Beanie Wells, uno dei migliori della Week 12

Rubrica impostata sulla forma standard, con 3 top ma solo 2 worst: è stata una settimana nella media e non mi sono sentito di dar più di due bocciature piene.

TOP 3

New Orleans Saints

La prestazione extralusso del Monday Night porta di diritto i Saints tra i top della settimana: una vittoria, quella contro i Giants, ottenuta praticamente senza colpo ferire e con il convincente risultato di 49-24. Risultato, questo, che permette alla franchigia della Louisiana di mantenere intatto il proprio vantaggio all’interno della NFC South e di candidarsi legittimamente come seconda forza della NFC, dietro solamente agli inarrestabili Packers, vincenti (ovviamente) anche questa settimana. Anche i 49ers, che pur mantengono un record migliore, non hanno, a mio avviso, una completezza di attacco simile a quella di Brees e compagni.

Proprio de Brees partiamo nel trovare i giocatori che più si sono distinti nell’ultima partita: il QB dei Saints ha chiuso con 24/38, con 363 yards e 4 TD, trovando due volte a testa Jimmy Graham, spettacolare, e Lance Moore, ed ha portato il suo score stagionale a 3689 yards e 27 TD. Grande contributo è giunto questa volta anche dalle corse, portatrici di 205 yards e 3 TD, ad opera dello stesso Brees, di Pierre Thomas e di Mark, Ingram, sempre più convincente ed a suo agio nel mondo NFL. Con prestazioni di questo livello ed un calendario molto abbordabile, i playoff sono praticamente cosa fatta.

Beanie Wells

Con Kevin Kolb sempre fuori infortunato e John Skelton riconfermato in cabina di regia seppur dopo la per nulla convincente prova di San Francisco, i Cardinals non erano partiti bene neanche contro i fanalini di coda Rams, sovrastati nel primo tempo per 10-3. Ma il problema a Saint Louis porta il numero 26 ed ha un nome ed un cognome: Beanie Wells. Il RB di Arizona setta il record di franchigia con 228 yards corse, segna 1 TD, porta la squadra alla vittoria per 23-20 prima di uscire per il solito ricorrente problema al ginocchio che già lo ha limitato in settembre ed ottobre.

La vittoria dei Cards permette loro di raggiungere un record di 4-7, ma soprattutto di prendere nuovamente contatto con i Seahawks (sconfitti in casa da Washington) al secondo posto in division, per quanto possa ancora contare vista la distanza dalla testa. Chiaramente la prestazione di Wells è il record per quanto riguarda la sua breve carriera, superando le 138 yards corse contro i Giants ad inizio campionato: consideriamo ovviamente che la difesa dei Rams non era il test più probante, ma andando avanti così Beanie potrà togliersi diverse soddisfazioni.

New England Patriots

Ok, battere gli Eagles di questo periodo può sembrare cosa abbastanza comune, ma la nettezza con cui New England è venuta a capo di Philadelphia mette a tacere alcune critiche giunte nell’ultimo periodo sui Patriots, accusati di non avere più la brillantezza di alcuni anni or sono e di non poter combattere più per il più prestigioso dei traguardi. Il record di 8-3 e le contemporanee controprestazioni di Jets e Bills mettono abbastanza in tranquillità i Pats in un discorso divisionale, ed anche il discorso della settimana di bye sembra alla portata, visti e considerati livello attuale e fortuna di Oakland e Houston.

Partiamo però dalla cosa che non ha funzionato e che risponde ad un precisissimo reparto, la difesa: questa continua a languire in fondo alle classifiche di reparto e c’è da ammettere che concedere 400 yards a questo Vince Young non è impresa che è successa a molti. Ma la solidità di Brady, unita alla qualità di ricevitori come Gronkowski, Welker e Branch ha permesso a New England di giungere ad una schiacciante W. Da segnalare anche la prestazione di BenJarvus Green-Ellis, autore di sole 44 yards, ma dei primi due TD di squadra, che hanno permesso il sorpasso su una Philadephia che era già scappata sul 10-0.

MENZIONE D’ONORE

Oakland Raiders

Vincitori contro i Bears, i Raiders continuano la loro caracollante corsa in testa alla sempre incerta AFC West, mantenendo una partita di vantaggio sui Broncos e distanziando ormai di parecchio Chiefs e Chargers, cadute di giornata. Nel successo 25-20, oltre alla difesa, in grado di pizzicare 3 volte Henie, QB di Chicago impreciso e troppo al limite, menzione particolare a Sebastian Janikowski: il kicker mette a segno 19 dei 25 punti di squadra ed insieme al punter Shane Lechner si candida al ruolo di accoppiata degli special team più determinante della lega.

Ryan Mathews

Considerato spesso troppo fumble prone dall’head coach Norv Turner, il RB dei Chargers di essere l’unico corridore di un certo livello al momento a roster in quel di San Diego: con 137 yards in 22 portate Mathews è l’ultimo ad arrendersi ai Broncos, che espugnano il Qualcomm Stadium e si allontanano in division, probabilmente escludendo quasi definitivamente, come vedremo, gli stessi Chargers dalla postseason. Si spera che con una prestazione di questo tipo anche il coaching staff si accorga di lui, mentre resta il dubbio che se fosse stato lui e non Tolbert a portare palla nell’ultimo gioco di SD prima del FG sbagliato, saremmo a parlare di un’altra partita.

WORST 2

San Francisco 49ers

Inserire la propria squadra preferita tra i peggiori della settimana può risultare anche facile per un tifoso, per sua natura perennemente insoddisfatto di ciò che offre la sua squadra e sempre alla ricerca di nuove imprese dei suoi beniamini. Sarà che siamo abituati bene quest’anno, ma la sconfitta 16-6 contro i Ravens, che poteva essere un passivo accettabile se non lusinghiero nelle passate stagioni, lascia l’amaro in bocca, per una partita praticamente non giocata e sempre in balia dell’avversario. Ma da queste sconfitte, si sa, qualcosa si può imparare e la lezione potrà risultare utile tra qualche settimana.

Prima nonchè principale indagata della sconfitta è la linea offensiva, che ha concesso ai Ravens di mettere 9 volte le mani addosso a Smith, il quale ovviamente non ha poi avuto il tempo di lanciare come avrebbe voluto e si è pure fatto intercettare una volta. Non è, per me, un caso che questa prestazione sia arrivata in contemporanea all’infortunio di Adam Snyder e al congiunto ingresso in campo di Chilo Rachal. Da quando la OL dei Niners non giocava così male? Dal primo tempo della vittoria contro gli Eagles: chi c’era in campo? Ovvio, Rachal. D’ora in avanti, solo Pittsburgh è sfida più complicata mentre le quattro restanti sfide divisionali possono portare tranquillamente in post season.

La sfiga degli Houston Texans

Finalmente a Houston si era sbloccato Schaub, QB preciso e resistente, e finalmente per i Texans si sperava nei playoff: ottimo, quest’ultimo si lesiona i legamenti di Lisfranc (che probabilmente neanche sapeva di avere) e finisce in IR, con la prospettiva di vedere il terreno di gioco solo il prossimo anno e solo a seguito di un’operazione al piede destro. Bene, ma non benissimo: però c’è Matt Leinart, altro QB che sa il fatto suo, con un passato altalenante ad Arizona ma con l’esperienza per gestire un vantaggio di partite relativamente solido per portare Houston per la prima volta ai playoff. Ma anche quest’ultimo non è fortunato: due partite, clavicola rotta e via.

Chi o che cosa resta a Houston? Innanzitutto T.J. Yates, QB draftato quest’anno da North Carolina al quinto giro, che ha concluso molto dignitosamente la vittoria della settimana contro Jacksonville, intanto è stato firmato Kellen Clemens, ex backup di Sanchez ai Jets e onesto possibile mentore del sopracitato Yates. Ma l’infortunio di Leinart ha costretto i Texans ad un’altra firma, quella del vecchio Jack Delhomme, esperienza assoluta, che avrà il compito di fungere da backup di lusso a Yates, anche in ottica di insegnamento. L’unica cosa sicura è che d’ora innanzi non c’è niente di sicuro.

DAMNATIO MEMORIAE

Blaine Gabbert

Dei tre rookie QB che da inizio stagione hanno potuto prendere in mano una squadra (lui, Dalton e Newton), il draftato da Missouri sembrava il meno pronto allo sbarco tra i pro, ed il campo ha confermato la previsione, con il QB dei Jaguars finito forse anche dietro a Ponder nelle gerarchie dei teorici migliori. Diversi fattori a sua discolpa, da una squadra non competitiva per molte vittorie, ad un coach poco affine con la fase offensiva (e recentemente licenziato) al peso di sostituire Garrard come faro della franchigia a pochi giorni dalla partenza della stagione, ma con queste attese, ci si aspettava qualcosa di più.

San Diego Chargers

Dove sono finiti i Chargers che da anni macinavano vittorie, si proponevano con costanza per la vittoria in AFC West e si giocavano quasi in ogni anno da inizio millennio i playoff? E’ probabilmente quello che si chiede ogni supporter dei Chargers, alle prese con una squadra senza più un quel piglio combattivo che era temuto da tutti, con un head coach, Norv Turner, che non sempre azzecca le scelte e accetta le critiche ed un Rivers tanto, troppo impreciso rispetto al passato. Sembra la fin di un’epoca, e come tale sono necessari per tornare a dei nuovi fasti.

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Andrea Cornaglia, classe ’86, profonda provincia cuneese, si interessa al football dal 2006, prendendo poi un’imbarcata per il mondo dei college dal 2010: da lì in poi è un crescendo di attrazione, inversamente proporzionale al numero di ore dormite al sabato notte

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One thought on “NFL Week 12 – Top & Worst

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