new-york-knicks-nba-offseason-2013Ricordate gli strilloni? Forse per noi tutti sono solo un ricordo di quei film, specialmente americani, in bianco e nero, in cui un ragazzino poco meno che adolescente vendeva giornali sui marciapiedi gridando a squarciagola il nome della testata e il prezzo, ma, in casi eccezionali, enunciava pure il titolo in prima pagina, così da attirare l’attenzione dei passanti.

Ebbene, quella figura nella nostra penisola è ormai scomparsa, sostituita dai baracconi degli edicolanti, ma dall’altra parte dell’oceano va ancora di moda, anche se l’età si è un po’ alzata. Perciò immaginiamo di essere a New York, a passeggiare tranquillamente sulla trentaquattresima strada e di imbatterci in uno di essi e di sentire uscire dalla sua bocca: “I Knicks sono tornati!”

L’unica cosa che possiamo fare è fermarci, dargli il dollaro che gli spetta e leggere la notizia. Una notizia che in molti si aspettavano e che accolgono con soddisfazione, esclamando un “Alleluja!”, talmente potente che si può sentire fino a Long Island. Sì, perché non è una di quelle classiche bufale lanciate dai giornali di gossip, è tutto vero.

I gloriosi New York Knickerbrockers sono veramente tornati sotto le luci dei riflettori, dopo anni di buio in cui si pensava addirittura fossero emigrati altrove e in cui al mitico Madison Square Garden si andava solo per gustarsi la birra e il panino, cosa che si sarebbe potuta benissimo fare anche in uno dei numerosi pub della città.ê

Invece, da quel febbraio 2011 qualcosa è cambiato. Non solo perché il “figliol prodigo” Carmelo Anthony ha ritrovato i sassolini lasciati nella Grande Mela qualche anno prima, ma perché proprio nella testa di James Dolan e compagnia bella è scattata la molla giusta.

Tyson Chandler e J.R. Smith fanno parte delle conseguenze di una mentalità che finalmente è tornata vincente. Così come lo dimostra la decisione di puntare tutto su coach Mike Woodson, invece di trotterellare da un allenatore all’altro senza convinzione e nemmeno molto senso.

Perciò, già dall’anno passato, quello del lockout, si erano potuti vedere significanti miglioramenti e, se non fosse stato per i futuri campioni di Miami, gli arancio-blu sarebbero potuti arrivare ben più lontano, nonostante il settimo posto ad Est in regular season dicesse poco.

Poi la mezza rivoluzione dell’estate 2012, decisa a dare un’impronta definitiva a questa squadra. La forgiatura prende il nome di Jason Kidd, Rasheed Wallace, Marcus Camby, Raymond Felton, Pablo Prigioni, Kurt Thomas, Quentin Richardson e, successivamente, di Kenyon Martin. Nomi altisonanti, per la maggior parte ritorni, ma forse un po’ troppo anzianotti per poter reggere una stagione ad alti livelli.

Invece, i Knicks partono alla grande con sei vittorie su sei, prima di perdere contro gli altri imbattuti Grizzlies. Intanto, Carmelo Anthony assomiglia sempre di più ad un leone indomabile e dalle parti di Broadway si inizia a percepire una strana sensazione, quella che questa possa essere finalmente la stagione della consacrazione a stella assoluta del firmamento NBA.

Una consacrazione che ha dovuto aspettare anni, tra mille critiche positive o negative che siano. Melo diventa un go-to-guy full time, quello che non era stato negli anni passati, soprattutto a Denver.

Gioca un mese di novembre straordinario e New York è addirittura in testa alla Eastern Conference con un record di 11-4. A dicembre le cose non cambiano di molto, tanto che arriva pure la vittoria in quel della Florida, contro degli Heat spenti e poco affamati, ma comunque la squadra campione in carica. In quella gara è addirittura Felton a fare la voce grossa con 27 punti.

Così l’anno solare si chiude come non ci si poteva immaginare, tenendo testa a tutto e tutti e sbaragliando la concorrenza nella East Coast. Ma ecco che tutto ciò che di buono era stato fatto viene prontamente vanificato in men che non si dica.

A gennaio arrivano sei sconfitte su tredici, perdendo anche il famigerato derby con i Brooklyn Nets. A febbraio non si migliora e tre delle cinque sconfitte giungono contro squadre dal record negativo come Toronto e Washington.

C’è bisogno di fare qualcosa per raddrizzare una stagione che rischia di andare in fumo. Ma con Stoudemire infortunato e Chandler e Anthony acciaccati, non è facile. Inoltre, il supporting cast non sembra adatto a risollevare la situazione, cosa che nemmeno la stagione stellare di J.R. Smith è in grado di fare.

New York rischia di crollare, ma a marzo il sole torna a splendere. A discapito di un minitour ad Ovest letteralmente disastroso (quattro sconfitte su cinque), il record parla di 12-6, con otto vittorie di fila per chiudere il mese alla grande.

Striscia che prosegue pure ad aprile, in cui i Knicks battono per la terza volta Miami grazie al cinquantello di Carmelo, che raggiungerà almeno 30 punti anche nelle successive sei partite, proiettandosi così in testa alla classifica marcatori.

La serie di 13 vittorie di fila, permette alla squadra di aggiudicarsi l’Atlantic Division a distanza di diciannove anni dall’ultima volta. Il record finale di 54-28 è il migliore proprio da quel 1994 che sancì la loro partecipazione alle Finals.

L’abbinamento, però, non regala nulla ai Knicks che se la dovranno subito vedere contro i rivali bostoniani, privi di Rajon Rondo e sicuramente più deboli rispetto a due anni prima, quando spazzarono letteralmente via l’allora truppa di D’Antoni.

Ma Anthony e compagni fanno subito vedere di che pasta sono fatti, inabissando le speranze bianco-verdi con una difesa super e tenace, andando subito sul 3-0, chiudendo virtualmente il discorso. Gara-4 e gara-5 mostrano tutto l’orgoglio della ciurma capitanata da Paul Pierce, ma New York è più forte e lo dimostra nella partita che fa scorrere i titoli di coda.

Al turno successivo, li attendono gli Indiana Pacers, con cui il bilancio stagionale è in netta parità. Ma si sa, nei playoff le cose vanno diversamente. Il neo nominato sesto uomo dell’anno, J.R. Smith, si eclissa proprio nel momento peggiore.

Melo non può fare tutto da solo e tenere botta contro la “meglio gioventù” di Paul George e compagni è veramente dura. I Knicks perdono gara-1 di fronte al proprio pubblico, ma due giorni dopo si prendono la rivincita con una prova difensiva degna di nota, tenendo gli avversari ad appena 79 punti.

Si vola ad Indianapolis, ma è proprio qui che si chiude la serie. Due vittorie dei Pacers, merito anche di un attacco newyorchese alquanto imbarazzante, incapace di aggirare la difesa ideata da Frank Vogel. Il successo in gara-5 rimanda solo l’uscita di scena, comunque a testa alta per una squadra che non era stata programmata per vincere, ma che ci ha comunque provato.

Per pianificare la prossima stagione, ma anche quelle future, si dovrà partire dalle note positive dell’annata appena conclusa. Al momento, gli inamovibili del roster sembrano essere appunto Smith, Anthony e Chandler, con il primo che ha una player option che se verrà esercitata sarà capace di muovere mezzo mercato NBA.

Nella Grande Mela, però, sperano che J.R. decida di rimanere, anzi di prolungare pure il suo contratto. Con questi tre punti fermi si potrà costruire intorno una squadra da titolo senza disfare ciò che di buono è stato sinora fatto, compresa la conferma a coach Woodson, capace di regalare solidità in difesa, sacrificando, ma non troppo, quell’attacco che era stato il must del suo predecessore.

Un cambio di mentalità che ha giovato e nel giro di poco tempo, alzando magari qualche critica alla società, comunque rientrata visti i risultati. Sul groppone del GM Glen Grunwald, ci sarà anche la decisione da prendere sul contratto di Amar’e, giocatore straordinario, ma perennemente infortunato e quindi poco utile alla causa.

C’è chi invoca l’amnesty, chi la trade, ma il biennio rimanente a più di 20 milioni di bigliettoni sicuramente peserebbe a chiunque. Anche i veterani Jason Kidd (40 anni appena compiuti!) e Marcus Camby (39) hanno ancora due anni di contratto e sembra che li vorranno portare a termine proprio con questa maglia.

Gli altri con contratto garantito sono: Steve Novak, Raymond Felton e Iman Shumpert, mentre Pablo Prigioni ha la possibilità di uscire già quest’estate non accettando la qualifying offer, ma sarebbe stupido giocarsi quest’opportunità. Gli altri saranno tutti da rivedere e il mercato dei free agent offre sicuramente ottime possibilità e alternative, vedi i fin troppo chiacchierati Paul e Howard.

Intanto, però, l’importante è aver ripreso la strada giusta, quella che potrebbe riportare molto presto una franchigia storica sul tetto del mondo.

Post By Nicholas Lippolis (112 Posts)

Scrive per playitusa dal 2012. Esperto di NBA, NHL ed MLB.

https://twitter.com/NikLippolis

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9 thoughts on “Focus: la stagione dei Knicks

  1. Bell’articolo!
    Forse troppo entusiastico però. Io in finale di conference ce li vedevo. Indiana è forte, ma se c’è una squadra più acefala di new york, è proprio lei. E non è nemmeno tanto più grossa di NY.
    E di fare una buona regular season quest’anno eran capaci tutti, a est.

  2. JR Smith è un coglione, Anthony non difende nemmeno sotto tortura, Stoudemire è giocatore di un’inutilità rara. Il resto della squadra: età media 35 anni. Dovevano vincere quest’anno e stop.

  3. non sono molto d’accordo su chandler punto fermo. alla fine, vista l’impossibilità di tradare stoudamire e il suo mega contratto almeno per la prossima stagione (tra 1 anno invece i 20milioni in scadenza potrebbero ingolosire diversi team), l’unico che si potrebbe inserire in una trade è proprio chandler.
    ad esempio, si potrebbe cercare di scambiare lui e novak con okafor e ariza (giocatore che a me piace molto e che permetterebbe di giocare con anthony da 4) dei wizards.
    in ogni caso, se stoudamire non ritorna ad essere non proprio un’all star ma almeno una pf da 30minuti a partita ny non andrà lontana il prossimo anno. impensambile di arrivare alle finals e forse anche alle finali di conference con un uomo da 20milioni di dollari a mezzo servizio! uno da 20milioni di dollari dovrebbe essere il punto fermo di una franchiga, non il punto interrogativo. spiace, ma che le sue ginocchia fossero a rischio si sapeva benissimo nel 2011 e nonostante questo la dirigenza dei knicks ha voluto dargli quel contratto garantito che oggi è capestro.

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