Griffin vs Howard: ad L.A. è in corso uno storico sorpasso...

Griffin vs Howard: ad L.A. è in corso uno storico sorpasso…

L’All Star Game è la consueta boa di metà stagione, un divertimento ed una kermesse che mette in mostra la spettacolarità dell’NBA ma anche lo spartiacque della stagione, che da febbraio in poi inizia a dare verdetti.

È anche il periodo in cui oramai sono delineate le gerarchie NBA e si possono fare i primi bilanci, ovviamente pronti ad essere smentiti, di una stagione lunga ed ancora ricca di sorprese.

Noi di Playitusa vogliamo fare il nostro personale bilancio e discutere su quelle che, secondo noi, sono le sorprese e delusioni di questo primo scorcio di stagione.

1. Team sorpresa e delusione fino ad ora?

Giuseppe Vallone >>> Le due metà del cielo, in positivo ed in negativo, le trovo entrambe a Los Angeles. Sorpresa per me sono i Clippers di quest’anno: hanno arricchito un roster di gran potenziale con acquisti oculati, dando profondità ed esperienza al gruppo. In più, sono cresciuti esponenzialmente nell’organizzazione sul campo e nella gestione dei giochi. Credevo ci volesse più tempo. Bravi. Delusione i Lakers: gli infortuni hanno di certo influito, ma alla base sta un gruppo scollato, Howard non integrato, Gasol scontento e fuori posto, Nash che non sembra lui. Anche D’Antoni finora ha deluso, stagnazione e pressapochismo in attacco e zero assoluto in difesa.

Roberto Galiano >>> Una per costa, San Francisco e NY. Il potenziale di Golden State era sotto gli occhi di tutti, ma che i giovani Warriors potessero essere già una realtà ad Ovest, è la sorpresa di questa prima metà stagione, tutto senza Bogut. Delusione: sarebbe facile dire Lakers, e allora dico Brooklyn. Dopo la sfrenata “campagna acquisti” estiva, e i proclami di dominare La Grande Mela, un quarto posto ad Est è troppo poco. Williams è l’ombra di sé stesso, Johnson non è quello di tre anni fa, Lopez è l’unico All-star. I Nets, anche in ottica futura, sono lontanissimi dai vertici.

Maicol Cottini >>> La rivelazione: assolutamente i Golden State Warriors; Meccanismi di gioco perfetti e squadra giovane. Daranno fastidio ad Ovest. Delusione: Los Angeles Lakers; quasi fuori dai PO, sono in lizza per il premio di flop più grosso della storia NBA.

Francesco Trafficante >>> La sorpresa sono sicuramente i Warriors. Molti hanno migliorato le statistiche rispetto all’anno scorso. Curry ha “rischiato” di diventare un All Star, Lee è ormai un giocatore affermato; hanno preso al Draft un buon prospetto come Barnes e Thompson è in crescita. Possono agguantare i Playoff. La delusione? Facile. Le incognite erano tante, ma nessuno poteva prevedere una prima metà di stagione così disastrosa da parte dei Lakers. Falcidiati dagli infortuni e nella disperata ricerca di un sistema equilibrato. Stanno pian piano risalendo la china, ma, in questo momento della stagione, in pochi si sarebbero aspettati questo ruolino di marcia.

Stefano Buttera >>> Sarebbe facile di re Warriors ma sinceramente mi hanno fatto ricredere gli Hawks. Squadra smantellata, con uno Smith che ha pronte le valigie, e Lou Williams rotto, ma nel mentre sono li a giocarsela ad est, che sarà notoriamente meno competitivo, ma in questi primi mesi ha visto Atlanta farsi spazio. Il futuro non è certo roseo, ma staremo a vedere. La delusione, anche qui facile dire Lakers, per i motivi che sappiamo. In realtà vuoi per sfortuna, vuoi per azzardi vari mi delude Minnesota, squadra su cui avrei puntato ad inzio stagione come sicura rivelazione.

2. Giocatore sorpresa e delusione fino ad ora?

Giuseppe Vallone >>> Sin qui, tra le tante belle storie NBA di quest’anno, scelgo quella di Paul George: 17,6 punti, quasi 8 rimbalzi e 4 assists a partita in una squadra che sta facendo bene sono tanta roba. Ancora più dell’anno scorso è emerso in un gruppo che inizialmente era stato disegnato per Hibbert e Granger. La delusione è Andrea Bargnani: a parte l’infortunio, che comunque ha pesato, va detto che il disamore di Toronto è in parte giustificato: le sue lacune a rimbalzo e in difesa sono ancora lì e non ha mai mostrato quei miglioramenti che erano attesi/pretesi da lui. Il fatto che il mercato sia un po’ freddo nei suoi confronti la dice lunga.

Roberto Galiano >>>  Che James Harden fosse forte, si sapeva. Ma non pensavo potesse essere un giocatore franchigia. Se Houston è in corsa per la post-season è soltanto merito “del Barba”. Segna 26punti ogni sera e distribuisce 6 assist, è l’anima e il leader assoluto dei nuovi Rockets. Doveva essere la stagione della consacrazione, con l’aiuto di Lowry e Valanciunas. Ad oggi però Bargani ha deluso. È ai minimi in carriera per punti, rimbalzi, percentuale al tiro. A Toronto non lo vogliono più. Speriamo che una trade possa rilanciare il Mago, perchè vale molto più di quello che quest’anno sta dimostrando.

Maicol Cottini >>> Il suo trasferimento è stato il più fragoroso dell’estate; Ci si aspettava il salto di qualità e non ha tradito le attese. Anzi. James Harden è ormai una superstar a tutti gli effetti, uno di quelli che sposta gli equilibri. Troppo semplice, invece, indicare la delusione: Dwight Howard è il simbolo del crollo dei Lakers, ha perso incisività ed è, dopo una sola stagione, già con le valigie pronte.

Francesco Trafficante >>>Indeciso tra Vasquez e Vucevic, alla fine ho scelto quest’ultimo. Il montenegrino ha stupito tutti con una stagione fino ad ora ad ottimi livelli: 12 punti e 11 rimbalzi di media e 22 doppie doppie in stagione. Se i Magic vanno male non è a causa sua. Tra le delusioni dico Roy Hibbert, giocatore in crescita fino allo scorso anno, quando era diventato un All Star. Quest’estate Indiana ha puntato forte su di lui con un lauto contratto, ma Hibbert fino ad adesso non ha onorato le aspettative e, invece di fare il salto di qualità, è sembrato addirittura involuto.

Stefano Buttera >>> Sorprese ce ne sono tante, alcune annunciate altre meno, al di la di Harden, pronosticabile, e di Vasquez, che sta facendo una gran stagione, mi sta sorprendendo Javale Mcgee. Si proprio lui, coach Karl lo fa partire dalla panca, preferendogli Koufous, e lui impara, oltre a mettere insieme numeri notevoli con la sensazione di poter dare ancora parecchio. Delusione senza appello è Demarcus Cousins, talento ed istinto sopraffini, testa incontrollabile. Un talento sprecato ed indisciplinabile, speravo fosse l’anno buono, invece mi sa tanto di storia già vista in NBA. In quanto a delusioni anche DWill ci sta mettendo del suo.

3. Rookie sorpresa e delusione fino ad ora?

Giuseppe Vallone >>> Mi ha sorpreso l’impatto di Damian Lillard. Che fosse un giocatore di valore era risaputo, ma prendere in mano Portland, insieme ad Aldridge, con oltre 18 punti e 6 assists a partita, ricorda tanto l’impatto che ebbe Roy. Spero che dopo quest’ultimo e Oden, i Blazers abbiamo finalmente trovato il loro go-to-guy. La delusione è Anthony Davis, forse dovuta più al battage mediatico intorno al giocatore che al suo effettivo impatto. Che, comunque, è modesto in una New Orleans che ancora una volta raschia il fondo del barile.

Roberto Galiano >>> Prima del draft si diceva: può fare il play in NBA? Ha giocato a Weber State… Dopo sei mesi Lillard è già il Rookie dell’anno. Non un play nel senso stretto del termine, ma sa guidare una squadra NBA e giocare discretamente. 18Ppg+6.5ast, un paio di buzzer beater e Portland nona ad Ovest. What else? Thomas Robinson, invece, sembrava potesse essere un’eccellente ala grande in NBA. I Kings l’hanno scelto alla numero 4, per fare da spalla a Cousins. Ma nel caos di Sacramento, Robinson non riesce a convincere (16minuti, 4pts+4rim). Il giocatore, però, ha superato ostacoli ben più duri nella sua vita, e saprà mostrare il suo talento.

Maicol Cottini >>> Damian Lillard è sicuramento il rookie che, dati alla mano, ha avuto un approccio migliore nella NBA. Pare che a Portland abbiano fatto finalmente la scelta giusta. E’ già l’uomo franchigia, assieme ad Aldridge ovviamente, di una squadra che se non si fosse imbattuta nelle sventure di Roy e Oden sarebbe stata una top 3 nella Western Conference. A Charlotte si aspettano qualcosa di più da Michael Kidd-Gilchrist, che sta ancora stentando. Se il prodotto di Kentucky ritrova la fiducia può diventare una superstar.

Francesco Trafficante >>> Nonostante sia stato scelto sicuramente alto al draft, nessuno si aspettava un impatto così immediato di Lillard, anche perché arrivava da un college praticamente sconosciuto: il miglior rookie in punti, assist e percentuali, non c’è bisogno di dire altro. Sta invece deludendo Davis, non che stia giocando male, ma le aspettative per il prodotto di Kentucky erano sicuramente altissime ed invece gli Hornets stanno incassando un’altra stagione da lottery; Davis ha delle mostruose potenzialità, ma il rischio è che la sua unicità fisica lo possa lasciare in un limbo nel quale non riesce ad essere né carne né pesce.

Stefano Buttera >>> Qui si vince facile, Lillard è più che ovvio ed ha già il premio di ROY in tasca. Una citazione anche per Barnes giocatore perfetto per un team come Golden State e Drummond, già in palla a Detroi (peccato per l’infortunio!!). Deludente Davis, ma secondo me è ancora presto per dare un giudizio sul ragazzo. Mi aspettavo qualcosa di più da Kidd-Gilchrist nel lazzaretto di Charlotte, e soprattutto da Beal che a Washington ha stentato parecchio, e non ha saputo approfittare dell’assenza di Wall per ritagliarsi un ruolo importante. Sono ragazzi, si faranno, ma al momento non stanno rispettando le aspettative.

4. Race to MVP, chi se lo merita di più a febbraio?

Giuseppe Vallone >>> Si potrebbero fare i nomi di Parker, Anthony, Paul… ma la corsa, a mio avviso, è tutta tra Durant e LBJ, con il Prescelto in netto vantaggio. KD è un giocatore favoloso, tiratore unico, ma il Lebron di quest’anno ha innalzato ancora una volta l’asticella, toccando vette assolute in termini di spietatezza e completezza cestistica, e confermandosi la formula magica capace di trasformare gli Heat da “semplice” squadra d’elite a bi-campioni NBA. Credo che abbia raggiunto la piena maturità mentale, tale da poterlo portare tra i 3/4 più grandi di sempre.

Roberto Galiano >>>Con l’anello al dito si gioca meglio. Lebron James quest’anno ha elevato, ancora, il suo livello di gioco. È il terzo miglior marcatore dell’NBA segnando 27.3ppg,  a cui aggiunge 8.2rpg e 7ast. Tira con 56% dal campo e 43% da tre. Ha appena interrotto una serie di sei partite chiuse tutte con più di 30 punti, avendo almeno il 60% al tiro, il primo a riuscirci nella storia. Non sbaglia mai una scelta e sembra essere più tranquillo e più leader. Fa quasi paura per chi deve giocarci contro. Sarò ripetitivo, ma ad oggi, l’MVP è LBJ.

Maicol Cottini >>> La gara al titolo individuale più importante è, a mio avviso, una corsa a 3: Kevin Durant e Lebron James in pole position, seguiti dal Clips Chris Paul. I primi due stanno disputando una stagione stellare. “The Chosen One” viene da una serie di partite da 30 di media e 70% al tiro. Roba da fantascienza. KD, ad oggi il favorito, è riuscito a non far crollare OKC nonostante la cessione di Harden. Leader carismatico, può essere l’anno giusto per la conquista dell’anello. L’Outsider, invece, è Chris Paul: Imprescindibile per i Clips. Durante la sua assenza angelini nettamente in crisi.

Francesco Trafficante >>> Lebron James si avvia probabilmente verso il suo quarto titolo di MVP. Difficile che non gli venga assegnato anche quest’anno. Tranquillo, rilassato, legge le situazioni e agisce di conseguenza, gioca per i compagni. In qualche occasione sembra davvero onnipotente: 27 punti, 8 rimbalzi e 7 assist di media, 63% di percentuale reale e il 74% nella restricted area. Come se non bastasse su singolo possesso difende come pochi e può difendere su tutti, 1 through 5. Se continua su questi livelli, e i compagni gli vanno dietro come adesso, è molto probabile ce lo gusteremo di nuovo in finale.

Stefano Buttera >>> Nell’NBA attuale si sono due fenomeni assoluti, Lebron e Durant. Durant è fortissimo, imbarazzante per quanto sia di un livello superiore, ma Lebron è attualemente il giocatore di Basket. Fa quello che vuole, come vuole, dove vuole e quando vuole. Gioca con una calma ed un efficacia che non hanno eguali, è determinante in ogni fase del gioco, tira con percentuali da uomo d’area anche dal perimetro, difende, coinvolge i compagni. Insomma credo non ci sia storia per il titolo di MVP finchè Lebron avrà questo approccio. Il ragazzo è maturato ed ora chi lo ferma più?

5. Sorpresa post All Star Game, quale o chi sarà quest’anno?

Giuseppe Vallone >>> Se ai Lakers fosse tornato Jackson avrei messo la monetina sui gialloviola. Ma così non è e continuerà, purtroppo, la disfatta. Dopo la pausa delle Stelle si affineranno le armi e inizierà la “vera” stagione. Può considerarsi sorpresa San Antonio? Ormai da quattro o cinque anni non è più data come favorita al Titolo, ma guarda caso, il tempo passa ed è sempre lì, con un Duncan a far la parte del vino: più invecchia e più migliora.

Roberto Galiano >>>Le migliori sorprese sono quelle che si realizzano nei momenti decisivi. E allora penso ai playoff. Sarebbe una sorpresa se Derrick Rose tornasse dall’infortunio e portasse i suoi Chicago Bulls al primo titolo dell’era post MJ. Sarebbe una sorpresa se Chris Paul, il giocatore più determinante dell’NBA, riuscisse a conquistare l’anello in una squadra che non sa fare, e non può fare, a meno di lui; proprio nell’anno in cui i cugini, quelli in giallo-viola, dovevano asfaltare tutti. Sarebbero due sorprese, ma forse sarebbero ancor di più due favole, nella Lega where the amazing happens.

Maicol Cottini >>> I Nets, dopo l’ammutinamento ad Avery Johnson, guidati adesso da PJ Carlesimo, sono in ottima condizione. Con un buon movimento dalla dead treadline( vedi l’arrivo di Josh Smith), possono essere la mina vagante della seconda parte di stagione. Ad Ovest, invece, occhio a Denver, squadra composta da buoni giocatori, Gallinari su tutti, che se arrivano in forma e senza infortuni ai PO saranno la rivelazione.

Francesco Trafficante >>> A livello di franchigia, i Lakers potrebbero ancora sorprendere qualcuno. Il talento non si discute e il cast di supporto sta cominciando a portare dividendi, soprattutto Earl Clark. Se dovessero arrivare ai Playoff e dovessero ritrovare un Howard in condizioni accettabili, sarebbero una scheggia impazzita. Come giocatore dico Chauncey Billups, non che non si conoscano le sue qualità, ma avrà sicuramente voglia di riscattare due annate passate in infermeria. Ai Playoff uno come lui potrebbe fare la differenza e giocare insieme a Paul in alcuni momenti della partita, soprattutto in quelli decisivi. Se lui sta bene fisicamente attenti ai Clips!

Stefano Buttera >>> Ogni anno ci sono squadre o giocatori che innestano la quinta marcia dopo metà febbraio. I Lakers dovranno necessariamente risalire o rischiano seriamente di perdere Howard, una sopresa annunciata, o una debacle? Il confine è labile anche se credo che arriveranno ai play off. Mi segnerei sul taccuino Raptors e Wolves, che secondo me andranno in crescendo. Inoltre se Utah cede Millsap o Big Al attenti a Favors, è la volta buona che esplode (o almeno spero, ci scommetto da due anni al Fanta NBA!!).

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