece ha a disposizione più di un bonus da giocare, ma punta a chiudere i conti il prima possibile per prepararsi al meglio per il turno successivo.

Post By Filippo Ferraioli (96 Posts)

Studente in giurisprudenza, amo ogni genere di sport e il suo lato più romantico. Seguace di Federico Buffa, l’Avvocato per eccellenza, perché se non vi piacciono le finali NBA non voglio nemmeno conoscervi.
“Ricordati di osare sempre”.

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2 thoughts on “New York è troppo per questi Celtics, 3-0 e serie ipotecata

  1. Squadra vecchia, stanca, da rifondare e senza un futuro. Succede, dopo tanti (?) anni al vertice, e non c’è niente di male. Tanto finchè a LeBron tiene la salute e a Durant non danno un playmaker vero al posto di quel mangiapalloni di Westbrook i playoff possono pure non giocarli. Finale: Miami-Squadra X.
    E tanti saluti.

    Piuttosto, il livello NBA degli ultimi tre/quattro anni tende al vergognoso… almeno tre squadre del tutto inutili imbottite di giocatori che faticherebbero a trovare un posto nei campionati europei (e, di conseguenza, finchè a LeBron tiene la salute, eccetera…). Infortuni a nastro dovuti allo zero allenamento sommato alle diecimila trasferte e le assurde richieste fisiche… fortuna che il pubblico è
    mediamente giovane e ignorante perchè lo spettacolo è per gente di bocca veramente buona.

    • Squadra vecchia e stanca ok. Senza futuro? Direi che se Rondo si riprende dall’infortunio e Jeff Green continua la sua crescita, Boston ha delle basi su cui rifondare.
      Certo ci vorrà qualche anno, anche perchè bisogna considerare il fatto che i giocatori a Boston spesso non ci vogliono andare per via del clima e della città che di certo non è L.A o N.Y.
      Dalla sua Boston ha un G.M (Ainge) che è tra i più bravi e lungimiranti della NBA.
      Vedremo come si muoverà questa estate in ottica futura.
      Una cosa è certa, questa squadra ha vinto meno di quello che meritava causa infortuni nei momenti cruciali. Peccato, KG e PIERCE meritavano almeno un’altro anello.

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