I Playoffs sono sempre l’apogeo della stagione NBA, ma quest’anno, al termine di una stagione molto incerta e appassionante, tra squadre ambiziose, franchigie che sperano di sorprendere, ed un livello medio molto alto, l’attesa si è fatta spasmodica, e lo si capisce dai commenti dei fans, ma anche tra le righe dei columnist americani più scafati.

Le favorite di Eastern e Western sono franchigie inedite a questi livelli, che hanno espresso un basket fantastico nel corso di tutta la stagione (Golden State ha vinto 67 partite, Atlanta 60), ma non ci sono solo loro e i Playoffs saranno irti d’insidie nascoste. Molti commentatori ancora conservano alcune perplessità su Warriors e Hawks, forte figlie del passato poco glorioso delle due squadre, piuttosto che da quel che hanno fatto, sera dopo sera, per 82 partite.

Se per gli Hawks il principale ostacolo dovrebbe essere Cleveland, ad Ovest il novero degli sfidanti è folto, dai redivivi Spurs, ai Rockets, passando per Memphis e i Clippers, senza trascurare del tutto Mavs e Blazers.

Oltre a capire chi vincerà, ci si chiede anche come lo farà; il pace offensivo rimarrà così alto, o ci si adeguerà alla consuetudine che vuole il basket di post-season più lento e ragionato?

Non vediamo motivi per i quali squadre come Warriors o Hawks (anche gli Spurs, a ben vedere) dovrebbero adeguarsi ad un ritmo più lento, che favorirebbe i loro avversari, e siamo convinti che il ritmo resterà tendenzialmente alto anche nei Playoffs.

Passiamo quindi in rassegna le serie del primo turno, che inizierà nella notte di sabato, dalle 21:30 ora italiana.


ATLANTA (1) v. BROOKLYN (8)

Il parziale stagionale recita 4-0 in favore degli Hawks (con 17.2 punti di scarto), e anche Lionel Hollins, con apprezzabile realismo, ha detto che “Non abbiamo nessun vantaggio, contro gli Hawks”, preludio a una serie destinata a chiudersi rapidamente.

I Nets hanno buone individualità (alle quali Atlanta può contrapporre Millsap, Teague, Korver e Horford, in aggiunta ad un sistema eccellente) ma sono una squadra troppo fragile e difensivamente mediocre per poter pensare di mettere i bastoni tra le ruote dell’ingranaggio di coach Mike Budenhlzer, una maccanismo perfetto che costruisce grandi tiri senza bisogno di far leva sulle stelle e che vanta una difesa troppo spesso negletta dai commentatori.

I Nets ripongono le loro speranze in Brooke Lopez, che nelle ultime 16 si è avvicinato ai 24 punti e 10 rimbalzi di media, e che potrà sfruttare l’unica, parziale debolezza della difesa degli Hawks. Difficilmente potrà bastare per mettere un argine allo strapotere offensivo di Atlanta.

CLEVELAND (2) v. BOSTON (7)

Serie sbilanciata ma interessante, che vede contrapposte la Cleveland di Kyrie Irving, Kevin Love (entrambi esordienti) e LeBron ai Boston Celtics, che hanno chiuso la stagione alla grande. James e compagni sono nettamente favoriti contro un club che non ha raggiunto il 50% di vittorie, ma, come ha detto Blatt “Boston è una squadra molto, molto buona; ben allenata, affamata, ambiziosa”.

I C’s non hanno il talento per battere i Cavaliers, ma li costringeranno a giocare con intensità, anche grazie alla loro rotazione a quattro guardie (Thomas, Bradley, Smart e Turner).
Nota a margine, sarà interessante seguire la battaglia tra due allenatori con diverso background e pedigree come Brad Stevens e David Blatt, entrambi all’esordio nei Playoffs NBA, in una serie che si annuncia molto tattica.

Boston proverà a scombinare la difesa dei Cavs con la velocità degli esterni e a contrapporre Sullinger a Tristan Thompson; non dispone però del tiro da fuori che servirebbe per aprire l’area, mentre Cleveland ha dalla sua le individualità di James e Irving, che dovranno aprire in due la difesa di Boston, esponendone i limiti interni, mentre sul perimetro, si preannuncia scoppiettante il duello tra i due mastini Bradley-Smart e Kyrie Irving. Siamo inoltre curiosi di scoprire se, ora che il gioco si fa duro, Love perderà minuti o se Blatt lo terrà in campo.


CHICAGO (3) v. MILWAUKEE (6)

Sotto la guida di Jason Kidd i Bucks sono migliorati esponenzialmente, hanno raggiunto quota 41 vittorie, sono futuribili, ma, per il momento, non dovrebbero costituire un problema insormontabile per una squadra esperta e rodata come i Bulls, anche nell’edizione un po’ balbettante di questo 2014-15, vissuta tra infortuni e la difficile convivenza tattica (difensiva) di Gasol e Noah.

Il principale vantaggio di Giannis Antetokounmpo e compagni consiste nella freschezza atletica, elemento non secondario quando si affronta una squadra piena di giocatori acciaccati (da Gibson a Rose, passando per Joakim Noah e l’importantissimo Kirk Hinrich) e dalle imperfette rotazioni difensive.

Tuttavia è difficile immaginare che basti questo per sconfiggere un nucleo che vanta centimetri, esperienza, ed è ben allenato da coach Tom Thibodeau. Tuttavia, il talento di Michael Carter-Williams, la tigna di Zaza Pachulia, il tiro di Jared Dudley e Khris Middleton potrebbero prolungare la serie.

Sarà interessante seguire il match-up tra i due stretch-four, Ilyasova e Mirotic. Se uno dovesse prevalere nettamente sull’altro, gli equilibri tattici della serie potrebbero cambiare bruscamente. Più che uno spettacolo per esteti, questa serie sarà una pugna feroce tra giovani leoni e veterani orgogliosi.

TORONTO (4) v. WASHINGTON (5)

Il duello tra le incompiute potrebbe essere quello più incerto di tutta la Eastern Conference, complice il tracollo dei Raptors, e l’imprevedibilità di una squadra discontinua, ma di grande talento come i Wizards di Wall e Beal.

Toronto ha un grande attacco, Washington una grande difesa, e di solito si dice che nei Playoffs vince chi toglie i canestri all’avversario, frase un po’ retorica, da prendere con le pinze, ma che non è del tutto campata in aria, soprattutto in una serie come questa.

Washington è avvantaggiata nel settore lunghi (con Nene’ e Gortat contrapposti a Valanciunas e Amir Johnson) e nella qualità complessiva dello starting-five, mentre Toronto ha una panchina nettamente più lunga. Merita attenzione la sfida tra i due back-court e nello specifico, tra Kyle Lowry e John Wall, e che ci dirà qualcosa di più su quanto valgono veramente.

La favorita? Probabilmente Toronto, perché ha più panchina e forse anche più equilibrio in spogliatoio, ma sarà una serie lunga, nella quale potranno alternarsi come protagonisti i vari Beal, DeRozan, Pierce.


GOLDEN STATE (1) v. NEW ORLEANS (8)

Anthony Davis e i Pelicans hanno conquistato l’accesso ai Playoffs battendo San Antonio e chiudendo la porta ai Thunder, guadagnandosi così un battesimo del fuoco di tutto rispetto, contro i Warriors titolari di una Regular Season memorabile per continuità di risultati e gioco espresso, chiusa con uno strabiliante 67-15.

Per quanto Davis sia un giocatore inaudito (e forse, anche sottovalutato, visto quanto poco se ne parla), è difficile immaginare un up-set. Golden State è una macchina da guerra, profonda, talentuosa e ben allenata.

I Pelicans sono una squadra discreta, con buone individualità sul perimetro (Tyreke Evans, Ben Gordon, Jrue Holiday, che dovrebbe uscire dalla panchina) e un fenomeno come Davis, ma la difesa è tra le peggiori della NBA, e per battere i Warriors potrebbe non bastare nemmeno una serie clamorosa del ventiduenne Monociglio, che sarà marcato da Draymond Green nell’unico miss-match favorevole alla franchigia della Louisiana.

New Orleans attacca in modo asfittico, e questo faciliterà il compito dell’eccellente difesa dei Warriors, mentre l’attacco dei Dubs dovrebbe fare il resto, senza bisogno di particolari eroismi da parte di Steph Curry o Klay Thompson.


HOUSTON (2) v. DALLAS (7)

Derby texano al primo turno. I Mavs non vengono dalla stagione che sognavano (soprattutto dopo aver aggiunto al mix Rajon Rondo, illudendosi d’esser diventati una contender), ma sono ugualmente un cliente scomodo, espertissimo, ben allenato da Rick Carlisle, , e pronto ad approfittare di qualsiasi scivolone da parte dei ragazzi di Kevin McHale.

La serie orbiterà attorno al deus-ex-machina dei Rockets: il Barba è stato capace di tenere la squadra in linea di galleggiamento in contumacia Dwight Howard (e Terrence Jones), e, con una zampata finale, di conquistare addirittura la seconda piazza ad ovest.

Dallas non è strutturalmente adatta a contenere una guardia veloce e con taglia come James Harden, oltretutto bravissimo a pescare il fallo sia del proprio diretto marcatore che del difensore in aiuto (e con Dirk, non è che ci voglia poi molto).

Senza una serie particolarmente ispirata da parte di Tyson Chandler, e un esterno a scelta che riesca a limitare Harden, difficilmente i Mavs potranno ambire a passare il turno, posto che le due squadre sono separate da appena sei vittorie in Regular Season. La serie coincide anche con il ritorno a Houston di Chandler Parsons, uno dei motivi dell’acceso contendere tra Morey e Cuban (gli altri furono Dirk e Dwight).

Oltre a questo, ci sono tanti temi interessanti, come la sfida tra i due big-men difensivi più celebrati degli ultimi anni, vale a dire Howard e Tyson Chandler, la probabile sfida tra Rondo (che i Mavs si augurano sia in versione-Playoffs) e Harden, due che non fanno prigionieri. E poi, già, ci sarebbero anche Dirk Nowizki, Trevor Ariza, Jason Terry.
È probabile vittoria dei Rockets, ma se Harden non dovesse dominare, la serie potrebbe diventare assai lunga.

LOS ANGELES (3) v. SAN ANTONIO (6)

Gli Spurs hanno accarezzato il sogno del colpo gobbo, sfiorando il secondo posto, dopo una stagione tutt’altro che esaltante, e che si spiega guardando la carta d’identità dei Big Three, e con l’annata travagliata di Kawhi Leonard.

Incontreranno i Clippers, che hanno chiuso 14-1 la stagione regolare. Entrambe le squadre arrivano ai Playoffs nel loro miglior momento, regalandoci una grande sfida al primo turno, che vede contrapposti Doc Rivers e Greg Popovic, Tony Parker e Chris Paul, Blake Griffin e Tim Duncan.

Per fermare l’attacco degli Spurs, servirà la miglior difesa dei Clippers, che, nonostante un asse play-pivot teoricamente eccellente, non sempre è all’altezza delle proprie individualità. Inoltre, grazie a Leonard, San Antonio è pronta ad attaccare Los Angeles dallo spot che, storicamente, gli fa difetto, cioè l’ala piccola.

Tim Duncan, che viene da una stagione difensiva eccellente, proverà a complicare la vita a Griffin, straordinario passatore dal pinch-post e unico creatore di gioco dei Clippers, tolto Chris Paul, che sarà marcato da Kawhi.

Los Angeles ha ovviamente il vantaggio del fattore campo, ma i suoi ben documentati problemi strutturali (la pericolosità di Matt Barnes, oltre ad una certa erraticità) fanno pendere l’ago della bilancia in favore degli Spurs, più completi (che Splitter sia o meno disponbile) e abituati a gestire la pressione dei Playoffs.


PORTLAND (4) v. MEMPHIS (5)

Serie tra due squadre che hanno finito in calando (complici gli infortuni) ma non per questo meno interessante. Fino all’infortunio di Robin Lopez, Portland era una contender silenziosa, poi l’infermeria s’è riempita (infortunio al dito della mano con cui tira per LaMarcus Aldridge, Wesley Matthews s’è rotto il tendine d’Achille, e Dorell Wright si è fratturato una mano).

Se non altro, il GM Neil Oshley aveva nel frattempo ottenuto Arron Afflalo, che nei piano doveva essere il leader della second-unit, e che invece reciterà un ruolo maiuscolo, ma è chiaro a tutti che i Blazers non sono la squadra di qualche mese fa, visto che lo stesso Arron, McCollum e Batum, sono tutti in dubbio per Gara 1.
Invece Memphis ha recuperato in extremis Marc Gasol, ma peseranno le probabili assenze di Mike Conley e Tony Allen (clamorose personificazioni di apollineo e dionisiaco, razionalità e istinto).

Damian Lillard sarà chiamato ad attaccare dal primo all’ultimo minuto, per sfruttare l’eventuale assenza di Conley, o la sua forma precaria. Se invece Mike dovesse rientrare al meglio, il loro sarà un duello per palati fini.

Memphis avrebbe gioco facile nel vincere la serie, se non fosse, a sua volta, una squadra in difficoltà; dopo l’arrivo di Jeff Green a metà stagione, gli uomini di Joerger non sono più stati gli stessi.

Lungi dal voler incolpare il povero Green, sembra che il suo arrivo abbia destabilizzato gli equilibri interni alla squadra, attraversata da un’involuzione evidenziata dallo slump di Carter e Curtney Lee, dalla mancanza d’aggressività di Marc Gasol, e dall’irrequietudine di Tony Allen, il giocatore-barometro del club.

Le panchine non sono strepitose, ma, con Udrich, Calathes, Koufos (ed eventualmente Green, quando rientrerà Tony Allen), è evidente che la second-unit dei Grizzlies ha più qualità rispetto al pino dei Trail Blazers, falcidiati dagli infortuni.

Memphis è favorita, perché, con tutti i suoi problemi, ha l’opportunità di recuperare i titolari e in più ha il fattore-campo, che in una serie lunga può diventare addirittura decisivo.

Ed ora, dopo tante chiacchiere e tanta attesa, non resta che mettersi comodi, cedere la parola al campo e ai suoi protagonisti, e godersi lo spettacolo impagabile dei Playoffs NBA!

Post By Francesco Arrighi (97 Posts)

Giurista in erba (qualsiasi cosa ciò significhi), seguo la NBA dal lontano 1997, quando rimasi stregato dalla narrazione di Tranquillo & Buffa, le due persone alle quali, cestisticamente parlando, sento di dovere quasi tutto; una volta mi chiesero: "Ma come fai a saperne così tante?" Un amico rispose per me: "Se le inventa".

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3 thoughts on “NBA Playoffs, Primo turno: Preview

  1. Atlanta – Brooklin 4-1
    Cleveland – Boston 4-0
    Toronto – Washington 4-3
    Milwaukee – Chicago 2-4

    Golden State – New Orleans 4-1
    Houston – Dallas 4-2
    Portland – Memphis 2-4
    San Antonio – Los Angeles 4-3

  2. Mmmhh..per me passano Atlanta, Cleveland (ma senza sweep), Washington e Chicago. Ad ovest, concordo su tutto, inclusi i risultati

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