atl685La stagione del lockout è finita, i Miami Heat e Lebron James hanno vinto meritatamente il titolo Nba e ad Atlanta il 25 giugno 2012 si è insediato come presidente e direttore generale, l’ex Spurs Danny Ferry, con una situazione non semplice di fronte a se!

La stagione passata si era conclusa con l’eliminazione per mano dei Celtics al primo turno di playoff e la sensazione che la corsa di questa squadra fosse giunta alla sua ultima fermata. Era diffusa l’idea che qualcosa dovesse essere fatto, soprattutto per snellire il monte ingaggi che per una squadra che aveva prodotto questi risultati era troppo alto e soprattutto in prospettiva avrebbe impedito futuri movimenti di mercato.

Ferry, mise mano immediatamente al libro paga della squadra per vedere su cosa si poteva lavorare. il primo nome annotato sul taccuino fu quello di Joe Johnson, giocatore di grandissimo valore, campione, campionissimo ma non forse la stella che avrebbe portato la squadra al titolo.

Il contratto firmato nel 2010 era da 124 milioni di dollari per i prossimi 6 anni, una manovra che, agli occhi di Ferry, rappresentava una corda legata intorno al collo della squadra che rendeva impossibile qualsiasi mossa per migliorare!

I risultati erano scritti lì, sotto gli occhi di tutti, a dimostrare che questo team, sia sotto la guida di Woodson che quella di Drew, non aveva le armi adatte per andare avanti in una Eastern Conference di proprietà di Lebron e compagni, figuriamoci per la conquista del Santo Graal, il titolo Nba!

L’estate 2012 sarebbe stata caldissima, sul piatto c’erano molte cose da sistemare ma Ferry era ed è una persona ed un dirigente particolarmente capace, quindi le difficoltà furono prese come stimolo per migliorare e come una sfida dove calarsi dopo l’esperienze con gli Spurs e i Cavs.

Prima cosa, serviva una squadra che voleva accollarsi il mega contratto di Johnson che dopo la firma del nuovo contratto collettivo rappresentava un esborso economico importante, a Ferry venne incontro una città, un palazzo nuovo di zecca e un proprietario con grandissimi obiettivi ed enormi disponibilità economiche!

La città come avete intuito è NY, il quartiere Brooklyn, la squadra i Nets, il palazzo il Barclays Center e il proprietario Mikhail Prokhorov. I Nets avrebbero avuto da li a poco la riconferma di Deron Williams e dopo aver perso, come il resto delle 29 squadre, la corsa a Lebron l’estate precedente, avevano bisogno di un altro ottimo giocatore da piazzare accanto alla propria stella; i contatti con gli Hawks erano ormai avviati, la soluzione calzava a pennello per entrambe le squadre, gli Hawks avrebbero accontentato il giocatore e allo stesso tempo alleggerito il loro monte stipendi e i Nets avrebbero arricchito il loro roster con un giocatore dal grande talento!

Quindi l’11 luglio 2012 Joe Johnson e il suo oneroso contratto furono ceduti ai New Jersey Nets in cambio di DeShawn Stevenson, Jordan Williams, Johan Petro, Jordan Farmar, Anthony Morrow e una prima scelta protetta degli Houston Rockets. Il lavoro di Ferry era appena agli inizi ma si inziava ad intravedere qualcosa.

La trade Johnson fu sicuramente il movimento di mercato più grande, successivamente ce ne furono altri  come la partenza di Marvin Williams, seconda scelta assoluta da North Carolina che mai aveva convinto, verso gli Utah Jazz in cambio di Davin Harris, talentuoso esterno ancora in cerca della sua consacrazione!

Nello stesso mese arrivò in Georgia un altro buon giocatore, Kyle Korver, in una trade che aveva coinvolto anche Minnesota e Chicago, esterno, buon conoscitore del gioco ma soprattutto ottimo tiratore dalla lunga. La squadra stava prendendo forma, altro colpo piazzato dal GM fu la firma in estate del free agent proveniente dai Philadelphia Sixers, Louis Williams, esterno versatile, in grado di ricoprire piu ruoli, molto talentuoso in attacco, buon realizzatore, dotato di buona leadership, l’identikit giusto del giocatore che poteva spartirsi con gli altri membri della squadra le responsabilità dopo la partenza di Iso Joe!

Chiaramente le aspettative nei confronti della squadra non erano altissime, la partenza della stella indiscussa aveva messo in secondo piano i buoni movimenti fatti e l’idea dei numerosi addetti ai lavori era quella che sarebbe stato un anno di ricostruzione, l’anno zero, per gettare le basi verso il futuro e soprattutto vedere il grado di adattamento di alcuni giocatori che da promesse dovevano diventare giocatori affermati e di alcuni che dovevano prendere in mano le redini della compagine!

L’annata è iniziata all’insegna di un profilo basso ma già dalla preseason la squadra è sembrata reagire molto bene alla partenza di Johnson e tutti con Smith e Horford in prima linea sembrano mentalizzati a far bene. Arrivarono vittorie importanti contro i Miami Heat campioni in carica, buone prestazioni contro gli Spurs, Grizzlies e Pacers anche se in cause perdenti, ottime prove con Dallas e per finire la preseason sconfitta con i Pistons.

Finalmente siamo arrivati all’inizio della stagione vera e propria, dove le partite contano sul serio e fanno classifica, il primo mese di regular season sembra dare ragione al nostro GM, la squadra porta a casa vittorie importanti, dopo la sconfitta inaugurale contro i Rockets di un indemoniato James Harden al suo carrer high con 45 punti, arrivano i primi scalpi importanti, come i vice campioni di OKC, battuti alla Chesapeake Arena di Oklahoma City, senza nemmeno poter schierare la stella della squadra Josh Smith, successiva vittoria in casa con i Pacers, squadra emergente della Eastern Conference, partita tirata, finita al fotofinish.

La squadra sembra rispondere bene alle sollecitazioni di coach Drew, il modo di giocare e i risultati accompagnano queste teorie. Il calendario mette di fronte nell’ordine prima i campioni in carica degli Heat e successivamente il fly circus dei Los Angeles Clippers, gli ex cugini poveri dei Lakers. Arrivano due sconfitte di fila, sulla carta pronosticabili.

I campioni in carica anche se privi di Dwade, hanno avuto ottime cose dalla panchina e da James e Bosh, la successiva sfida allo Staples Center in back to back, non ha lasciato scampo ai falchi, battuti sul campo di quella che molto probabilmente sarà una contender fino alla fine. Il mese finisce con un bilancio positivissimo, 13 vittorie a fronte di sole 4 sconfitte, alcune di prestigio, come con OKC e Clipps su tutti e sconfitte programmate Heat e Clipps a LA.

Il lavoro sembra portare i suoi frutti, i nuovi innesti si comportano bene, Louis Williams, si conferma il buon realizzatore che ci aspettavamo sia uscendo dalla panchina che partendo in quintetto produce ottime cose. Kyle Korver tira in maniera divina con oltre il 40% dall’arco dei 3 punti e da quella pericolosità perimetrale che sembrava smarrita dopo la partenza di Iso Joe e perfino Devin Harris, contribuisce in maniera importante alla causa Hawks.

Sembra andare tutto per il verso giusto, chiaramente le vittorie si alternano con le sconfitte e in concomitanza con la pausa per l’All Star Game di Houston, il bilancio è di 29 vittorie a fronte di 22 sconfitte,  sesta posizione nella Eastern Conference a poche vittorie dalle posizioni più nobili della classifica.

Non è tutto oro quello che luccica, all’interno della squadra esiste un piccolo problema chiamato Josh Smith, si proprio lui JSmoove, la trade line di febbraio sembra alimentare ulteriormente le voci di una sua partenza, lui vuole il massimo salariale ma sembra che la dirigenza non sia molto entusiasta della cosa ed è per questo che gli Hawks sono alla finestra per ascoltare le proposte che arrivano a destinazione.

A questo punto, cosa chiedere in cambio della talentuosa ala da Oak Hill? Sicuramente giocatori di prospettiva, giovani, con contratti non onerosi, da non ingolfare troppo il monte ingaggi e che dia la possibilità alla squadra di arricchire questo roster e renderlo più competitivo!

I Lakers si sono fatti avanti in maniera molto timida, Pau Gasol, in cambio di JSmoove e Kyle Korver ma Ferry ha rispedito al mittente l’offerta. I Nets, hanno proposto Kirk Humphries, Marshon Brooks e una prima scelta futura, sembra però che la dirigenza non gradisca molto.

Per ultimi hanno bussato alla porta anche i Celtics che darebbero in cambio Jeff Green e Brandon Bass, due buoni giocatori che purtroppo hanno entrambi contratti lunghi e onerosi, quindi non quello che fa al caso degli Hawks! Cosa fare?

Alla fine le offerte pervenute alla dirigenza per JSmoove non sono state ritenute congrue per la società e forse anche per lo stesso giocatore, quindi si è delineata una situazione molto difficile. La volontà della dirigenza sembra sia stata quella di non intaccare una squadra che sta facendo così bene e giocarsi le proprie chances nella post season dall’altra parte potrebbe esserci lo scontento di un giocatore che togliendo le dichiarazioni di facciata sembra destinato ad andarsene dalla Georgia!

Quindi saranno mesi molto lunghi questi, che decideranno le sorti della franchigia per i prossimi anni: la speranza è di fare un buon finale di stagione per convincere altri potenziali buoni giocatori a trasferirsi e magari convincere anche Josh Smith a rimanere, anche se tutto questo appare molto improbabile.

La carne al fuoco è tanta, ma coach Drew e il General Manager Ferry sembrano avere le spalle abbastanza larghe da poter sopportare questo peso, quindi non rimane che sedersi e gustarci questo elettrizzante finale di stagione!

Post By Alessandro Niccolai (1 Posts)

Nato nel 1979 cresce a pane ed NBA, pratica questo bellissimo sport da quando aveva 5 anni e ne fa una ragione di vita e un modo di essere.
Sanguina giallo viola.

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