Allacciate le cinture: siamo arrivati finalmente al primo snodo veramente decisivo della finale della Eastern Conference. L’American Airlines Arena ruggisce tra le fiamme di una presentazione quanto mai scenografica, degna introduzione di un confronto che darà le prime precise indicazioni riguardo alla probabile regina della costa Est.

Miami è avanti 2-1 e ha una ghiottissima chance di guadagnare il primo match point della serie conservando il fattore campo strappato agli avversari col successo esterno in gara 2.

Coach Spoelstra deve fare a meno dell’acciaccato Andersen, ai box a causa di una botta rimediata dal compagno di squadra Wade nella partita di sabato notte. Il coach degli Heat però propone il terzo quintetto diverso in quattro gare della serie, schierando dall’inizio il sorprendente Rashard Lewis, capace di mettere la museruola a West nell’ultima sfida.

Indiana, dal canto suo, sa di essere di fronte a una gara praticamente senza ritorno: andare sotto 3-1 suonerebbe quasi come una condanna, e metterebbe la squadra di coach Vogel con le spalle al muro senza alcuna possibilità di errore.

L’inizio di gara vede alla ribalta uno degli assenti ingiustificati dei primi tre atti della serie: Chris Bosh, finito come altre volte nell’occhio del ciclone per le deludenti prestazioni fornite nelle prime tre gare, inizia il quarto capitolo come meglio non potrebbe. I primi otto punti dei padroni di casa portano la sua firma, con un jumper dalla media e due triple che tanto erano mancate nell’economia dell’attacco degli Heat.

George prova a rispondere andando a catturare un rimbalzo offensivo e convertendolo in due punti, Lewis viene cercato sul perimetro ma non riesce a entrare in ritmo e deve pensarci James, che si mette in proprio mangiandosi Hibbert con un’azione che consiglia a coach Vogel di spendere il primo timeout della serata per evitare che i padroni di casa dilaghino già all’alba del match.

Indiana risponde bene alla scossa del suo allenatore, e nonostante il continuo imperversare di un Bosh già in doppia cifra (massimo bottino in questa finale di conference, rispetto ai 9 punti messi a segno in ciascuno dei primi tre confronti) riescono a entrare finalmente in partita, trascinati da un David West che si conferma l’anima e il cuore della squadra.

Gli Heat però segnano con una facilità impressionante, con James che si alterna magistralmente tra i ruoli di realizzatore e di rifinitore per le conclusioni dei compagni; la difesa di casa fa il resto, con una pressione feroce che mangia praticamente metà del cronometro a disposizione degli ospiti prima che l’azione offensiva possa addirittura cominciare.

Una tripla di Battier, ben imbeccato in angolo da James, e un canestro da palla rubata dello stesso numero 6 danno agli Heat la doppia cifra di vantaggio (23-13). Indiana pesca un buon Scola dalla panchina, insieme a George che va al segno con un tiro dal palleggio tutto classe. Miami però non si lascia impressionare, e con due liberi di Battier (fallo ingenuo di Scola sul closeout) chiude per la prima volta in vantaggio al termine del primo quarto: 27-19 Heat, grazie a un inizio strepitoso di Bosh e a un James sul punte di comando che tiene in mano le redini della squadra fin dalle prime battute.

I Pacers non riescono a segnare, vittime della ferocia soffocante della difesa di casa. La tripla segnata da Watson, al termine di una ottima esecuzione offensiva, sembra essere un buon presagio per i Pacers.

L’auspicio però viene subito cancellato da un ingenuo Stephenson, che commette due falli in altrettanti possessi abboccando alla finta che è ormai un marchio di fabbrica di casa Wade: è il terzo fallo per Born Ready, un fardello pesantissimo che lo relega in panchina dopo una manciata di minuti di gara.

Flash segna dalla lunetta i primi due punti della sua serata, mentre i tentacoli di Miami sembrano poter già strangolare l’attacco avversario. Indiana però trova, proprio come in gara 3, l’apporto di Luis Scola che si scatena con le sue notevoli armi offensive.

Due canestri dell’argentino e una tripla del solito Butler, che non manca di timbrare il cartellino dalla lunga distanza, riportando i Pacers sul -4; Chris Bosh però è il Re Mida della serata, e con 7 punti in fila non solo tiene avanti i suoi ma, col primo canestro dal campo e un bel movimento in post di Allen, regala loro il massimo vantaggio della serata.

L’orgoglio di Indiana però stupisce forse anche gli stessi Heat, che nel giro di pochi possessi dilapidano metà del loro vantaggio ritrovandosi con una dote di sole cinque lunghezze di margine: sono ancora George e West i trascinatori degli ospiti, che si appoggiano sulle larghe spalle del duo per rosicchiare una parte del gap e portarsi sul 42-37 quando mancano tre minuti al termine del primo tempo. James sembra voler ribadire il concetto introdotto nel corso del primo quarto, e prima va a segno tagliando a centro area con la velocità di un treno in corsa, per poi lasciare gli spettatori semplicemente attoniti andando a mangiarsi il ferro in reverse dopo aver slalomeggiato a centro area.

Heat nuovamente a +10, ma i soliti West e George combinano negli ultimi due possessi per ridurre per l’ennesima volta il margine di svantaggio: West segna col pick and pop da assist di George, che poi si mette in proprio segnando la tripla dal palleggio che vale il suo undicesimo punto e fissa il risultato finale all’intervallo.

Miami è ancora avanti, sul punteggio di 49-44: gli Heat stanno prendendo a spallate la partita con il grande primo tempo giocato da James e Bosh, ma ogniqualvolta sembrano sul punto di sfondare trovano la puntuale reazione del duo George-West, che riescono miracolosamente a tenere i Pacers in partita nonostante i problemi di falli di Stephenson e un Hibbert in versione fantasma dell’opera che si aggira senza costrutto da una parte all’altra del campo.

Gli Heat sentono che questa può essere la serata nella svolta, quella che cambia definitivamente l’inerzia della serie, e forzano i tempi: James esce come un razzo dagli spogliatoi, infilando una tripla che conclude una splendida circolazione dei padroni di casa.

Chalmers va con la zingarata sulla linea di fondo e segna il layup prima che il solito, affamato LeBron vada a sbranare il ferro con la schiacciata del +12 (massimo vantaggio della serata). Il momento è di quelli potenzialmente decisivi, perché Indy sembra completamente smarrita in attacco ed è costretta a fare a meno di Hibbert (all’atto pratico, ma in sostanza è come se il pennellone col numero 55 non è fosse mai sceso in campo) che commette il quarto fallo personale.

Miami esegue con una rapidità impressionante, con James e Wade che volano sui 28 metri di campo per un contropiede impressionante concluso dal numero 3 e un attacco che riesce a sorprendere gli avversari addirittura partendo dalla rimessa dopo un tiro libero subito.

Indiana è in mezzo alla tempesta ma, per il momento, riesce a non scuffiare grazie agli indomiti West e George che trovano in questo frangente anche il gradito apporto di Hill, ordinato e molto preciso dall’arco. George strappa applausi per una favolosa difesa individuale contro James, però il fallo banale commesso da Mahinmi sul ribaltamento di fronte è la fotografia della serata dei Pacers.

La resistenza ospite sembra vicina alla resa: James segna una tripla che noi umani non possiamo neanche immaginare (allo scadere, con West incollato che non abbocca alla finta e lo costringe a liberarsi con un passo di lato misterioso) ma un gioco da tre punti tutto cuore di Mahinmi (chi ha il pane non ha i denti e viceversa, vero Roy Hibbert?) e un’altra tripla di Hill innescato da una splendida rasoiata di West impediscono a Miami di rompere definitivamente l’argine.

Indiana è comunque alle corde, James continua a colpire senza pietà e regala l’highlight di un coast-to-coast col quale svernicia tutto il quintetto avversario per poi stuprare per l’ennesima volta un ferro che necessiterà di un turno di riposo al termine della partita. Anche Norris Cole infierisce, continuando la sua magica serie con la rubata ai danni di Stephenson (costretto a commettere il quarto fallo della sua partita) che è il preludio a quattro punti in fila della guardia da Cleveland.

L’assist è di James, che tocca quota 5 nella sua serata: è un momento storico, perché LeBron completa la partita di playoff numero 74 (su 151 disputate) con più di 25 punti, 5 rimbalzi e 5 assist. Il numero 6 di South Beach si issa così al primo posto della speciale classifica, scavalcando Michael Jordan che si fermò a quota 73 (in 179 incontri di postseason).

Gli Heat sono in totale controllo, ma la partita non può considerarsi definitivamente chiusa sempre grazie al cuore di un commovente West, che con altri due punti di grinta e volontà evita una Caporetto gialloblù. 80-64 Heat con dodici minuti da giocare: a forza di spallate Miami ha sfondato la porta, trascinata da un James sublime e praticamente incontenibile. Gli Heat vedono lo striscione, e sono pronti a mettere un piede e mezzo nelle Finals.

Miami mantiene la velocità di crociera anche in avvio di quarto periodo: Hibbert si fa notare per un tecnico rimediato per una storia tesa con Allen, Wade si accende e va a segno prima di armare la mano dell’infallibile Cole, che da tre segna il canestro del +20. Il match è praticamente finito quando mancano poco più di otto minuti sul cronometro, anche se i Pacers (grazie a un paio di canestri di George, a un’altra tripla di Hill e al redivivo Stephenson che è arrivato alla Triple A solo per gli ultimi minuti di gara) si profondono nell’ultimo sforzo della loro serata piazzando un parziale di 13-1 che propizia una rimonta che porta gli ospiti addirittura sul -9.

James allora si riallaccia le scarpe e fa capire che la festa è davvero finita, sbarazzandosi della difesa ospite e mettendo a segno il gioco da tre punti che chiude definitivamente le ostilità.

La partita si chiude sul 102-90 in favore degli Heat, una vittoria nettissima dopo aver condotto dall’inizio alla fine e un risultato che probabilmente non rispecchia il dominio totale mostrato dai padroni di casa.

Dominio totale: si può riassumere così la prestazione degli Heat, che dopo aver singhiozzato nel primo tempo di gara 3 decidono di mostrare i muscoli stendendo un robusto rivestimento di bitume gialloblù sul parquet del palazzetto di casa.

Un dominio che inizia come sempre dall’uomo che entrò nella Nba accompagnato dalla nomea di Prescelto e che non smette di tenere fede alla sua investitura: LeBron James chiude da padrone assoluto della serata, con 32 punti, 10 rimbalzi e 5 assist e lo sfizio di scavalcare un certo Jordan nel speciale classifica menzionata poco sopra.

La facilità con cui James dispensa basket sui 28 metri di campo è semplicemente imbarazzante, e oramai certe prestazioni sembrano perfino “normali” se realizzate da lui. In una serata in cui Wade è rimasto sulle sue dopo aver vissuto da protagonista assoluto le gare di inizio serie (15 punti per D-Wade) il ruolo di miglior attore non protagonista se lo è preso, e di prepotenza, Chris Bosh: dopo aver realizzato 27 punti totali nelle prima tre sfide, il numero 1 degli Heat ne ha messi 25 (7/12 dal campo e 3/5 dall’arco), risultando l’apriscatole della partita grazie a un primo tempo praticamente infallibile.

La panchina fa ancora una volta la sua parte con 26 punti totali tre i quali spiccano i 9 di Allen e i 7 di un Cole sempre più prezioso per il successo degli Heat.

I Pacers, abbandonati ancora da Hibbert che coi suoi zero punti e fa avanzare sempre più i dubbi sul suo reale valore, si aggrappano finché possono alla gara orgogliosa di West (encomiabile uomo squadra e autore di 20 punti, 12 rimbalzi e 4 assist) e George (23 punti e 7 rimbalzi, ma con 5 palle perse) oltre a un Hill ispirato dall’arco (15 punti, 4/7 dalla lunga distanza) per tenere in piedi la baracca nei limiti del possibile.

Troppo poco per restare in corsa contro questi Heat, per una squadra che ha dovuto fare a meno per larghi tratti di gara di Stephenson a causa di problemi di falli (9 punti, 5 rimbalzi e 4 assist per Born Ready); il buon impatto di Scola (12 punti con 6/8 al tiro dalla panchina) non è bastato per compensare le sanguinose palle perse (ben 14, contro le 7 dei padroni di casa) che hanno fruttato 20 punti in favore degli avversari.

I Miami Heat, guidati da un James più che mai padrone del suo scettro, hanno il destino nelle proprie mani: dopo quattro gare arriva già il primo match point della serie, e siamo sicuri che gli uomini di South Beach vorranno chiudere il discorso già mercoledì notte alla Fieldhouse di Indiana. I Pacers si leccano le ferite e vedono aprirsi il baratro sotto i loro piedi: nemmeno il ritorno tra le mura amiche infonde sicurezza, perché il loro parquet è già stato violato in gara 2 e gli Heat sono ormai entrati sotto la pelle della squadra di coach Vogel.

Domani notte potrebbe già essere scritto l’epilogo di una finale della Eastern Conference che poteva segnare uno storico passaggio di testimone ma che, almeno fino ad ora, profuma di Restaurazione.

Post By Filippo Ferraioli (96 Posts)

Studente in giurisprudenza, amo ogni genere di sport e il suo lato più romantico. Seguace di Federico Buffa, l’Avvocato per eccellenza, perché se non vi piacciono le finali NBA non voglio nemmeno conoscervi.
“Ricordati di osare sempre”.

Connect