L'esultanza di Dustin Brown

Sesta vittoria esterna consecutiva per Los Angeles, che sbanca con merito Phoenix (4-2 il finale) e adesso conduce la serie delle Finali di Conference per uno a zero. Coyotes mai avanti nel punteggio e schiacciati dalla pressione dei nero-viola: 48 tiri al termine della gara. Per i californiani, è la nona vittoria in dieci gare di playoff.

Quick start

Alla Jobing.com Arena gli ospiti partono subito forte. “Sapete che i Coyotes hanno vinto entrambe le gare inaugurali in casa”, ha detto Darryl Sutter ai suoi giocatori prima che essi scendessero sul ghiaccio. In realtà, anche i Kings hanno sempre conquistato i loro incontri d’apertura, sia nella serie contro i Canucks sia in quella contro i Blues, in trasferta. Se dovessero arrivare in finale a giocare per la Stanley Cup, quale che sia l’avversario tra New York e New Jersey, lo svantaggio nel fattore campo è certo (i Kings hanno terminato ottavi nella Conference, Rangers e Devils primi e sesti rispettivamente a Est). Intanto, anche con lo sfavore dei pronostici (against all odds, direbbero gli esperti americani), sono tre su tre negli esordi dei vari round.

Il messaggio di Sutter è apparso chiaro agli skater della Città degli Angeli, come testimonia il numero delle conclusioni diretto verso le porte avversarie: 17 a 4 a favore di L.A. Eppure, dopo venti minuti il punteggio è fermo sul pareggio.

Avanti grazie a un centro di rovescio di Kopitar a meno di quattro giri di lancetta dall’inizio, i re della California si sono fatti raggiungere nel modo più improbabile possibile. Conclusione dalla red line, vale a dire dal centro del campo di Morris, e disco che sorprende Quick: il puck passa accanto al suo gambale destro e s’insacca in rete, per la gioia dei supporter dell’Arizona.

“Il disco è saltato sul ghiaccio, ha fatto un rimbalzo strano e non c’è stato niente da fare”, ha dichiarato alla fine il portiere. “Puoi solo resettare e prepararti per il prossimo tiro, ecco tutto”.

È forse il primo vero errore in post-season per il numero 32. Dall’altra parte, Smith è stato superlativo a opporsi a un tiro ravvicinato di Jeff Carter, dopo aver respinto una conclusione dall’altro lato della porta, appena due minuti il gol del vantaggio ospite. Sarebbe stato un colpo forse duro, ma il risultato non sarebbe stato bugiardo.

Lo status quo non cambia

Il goalie ospite si supera invece in apertura di secondo periodo su un tiro a botta sicura di Brule dopo un’azione confusa sulla balaustra dietro alla porta da lui difesa. Passano pochi minuti e i compagni raddoppiano. Azione di due contro uno condotta sulla destra di Richards. Conclusione del numero 10, respinta. Sul disco è rapido Dwight King (nomen omen) a insaccare nel più classico dei tap-in.

Quick è meno impegnato del “collega”; a ogni modo quando deve intervenire – per esempio sul tiro dalla zona d’ingaggio sinistra di Vermette, destinato al sette opposto – lo fa con grande abilità. Il problema di Jonathan, semmai, è l’”ordinaria amministrazione”. A due minuti dal termine, il numero 32 blocca con la stecca un disco sulla destra della porta per servirlo a un compagno. Il netminder non si accorge però dell’arrivo di Morris, ancora lui, il quale fa correre il disco lungo la balaustra per Doan, passaggio al centro per Boedker e il due pari è servito.

A venti minuti dal termine, la gara è ancora in equilibrio.

Decide il capitano

Dustin Brown, ala destra, ventisettenne originario di Ithaca (New York), è all’ottava stagione con i nero-viola, con cui ha disputato anche le ultime tre edizioni dei playoff. Mai come adesso, però, il numero 23 – divenuto anche “C” della squadra” – era risultato così decisivo. Un gol e un assist in entrambe le scorse edizioni, terminate con due uscite al primo turno, ben sette e sei nelle dieci gare sin qui disputate quest’anno, con i round di post-season che sono già tre.

Anche in gara-1 a Phoenix la prima scelta dei Kings del 2003 è stato decisivo, con un tiro a tu per tu con Smith che non ha lasciato scampo al numero 41 dei Desert Dogs. Pregevole l’assist di Voynov (primo in assoluto a stagione regolare finita per il giovane russo) dalla zona destra della retroguardia. Un passaggio che ha aperto il campo a Brown, lasciandolo libero di colpire.

Phoenix, sotto nel punteggio a meno di diciotto minuti dal termine, attacca come mai fatto sinora. Quick è impeccabile a opporsi, mentre sulle ripartenze ospiti Smith deve impegnarsi per non rendere il passivo ancora più pesante.

A meno di sessanta secondi dal termine, il goalie torna in panca per concedere un uomo d’attacco in più ai biancorossi. Riconquistato il disco, King ha però modo di realizzare la personale doppietta, segnando nella porta sguarnita.

High hopes

Le performance di Los Angeles, testa di serie numero otto mai sconfitta in trasferta e vittoriosa in nove occasioni su dieci, continuano a impressionare, ma sorprendono sempre meno. La squadra costruita da Sutter appare solida e ha buone possibilità di conquistare la Stanley Cup, qualora dovesse superare Phoenix. I Rangers, seppur quasi inattaccabili in stagione regolare, o i Devils del veterano Brodeur, sono avversari temibili, ma alla portata.

I Coyotes possono ancora ambire alla conquista della serie e chissà oltre, a patto che riescano a limare alcune lacune in difesa che hanno portato la squadra a dover spesso subire il gioco d’attacco delle formazioni rivali. Non a caso, in dieci gare su dodici il team dell’Arizona ha ricevuto più tiri di quelli che ha prodotto in avanti. In tre occasioni, verso la porta di Smith sono arrivate 45 conclusioni o più. Due casi su tre hanno prodotto una sconfitta. Inoltre, Phoenix non incassava quattro reti in una singola gara dalla seconda partita contro Chicago, sempre alla Jobing.com Arena, al primo turno.

Il portiere dalla maschera di Wile E. Coyote è stato sin qui bravo a limitare i danni, ma non sempre può bastare. Lo dimostra gara-1 della Finale di Western Conference.

“Non siamo stati in gara”, ha affermato alla fine coach Dave Tippett, aggiungendo anche di essere stati inferiori “sotto ogni aspetto del gioco”.

La serie è ancora lunga. I Desert Dogs hanno subito la possibilità di pareggiare la serie, il che vorrebbe dire infliggere anche la prima sconfitta esterna ai Kings in questi playoff, prima di andare a Los Angeles. Se però i californiani dovessero confermare pressing e intensità di gioco come fatto nel primo confronto, allora il compito per Phoenix sarà ancora più duro.

Appuntamento il 15 maggio sul ghiaccio della Jobing.com Arena per gara-2 della Finale di Western Conference.

Highlights gara-1

 

Post By Gabriele Farina (53 Posts)

Gabriele Farina nasce a Palermo il 18 dicembre del 1986. Appassionato
di scrittura, sport e viaggi, decide di diventare giornalista e
s’iscrive al corso di laurea in “Giornalismo per Uffici Stampa” nella
sua città d’origine.
Conclusa l’esperienza nell’ottobre 2009, con una tesi dal titolo
“Solo per sport”, si dirige a Roma per studiare alla Sapienza nel corso
di laurea “Editoria multimediale e nuove professioni
dell’informazione”. Nella capitale consegue la laurea nel luglio 2011
mantenendo intatta la passione per lo sport, base di partenza per
l’esame finale sulle Olimpiadi di Berlino.
Ha praticato nuoto, corsa e molti generi di sport di squadra, dal calcio a 5 alla pallanuoto, dalla pallamano al volley. Ultima avventura, appunto, l’hockey.

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