I New York Knicks sono senza dubbio la più grande delusione di questa stagione NBA: prima ancora di attendere il verdetto finale della Regular Season, è già possibile infatti intuire come la parola “fallimento” sia la miglior definizione per quella che probabilmente sarà la peggior stagione nella storia della franchigia newyorkese.

Ad inizio stagione, complice l’arrivo del maestro zen Phil Jackson, del “pretoriano” Derek Fisher al primo anno da allenatore e la conferma delle star della squadra, Carmelo Anthony su tutti, l’attesa dei tifosi e della critica erano certamente rivolte all’applicazione sul campo dei meccanismi dell’attacco a triangolo in una squadra che poteva vantare sulle capacità offensive di tre attaccanti di classe purissima come Stoudemire, Bargnani e, soprattutto, il già citato Anthony.

I Knicks avrebbero tra l’altro dovuto mostrare anche un gioco particolarmente organizzato, efficace e spettacolare, eventualmente supplendo a qualche carenza difensiva che era lecito attendersi da una squadra che nel DNA dei suoi protagonisti principali privilegia il gioco nella metà campo offensiva.

In questo senso, il mercato di inizio stagione è stato caratterizzato da un duplice scambio con i Dallas Mavericks, che ha portato nella Grande Mela il pivot Samuel Dalembert a protezione del canestro in sostituzione di Tyson Chandler ed il play Josè Calderon in sostituzione di Raymond Felton, giocatore con caratteristiche non affini al gioco di Fisher.

Dal draft inoltre New York aveva acquisito Cleantony Early, poi precocemente infortunatosi, ala piccola dotata di caratteristiche fisiche interessanti e capace di difendere oltre che di attaccare (benchè dimostratosi in seguito ancora non prontissimo per un immediato impatto nella NBA).

E’ facile quindi intuire che i Knicks, con potenziale quintetto titolare composto da Calderon, JR Smith, Anthony, Stoudemire e Dalembert (e con una second unit che poteva vantare elementi del calibro di Shumpert, Hardaway Jr., Bargnani) si siano presentati ai nastri di partenza non certo tra i favoriti per la vittoria finale della Eastern Conference, ma certamente tra le formazioni con i maggiori favori del pronostico per una partecipazione ai playoff 2015.

Tuttavia, le difficoltà nell’esprimere una chimica di squadra coesa e nell’applicazione di uno schema di gioco non certo banale come l’attacco a triangolo ed una serie di infortuni a catena (Bargnani mai realmente disponibile fino a gennaio-febbraio 2015, Stoudemire ad intermittenza, un ginocchio malconcio di Anthony, Calderon a mezzo servizio) hanno fatto sì che la stagione dei Knicks deragliasse ben prima della prima metà della regular season, cosa che ha portato la dirigenza prima a reclutare alcuni giocatori dalla D-League (Langston Galloway su tutti, peraltro rivelatosi una delle pochissime note “accettabili” dell’attuale stagione) e poi ad intavolare una serie di operazioni per lo “smantellamento” del roster a disposizione di Fisher e della riduzione del monte ingaggi, tra i più alti di tutta l’NBA, con le cessioni di Shumpert, Smith e Stoudemire ed il rilascio di Dalembert.

Il resto è storia nota: la squadra è ai margini della propria conference, occupando una posizione peggiore di quella dei Philadelphia 7ers, franchigia esplicitamente orientata alla ricostruzione sin dal mese di ottobre.

La domanda che tuttavia ai tifosi del team della Grande Mela viene spontaneo porsi è: potranno i Knicks ricostruire un roster vincente in tempi brevi e tornare ad essere una franchigia concretamente competitiva?

Certamente un campione come Anthony non gradirà restare per 3 anni consecutivi al di fuori della corsa playoff, così come la dirigenza e la tifoseria bianco-rosso-blu avranno perso la pazienza dopo aver visto la propria squadra comportarsi in maniera così negativa per due stagioni consecutive.

Le opzioni, tuttavia, non mancano.

LE CONFERME

Il roster attuale, pur in un momento di difficoltà, ha al suo interno uno dei migliori 5 attaccanti dell’intero panorama NBA, Carmelo Anthony, un giocatore in grado di segnare in ogni modo e da qualsiasi posizione; il rilancio di una franchigia ad alti livelli non può assolutamente prescindere dalla sua presenza in campo.

Con il fenomeno di Baltimore inoltre potrebbero essere confermati, per motivi diversi, altri giocatori: Galloway, per impegno e dedizione difensiva, Hardaway Jr., per la capacità di entrare a partita in corso e segnare punti dalla panchina, Early, come potenziale elemento del supporting cast, Bargnani (solo ovviamente ad un salario molto inferiore da quello da lui attualmente percepito) come lungo offensivo in grado di creare scompiglio in attacco a partita in corso.

Da italiano, credo sia importante dedicare ad Andrea un paragrafo in particolare, in quanto se è ormai evidente che dal punto di vista difensivo egli non sia certamente un giocatore in linea con gli standard NBA, dal punto di vista offensivo rimane uno dei giocatori più completi e difficile da marcare, capace di colpire con buone percentuali da 3 punti così come di costruirsi un tiro spalle a canestro.

Per il completamento della rosa poi, è necessario esplorare tre opzioni.

Il DRAFT

I Knicks avranno certamente una buona chiamata nel 2015, e potrebbero anche riuscire a chiamare il vero fenomeno del draft 2015, il lungo Jahlil Okafor, giocatore capace di avere un impatto NBA già dalle sue prime apparizioni.

Oltre a lui comunque, vi sono altri giocatori di sicuro interesse (Towns, Mudiay, Russell, su tutti) che potrebbero migliorare la qualità complessiva della compagine di coach Fisher. Il draft tuttavia è sempre un’incognita, sia per il livello a cui la chiamata di una franchigia può arrivare, sia per l’impatto che i giocatori chiamati potranno avere nell’economia di squadra.

Da questo punto di vista pertanto è possibile dire che certamente i Knicks disporranno di un giovane interessante nel prossimo campionato, ma verosimilmente l’upgrade alla franchigia newyorkese arriverà da altri movimenti…

I FREE AGENTS

Come ogni anno, sono numerosi i giocatori in scadenza di contratto per la stagione successiva e, vista la carenza del roster della Grande Mela, in ogni posizione è possible trovare elementi di certo interesse.

La disponibilità economica dei Knicks per la prossima stagione, liberatasi dai mega contratti di Stoudemire (21,4 milioni) e Bargnani (11 milioni), ma anche di quello di Smith (6 milioni) e Shumpert (2,7 milioni) potrà permettere almeno un maxi contratto e due-tre contratti medio-alti per giocatori che potranno cambiare il volto della squadra.

In ottica di puro “fantamercato”, tenendo però presenti le reali necessità della squadra (difesa e solidità complessiva) e andando in parte contro la logica che impone di acquisire gli elementi di maggior notorietà sul mercato in quanto già “star consolidate”, i nomi che mi sentirei di suggerire, anche valutando la disponibilità economica della franchigia, sono quelli del centro Marc Gasol, dell’ala grande Paul Millsapp e della guardia Wesley Matthews.

I tre sono principalmente uomini squadra, giocatori capaci di mettere in secondo piano il proprio ego in favore dell’equilibrio e dei risultati del gruppo oltre che essere elementi solidi, costanti, tra i migliori nel loro ruolo, in grado di difendere efficacemente e con un importante bagaglio offensivo.

Non avanzerei quindi offerte su elementi come Rondo, Hibbert, Monroe, giocatori dal grande appeal e tecnicamente validissimi, ma non in grado di lavorare efficacemente per il gruppo e di mettere in secondo piano la propria forte personalità, e nemmeno su giocatori come Leonard, Butler, Green che essendo restricted free agents potrebbero scatenare aste per l’innalzamento del livello salariale tali da impedire l’acquisizione di altri elementi di valore oggi necessari per una ricostruzione completa della rosa newyorkese.

 Le TRADE

I Knicks possono liberare spazio salariale ulteriore scambiando il play spagnolo Josè Calderon: egli è certamente un ottimo passatore, gestore di gioco e tiratore da tre punti, ma ha spesso dimostrato di soffrire in fase difensiva contro giocatori atletici ed aggressivi, oltre a non aver di fatto mai guidato un team in grado di poter lottare costantemente ad alti livelli.

In questo senso quindi, potrebbe essere interessante intavolare una trade per scambiare lo spagnolo con altri giocatori di rotazione e, in questo senso, le opzioni potrebbero certamente essere molteplici: quella che ci sentiamo di suggerire è Darren Collison, giocatore fisicamente veloce e dinamico in campo, buon difensore e tiratore da tre nella media. E, non da poco, con un contratto in grado di non sforare il salary cap complessivo.

Ipotizziamo un quintetto composto da Collison, Matthews, Anthony, Millsapp e Gasol, con Hardaway ed Okafor principali elementi in uscita dalla panchina.

Questo quintetto è sulla carta un gruppo in grado di esprimersi sin da subito ad alti livelli, con giocatori in grado di lavorare in modo efficace in entrambe le fasi del gioco e con individualità tali da poter vincere partite anche contro le formazioni più attrezzate di entrambe le conference. Inoltre, ciascuno di loro sarà motivato a vincere il proprio primo anello, cosa che contribuirà al processo di creazione del gruppo e che lo faciliterà non poco.

Da ultimo, è necessario chiedersi a chi dovranno essere affidate le redini della squadra.

A parere di chi scrive, la guida tecnica dovrà essere confermata a coach Fisher: egli, uomo di grande autorevolezza in campo, avrà dalla sua sia il supporto (più o meno pubblicizzato) di Phil Jackson, sia un anno di esperienza vissuta in una stagione difficile, cosa che lo porterà a fare tesoro delle criticità riscontrate ed a porre le basi per una stagione migliore.

Ad ulteriore rinforzo della sua posizione, vanno ricordate le parole espresse a più riprese da Kobe Bryant, uno dei più grandi estimatori dell’ex playmaker, che ne ha sempre lodato la capacità di fare la scelta giusta sotto pressione.

Egli inoltre, campione per ben 5 volte con i Los Angeles Lakers da giocatore, è senza dubbio un elemento in grado di insegnare ai propri giocatori come gestire in modo efficiente la corsa ai playoff e l’atteggiamento giusto con cui affrontare l’intensità di tali gare.

In sostanza quindi, pur dovendosi mettere alle spalle un anno estremamente difficile come quello appena trascorso, i New York Knicks possono paradossalmente guardare al futuro con un moderato ottimismo, purchè sin da ora mettano all’opera scout ed agenti in grado di lavorare alla costruzione delle basi della franchigia del prossimo anno: partendo dalle poche, ma solide, certezze emerse da quest’anno, le opportunità per una ricostruzione veloce ed efficace non mancheranno di certo nell’estate 2015.

Sarà tuttavia importante evitare un’altra sessione di mercato alla ricerca esclusiva di grandi nomi utili principalmente da un punto di vista mediatico, ma tecnicamente fini a sé stessi e non in grado di portare alcun beneficio alla franchigia da un punto di vista strutturale e dello sviluppo futuro.

 

Post By daviza (3 Posts)

Davide, ingegnere bergamasco di 30 anni; ha due idoli sportivi, Tim Duncan e Paolo Maldini. Si è avvicinato al basket NBA grazie alle gesta di Shaquille O'Neal e Allen Iverson, per poi diventare presto tifoso dei San Antonio Spurs.

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2 thoughts on “New York Knicks: ripartire da un fallimento

  1. Ciao Davide, secondo te quali di questi talenti potrebbero giocare in NBA? Rochestie, Maryanovic, Teodosic, Seems o Seems?

    • Ciao RiccardoDarkKnight,
      credo che Teodosic sia un gran giocatore e, tra quelli che hai citato, è l’unico che mi piacerebbe vedere in NBA. Se penso ad esempio ai Sixers di oggi, dopo la cessione di Carter-Williams, un play come lui farebbe comodissimo. Sugli altri non credo che potrebbero trovare grande spazio in NBA: Weems ci ha provato dopo il draft, senza successo, a Toronto; Marjanovic sta disputando quest’anno una stagione ad alti ad alti livelli, ma temo che nel gioco NBA potrebbe incontrare più difficoltà di quelle che incontra in Europa. Rochestie è un ottimo giocatore, ma non credo a livello NBA. Tieni anche presente che a volte l’NBA non ha valorizzato giocatori come Navarro o Spanoulis, o anche il nostro Datome -che avrebbe potuto avere molti più minuti a Detroit- segno che comunque non sempre il salto in NBA può non funzionare per demeriti tecnici individuali, così come ci sono giocatori di rotazione in NBA che in Europa farebbero panchina.

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