kenta34556La draft class 2013 è passata decisamente sotto silenzio rispetto al consueto, probabilmente a causa della mancanza di un vero uomo copertina (o magari più uomini copertina, ma sono casi assai rari negli ultimi anni) dal talento abbacinante che trainasse l’attenzione verso i nuovi giovani che stanno debuttando in NBA.

Infatti la prima scelta, finita ai Cavs sempre più baciati dalla dea bendata, risponde al nome – per molti inatteso– di Anthony Bennet, ala grande canadese da UNLV, prospetto interessante e dal fisico già pronto per battagliare con i bestioni del piano di sopra (ancorché leggermente sottodimensionato essendo 203cm), ma certamente non affascinante e talentuoso quanto un Anthony Davis, un Kyrie Irving, un John Wall e via discorrendo.

Comunque Bennet era, sebbene sfavorito per il ruolo di prima scelta (e forse anche di seconda e terza), tra i papabili top 5 del draft, giocatori che conosciuti e pubblicizzati dai media come Victor Oladipo (guardia, seconda scelta ai Magic), Otto Porter (ala piccola, terza scelta ai Wizards), Cody Zeller (centro, quarta scelta ai Bobcats), Ben McLemore (guardia, settima scelta, in ribasso rispetto alle previsioni, finita ai Kings), Trey Burke (playmaker, nona scelta, finito a Utah dopo essere stato scelto da Minnesota).

Per motivi leggermente diversi sono sicuramente conosciuti anche dai profani del basket collegiale Nerlens Noel (centro, sesta scelta ai Sixers), il quale sarebbe stato prima scelta indiscussa se non avesse subito uno sciagurato infortunio diversi mesi prima del draft, e Shabazz Muhammad (guardia, pick numero 14 scelto dai Jazz ma ceduto immediatamente ai T-Wolves) del quale prima del suo unico anno al college (per molti deludente rispetto alle attese e con diversi problemi extra-cestistici, vedi l’ineleggibilità iniziale) si decantavano doti sbalorditive, promesse apparentemente non del tutto mantenute –anche se si tratta di una guardia da tenere d’occhio.

Questi giocatori sono i più conosciuti del draft, ma ce ne sono molti altri di cui si parla davvero poco e che potrebbero rivelarsi gustosissime sorprese: vediamo di farli uscire dall’ombra e di presentarli per le loro principali qualità e prospettive future.

Alex Len (Phoenix Suns)

Quinta scelta (forse sottovalutato da molti addetti ai lavori e passato un po’ in sordina), classe 1993, chiamato dai Suns, Len è un centro ucraino di 215 cm per 166kg, quindi una struttura fisico-atletica di prim’ordine in un ruolo che nella NBA moderna appare in netta crisi di talento rispetto ai fulgidi decenni passati.

La sua caratteristica più intrigante è la mobilità, straordinaria per un sette piedi come lui, unita a delle mani non da falegname che permetteranno, si spera, di costruire un tiro affidabile dai 4-5m (ancora non ce l’ha, sia chiaro).

Le lacune maggiori del suo gioco riguardano la difesa, ma il tempo è dalla sua parte ovviamente e i margini di miglioramento davvero ampi. Con la cessione di Gortat potrà ritagliarsi il suo spazio e vedere il campo per molti minuti senza troppa pressione, la situazione ideale per un lungo alle prime armi.

Kentavious Caldwell Pope (Detroit Pistons)

Ottava scelta, guardia piuttosto atletica e dotata di un buonissimo tiro dalla lunga distanza, chiamato dai Pistons per coprire un ruolo ancora alla ricerca di un vero padrone (Stuckey non è mai stato affidabile e Billups, ormai decisosi ad accettare il passaggio da play a guardia, è al tramonto di una luminosa carriera, perciò non può dare le garanzie di qualche anno fa).

Oltre alle interessanti doti balistiche e al discreto atletismo, Pope dispone di un ottimo bagaglio tecnico e di una lodevole propensione alla difesa. Se si abituasse velocemente ai ritmi da pro e ad avversari di livello infinitamente più alto rispetto a quelli NCAA, potrebbe davvero essere lui la sorpresa del draft.

CJ Mc Collum (Portland Trail Blazers)

Pescato da Portland con la decima scelta, è un giocatore a metà tra il play e la guardia, una delle tante combo guard nate negli ultimi anni. Giocatore molto veloce e tecnico, attaccante dal repertorio variegato, ma dotato anche di una buona visione di gioco; i suoi limiti più evidenti riguardano la difesa (nella quale proprio non si applica) e una spiacevole tendenza a infortunarsi – infatti è di pochi giorni fa la notizia di un nuovo grave infortunio, frattura del piede, che lo terrà fuori a tempo indeterminato, rinviandone il debutto NBA.

A Portland il ruolo di point guard è ben coperto dalla neo-stella Lillard e dall’esperto neo-arrivato Mo Williams, quindi, al rientro, probabilmente sarà impiegato da guardia, come riserva dell’ottimo Wesley Matthews.

Michael Carter-Williams (Philadelphia 76ers)

Il playmaker più affascinante del draft è stato scelto dai Sixers con l’undicesima scelta, affidandogli la pesante eredità di Jrue Holiday, quindi Carter-Williams sarà uno dei pochi rookies con il ruolo da titolare garantito fin dall’inizio della stagione.

Play intrigante si diceva, merito di un’altezza che sfiora (e probabilmente supererà presto dato che il ragazzo deve ancora terminare la fase di crescita) i 200cm, di un corpo longilineo e scattante – una moto in campo aperto – , e anche di una ottima visione di gioco (più di 7 assist a partita l’ultimo anno). Il fisico è certamente da potenziare ed il tiro è ancora piuttosto ondivago, ma sono due aspetti su cui potrà lavorare. Il potenziale è enorme, sperando che nel deserto di Philly non si smarrisca e non venga caricato di inutili responsabilità.

Steven Adams (Oklahoma City Thunder)

Centrone neozelandese pescato alla numero dodici dai Thunder, Adams non ha impressionato nella passata stagione a Pittsburgh, anzi –  ma rimane un lungo difensivo già formato fisicamente, pronto a rimbalzo e utile nella fase difensiva.

Lentissimo e grezzo nei movimenti offensivi, corre il serio rischio di finire ai margini delle rotazioni (pur considerando la posizione di centro non certo lussuosa a Okc, tra Perkins, il carneade Thabeet e all’occorrenza Collison non c’è un vero centro di livello), come accaduto nella passata stagione a Jeremy Lamb e a Perry Jones, anche se potrebbe avere opportunità maggiori da sfruttare, dato che davanti non ha mostri sacri del ruolo.

 

Post By Marco (20 Posts)

Connect

One thought on “Rookie 2013: gli Underdog (Part. I)

Commenta