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Heat – Spurs è anche una intrigante sfida di panchine…

La discontinua dinastia Spurs (3 titoli in 10 anni) contro la nascente dinastia Heat (3 finali in 3 anni); il coach terzo per percentuale di vittorie nei Playoffs (Spoelstra) contro quello terzo per percentuale di vittorie in regular season (Popovich; escludendo chi non ha allenato almeno 5 anni); la squadra che gioca old school con ruoli definiti, buoni fondamentali e pochi tatuaggi, contro quella dei quintetti atipici, la point forward e lo small ball (per la voce “tatuaggi”: chiedere ad un certo Birdman…). E probabilmente avrete già in mente ulteriori divergenze…

Non è facile fare scouting delle due finaliste, e non a causa delle differenze intrinseche, ma perché i dati dei tre turni precedenti hanno un valore relativo, essendo dettati dalle peculiarità dei singoli avversari affrontati, eppure possono comunque indicarci alcune tendenze strutturali delle squadre. Proviamoci.

SAN ANTONIO SPURS

Punti di forza:

– Nei Playoffs hanno segnato su assist nel 60% dei casi (nessuno ha fatto meglio), con un rapporto assist/perse di quasi 2 (migliori anche in questo) e sono risultati terzi per minor palle perse/possesso. Una squadra che ha buona cura della sfera pur condividendola molto, mette alla prova non solo la tenuta atletica, ma anche quella mentale della difesa avversaria: compito non facile nemmeno per gli Heat.

– Quasi tutte le triple Spurs sono state realizzate su assist, fa eccezione Ginobili che ha segnato 6 triple (sulle 22 totali) non su assist; detto altrimenti: il 93% delle triple Spurs sono state su assist ed il 36,2% sono cadute nella retina (secondi dopo i Warriors). Ennesima conferma di come la circolazione di palla agevoli il punteggio per San Antonio.

– Assieme a Bulls e Grizzlies sono la squadra che ha fatto più ricorso al mid-range nella scelta di tiro (segnando con un buon 41%), per cui cercare di difendere solo il perimetro e la paint, solitamente una scelta che paga a lungo termine, potrebbe non essere molto efficace contro gli Spurs.

Il top scorer Parker (23 punti a partita) è anche il più autonomo nel procurasi punti (solo 22% segnati su assist), seguono Ginobili (52%) e Duncan (58%); come dire che Tony è l’unico con la “licenza di one man show”, ma il fatto che stia viaggiando anche a 7,2 assist di media non agevola troppo i piani difensivi Heat.

Duncan predica un basket antico, senza età, senza sbavature e senza limitazioni di spot: non solo è temibile in post basso, ma quando gioca “point center” fronte a canestro, innescando i compagni, è un’arma tattica libidinosa per gli occhi.

La sorpresa

DeJuan Blair: nemmeno 15 minuti di media in stagione, neanche 7 nel Playoffs… eppure un toro alto più di due metri e discretamente mobile, potrebbe forse giovare alla causa (soprattutto difensiva) più del tiratore Bonner e di “mister extra-pass” Diaw. 

Criticità:

– Gli Spurs fanno poco tappa in lunetta: terzultimi per minor rapporto tiri liberi/tiri totali; notoriamente, è il modo più efficiente per segnare condizionando la difesa, ma in questo caso è lo scotto da pagare quando si privilegiano i passaggi alle aggressioni al ferro.

– San Antonio è (di poco) la squadra che ha concesso più tiri nella paint (esclusa restricted area), tuttavia gli Heat sono la squadra che ha tirato di meno in quella zona; resta da vedere su quale dei due aspetti  penderà l’ago della bilancia…

– Potrebbero soffrire tremendamente lo small ball degli Heat, trovandosi costretti a giocare con Leonard da 4 (su James) e Duncan unico sorvegliante del pitturato: Tim è ancora un signor difensore sull’uomo, ma in aiuto, l’atletismo modesto non lo pone fra i più fulminei nel lasciare l’uomo, né nel salire verticalmente a disturbare tiri, e considerando inoltre la capacità di penetrare e scaricare di Wade e James, questo potrebbe garantire tiri incontestati a Bosh ed Haslem.

Più Spoelstra insisterà con quintetti piccoli, più Popovich sarà costretto a scegliere fra Splitter (con ripercussioni di sterilità offensiva) e Duncan (con conseguenze di affaticamento del suo uomo-perno in entrambe le metà campo)

Ginobili “mano fredda”: per quanto molto utile in tutti gli altri aspetti corali, in post-season ha segnato con il 38% dal campo ed il 32% da tre. Sicuramente garantisce maggior ball handling e visione di gioco rispetto al collega Green, ma difendere sugli attacchi di Wade o seguire Allen sui blocchi, sarà impresa non poco ardua per l’argentino.

Diaw e Bonner: in teoria, il loro pick n’ pop sarebbe utile per allargare la difesa Heat e farla rotare sul perimetro, aprendo spazio per Duncan e Parker; ma sul versante difensivo, la loro presenza sarà da abbinare sapientemente alla permanenza in campo di Haslem, Andersen o (semmai) Anthony, ma non Bosh, che potrebbe banchettare in isolamento contro due difensori cosi “piantati”.

Parker, imprescindibile per le trame offensive, avrà di fronte sia Chalmers che Cole, due buoni difensori che potranno alternarsi su di lui senza estenuarsi troppo (non essendo pietre angolari dell’offensiva Heat, a differenza di Tony per gli Spurs…). Il ragazzo è già stato MVP delle Finals 2007 ed è maturato in una delle point guard più concrete, ma potrebbe soffrire l’atletismo e la profondità della difesa Heat.

Un esempio di come coniugare queste caratteristiche in un possibile schema? Se avessi la mail di Pop, gli chiederei che ne pensa di qualcosa del genere:

1= Parker/Joseph/Neal

2 = Ginobili/Green

3 = Leonard/McGrady

4 = Diaw/Bonner/Duncan

5= Splitter/Duncan

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Il gioco è impostato a sinistra per privilegiare Ginobili, ma ovviamente è ribaltabile qualora tocchi a Green farne le veci. Chiaramente con il “4 tiratore” (Bonner o Diaw) il “pop” sull’ultimo  blocco potrebbe estendersi fino al perimetro. 

MIAMI HEAT

Punti di forza:

– Miami è seconda per tentativi dall’angolo da tre, soprattutto grazie agli scarichi di James; se i tiratori scaldano la mano, la difesa dovrà aprirsi per coprire bene fino alle linee laterali.

– Miglior squadra a difendere sulle triple d’angolo: ne hanno concesse il minimo a partita (4) e con la percentuale peggiore (25%): lo specialista Leonard è avvisato, niente tiri facili…

Bosh ha realizzato 15/31 da tre in 16 gare di Playoffs: in un quintetto con lui da centro, implicherebbe che, nei momenti cruciali del match, Duncan (o Splitter) dovrebbe seguirlo sino al perimetro sguarnendo il pitturato…

“Birdman” Andersen sta risultando un fattore difensivo che in attacco non spreca nulla e “svolazza” a suo agio sulla linea di fondo; potrebbe alternarsi con Bosh (e Haslem) su Duncan, mantenendo il temibile small ball degli Heat e costringendo il caraibico ad affrontare da solo la rotazione di tre difensori più freschi di lui (un po’ come capiterebbe a Parker contro Chalmers e Cole).

La sorpresa

Rashard Lewis: finora ai margini delle rotazioni, è comunque un veterano già esperto di Finals dopo l’esperienza con i Magic nel 2009, potrebbe dar fiato a James mantenendo il quintetto piccolo e pericoloso dal perimetro (in difesa potrebbe tenere Bonner e Diaw ma anche essere dirottato sul Leonard, lasciando ovviamente Duncan all’unico lungo Heat, Bosh o Andersen che sia). L’anno scorso toccò a Battier e, per una gara, a Miller, essere il fattore tattico a sorpresa; quest’anno potrebbe essere lui…

Criticità:

Wade è 1/4 da tre in 16 gare Playoffs ed in regular season ha tentato solo una tripla a partita con quasi il 26% di realizzazione; la difesa potrebbe scegliere di stare larga su di lui sfidandolo a tirare ed aumentando la possibilità di aiutare dentro su James e Bosh.

– in questa post-season: Allen 39% dal campo (ma comunque 36,5% da tre) e Battier 23% con Miller in campo per 8 minuti di media; gli Heat non possono sperare che Cole continui a tirare con il 54% dal campo e 57% da tre…

– I punti a partita di Wade (14) e Bosh (12) sono sinora risultati poco incisivi sul totale, almeno rispetto alle aspettative e la difesa Spurs non presenta match up molto favorevoli ai due, ammenoché Pop non usi molto Ginobili (vantaggio Wade). Dal canto suo, James ha viaggiato a 38 minuti di media in stagione regolare, ben 41 in post-season e l’ultima serie è stata molto dispendiosa per lui; se non è davvero un alieno, potrebbe dare segnali di stanchezza al tiro fatali per l’attacco Heat.

Anche per gli Heat (in versione small-ball), mi sento inspirato a giocare con la lavagna:

1 = Chalmers/Cole

2 = Allen/Miller

3 = Wade/James/Battier

4 = James/Bosh/Haslem

5 = Bosh/Haslem/Andersen

(il primo nome è quello che valorizza meglio lo schema)

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Lasciandoci alle spalle il “bricolage tattico” passiamo ai numeri: stando ai dati Synergy, cumulativi di regular season e post-season, questi sono i tipi di conclusioni a cui ricorrono (in percentuale) i rispettivi attacchi:

SynTab

Da notare come le differenze principali siano nell’isolamento e nei piazzati (preferenza Heat) e nel bloccante del pick n’ roll, nelle uscite dai blocchi e nelle palle consegnate (preferenza Spurs), a dimostrazione di come San Antonio preferisca soluzioni con “assist di sistema”, mentre Miami si basi su attacchi con punti focali precisi (isolamenti) e scarichi che ne derivano (da cui i piazzati…).

Scendendo invece nel dettaglio “topografico”, e restringendo le shot charts (cortesia del sito ufficiale Nba) ai Playoffs, otteniamo invece questo accostamento (legenda “a semaforo”: il verde indica una percentuale di realizzazione sopra la media della lega, giallo in media, rosso sottomedia):

MH_SS

 

L’attacco degli Heat colpisce per simmetria e distribuzione molto omogenea dei tiri: da notare la ridotta differenza fra le triple d’ala e quelle d’angolo, o fra i due post bassi ed il rispettivo angolo dentro l’arco; la conseguenza è che non compaiono “weak spot” verso cui indirizzare gli attaccanti Heat per metterli a disagio (e data la casistica modesta non è il caso di ritenere le zone rosse come punti deboli: in regular season, quelle tre zone erano “colline verdi” per James. gialle e verdi per Wade e Bosh…).

Gli Spurs presentano invece una distribuzione più classicamente disomogenea con prevalenza delle triple d’ala rispetto a quelle d’angolo ed utilizzo più marcato dei post bassi rispetto agli angoli (che il rosso del lato sinistro sia dovuto al periodo di imprecisione al tiro di Ginobili?).

Buone Finals a tutti.

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9 thoughts on “Il Taccuino delle Finals

  1. enciclopedico come sempre, complimenti.
    ma neanche un pronostico? dicci il vincitore :)

    credo che se gli Heat possono giocare con Battier da 4 la serie è segnata (come per OKC e gli Spurs non hanno nemmeno un giocatore come Ibaka da poter spendere su James)
    se si gioca “small” nessuno può battere Miami, l’unico modo è schierare 2 lunghi (meglio, un 4) veri
    è vitale che Splitter faccia valere la stazza a rimbalzo e IMHO anche in post (qualche movimento c’è l’ha, anche se non credo che Pop voglia cavalcarlo in attacco)

    una domanda: credi che Duncan possa continuare a giocare così per 35′ a sera come ha fatto finora?
    finché ne ha resta immarcabile in post (sopratutto per Bosh), la serie passa più da lui che da Parker secondo me

  2. Grazie per la stima (anche a Rafael)…

    Il pronosticare è un hobby che non pratico, ma la speranza è che si veda una gara 7 (il modo migliore per affrontare la successiva astinenza da nba…)

    Considerando la differenza di organico e di stile, la partita a scacchi verte tutta sul dilemma “mi adatto all’avversario per neutralizzarne i punti di forza” oppure “spingo l’avversario ad adattarsi al mio gioco, snaturandosi”…

    In generale, gli Heat arrivano più adrenalinici (dopo 7 gare recenti e toste), hanno il fattore campo ed una versatilità superiore; ma è anche vero che Duncan è l’anello di congiunzione fra il giocatore ed il cyborg programmato per vincere (e Pop è un ottimo programmatore), se poi gli altri Spurs hanno la mano calda, la serie potrebbe essere molto tesa…

    Risulterà cruciale la difesa di Miami: se si lascia “sovraeccitare” dall’attacco Spurs ed esagera con gli aiuti, le rotazioni e le chiusure, finirà per agevolare la letale circolazione di palla di San Antonio, ottenendo un effetto controproducente; se invece si fida dei propri abbinamenti e martella con lo “small ball”, temo una serie corta…

    Da segnalare, sull'”overdefense”, le puntuali considerazioni di coach Nick:

  3. E’ possibile fare un’analisi tattica sugli “schemi” degli Heat????!!!!
    Non avrei mai immaginato XD

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